sabato 23 febbraio 2013

ELEZIONI: una scelta di buonsenso


Più passano i giorni più mi convinco che l’unica politica giusta è quella dei conti in ordine. Se lo stato italiano insieme a tutte le amministrazioni pubbliche non si fosse indebitato in questo modo non avremmo prima di tutto viziato i cittadini abituandoli a uno standard assistenziale relativamente  troppo alto ed in seconda battuta potremmo elargire migliori servizi se non ci fosse da pagare un conto così oneroso  per interessi.

Finché gli sviluppi dell’economia mondiale andavano a gonfie vele anche il collocamento cadenzato del l’enorme debito italiano non generavano turbamenti negli investitori, non appena però i venti hanno iniziato a girare in contrario tutti i nodi sono venuti al pettine.

L’esigua crescita del PIL ha fatto sorgere dubbi circa la possibilità italiana di onorare gli impegni, gli interessi hanno iniziato a salire, la liquidità è diventata un problema a tutti i livelli e la domanda di beni e servizi è crollata (basta pensare a quella delle autovetture).

La conseguenza è stata la disoccupazione e la sfiducia nel futuro  di un intero popolo che cercando di ovviare alle difficoltà con il risparmio ha sottratto all'economia il carburante per il suo funzionamento. E’ infatti impossibile pensare a una ripresa finché i consumi ristagnano .

A questo punto il numero di persone insoddisfatte è aumentato a dismisura e l’opinione pubblica ha iniziato a dare segni di insofferenza  verso chiunque fosse colto nell'atto di dissipare patrimoni comuni. Dettagli di spesa sui quali prima si era abituati a sorvolare sono diventati peccati gravi, soprattutto in politica.

L’intervento di un governo tecnico è stato spiegato come emergenza ma durante questo periodo i partiti non hanno riformato le istituzioni, unica cosa che avrebbero dovuto portare a compimento. E così con la gente sempre più arrabbiata incombe il pericolo dell’ingovernabilità causata da troppi voti spinti dalla disperazione verso  chi non ha esperienza.  Basta osservare il programma elettorale del Movimento 5 Stelle per capire la vacuità delle idee dei nuovi arrivati.  Il tutto causato dal malfunzionamento dell’economia e dei meccanismi che governano il lavoro. Tradotto in soldoni: il tutto causato dal disordine nei conti prima dello stato e poi a cascata come conseguenza anche delle aziende e delle famiglie.

E’ un miracolo se ancora non succedono disordini  ben più gravi e vedere una piazza ordinata come quella del capopopolo Beppe Grillo a Roma il giorno 22 febbraio è un segnale positivo. Le tasche vuote sono cattive consigliere e se le prossime elezioni  non permettono rimedio si corre il rischio di conseguenze dettate dalle pance vuote. Sarebbe l’inizio della fine, forse anche della democrazia.

Ecco che continuando il mio ragionamento arrivo a un’indicazione di voto molto semplice: dare le nostre preferenze a chi sulla base dei comportamenti finora tenuti ed anche dei programmi sottoposti al pubblico promette di mettere i conti in ordine e di tenerli in ordine in futuro. Pragmaticamente, senza promesse troppo ingegnose.   

Chiunque ha questo principio come priorità riuscirà, prima o poi, a tirare fuori il paese dai guai e dunque merita fiducia ed appoggio.

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