lunedì 6 maggio 2013

QUIFRUTTA ha traslocato

Qui frutta
http://quifrutta.blogspot.com/
4 apr 2013 ... Qui frutta, Blog tematico di Rolando Drahorad si trasferisce.

Da oggi il nuovo indirizzo di Qui Frutta è: http://quifrutta. wordpress.com/ Continuate a seguirmi sulla nuova piattaforma!
Dal 4 aprile 2013  qui regna il silenzio

giovedì 4 aprile 2013

Un antenato di Beppe Grillo?

Visitando la Staatliche Gemaeldegallerie di Berlino recentemente ho notato un quadro di autore tedesco deo '700 raffigurante questo faccione. A me la somiglianza con Beppe Grillo sembrava subito frappante. L'ho fotograto per sottoporlo anche a Voi e magari leggere prima o poi qualche divertente o divertito commento.
Forse n antenato di Beppe Grillo

Varie




foto

lunedì 1 aprile 2013

Qui frutta si trasferisce

Da oggi il nuovo indirizzo di Qui Frutta è:

http://quifrutta.wordpress.com/

Continuate a seguirmi sulla nuova piattaforma!

L’appiattimento diventa una cosa positiva?


Eravamo abituati da sempre a grandi differenze fra persone ricche e povere, istruite ed ignoranti,  altolocate o umili. Le nuove tecnologie ci portano una situazione che è ormai doveroso accettare come una rivoluzione di sistema.

Mela (Apple) appiattita
Dopo la rivoluzione agricola ed industriale del 18. secolo e quella energetica  con l’avvento delle centrali a carbone, ad acqua e quelle nucleari nel 19. secolo, abbiamo ora come quarta rivoluzione  l’avvento dei sistemi orizzontali, in connessione, come per esempio il fotovoltaico, la logistica, la finanza,  Internet .

Se rapportiamo tutto questo al fattore umano vediamo che da un lato il grado di istruzione aumenta vorticosamente in tutti i paesi (non solo in quelli occidentali) ed il Web permette uno sfruttamento agevole da parte di miliardi di esseri umani livellando nel giro di pochi lustri le capacità produttive a livello globale.

Le conclusioni che si devono trarre da queste osservazioni sono che anche le remunerazioni dei singoli soggetti saranno adeguati a standard di massa che rappresentano la somma della ricchezza prodotta divisa fra miliardi di soggetti. Sarà sempre più difficile trovare nei mestieri ordinari nicchie che permettono alti guadagni. Se si eccettuano i pochi fortunati che saranno capaci di trarre vantaggio dal fatto che milioni di persone potranno godere delle loro opere (inventori, artisti, sportivi) la remunerazione media si adagerà in futuro per tutti su livelli medio-bassi.

Un segnale forte in questa direzione proviene dalla recente legge imposta in Svizzera che con referendum popolare fissa tetti piuttosto bassi anche per i manager delle massime realtà economiche ed amministrative di quel paese influenzando per di più  le opinioni pubbliche anche di altri paesi. Del resto i parlamentari italiani avevano dovuto ridurre ben prima le loro prebende in seguito a movimenti popolari  ostili a stipendi non più compatibili con la produttività e la conseguente disponibilità di risorse comuni.

Dovremo abituarci a guadagnare di meno sperando che i prezzi di merci e servizi possano evolversi in modo favorevole in seguito a economie di scala finora impensabili. Per ottenere ciononostante migliorie negli standard di vita potremmo individuare i mezzi nell'abbassamento degli orari di lavoro giornaliero o annuale permettendoci più spazi per una vita contemplativa. A cos'altro servirebbero altrimenti i computer sempre più potenti che l’uomo sforna giorno dopo giorno?

sabato 30 marzo 2013

PASQUA porta (anche) speranza


In questi giorni dove ci auguriamo Buona Pasqua cerco di dimenticare tutte le cose negative che pure la situazione politica ed economica ci porta. Vorrei fare gli Auguri cercando di capire che cosa c’è di buono negli sviluppi di questi giorni:


Scultura monumentale esposta a ARTE FIERA di Bologna

L’Italia ha bisogno di mille riforme. Conosciamo tutti una lunga lista d’attesa che prima o dopo dovrà essere smaltita. Nel frattempo però l’Italia mi sembra essere il paese che fa i maggiori progressi innovativi per quanto riguarda la società. Non c’è dubbio che il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ha dato una sferzata che solo una situazione totalmente degradata poteva permettere. Improvvisamente succedono avvenimenti che prima erano forse messe in conto per il futuro ma che adesso si stanno realizzando con grande naturalezza: Quasi il 40 % dei nuovi parlamentari sono donne, oltre i due terzi sono laureati, il numero di avvocati si è dimezzato. Lo stallo istituzionale con 3 partiti incompatibili fra di loro ed allo stesso livello di rappresentanza costringerà tutti ad accettare nuove soluzioni che prima erano lontani anni luce.

L’uso sfrenato di Internet con i vari social media, lo streaming e tanto altro svegliano il paese da un letargo digitale che sembrava dovesse durare in eterno. Questo avvento disarciona tutti gli attori di lungo corso e porta finalmente a galla, non solo in politica ma anche nelle aziende, la digital generation italiana. Ma la velocità e le veemenza con la quale questo accade lascerà i suoi segni anche in altri paesi europei che spesso ancora seguono vecchie strade da lungo collaudate anche se con adeguamenti graduali.

Quelli che non sono al passo con i tempi sono i giornalisti che non riescono a capire e pertanto non riescono a spiegare ai fruitori di media vecchi e nuovi cosa sta succedendo. Per esempio continuano a parlare, anche con ragione, delle terribili crisi nel settore dell’edilizia o delle automobili ma nessuno va a scandagliare il vasto mondo che di queste situazioni approfitta per riorganizzarsi ed inventare nuovi business. Gli sforzi degli ultimi anni delle università di portare il know how nelle aziende sta producendo un incredibile numero di start up in tutti i settore dei servizi e dell’industria che presto se ne accorgerà.

Ci sono enormi potenzialità di sviluppo in tutto il paese, da nord a sud. Il freno all’immediato sfruttamento di queste potenzialità è spesso la mancanze delle specifiche professionalità e spesso anche la mentalità del rischio. Bisogno che tutto il paese si convinca che siamo in una situazione simile a quella creatasi dalla disfatta prodotta dal ventennio sotto la dittatura e che bisogna buttarsi dovunque c’è uno spiraglio. Non appena questo tipo di percezione si insedierà in modo generalizzato e diventerà “cool” l’Italia tornerà a crescere. Prima con l’aumento dell’export ma poi anche sul mercato interno. Il nuovo vento che soffia nelle amministrazioni pubbliche agevolerà il tutto, rendendo possibile cose che oggi neanche ce le immaginiamo.

giovedì 28 marzo 2013

VIGNOLA - la primavera ritarda ad arrivare

Quest'anno la stagione è molto in ritardo. In un'annata normale l'ultima settimana di marzo vede già i primi fiore sui ciliegi. Siamo oggi al 28 di marzo ed i ciliegi dormono ancora anche se le gemme sono gonfie da tempo e vorrebbero esplodere.

Vignola - 27 marzo, primissimi fiori singoli di albicocco sotto il cielo buio
Nelle due foto mostro invece i primi albicocchi in fiore. Le temperature massime sono di +7 gradi centigradi ed il cielo si mostra plumbeo.

Vignola - 28 marzo un filare intero di albicocchi già in pieno fiore, tutto scuro sotto le nuvole cariche di pioggia
Le previsioni di tempo sono poco promettenti anche per il weekend di Pasqua che quest'anno va dal 30 marzo al 1. aprile. La famosa  festa Vignolese del ciliegio in fiore che inizia con la sfilata dei carri allegorici lunedì di Pasqua dovrà fare a meno dell'usuale sfavillante cornice bianca di tanti alberi in fiore.

mercoledì 27 marzo 2013

FRUTTA FRESCA IN UNA FAMIGLIA INGLESE

Poca frutta italiana nella fruttiera fotografata recentemente nella cucina di una famiglia inglese
. La frutta sembra immatura ma non lo è più di quanto osserviamo a casa degli italiani. In bella vista si notano alcune pere Conference delle quali ho mangiata una giusto per capire: era matura al punto giusto ed anche succosa, non era per niente dolce e pertanto per i miei gusti poco buona. Non era dello stesso parere il figlioletto di 6 anni che ne era grande estimatore e consumatore. Strana la poca evidenza delle mele, molto nascosto l'avocado su in alto a destra. Le arance erano le classiche Navel spagnole, le banane poco belle, probabilmente banane Fair Trade molto in voga in GB. I Kiwi erano forse l'unico frutto di provenienza italiana anche se il colore scuro della buccia non è quello tipico.  Per completare il mio racconto devo annotare che in una vaschetta a parte erano presenti anche uve nere e bianche, rigorosamente senza semi ma abbastanza dolci. Forse quella casa non era sempre così rifornita di frutta. Forse il mio arrivo aveva spinto la padrona di casa a fare uno sforzo per farmi piacere..... mah!!

domenica 17 marzo 2013

Ortaggi, più import che export

Periodicamente l'ufficio di statistica dell'associazione Importatori ed Esportatori ortofrutticoli ed agrumari FRUITIMPRESE pubblica le cifre della performance nazionale dei mesi precedenti, o com' è il caso stavolta, di tutto l'anno precedente.

Non posso credere che nessuno si sia accorto che, per quanto riguarda gli ortaggi, nel 2012, di fronte ad un'esportazione documentata di 947.661 tonnellate ci sia stata un importazione di 1.252.286 tonnellate. E' un fatto eclatante anche se certamente non nuovo (basta osservare le relative cifre del 2011).

Reefer container all'arrivo sul mercato estero


Non è neanche una consolazione che il totale dell'ortofrutta esportato sia calato solo dell'1 % o che il saldo fra import ed export sia aumentato del 17 % perché i paesi concorrenti aumentane le loro esportazioni a percentuali anche a due cifre e l'Italia, con il clima che si ritrova, potrebbe essere anche autosufficiente per quanto riguarda gli ortaggi, senza dover ricorrere all'import.

E' un problema che qualcuno dovrà affrontare ma finché nelle dichiarazioni ufficiali sentiamo affermare e sulla stampa continueremo a leggere che l'agroalimentare italiano va bene all'estero, nessuno prenderà il toro per le corna, nessuno solleverà il problema e pertanto nessuno fa le necessarie ricerche ed i necessari investimenti per invertire questo triste trend.
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P.S.: Alcuni giorni dopo la pubblicazione di questo mio post è stato pubblicato il seguente articolo su ITALIAFRUIT.NET che non fa altro che confermare quanto ho qui affermato. Leggi su http://www.italiafruit.net/DettaglioNews.aspx?IdNews=21293&utm_source=GraphicMail&utm_medium=email&utm_term=NewsletterLink&utm_campaign=%28SS%29+Italiafruit+25+Marzo+2013&utm_content=



giovedì 14 marzo 2013

Cosa c'entra la Bridgestone con l'uva da tavola?

Ma si, la Bridgestone, quella che sta per abbandonare l'Italia. Lo stabilimento delle Puglie che produce pneumatici sarà presto chiuso perché la Multinazionale fa fatica in vendere in Europa dove non si collocano più macchine. Sono certo che conoscete questa marca perché i media ne parlano tutti i giorni da settimane e perché tutti i politici, tutti i sindacalisti si preoccupano della perdita dei 950 posti di lavoro.
Grappolo d'uva, riprodotta amorevolmente dall'artista
Lì vicino, a Turi, c’è un’azienda specializzata in produzione e commercializzazione di prodotti ortofrutticoli, la GIULIANO PugliaFruit con 1.000 dipendenti ma nessuno se ne preoccupa, nessuno ne parla.  L’azienda va bene e non minaccia di licenziare ma nessuno si è mai chiesto se forse lei insieme a tante altre aziende simili in tutt’Italia avessero bisogno di più attenzione, di più assistenza per resistere sui mercati. L’agricoltura è sempre l’ultima ruota del carro.

Spenderanno milioni di euro, di soldi pubblici, di nostri soldi, per tenere in vita un’entità finita fuori mercato (la Bridgestone) quando la medicina giusta sarebbe quella di investire quei soldi per innaffiare le piantine che producono ma che senza il sostegno necessario moriranno anch’esse. Per esmpio l'agricoltura.

Sostenere non significa regalare soldi, basterebbe finanziare la ricerca agronomica, la ricerca di mercato, l’internazionalizzazione, la promozione, la pubblicità. Migliorare la logistica e tutte le infrastrutture indispensabili. Fare insomma quanto fanno i nostri concorrenti. Se l’ortofrutta italiana perde annualmente quote di mercato è perché altri trovano soluzioni migliori. E non sono solo i paesi low cost ma anche paesi come la Spagna, l’Olanda, la Polonia o gli Stati Uniti che si presentano ogni anno con prodotti innovativi.

Un esempio: Produrre con il metodo biologico non è semplice. Molte delle nostre specie sono troppo esposte all’attacco di malattie di ogni genere. C’è bisogno di trovare varietà resistenti alle varie patologie. Quelle che richiedono meno agrofarmaci. La ricerca di questo tipo esiste, ma solo nei paesi del Centro-Europa. Studiano però le varietà adatte per quei climi. I risultati di quelle ricerche in Italia non servono. Dovremmo studiare soluzioni per i nostri climi. Oggi ancora il biologico italiano è all’avanguardia ma se nessuno studia il futuro anche il biologico sarà presto relegato in second’ordine.

mercoledì 13 marzo 2013

Ecco perché l'agricoltura fa ben sperare

Ne è passato del tempo da quando, a cavallo degli anni '50 il 46 % degli italiani era occupato in agricoltura. Ora siamo scesi  a percentuali a una cifra.

Raffronto fra la produttività generale e quella in agricoltura

Tutto questo proprio nel periodo quando la politica economica del paese ha relegato l'agricoltura nell'angolo più lontano da ogni attenzione e visibilità. Forse proprio per questo, per essere coscienti che dall'alto c'era poco da aspettarsi (con l'eccezione dei finanziamenti stanziati  dall'Unione Europea) che in campagna hanno razionalizzato a più non posso.

 Questo grafico pubblicato su un importante quotidiano pochi giorni fa  mette in evidenza in modo chiaro e conciso la performance del primo settore raffrontato con quella dell'intera economia della nazione. (Mi scuso per la cattiva qualità dell'immagine ma l'originale è andato perso - la riga superiore indica la produttività in agricoltura). Questo aumento di produttività  ha permesso agli operatori agricoli di sopravvivere in lunghi decenni di stagnazioni di prezzo. Negli anni più recenti però l'aumento repentino dei costi della distribuzione ha avuto come effetto un incremento dei prezzi al consumo senza che questo potesse essere trasmesso al produttore. Di conseguenza i ricavi del produttore sono spesso scesi al di sotto dei costi di produzione. In questo momento c'è molta preoccupazione che in tanti casi l'azienda agricola non abbia più la forza di produrre qualità per la quale mancano proprio i mezzi finanziari necessari per sostenerla.

Penso alla mano d'opera, all'irrigazione, alla lotta antiparassitaria, il parco macchine agricole ed ai tanti altri fattori che formano il costo al kilo franco "farmgate" come lo definiscono gli americani, cioè franco partenza cancello  di fattoria. La conseguenza immediata sarebbe l'aumento del prezzo dei prodotti di qualità che discriminerebbe i consumatori più poveri senza apportare mediamente ricavi più remunerativi alla produzione.


martedì 12 marzo 2013

La politica è cattiva consigliera

Nel 2011, in occasione dei festeggiamenti dei suoi 100 anni di storia la cooperativa TERREMERSE di Massalombarda ha pubblicato un libro curato da Tito Menzani dal quale (pag. 35) estraggo poche frasi perchè mi sembrano adatte come monito in questi nostri tempi  movimentati:


Cooperativa Frutticoltori Massalombarda (RA) nel 1922 occupa fino a 500 maestranze

"...Nel 1922 veniva poi fondata la Cooperativa Frutticoltori di Massalombarda (CFM).... Nello stesso mese iniziò ad operare anche una cantina sociale interna ... Contemporaneamente si ebbero i primi contrasti fra i soci che provocarono le dimissioni del direttore e l'espulsione di alcuni membri che, contravvenendo al regolamento, avevano anche iniziato a vendere la frutta in proprio anziché far ricorso esclusivamente al canale della CFM. Sullo sfondo di questi contrasti vi era l'ascesa del fascismo, che nelle campagne romagnole incontrava forti consensi ed altrettanto forti resistenze, per cui le spaccature della società civile si ripercuotevano anche all'interno di certe cooperative. Per esempio, nel 1923, si cedette alle pressioni  del sindacato fascista che chiedeva l'ottenimento di un canale privilegiato per l'assunzione stagionale della manodopera avventizia. Non tutti i soci erano stati d'accordo su quella scelta, e dopo ulteriori contrasti, lo stesso presidente, Agostino Tonini, antifascista, arrivò a dimettersi".

domenica 10 marzo 2013

"Abbattere la GDO" è il titolo di un focus sul sito M5S

Marco Rolla ha postato sul sito Movimento 5 Stelle, sezione Commercio,  un focus dal titolo "Abbattimento Grande Distribuzione Organizzata" (vedi testo in calce) Ritengo che chi ha interesse che la distribuzione, sia essa piccola o grande, funzioni ha l'obbligo di spiegare ai non addetti al lavoro  le proprie tesi. Altrimenti vanno avanti solo quelle ideologiche che a lungo andare non portano a risultati positivi, anzi. Ecco il mio contributo su quel blog:


Lucio Fontana invita a osservare cosa c'è dentro

Qui parliamo di distribuzione. Vuol dire portare i prodotti dal luogo di produzione allo scaffale del negozio al dettaglio. Da tempo è in atto la ricerca di un equilibrio fra gli interessi del produttore e gli interessi del consumatore. Da un lato il produttore può introdurre economie di scala se riceve ordini di quantitativi più grossi, dall'altro il consumatore è interessato a servizi più rispondenti alle sue esigenze. E' un fatto incontestabile che chi va a fare la spesa ha sempre meno tempo e cerca il luogo adatto dove poter fare gli acquisti nel più breve tempo possibile. Requisito più importante è diventato il parcheggio comodo. Questo ha generato nel corso degli ultimi decenni in tutti i paesi economicamente progrediti, una costante crescita di punti di vendita più comodi, quelli che la moderna distribuzione a messo a disposizione. Anche i prezzi sono spesso più convenienti. Le associazioni dei commercianti al dettaglio lottano da tempo contro il degrado dei centri storici e le amministrazioni comunali hanno molte colpe nel esagerare la crescita delle grandi superfici. Essi dovrebbero creare una viabilità più agevole e tanti parcheggi in centro. Spesso hanno preferito incassare i diritti loro spettanti per ogni nuovo immobile costruito trascurando gli interessi sia dei piccoli negozianti che delle persone che vivono in centro. Come vedete tutto è più complicato di quanto sembri ma... certi rimedi dovrebbero essere trovati ed adottati.

Questo il testo postato da Rolla:

Abbattimento Grande Distribuzione Organizzata.


Qualcuno tacque pure sapendo... Quando si spinse per la creazione della GDO, i sindacati che già si erano fatti i conti fecero credere che tali strutture avrebbero portato lavoro, così accadde, ma a favore di chi? Delle cooperative partitiche, in questo caso di quelle fiorentine (possiedono la GDO italiana)... casualmente i sindacati che sostennero tale tesi, hanno a loro volta interessi nelle stesse cooperative e di fatto, per meri interessi personali hanno distrutto l'economia reale del commercio italiano. Ho calcolato che i posti di lavori persi a causa della GDO sono circa 4,5 milioni. Il calcolo è semplice, basta ridividere il numero di dipendenti assunti per gli incassi e si vedrà che il rapporto è 1 a 10/15 rispetto al piccolo commercio, aggiungendo poi tutto l'indotto locale, produzione (i prodotti della GDO sono quasi totalmente prodotti all'estero) ingrosso, trasporto, ecc... il conto è presto fatto. Bisogna imporre alla GDO una mostruosa fiscalità da (da pagare nel luogo dove opera e non all'estero) e cercare di abbatterla per ritornare alle PMI che sono unico motore dell'economia e che sta morendo. L'abbattimento della GDO porterebbe un mostruoso boom economico.


Qui parliamo di distribuzione. Vuol dire portare i prodotti dal luogo di produzione allo scaffale del negozio al dettaglio. Da tempo è in atto la ricerca di un equilibrio fra gli interessi del produttore e gli interessi del consumatore. Da un lato il produttore può introdurre economie di scala se riceve ordini di quantitativi più grossi, dall'altro il consumatore è interessato a servizi più rispondenti alle sue esigenze. E' un fatto incontestabile che chi va a fare la spesa ha sempre meno tempo e cerca il luogo adatto dove poter fare gli acquisti nel più breve tempo possibile. Requisito più importante è diventato il parcheggio comodo. Questo ha generato nel corso degli ultimi decenni in tutti i paesi economicamente progrediti, una costante crescita di punti di vendita più comodi, quelli che la moderna distribuzione a messo a disposizione. Anche i prezzi sono spesso più convenienti. Le associazioni dei commercianti al dettaglio lottano da tempo contro il degrado dei centri storici e le amministrazioni comunali hanno molte colpe nel esagerare la crescita delle grandi superfici. Essi dovrebbero creare una viabilità più agevole e tanti parcheggi in centro. Spesso hanno preferito incassare i diritti loro spettanti per ogni nuovo immobile costruito trascurando gli interessi sia dei piccoli negozianti che delle persone che vivono in centro. Come vedete tutto è più complicato di quanto sembri ma... certi rimedi dovrebbero essere trovati ed adottati.

venerdì 8 marzo 2013

Diversificare l'offerta di frutta

Quando un consulente marketing consiglia  di studiare il mercato ed i consumatori, di differenziare la sua offerta e di comunicarla in seguito alla potenziale clientela raramente pensa ai volumi ed al giro d’affari che sarebbero necessari per operare tutte queste belle cose nel settore dei prodotti ortofrutticoli freschi.

Un operatore agricolo associato o un commerciante interno o internazionale in pochissimi casi ha a disposizione un quantitativo tale di un determinato prodotto da poter raggiungere tutti  i consumatori di un paese grande come l’Italia.  Il quantitativo disponibile per una tale azione si dimezza perché sul mercato nazionale si collocano solo calibri medio-grandi, il resto deve trovare sbocco so diversi mercati internazionali.

Ma se non ho quantitativi che mi permettono economie di scala come faccio a sostenere la spesa più importante di un’azione come quella descritta, quella della pubblicità se la presenza della mia marca non può essere garantita laddove arriva il mio messaggio  promozionale?

D’altra parte i quantitativi necessari per coprire giorno dopo giorno  i fabbisogni  anche solo di  poche regioni in caso di attività promozionale circoscritta  di una gestione talmente complessa che pochi hanno le potenzialità di reperimento e di lavorazione della  quantità necessaria di prodotto per coprire il mercato nazionale.

Pensiamo ai casi che fino ad oggi vediamo operare con successo sui mercato italiani. Si tratta o di multinazionali che hanno accesso a grandi quantitativi di frutta esotica  grazie alla complessità della logistica in altri continenti (un esempio per tutti la Chiquita), oppure di intere zone di produzione italiane che per motivi storici hanno  una produzione aggregata da tempo (l’esempio del Trentino-Alto Adige).

Se questo è il problema di tante produzioni e se senza marketing non si può più operare con successo bisogna pensare ai rimedi. La ormai famosa marca di mele "Mela Più" ci ha indicato la strada tanti anni fa: con gli iniziali piccolissimi quantitativi a disposizione ha cominciato a segmentare il mercato e segmento dopo segmento ha conquistato il numero di consumatori sufficiente da garantire il ricavo di un giusto prezzo. Gli esempi sono ormai tanti ma ancora troppo pochi per poter riportare la frutticoltura in utile.






giovedì 7 marzo 2013

Fragole normalizzate


Quando ho iniziato la carriera di venditore di ortofrutta all'estero tutto era più semplice: C'erano stagioni precise per ogni specie, poche erano le varietà ed i mercati erano limitati. Esisteva l'Istituto per il commercio estero (ICE) che imponeva regole, ma erano importanti solo i calibri e le categorie extra, prima e seconda. 

I quantitativi erano sempre limitati, le superfici coltivate per ogni prodotto erano un terzo di quelle di oggi, la resa per ettaro era la metà di oggi, i vagoni avevano la metà della capienza dei bilici di oggi. In compenso si vendeva di tutto e si mangiava di tutto: prima o seconda qualità, calibri piccoli, medi o grossi tutto trovava un mercato, bastava adeguare il prezzo.

In un mondo così fatto la fragola era una regina: era il primo frutto a maturare dopo che per 10 mesi non se ne erano viste, una unica varietà, la Madame Moutot, si avvicinava ai calibri che sono la norma oggi, l'eccitazione dei consumatori era tanta, i prezzi al kilo raggiungevano normalmente il triplo di quelli di mele o pere o arance.

Ma quanto erano buone, quanto erano attese ed apprezzate!

Oggi invece tutto è cambiato, tutto è più normale, più scontato, più livellato. Tutto è meno atteso, meno sofferto, meno raro. E così è anche per le fragole: riempiono gli scaffali  tutto l’anno, sono sempre  belle grosse e rosse e perfette ma nonostante tutto non fanno  più “venire l’acquolina in bocca”. Non esistono più le rarità, le primizie, le attese e neanche le fragole rappresentano un’eccezione.


Ho trattato questo argomento perché sono rimasto allibito da un’offerta veramente speciale trovata presso un fruttivendolo locale: alla fine di febbraio, 2 mesi prima dell’inizio di stagione di una volta, vedo in esposizione quanto raffigurato nella foto più sopra: belle fragole di marca italiana al prezzo di tutta l’altra frutta. Mele pere, mandaranci, banane, kiwi,  ecc ecc, tutte allo stesso prezzo, fra i due ed i tre euro al kilo. Qui se si vuole comprare a quel prezzo bisogna comprare 2 kili, altrimenti si passa a un prezzo sopra i 3 euro. Ma l’uva o quale pomodoro speciale vengono offerte a prezzi anche sopra i 4 euro.

La conclusione è lapidaria: se anche la fragola rappresenta il frutto più ammbito, più complicato da produrre e più difficile da raccogliere, il progresso ha appiattito, insieme ai gusti ed ai sapori, anche la disponibilità ed i prezzi. Niente può più emozionare come una volta, tanta è l’abitudine di avere a disposizione sempre tutto e quasi sempre a prezzi accessibili.

Viene in mente Steve Jobs che in un impeto di razionalità un giorno ha raccomandato “… stay hungry, stay foolish”. Foolish non sono sicuro…. Ma hungy sarebbe una soluzione per tornare a godere un po' di più.







venerdì 1 marzo 2013

Le lauree contano?



In un TWEET di Beppe Grillo ho trovato questa statistica che ritengo interessante. Poco dopo però ho trovato cifre diverse sul Corsera che indica il primato di laureati nella Scelta Civica con l'85 %, la percentuale di M5S 78 % e quella del Centro-Destra al 65 %.  Chi sbaglia?


 
Da riflettere però sul fatto che il parlamento non rispecchia certamente l'acculturamento medio degli italiani: Nel settembre 2012 la media dei paesi Ocse di laureati è del 38% e quella dell'Europa a 21 è del 35 per cento. Complessivamente, prendendo in considerazione tutte le fasce d'età, ma l'Italia è al 15%. Un numero che stride con quanto rivelato dalle statistiche dei laureati in parlamento. Siamo sicuri fin d'ora che le leggi che ne usciranno non rispecchieranno le esigenze dell'uomo della strada.



giovedì 28 febbraio 2013

Le pere vincenti

In questa foto scattata al Fruit Logistica di Berlino si vede una confezione di  pere Conference della belga EBURORI. Si tratta della varietà che sui mercati esteri batte largamente l'italiana Abate Fetel da noi considerata (a torto?) la regina delle pere. Dal punto di vista organolettico la conference nordica è senz'altro inferiore ma ha una performance migliore nei lunghi viaggi e nella shelf life. In Italia faremmo bene a non riposarci troppo sugli allori e continuare la ricerca di nuove varietà.

La pera Conference belga
Se il consumo di pere in genere perde colpi le ragioni sono forse da ricercarsi nella monotonia dell'offerta. La mela sarebbe senz'altro sulla stessa strada del tramonto se non ci fosse la grande vivacità rappresentata dalla continua introduzione di varietà dalle caratteristiche migliorate e ben distinte



Comunicare con ogni mezzo


Non c'è bisogno di commento.



Foto scattata al Fruit Logistica di Berlino

martedì 26 febbraio 2013

Elezioni Tsunami

Questa è la vignetta eloquente che accompagna l'articolo di oggi della rivista inglese ECONOMIST che descrive la situazione creatasi dopo il voto di febbraio italiano con sgomento:

Nel caos della notte elettorale italiana tre sono i fatti salienti:
- l'avanzamento spettacolare (1 voto su 4) di un movimento sviluppatosi solo 3 anni fa utilizzando Internet. Esso è guidato da un comico (un commediante) che non ha un programma comprensibile per governare il paese
- Proprio come conseguenza del successo di Grillo nessuna delle due alleanze principali, di centro-destra e di centro-sinistra hanno ottenuto una chiara maggioranza in Senato.
- Il terzo fatto è che in tutte e due le camere l'alleanza capeggiata da Silvio Berlusconi si è avvicinata molto più del previsto a quella del centro.sinistra in modo che alla fine di tutti i conteggi la differenza potrebbe essere anche inferiore al mezzo percento.

L'articolo si allunga in tanti dettagli ma si attiene per lo più alle cose che si leggono anche sui nostri giornali. Personalmente mi astengo da ogni commento perché ho sbagliato tutte le previsioni anche se ho dato il M5S al 20 %.

Segnalo però che nella lista degli eletti del M5S, non mi ricordo se al Senato o alla Camera, c'è anche il nome di 1 (un) agricoltore. Ci dobbiamo accontentare per il momento di questa presenza anche se non abbastanza rassicurante



lunedì 25 febbraio 2013

BARILLA guida l'innovazione

Ecco un'iniziativa del BARILLA CENTER FOR FOOD AND NUTRITION che mi piace difondere perchè in vista di EXPO 2015 ci credo:
Concorso dedicato alle giovani idee nel campo caa il bando di selezione di BCFN YES! 2013: partecipa al concorso del Barilla Center Scarica il bando di selezione di BCFN YES! 2013: partecipa al concorso del Barillenter for Food & Nutrition dedicato alle giovani idee nel campo della sostenibilità http://www.bcfnyes.com/index.php?lang=it


PROGETTO YES!BANDO 2013
ISCRIVITI

Bando 2013


Concorso dedicato alle giovani idee nel campo della sostenibilità agroalimentare

Il Bando è completo di tutte le informazioni necessarie per l'iscrizione della tua idea a Young Earth Solutions (YES!) 2013. 
In particolare vengono presentate:

- Le aree accademiche di ricerca

- I criteri di ammissione

- Le modalità di partecipazione

- Le modalità di selezione

- I premi

- Gli aspetti legali

 

domenica 24 febbraio 2013

Produzioni agricole naturali? no grazie!

Vedere questa foto porta in mente le condizioni nelle quali in passato hanno lavorato gli agricoltori. Il lavoro era molto faticoso ma oltretutto poco redditizio:  la resa a ettaro era quantitativamente ridottissima e qualitativamente scarsa. 

Non è perciò il caso di rimpianger quei tempi come molti oggi fanno quando parlano di agricoltura naturale.  Ai tempi della grande fame del dopoguerra si è certamente esagerato nell'uso di pesticidi e concimi chimici ma quei tempi sono ormai lontani. I danni provocati all'ambiente erano evidenti già negli anni '80 quando il mare adriatico si riempiva di alghe nutrite dall'eccesso di azoto e di potassio  pompati nel suolo agricolo di tutta la pianura Padana.

Fu allora che a partire dall'Emilia Romagna si corse ai ripari e con l'aiuto della lotta integrata si riuscì a più che dimezzare l'uso dei fertilizzanti e dei pesticidi chimici. Molto merito è da ascrivere anche alla ricerca che ha prodotto nuove sementi, nuove varietà, nuove tecniche di produzione.

Un ultima sferzata è arrivata nelle campagne con il successo commerciale dei prodotti ottenuti con metodi di produzione biologica. La sola presenza di questo orientamento fu da molti agricoltori vista come minaccia alle proprie impostazioni convenzionali e pertanto la diminuzione dei prodotti inquinanti continuò ed è ancora in corso.

sabato 23 febbraio 2013

ELEZIONI: una scelta di buonsenso


Più passano i giorni più mi convinco che l’unica politica giusta è quella dei conti in ordine. Se lo stato italiano insieme a tutte le amministrazioni pubbliche non si fosse indebitato in questo modo non avremmo prima di tutto viziato i cittadini abituandoli a uno standard assistenziale relativamente  troppo alto ed in seconda battuta potremmo elargire migliori servizi se non ci fosse da pagare un conto così oneroso  per interessi.

Finché gli sviluppi dell’economia mondiale andavano a gonfie vele anche il collocamento cadenzato del l’enorme debito italiano non generavano turbamenti negli investitori, non appena però i venti hanno iniziato a girare in contrario tutti i nodi sono venuti al pettine.

L’esigua crescita del PIL ha fatto sorgere dubbi circa la possibilità italiana di onorare gli impegni, gli interessi hanno iniziato a salire, la liquidità è diventata un problema a tutti i livelli e la domanda di beni e servizi è crollata (basta pensare a quella delle autovetture).

La conseguenza è stata la disoccupazione e la sfiducia nel futuro  di un intero popolo che cercando di ovviare alle difficoltà con il risparmio ha sottratto all'economia il carburante per il suo funzionamento. E’ infatti impossibile pensare a una ripresa finché i consumi ristagnano .

A questo punto il numero di persone insoddisfatte è aumentato a dismisura e l’opinione pubblica ha iniziato a dare segni di insofferenza  verso chiunque fosse colto nell'atto di dissipare patrimoni comuni. Dettagli di spesa sui quali prima si era abituati a sorvolare sono diventati peccati gravi, soprattutto in politica.

L’intervento di un governo tecnico è stato spiegato come emergenza ma durante questo periodo i partiti non hanno riformato le istituzioni, unica cosa che avrebbero dovuto portare a compimento. E così con la gente sempre più arrabbiata incombe il pericolo dell’ingovernabilità causata da troppi voti spinti dalla disperazione verso  chi non ha esperienza.  Basta osservare il programma elettorale del Movimento 5 Stelle per capire la vacuità delle idee dei nuovi arrivati.  Il tutto causato dal malfunzionamento dell’economia e dei meccanismi che governano il lavoro. Tradotto in soldoni: il tutto causato dal disordine nei conti prima dello stato e poi a cascata come conseguenza anche delle aziende e delle famiglie.

E’ un miracolo se ancora non succedono disordini  ben più gravi e vedere una piazza ordinata come quella del capopopolo Beppe Grillo a Roma il giorno 22 febbraio è un segnale positivo. Le tasche vuote sono cattive consigliere e se le prossime elezioni  non permettono rimedio si corre il rischio di conseguenze dettate dalle pance vuote. Sarebbe l’inizio della fine, forse anche della democrazia.

Ecco che continuando il mio ragionamento arrivo a un’indicazione di voto molto semplice: dare le nostre preferenze a chi sulla base dei comportamenti finora tenuti ed anche dei programmi sottoposti al pubblico promette di mettere i conti in ordine e di tenerli in ordine in futuro. Pragmaticamente, senza promesse troppo ingegnose.   

Chiunque ha questo principio come priorità riuscirà, prima o poi, a tirare fuori il paese dai guai e dunque merita fiducia ed appoggio.

mercoledì 20 febbraio 2013

Fruit Logistica, confronto fra Italia ed Olanda

Ecco due foto scattate al Fruit Logistica di Berlino.

Esse rappresentano i due paesi che secondo me hanno dominato l'evento.  L'Italia ha come in passato  brillato per il gran numero di presenze di espositori, di offerta di macchinari, servizi e ortofrutta. L'Olanda la si sente presente in ogni padiglione, non solo in quello olandese.

Ci sono purtroppo due situazioni molto distanti: l'Olanda acquista ogni anno quote di mercato. l'Italia ne perde da tempo. Il segreto sta nella logistica: l'Olanda la migliora continuamente, l'Italia è ferma agli anni '80. Non che non ci siano operatori volonterosi ed attenti, ma è lo stato che è assente. Oppure lo stato è bloccato, come un giorno un'addetto ai lavori mi ha spiegato,  dalla malavita. Questa sarebbe la causa del continuo rinvio del varo di un piano strategico nazionale di logistica.

Sopratutto al Centro-Sud il trasporto autostradale è in quelle mani e troppi sono gli interessi ruotanti intorno a strade, autostrade, porti ed aeroporti per non essere presidiati meticolosamente da chi questi interessi difende.

Vedremo cosa farà il prossimo governo ma il tema non sembra essere all'ordine del giorno da nessuna parte.




domenica 17 febbraio 2013

LEGA NORD - Il Programma Elettorale Riferito all'Agricoltura


Al punto no. 11 del programma elettorale 2013 della Lega Nord troviamo esattamente la stessa formulazione che si incontra nel programma del Popolo della libertà PDL e cioé

11) AGRICOLTURA


- Eliminazione dell'IMU sui terreni e i fabbricati funzionali ad attività agricole

- Rilancio della imprenditoria giovanile in campo agricolo attraverso la riduzione fiscale per i
giovani che aprono imprese agricole e attribuzione di appezzamenti del demanio agricolo
per creare nuove imprese

Interpretazione artistica della situazione economica attuale


- Maggior tutela degli interessi italiani nel negoziato per la Politica Agricola Comune (PAC)

- Tutela delle produzioni italiane tipiche dalla contraffazione



Si vede che anche in questo partito l'interesse per l'agricoltura è vicino a zero. Neanche lo sforzo di aggiungere qualche nota personalizzata, magari una proposta significativa sul come impostare meglio il settore lattiero-caseario che in passato sembrava tanto interessare questa formazione.

sabato 16 febbraio 2013

PDL - programma elettorale 2013 per l'agricoltura


Alla voce NO. 11  AGRICOLTURA, la voce in assoluto la più breve di tutto il programma, si legge:


- Eliminazione dell’IMU sui terreni e i fabbricati funzionali ad attività agricole

- Rilancio della imprenditoria giovanile in campo agricolo attraverso la riduzione fiscale per i giovani che aprono imprese agricole e attribuzione di appezzamenti del demanio agricolo per creare  nuove imprese

- Maggior tutela degli interessi italiani nel negoziato per la Politica Agricola Comune (PAC)

- Tutela delle produzioni Italiane Tipiche dalla contraffazione


La campagna elettorale in tandem
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Chi fra tutti gli addetti ai lavori dell'agroalimentare si ricorda come è stato trattato da Berlusconi il Ministero delle Politiche Agricole anche solo durante l'ultimo governo, penso specialmente all'arrivo dell'allegro Giancarlo Galan,  ed osserva adesso  la totale inconsistenza dei suggerimenti programmatici vede solo mancanza di considerazione ed assenza di interesse nel settore e non può che guardare altrove o astenersi dal voto come purtroppo molti faranno. Non può neanche consolarsi con la maggior attenzione riservata alla voce No. 14 AMBIENTE, perchè troppo generica e fino a prova contraria si tratta solo buoni propositi ed enunciazioni del tipo ideologico.

sabato 9 febbraio 2013

Fruitlogistica Berlino: il giorno dopo

Quest´anno per la prima volta ho preferito rimanere a Berlino anche dopo la chiusura del venerdi sera e dopo una sana dormita ed una bella nuotata in piscina mi accingo ad accennare a qualche prima sommaria impressione riferita appunto a questa straordinaria manifestazione che ogni anno porta qui il gota della distribuzione orofrutticola mondiale.

Anche la stagione clemente ha aiutato a rendere le giornate piu` vivibili e sottolinea il clima positivo che anche all´ínterno dei padiglioni si respirava. Tutti dáccordo a notare la favolosa presenza dei Sudamericani al padigglione 25, tanti che notano un calo delle preseneze spagnole e francesi, molti che racccontano di una sempre piu´massiccia infuenza degli olandesi. In questo quadro l´Ítalia si presenta ancora con un plotone verament invidiabile di espositori: 458 su un totale di oltre 2.000.

Da un lato questo e`frutto di decennale espererienza sul mercato tedesco ma anche dell´enorme dilatazione dell´offerta in tutti i comparti dei servizi e della meccanizzazione, senza trascurare il comparto della logistica, del biologico e quello del convenience.

Purtroppo se anche l´Italia cè´...in troppo pochi ne conoscono il peso. E´frutto della poca unitarietá´ e della nostra insistenza sul marciare individualmente invece di accordarci sulla cura di unímagine unitaria, di paes, di efficienza collettiva che potrebbe grandemente venir fuori proprio in questi tempi di globalizzazione e di grandi numeri.

Ancora una volta mi vien da riporre speranze nella nuova ICE - Istituto Commercio Estero (che anche in un colloquio diretto con il massimo responsabile romano presente in fiera e´stato sottolineato) perché´chi visita i centri nevralgici in giro per il mondo sa quanto conta l´appartenenza ad un sistema paese conosciuto ed apprezzato quando si bussa alle porte che contano.

lunedì 4 febbraio 2013

Pro o contro gli OGM?

Voglio qui parlare brevemente di un libro che mi è stato regalato da mio figlio e che condividiamo tutti e due. Si tratta di PANE e PACE del 46enne Antonio Pascale . Conoscerete meglio questo autore, che si definisce un intellettuale di servizio perché ricerca fonti, se vi guardate questo video di 5 minuti:

Vi spiega la filosofia che c'è dietro il titolo. Alla fine rileva anche il significato profondo dell'accostamento delle parole che è dovuto a un emerito Premio Nobel per la Pace, un agronomo  americano,  Norman E. Borlaug, il padre della rivoluzione verde, che nel 1970 fu insignito del premio Nobel per la Pace e la motivazione fu la seguente:  premiamo l’uomo che più di ogni altro si è impegnato a portare il pane in un mondo affamato di  pace e siamo convinti che chi porta pane porterà anche pace.

Norman E. Borlaug, Premio Nobel per la Pace 1970
Pascale conclude quindi dicendo: Questo libro è quindi dedicato alle generazioni future affinché portino pane, migliore, più giusto, più sostenibile e la pace per tutti









venerdì 1 febbraio 2013

Reparto Ortofrutta Una Sorta di Cayenna Del Supermercato ?

Chattando con una persona amica conosciuta per lavoro ormai un anno fa mi ha raccontato un particolare della sua storia personale che ritengo molto emblematica per il settore ortofrutticolo. Non credo che durante la prima decade del nuovo secolo la situazione sia cambiata in meglio almeno dal punto di vista dell'immagine che il comparto si tira dietro da sempre.


Da parte dei consumatori però c'è indubbiamente più attenzione e lo provano i tentativi di sperimentare nuove vie di approvvigionamento come i negozi specializzati bio, i farmers market, i GAS (gruppi d'acquisto solidale), il roof gardening sui grattacieli di New York ma anche su balconi e tetti di una realizzazione sperimentale di Milano presentata da Federica Marra alla recente due giorni dalla BARILLA ACCADEMY FOR FOOD AND NUTRITION. Per non parlare della gente che ha intensificato gli acquisti in campagna o che coltivano orti dove possono spesso rifornendo amici e parenti.
 

Federica Marra è una ricercatrice  italiana ma lavora sia in Olanda che in Giappone
 

Tutto questo potrà portare nel giro di pochi anni, anche prima dell'appuntamento dell'EXPO2015 di Milano, a grandi cambiamenti. La crisi porta miseria ma spinge anche verso l'innovazione. Chi prima e meglio si adegua meglio resisterà.


L'aneddoto è il seguente:

"Quando da studente facevo contemporaneamente l'operaio in un supermercato, il reparto ortofrutta era considerato da noi una sorta di cayenna del super, la fossa delle Marianne. Il reparto peggiore, più faticoso fisicamente e dove venivano mandati i peggiori, quelli senza alcuna opportunità di carriera interna, quelli con la peggior propensione al rapporto con il cliente. Sto parlando del periodo '96 - '99 e quindi non so se le cose oggi siano cambiate. Un caporeparto ortofrutta rimaneva quello a vita, un caporeparto generi vari era invece il trampolino per diventare direttore del negozio. Quando mi ci mandarono, un mese prima della mia laurea, mi dissero: "tanto a breve te ne andrai, quindi ti mandiamo in ortofrutta, lasciando il tuo posto nei generi vari a qualcuno sul quale puntare". Non so se le cose siano cambiate, ma di strada da fare, proprio all'interno della cultura interna nel settore ortofrutta di un super, mi sa che ce n'è moltissima."

Lascio ai lettori le conclusioni ma una cosa è certa: c'è tanto futuro per chi capisce ed ha voglia di lavorare.

giovedì 31 gennaio 2013

GRANDE FESTA con premi ai Protagonisti



Testimonianza personale 

Nella  tenuta  Masi-Serego Alighieri situata in Valpolicella si è svolta l’altra sera un’evento d’eccezione. L’idea del Corriere Ortofrutticolo di premiare le aziende commerciali ortofrutticole italiane che si sono distinte nel 2012 ha dato un tono che va ben oltre alla cornice magnifica ed alla numerosa presenza qualificata di operatori di ogni anello della catena distributiva.

Al posto dei soliti fiori una composizione artistica di ortofrutta al centro del nostro tavolo

 
E’ stata forse l’unica occasione degli ultimi anni che ha fatto nascere spontaneamente fra i partecipanti un senso di orgoglio di appartenenza a una categoria così impegnata. Ha fatto forse  prendere coscienza a tutti i presenti che val la pena di continuare a lottare anche in questi momenti così difficili.

Il rammarico è quello che sarà impossibile trasmettere queste sensazioni a chi  non ha partecipato ma è per questo che mi sono deciso a descrivere le miei sensazioni personali, per dar testimonianza di cose positive che nonostante tutto continuano a germogliare nel seno della categoria.

Chiudo con l’auspicio che il settore si possa compattare intorno ai nuovi traguardi che ormai  tutti condividono: il mantenimento del territorio,  il miglioramento della qualità dei prodotti  e della loro immagine presso i consumatori, l’aumento della comunicazione promozionale e la conquista di nuovi mercati.

martedì 29 gennaio 2013

OSCAR GANNINO e la commercializzazione nel programma



Non sarà facile ma anche Oscar Giannino quando espone il programma elettorale del suo partito FARE scende poco nei dettagli. (vedi link http://www.fermareildeclino.it/fare/approfondimento-agricoltura).laddove al capitolo "Approfondimenti Agricoltura" parla della distribuzione dei prodotti ortofrutticoli.

Infatti l'unico accenno che interessa da vicino il nostro mondo, quello della distribuzione è il seguente:

"L’art. 62 del decreto liberalizzazioni, che impone una contrattualizzazione forzata di tutte le transazioni commerciali che abbiano come oggetto prodotti agroalimentari, costituisce un’intollerabile intromissione dell’autorità pubblica nei rapporti tra soggetti privati. Se l’intenzione dichiarata del decreto, che impone un termine massimo di 30 giorni per il pagamento di prodotti deperibili e 60 per tutti gli altri, sarebbe quella di riequilibrare il peso del piccolo produttore di fronte alla GDO, si può dire che l’obbiettivo viene mancato clamorosamente. In primo luogo perché quello che non si riflette sui tempi di pagamento si rifletterà inevitabilmente sul prezzo o sulla scelta di diversi fornitori, specialmente esteri. In secondo luogo perché i primi a fare le spese di questo sistema sono proprio gli agricoltori, che non possono più liberamente scegliere di pagare “a raccolto” i loro fornitori, finendo costretti a dover ricorrere al credito (in un periodo di feroce stretta creditizia) per finanziare gli acquisti."

lunedì 28 gennaio 2013

MARIO CATANIA TIRA LE SOMME


La sera di Venerdì si è svolta in Valpolicella (VR) in una cornice elegante e festosa una serata dedicata dal Corriere Ortofrutticolo alla premiazione delle aziende che nel 2012 si sono distinte nella distribuzione e nell'esportazione di prodotti ortofrutticoli.

L’editore della rivista, Antonio Felice ed il direttore Lorenzo Frassoldati hanno introdotto la serata indicando l’uno lo spirito e la filosofia che ha guidato l’iniziativa e l’altro le finalità dell’impegno così come è stato realizzato nella patria del nobile vino Amarone.

In seguito Paolo Bruni, presidente del CSO, sponsor principale della manifestazione ha introdotto sul palco gli ospiti destinati alle premiazioni.  Ha coinvolto anche l’ospite più illustre, il ministro delle politiche agricole in carica, Mario Catania, che in un breve discorso ha delineato alcuni dei punti che lo guideranno anche nella sua futura azione politica (Catania è capolista di UDC nella circoscrizione Veneto uno e pertanto quasi sicuro eletto).

Paolo Bruni presenta il Ministro Catania

Il Ministro ha esordito salutando collettivamente i presenti ricordando che con tanti di loro si era"incrociato" per motivi di lavoro in vari momenti durante i 12 mesi di attività al ministero.

“ Poc'anzi mi è stato ricordato che sono stato io a battezzare il radicchio di Treviso come prodotto legato ad una zona d’origine in un tempo non tanto vicino. Per dire la verità mi ero dimenticato. Però ho piacere di ricordarlo perché evidentemente un pizzico di fortuna al prodotto l’ho portato anch'io.

Mi chiedete che cosa sono le cose che ricordo di questo periodo? Sono stati 12 mesi intensissimi per l’attività straordinaria in un momento d’emergenza per la vita del paese.…. Ma come ministro dell’Agricoltura credo di avere  avuto un piccolissimo merito, quello di avere  messo sul tavolo una serie di questioni che stavano li a dormire  nella rimozione generale.

Mi riferisco al tema del funzionamento della filiera,quindi all’Articolo 62, mi riferisco al consumo del suolo, il tema della cementificazione.

Il tema dell’Art. 62 l’ho chiuso, quello della cementificazione no, mi dispiace molto ma è una  questione che è rimasta aperta.  Io spero  che venga ripresa. Il paese ha bisogno che venga fermata la cementificazione dei  terreni agricoli! E’ quello un asset fondamentale di  quello che io considero una buona  politica da fare già  a partire dai prossimi mesi.

Molto lavoro è stato fatto anche a Bruxelles, abbiamo approvato il pacchetto qualità, il pacchetto latte ma ancora  abbiamo da fare. Già nei prossimi giorni sono a Bruxelles  per il consiglio di agricoltura
E ci torno poi con il presidente Monti il prossimo 7 – 8 febbraio per chiudere il negoziato sul bilancio dell’Unione Europea  e quindi sulla dotazione della PAC , una partita fondamentale. Poi chiuderemo nei prossimi mesi, o meglio,  lo chiuderà chi farà il ministro nei prossimi mesi,  anche il negoziato sulle regole della PAC, e quindi  tutto quello che ruota intorno per esempio al sistema del sostengo dell’ortofrutta che è fondamentale per il comparto.

Penso di essere stato esaustivo …..”

venerdì 25 gennaio 2013

I prezzi giusti per il Biologico

Non voglio fare un trattato ma piuttosto sottoporrVi scene di vita reale: Compro regolarmente in un negozio specializzato che vende solo bio ed ho trovato i prezzi evidenziati in questa foto:




In primo piano ci sono arance bionde che per essere in offerta a € 1,74 non mi sembrano praticolarmente vantaggios ma in linea con il trend generale. Personalmente preferisco la più acidula Tarocco e non mi voglio intrattenere qui più di tanto (un dettaglio: le Navel hanno buccio grossa che pesa circa un terzo del totale, se un frutto del calibro 3-4 pesa 250 grammi la buccia sarà almeno di 80 grammi)

Ho scattato la foto perchè per la mia solita razione settimanale di Kiwi ho visto apparire sull' etichetta che esce dalla bilancia un importo che mi ricordava le 10.000 Lire di una vota. Infatti 17 furtti del calibro che stimo essere il 30 al prezzo di 3.30 danno una bella cifra. Siccome sò per esperienza che il kiwi è uno dei frutti meno difficili da coltivare con metodi biologici e conoscendo i prezzi che normalmente pago dal fruttivendolo per merce convenzionale ritengo eccessivo questo prezzo.





Come si vede nella seconda foto ci sono anche pere Decana del Comizio a un prezzo raguardevole, € 4,98 al Kg. In questo caso però ritengo il prezzo giustificato perchè conosco la poca voglia dei produttori a dedicarsi a produrre pere biologiche perchè le difficoltà agronomiche sono veramente tante. Sopratutto la resa per ettaro scende drasticamente.

Conclusione:
Siccome alla fine però, avendo fatto la spesa settimanale di ortofrutta per 3 persone, spendendo  in totale non più di € 50.-  ho dovuto concludere che 16-17.- euro a persona per una settimana di frutta e verdura non devono spaventare nessuno. Piuttosto inviterei qualcuno a usare meno il telefonino o a frequantare meno le sale gioco. Ortofrutta, sopratutto se biologica, fa certamente meglio alla salute e probabilmnete anche al portafoglio.

giovedì 24 gennaio 2013

Agenda Monti per l'Agricoltura

Non si trova un testo dal quale si possa fare copia/incolla. Indico questo link per arrivare al documento ufficiale:

http://agendamonti.s3.amazonaws.com/UnAgenda-per-un-impegno-comune-di-Mario-Monti.pdf
Circa a metà del documento si trova il capitolo LA POLITICA AGRICOLA


Poco prima c'è il capitolo: SFRUTTARE IL POTENZIALE DELL'ECONOMIA VERDE










domenica 20 gennaio 2013

Mercati contadini: i prezzi degli ortofrutticoli

Coldiretti promuove ormai da alcuni anni i mercati dei suoi produttori chiamandoli di volta in volta, Mercato Amico, Farmers Market, a KM zero ecc ecc.

Non è facile dare un giudizio univoco sull'iniziativa perché  si tratta di realtà molto variegate ma una promessa di forte impatto pubblicitario viene anche in questi giorni ripetuta da IL SALVAGENTE che si definisce quotidiano online dei consumatori: Secondo i proclami degli ideatori i  prezzi praticati dovranno essere sempre inferiori del 30 % a quelli resi pubblici via cellulari dal servizio ministeriale SMS  CONSUMATORI.



Ho controllato in questi giorni ed in  linea di massima i prezzi messi in onda dal servizio sono abbastanza realistici e  veritieri. Quello che dalle mie parti non trovo confermato è la promessa dei prezzi scontati del 30 percento. Non ho ancora potuto controllare documenti ufficiali ma spero che ci sia anche chi mi corregge in caso di errori fatti eventualmente in buona fede.

Se volessimo essere seri dovremmo impegnarci anche a controllare ed eventualmente a chiedere correzioni e cambi di rotta a chi eventualmente le promesse non le mantiene.

L'AGRICOLTURA NEL PROGRAMMA DEL P D


Elezioni politiche italiane
24 Febbraio 2013
Da oggi in poi mi propongo di esaminare le intenzioni future dei partiti più influenti per quanto riguarda l'agricoltura. Finora non se n'è mai parlato da nessuna parte ed anche per iscritto i responsabili non si sono (ancora?) impegnati. A noi interessa sopratutto il piccolo comparto dell'ortofrutta ma ci sono ben poche speranze di ottenere informazioni o promesse al riguardo. Al massimo potremo seguire gente come Mario Catania o Paolo de Castro, persone insomma che hanno competenze specifiche e qualche probabilità di essere inserite nella futura compagine governativa

Titolo non necessario

 Visto che è stato il primo partito a pubblicare un programma inizio con l'esame di quello del
PD  Partito Democratico di P.L. Bersani
Nome: del programma: ITALIA  GIUSTA

Titoli generici, quello più vicino all’agricoltura sembra essere il passaggio seguente nel capitolo "Sviluppo sostenibile"  (solo perché contiene nel testo, fra le altre, almeno la parola AGRICOLTURA ma senza specifiche):
“Noi immaginiamo un progetto-Paese che individui grandi aree d’investimento, di ricerca, di innovazione verso le quali orientare il sistema delle imprese, nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi. La qualità e le tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le tecnologie legate alla salute, alla cultura, all’arte, ai beni di valore storico e alla nostra tradizione, l’agenda digitale. Bisogna inoltre dare più forza e prospettiva alle nostre piccole e medie imprese aiutandole a collegarsi fra loro, a capitalizzarsi, ad accedere alla ricerca e alla internazionalizzazione.”

Mi sembra ancora poco, dobbiamo sollecitare indicazioni più dettagliate. Soprattutto chiediamo idee nuove perché quelle portate avanti quasi indistintamente dai governi precedenti hanno generato le difficoltà odierne a tutti note.

martedì 8 gennaio 2013

COME USCIRE DALLA CRISI?! Un piccolo esempio pratico

Come molti ho sempre pensato che Giulio Tremonti avesse ragione a tirare i cordoni del borsello e perciò anche l’operato di Mario Monti mi è sembrato lineare.

Quando però ho visto fallire ogni tentativo di innescare una crescita e quando nonostante una viva immaginazione ed una costante ricerca non ho trovato teorie plausibili a favore di un inversione di tendenza, progresso al posto di depressione,  mi è stato regalato da mio figlio che conosceva il mio stato d’animo un saggio recente (2012) di Paul Krugmann, economista americano insignito con il Premio Nobel tempo fa. Titolo: Fuori da questa crisi, adesso.



Qui c'è l'emergenza dopo il terremoto 2012 in Emilia-Romagna
L'autore è tutto teso a rendere plausibile l’idea di far ripartire in modo sano l’economia americana e quindi mondiale con l’aiuto del deficit spending. Non voglio qui tediarvi con teorie di alta economia ma riporto brevemente un esempio che suona come una favola ma è un fatto  realmente accaduto e citato nel libro da Krugmann per far ragionare anche le anime candide:

TEORIA MONETARIA  E LA CRISI DELLA COOP DI BABY SITTING
I coniugi Sweeney facevano parte di una cooperativa di baby sitting formata fra impiegati del campidoglio di Washington.  Era una cooperativa fra 150 giovani coppie, quasi tutte alle dipendenze del Congresso, che risparmiavano sul costo delle baby-sitter assistendo a turno l’una i bimbi dell0altra.

La dimensione della cooperativa, realmente grande, costituiva un grosso vantaggio perché le probabilità di trovare qualcuna in grado di curare i bambini la sera in cui  una delle copie voleva uscire erano elevate. Ma c’era un problema: come garantire che ognuno facesse esattamente la sua parte.

La risposta della cooperativa fu l’adozione di un sistema basato su buoni: le copie che si associavano alla cooperativa ricevevano 20 buoni, ognuno dei quali corrispondeva a mezza giornata di baby-sitting (nel momento in cui desideravano uscire dalla cooperativa dovevano restituire lo stesso numero di buoni. Tutte le volte che usufruivano del servizio, i genitori dei bambini accuditi davano ai baby-sitter tanti buoni quante erano le mezze ore coperte. Questo sistema assicurava che , con il tempo, ogni copia fornisse – in termini di servizio – esattamente quanto riceveva perché o buoni spesi andavano sostituiti.
Ben presto tuttavia la cooperativa si trovò in grosse difficoltà. In genere le copie tenevano una riserva di buoni nel cassetto della scrivania, nell’eventualità di dover uscire più volte di seguito. Ma per ragioni che è inutile spiegare, a un certo punto il numero di buoni  in circolazione era nettamente inferiore alle riserve che la coppia media voleva tenere a disposizione.

Cos’era successo? Le coppie, preoccupate della riserva di buoni che si assottigliavano, riducevano le uscite con l’obiettivo di incrementarla curando i bambini di altre coppie. Ma proprio per questo tante coppie rinunciarono a uscire , le opportunità di acquisire dei buoni attraverso il baby-sitting si riducevano sensibilmente. Così le coppie a corto di buoni diventavano ancor più restie a uscire. Il volume complessivo dei servizi offerti dalla cooperativa si ridusse drasticamente.

In poche parole la cooperativa si era avvitata in una depressione, che durò fino al giorno in cui gli economisti del gruppo riuscirono a convincere la dirigenza ad aumentare l’offerta dei buoni.
Verrebbe da aggiungere come finale: ….e vissero contenti e felici …

Krugmann conclude che si può imparare una cosa semplice: LA TUA  SPESA E’ IL MIO REDDITO, il mio reddito è la tua spesa.
Qui c'è l'emergenza dopo il terremoto dell'Euro
Devo ammettere che questa faccenda ha scosso le mie convinzioni ed oggi sono un po’ meno convinto che una comunità debba prosciugare la moneta circolante per uscire dalla crisi…. Forse è vero il contrario ma convincere i tedeschi che è più terribile la depressione dell’inflazione sarà comunque difficile. Se non ci riesce uno del calibro di Krugman volete che lo possa raggiungere un rappresentante dei paesi PIIGS? 

sabato 5 gennaio 2013

LA DISGRAZIA DI PADOVA: Cosa chiede Di Lenardo nella lettera al Corsera?

Per un disguido il CORRIERE ORTOFRUTTICOLO online ha pubblicato questo mio contributo per metà e ne è uscita una versione che non risponde alla domanda espressa nel titolo. La risposta invece c'è! Riporto qui il contenuto intero:
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La tragica morte di Bruno di Lenardo ha colpito indubbiamente ogni imprenditore impegnato sul lato commerciale e distributivo della filiera ortofrutticola.  Non l’ho mai incontrato personalmente ma di operatori come lui ne ho conosciuti a centinaia  in Italia ed all’estero e conosco perciò il loro DNA mentale.

Dovendo rapportarsi durante ogni stagione con tantissimi interlocutori ed affrontare mese dopo mese sempre situazioni nuove e diverse l’una dall’altra accumulano da un lato un insolita conoscenza della psiche umana e dall’altro una non comune resistenza alle avversità.

Le ragioni per le quali Bruno è arrivato a compiere un gesto così estremo rimangono pertanto un grande punto interrogativo. Certamente chi avrà letto i 10 biglietti lasciati prima di morire potrà farsi un quadro abbastanza preciso ma non è il singolo caso che qui voglio esaminare ma lo stato generale nel quale si trovano le persone che, o per scelta o per tradizione, fanno questo mestiere. Se anche l’avvento della grande distribuzione ha ridotto il numero di attori necessari per rifornire la catena distributiva sono ancora migliaia i protagonisti che, sia nelle zone di produzione come sui mercati all’ingrosso e negli uffici import-export,  ogni giorno si dedicano alla moltitudine di operazioni che richiede la distribuzione dell’ortofrutta fresca.


Essi si trovano invischiati in ingranaggi sempre più complicati e complessi che li occupano spesso per 10-12 ore al giorno per tutto l’anno che però non riescono più a governare secondo il proprio buonsenso.  C’è la materia prima di qualità che scarseggia, il numero di clienti che diminuisce, la bontà del credito sempre più in forse. Ci sono poi gli operai e gli impiegati che non si possono licenziare,  i fornitori che premono per gli incassi,  le banche che non collaborano come prima e l’agenzia delle entrate che è in agguato minacciosa.
Quando però nonostante tutto uno è riuscito a mettere i suoi camion sulla strada per soddisfare puntualmente il cliente vicino o lontano ci pensano le autostrade, i porti, i camionisti, le dogane ed i controlli qualitativi e fitosanitari a rendere arduo il loro compito. Quando non ci si mettono in mezzo la neve, o gli scioperi a paralizzare tutto.

Mi vien da dire che è  un miracolo se non ci sono tanti altri operatori che incappano in un momento di sconforto estremo come l’amico Bruno.  Il guaio è che è gente che si sente sola, dimenticata da Roma e da Bruxelles, in lotta con tutti: il mondo agricolo che non riconosce più la funzione del mestiere, la politica che parla di forme parassitarie di esistenza e la GDO che  si sostituisce senza per questo abbassare i prezzi al dettaglio.

A pensarci bene la Di Lenardo SPA ha imboccato da tempo, anche grazie alla lunga esperienza della sua dirigenza, la strada più agibile e meno insidiata del commercio ortofrutticolo,  quella dell’importazione. Ha cioè scelto di guadagnarsi da vivere aggirando molti degli ostacoli eretti dal mondo avverso che circonda il settore nel suo insieme: non deve corteggiare diffidenti agricoltori italiani e può scegliere in tutto il mondo, stagione per stagione, le partite di frutta che il mercato richiede. Può servire senza grandi problemi anche la GDO italiano  perché raramente il supermercato importa in proprio.

Se nonostante tutto è successo quel che è successo è un segnale  di massima gravità. E’ ora che tutto il settore si stringa attorno alla famiglia ed ai problemi  che questa vicenda ha evidenziato.  E’ venuto il momento di riaffermare coralmente le ragioni e la validità del proprio ruolo e del ruolo del settore chiedendo comprensione e riconoscimento, ricordando che il nostro  mercato ormai è il mondo intero . Non lo potrà fare il singolo ma sulla base delle cifre e di una forte campagna di comunicazione si dovrà raggiungere il riconoscimento della funzione anche sociale della categoria. In tempi duri come questi  è  proprio l’orgoglio ed il rispetto che può confortare sufficientemente un individuo e convincerlo che andare  avanti è utile per tutti.

 Infatti la lettera che Bruno ha scritto oltre un anno fa al Corriere della Sera (pubblicata in data 4 Agosto 2011) termina con questa frase: “ Ultimo, ma importante, il rispetto di ognuno. Questo è il sentimento calpestato e dimenticato da ognuno….”