mercoledì 28 novembre 2012

GUIDO BARILLA : i tre grandi paradossi nella nutrizione mondiale

Ci sono tre paradossi gravi che bisogna affrontare. Lo afferma Guido Barilla che ha aperto stamattina il 4. International Forum on Food and Nutrition organizzato presso l'Università Bocconi di Milano dal Barilla Center for food and nutrition.

In non più di 5 minuti ha messo il dito nella piaga e concentrato l'attenzione di tutti i presenti ma anche di decine di migliaia di persone e specialisti che possono seguire da lontano l'evento con l'aiuto dello streaming in Internet.


Ecco i paradossi:

1) Lo squilibro fra chi mangia toppo poco e chi mangia troppo.  1 miliardo di persone non ha accesso a sufficiente cibo mentre un numero quasi identico corre pericoli di pandemia per eccesso di cibo con conseguente aggravarsi di malattie invalidanti come il diabete, i tumori e le disfunzioni del sistema cardiovascolare.

2) Il fatto che per la prima volta uomini ed animali devono conbattere insieme contro un comune nemico per sfamarsi. Troppi prodotti agricoli vengono infatti utilizzati per fabbricare biocarburanti. Un esempio sono gli Stati Uniti dove il 45 % del mais viene trasformato in energia

3) Un quantitativo enorme di prodotti alimentari finisce nella spazzatura dopo essere stato prodotto. Il pianeta produce anche oggi abbastanza cibo per sfamare i suoi 7 miliardi di abitanti  ma circa un terzo del totale non arriva al suo destino.

Guido Barilla ha concluso affermando che tutti si devono far carico di questo problema perché nessuna singola persona ne nessun paese da solo riusciranno a dare risposte: "La situazione è veramente paradossale quando è di dominio pubblico che frutta, verdura e prodotti a base di cereali generano il più basso impatto sull’ambiente".

Anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che è stato fra i primi a porgere il saluto all’audience ha ripreso il tema della spazzatura quando ha testimoniato che “ nelle sole mense scolastiche di Milano vengono annualmente sprecate 140 tonnellate di cibi”.



Pronto il lancio della ciliegia Igp: fondi e un consorzio


Riporto qui un articolo a firma di A.M. che domani sarà pubblicato sulla "Gazzetta di Modena"


Il consorzio di Vignola è stato il primo a sviluppare ed a promuovere un proprio brand nei lontani anni '60 ma è uno degli ultimi a essersi deciso a sottostare alle regole ferree dell'IGP (indicazione geografica protetta)



VIGNOLA Per la ciliegia di Vignola Igp ora al via la “fase 2” per il lancio del prodotto certificato, dopo il riconoscimento europeo. A un consorzio di tutela certificazione del prodotto e lotta alla contraffazione. Pronto anche un fondo per l'adeguamento delle aziende agricole, mentre l'Unione Terre di Castelli potrebbe chiedere la delega sull'agricoltura. Ora che c'è l'Igp «occorrerà lavorare alla garanzia del prodotto sul mercato - commenta l'assessore provinciale all'Agricoltura, Giandomenico Tomei - perché garantire il prodotto è la forza più importante per un'industria come questa che lavora a cielo aperto». Valido questo soprattutto per la ciliegia che negli ultimi anni ha avuto grossi cali di produzione a causa di piogge abbondanti tra maggio e giugno. Da qui a breve alcune tappe obbligate, a partire dalla creazione di un consorzio di tutela del prodotto che nascerà dall'attuale Consorzio della Ciliegia. Con la sede operativa nel mercato ortofrutticolo di Vignola, la

sua casa sarà al Palatipico della Camera di Commercio di Modena, dove hanno sede i consorzi dei prodotti Dop e Igp. Compito del nuovo organismo i controlli per certificare il prodotto degli agricoltori che vorranno il marchio e la lotta alla contraffazione. Per i produttori di ciliegie modenesi pronto un fondo triennale da 120mila euro l'anno, di questi 40mila vengono dal Comune di Vignola, il resto dagli altri comuni di Modena che cadono nel disciplinare, in proporzione alla produzione. A breve verrà proposto di entrare nel fondo anche ai Comuni del disciplinare in provincia di Bologna. Questi soldi serviranno per le spese di adeguamento dei produttori che vorranno fregiarsi del marchio a Indicazione Geografica Protetta. Ma pesa l'incognita sul riordino amministrativo. «A gennaio - spiega Daria Denti, presidente dell'Unione Terre di Castelli - ci sarà il riordino delle provincie e servirà dalla Regione un impegno forte per gli agricoltori». Da anni gli unici fondi sono dell

a Ue gestiti dalle Regioni; i produttori di ciliegie spesso non riescono ad accedere ai bandi perché di dimensioni ridotte. «Se la Regione non tutelerà anche i nostri produttori - chiude la Denti - potremmo arrivare a chiedere che la delega all'agricoltura passi all'Unione». Il 20 dicembre consiglio dell'Unione straordinario sull’argomento. (a.m.)

domenica 25 novembre 2012

LA TERZA REPUBBLICA BASA SUL SAPERE ?


E' vero che negli anni recenti la politica ha subito le imposizioni dei mercati e Internet ha dato una mano a diffondere nuove libertà ma è anche vero che dopo decenni di stordimenti ideologici la cruda verità si fa strada.

Alla ricerca delle cause delle crisi sovrapposte a vari livelli e con l'annacquamento della ricchezza in seguito all'entrata della Cina e di tanti altri paesi sottosviluppati nell'ambito della WTO ci si affida più di prima, sopratutto in Italia, alle cifre ed alla sostanza delle cose.

Non mi ricordo infatti di aver vissuto nella mia ormai lunga vita un periodo così ricco di studi, di dati, di spiegazioni e di ampia discussione dei fatti economici come dal fallimento della Lehman Brothers in poi. Il tutto sempre ampiamente diffuso e largamente discusso non solo da esperti ma anche dal grande pubblico.


Cade Prodi, torna Berlusconi, cacciato Fini, ultimo trionfo delle ubriacature ideologiche: sinistra, destra, liberalismo, socialismo, regionalismi, nazionalismi, tutto nel giro di pochi anni viene spazzato via dai fallimenti delle vecchie impostazioni.

Emerge la forza finanziaria della Germania, la forza bruta dei cinesi, la relativa debolezza di tutta l’Europa messasi a sedere sugli allori del welfare costruito sui debiti nella maggior parte degli stati. Si aggiunga anche la relativa debolezza degli Stati Uniti anche loro appesantiti da un debito enorme. Il risultato si presenta come un grave infarto alla circolazione delle merci e dei capitali con conseguenze globali.
Mario Monti
Mario Draghi












Il vero sapere, sepolto finora, almeno in Italia,  nelle torri d’avorio delle università italiane, viene chiamato al capezzale del malato grave ed ecco che appare sulla scena Mario Monti, massima espressione sia delle università italiane come della nomenclatura dell'unione europea. Viene accettato dalla politica ed ancora di più dal paese come unica soluzione ai tanti problemi accumulatisi in anni di delirio amministrativo (come si potrebbe spiegare altrimenti un debito come quello italiano che ammonta al 125 % del PIL nazionale e pertanto produce un debito di oltre 30.000 euro per ogni essere vivente su suolo italiano).

Ma insieme a Mario Monti c’è tutto uno stuolo di professori universitari ed altri tecnici ad occuparsi delle vicende dello stato affrontandoli con gli strumenti della scienza piuttosto che con quelli della politica o dei sentimenti. Anche alla BCE arriva un uomo, Mario Draghi, che non si lascia influenzare da ismi  di alcun genere.

Con loro arriva anche un’approfondita discussione a tutti i livelli della popolazione che finalmente si occupa anche dell’economia spicciola visto che vengono a mancare i pasti negli asili ed i finanziamenti agli ospedali. Per dir la verità la categoria che meno si adatta ai cambiamenti epocali è quella dei giornalisti che, mancando spesso la cultura economica ed anche le frequentazioni internazionali (quanti di loro li vedete in giro per il mondo con il microfono in mano ad intervistare personaggi cruciali in lingua inglese se non nella loro lingua?) non sono all'altezza della situazione.

Ma qui non è finita: Le nuove leve nei partiti (anche nel Movimento 5 Stelle) sono quasi tutte laureate e parlano un linguaggio molto più pratico di quello dei loro predecessori. Molti di loro provengono dalle università perché capiscono che è finalmente arrivato il loro momento, il momento che al di sopra delle ideologie è richiesto il sapere, il pragmatico applicare delle regole studiate a tavolino.

Il sapere, anche trasversale, che oggi viene facilitato e quasi imposto dall’onnipresente information tecnology, potrà più facilmente sviluppare i suoi effetti benefici.

Mafia, ndrangheta ed altra varia malavita permettendo si può sperare che alla fine del tunnel fra qualche anno sia possibile vivere in un mondo meno nebuloso e più condiviso. In una nazione dove l’illusoria uguaglianza non viene programma dall’alto ma nel quale gli ascensori sociali siano pienamente funzionanti, abbiano libero sviluppo.

mercoledì 21 novembre 2012

Bernardo Caprotti (ESSELUNGA) Cragnotti, Rivoira e Dichgans cosa hanno in comune?

Il boss di ESSELUNGA (86) è da tempo insofferente delle ganascie che lo stato italiano mette alla libera iniziativa. Basta ricordare il suo libro FALCE e CARELLO nel quale nel 2007 accusava di concorrenza sleale la COOP ITALIA. Secondo lui non pagava tasse e gli  impediva l'apertura di punti vendita in zone ambite come l'Emilia Romagna. Adesso sorprende con un'idea mega: Sviluppare quasi dal niente un aeroporto intercontinentale a Brescia in sostituzione di MALPENSA che non riesce a decollare come hub per tutto il Nord Italia (Vedi articolo sul Corriere della Sera del 18 novembre). L'idea è spettacolare e nessuno si attiverà per metterla in opera. Ma è una di quelle idee capaci di accendere la fantasia e di sottolineare la svolta. Idea di un imprenditore privato. Idea che caratterizza il momento dell'Italia alla ricerca del nuovo.



Un altra iniziativa che va in questa direzione è quella imperniata sul progetto NOVAMELA. Impensabile ancora 2 anni fa si è già materializzata pochi giorni fa: al Salone INTERPOMA di Bolzano è stato annunciata la fondazione di un progetto che vede impegnati i 5 attori più improtanti del comparto della mela italiana. Quattro sono associazioni di produttori, Dichgans, direttore VOG,  il personaggio più in vista, la quinta è un privato, l'imprenditorer Michelangelo Rivoira di Cuneo.

Si tratta di un progetto per lo sviluppo di nuove varietà concepito in Francia da imprenditori privati che in Italia sarà tradotto in realtà da imprenditori privati di vario genere, cordate che finora non sono mai state tentate, iniziative concrete messe in pratica da gente che fino a ieri al massimo sostenevano insieme organizzazioni di servizi generici. Anche qui dunque segnali tangibili di flessibilità e di ricerca di nuove strade. Il tutto fa ben sperare perchè il sistema Italia ha bisogno di slanci nuovi per tornare a crescere. Ben venga in questo contesto anche la collaborazione fra attori importanti perchè anche il più importante di loro è troppo piccolo per giocare un ruolo significativo a livello globale.

domenica 18 novembre 2012

I N T E R P O M A, riassunto massimo del mondo della mela


INTERPOMA è stato un avvenimento che non ha deluso le aspettative. Si conferma sempre di più la convention più importante a livello mondiale come manifestazione imperniata unicamente sulla mela.

Il blasone di primattore a questi livelli il Sudtirolo se lo merita tutto: Ci sono le condizioni pedoclimatiche più uniche che rare (configurazione territoriale, condizioni meteorologiche, ampia disponibilità di risorse idriche) ma c'è anche la professionalità degli operatori. Riuscire a guidare decine di migliaia di microaziende agricole (la media è ampiamente al di sotto dei 5 ettari) non dev'essere facile, riuscir a farlo con successo e soddisfacendo anno dopo anno anche le esigenze economiche dei frutticoltori è straordinario.




Si tratta però anche di condizioni quasi irrepetibili per motivi che qui cercherò di esaminare con l'aiuto di un elenco chiarificatore:

- la produzione di mele inizia nelle vallate del Sudtirolo secoli fa

- la vicinanza di paesi mitteleuropei aiuta sia la comprensione dei mercati come la comunicazione con essi

- la stabilità dei governi locali, basati su un solo partito, la SVP (Suedtiroler Volkspartei) permette programmi strategici di lungo ed ampio respiro

- la popolazione è molto legata al suo territorio e lo sfrutta in ogni possibile maniera (oltre all'agricoltura è importante anche il turismo ed il commercio) frenando l'abbandono della terra ed aiutando l'inseirmento dei giovani.

- L'abbondanza di acqua in tutte le stagioni permette di evitare i danni da gelo con le irrigazioni soprachioma nei periodo delle gelate (permettendo di incassare i prezzi più alti che in Europa si formano quando in tutto il continente le condizioni atmosferiche hannocausato danni.

- la vicina Germania influenza positivamente le tecniche di marketing che spesso vengono richieste dalla sua GDO esigente. Anche la comunanza della lingua facilita questo processo che in un secondo momento viene introdotto anche sul mercato interno.

- l'abilità delle amministrazioni pubbliche e private di adeguarsi alle regole dell'Unione Europea per portare a casa tutti i finanziamenti che le leggi permettono

- l'abilità delle organizzazioni dei produttori di studiare i mercati e di adeguare la loro offerta tempestivamente alle nuove richieste (vedi l'introduzione di nuove varietà)

- la bravura del settore di saper compensare anche i fattori negativi che pur ci sono (si pensi solo al fatto che si tratta di un monoprodotto) con altri positivi (attrezzandosi per esempio per offrire questo prodotto 12 mesi all'anno per non perdere il contatto con i clienti nei mesi più deficitarii)

- e last but not least la saggezza dei produttori di affidare la gestione commerciale a veri e propri professionisti del marketing utilizzando e finanziando le relative leve (sopratutto la promozione e la pubblicità) in maniera esemplare.

Basta confrontare ognuna di queste voci con le condizioni nelle quali si trovano altre zone di produzione italiane per capire da un lato quanto più difficile è l'ambiente nel quale i singoli attori devono operare e quanto però si potrebbe fare per migliorare anche la competitività di questei altri comparti. (di uguale importanza dal punto di vista dell'interesse della GDO europea sono da considerarsi senz'altro gli agrumi, l'uva da tavola, la frutta a nocciolo ( ciliegie, susine, pesche e nettarine) le pere ed il kiwi. Solo per le verdure il discorso è diverso ma poi neanche tanto.





lunedì 12 novembre 2012

BOLOGNA: Le patate un kilo alla volta


A Bologna si è svolto un interessante  due giorni sul mondo delle patate. Davide Paolini, il "gastronauta" di Radio24, ne è stato un simpatico moderatore. In quell'occasione Il Prof. Andrea Tosetto dell’Università Milano-Bicocca ha raccontato che in occasione di una sua ricerca che ha coinvolto 320 consumatori lombardi si è scoperto che l’acquisto settimanale di patate si collocava sotto il kilo.


Al centro del tavolo di presidenza il moderatore Davide Paolini, "il gastronauta" di Radio 24.
 
Si capisce che da qui nascono anche le critiche dello stesso campione che lamenta che le confezioni di patate sono troppo grandi (2 – 5 KG). Ma in attesa di studi più approfonditi e generalizzati cerchiamo di capire fra le righe cosa interessa la distribuzione al dettaglio.
 
 
Gli chef spiegano le loro esigenze e parlano dei loro problemi
 
Se le notizie per i produttori non sono confortanti perché le spese di coltivazione e le importazioni aumentano ed i consumi calano, molte delle notizie per il dettagliante sono positive:

I consumi domestici hanno superato quelli extradomestici, l’offerta di prodotto italiano migliora di qualità con una maggior attenzione alla salute, alla salubrità, alla tracciabilità, agli aspetti dietetici, ambientali, etici e territoriali.
I produttori hanno interesse ad introdurre tecniche di valorizzazione e promozione del prodotto patata ed all’affermazione di qualità di fascia alta e sono pertanto al fianco dei dettaglianti per invertire l’attuale trend negativo dei consumi che sono passati da un annuale 34 Kg per persona nel 2000 ai 25 Kg pro capite del 2011.

La penisola italiana e le sue produzioni viste da Sud-Est
 
Il ruolo del dettaglio:
Del quantitativo totale di 2 mln. di tonnellate disponibile sul mercato italiano (di cui 500-600.000 tonnellate provenienti da import) il 7 % viene esportato, il 9 % va perso, il 10 % viene trasformato ed il 75 % è avviato verso il consumo fresco .

Di quest’ultima categoria circa il 60 % viene smaltito dalla GDO ed il restante 40 % dal dettaglio tradizionale, dall’HORECA e dai laboratori artigianali che preparano cibi pronti.
All’interno del retail si può anche osservare che il prodotto di marca (venduto in media intorno ai 75 centesimi di euro) rappresenta il 30-35 % mentre il prodotto senza marca rappresenta il 65-70 % ed è in offerta al pubblico intorno ai 60 centesimi. Molta merce commercializzata in private label appartiene a quest’ultima categoria.

Prospettive future:
Per poter permettere un margine di guadagno al produttore, che attualmente ha costi di 20 eurocent e spesso viene remunerato proprio con questo prezzo, c’è solo la via dell’innovazione:
Da un lato sono in atto tentativi di aumentare i quantitativi di prodotti a marca con tutte le ben note garanzie e vantaggi per il consumatore. Dall’altro si può sperare nell’innovazione partendo dal DNA che da un anno è stato scoperto anche per la patata. Sfruttando il codice genetico e una maggior attenzione alla biodiversità sono in arrivo molte novità che saranno in grado di soddisfare le tante esigenze del consumatore e di migliorare la relativa offerta .


Stanno aumentando le tipologie dell’alta gamma basate sul Selenio, sullo iodio, sulla IV. e la V. gamma. Sarà anche necessario una campagna più intensiva di educazione del consumatore che però già oggi chiede un numero più ampio di varietà, più continuità nelle varietà, più informazione sul punto vendita e sulle confezioni, confezioni di peso adeguato alle necessità. La patata dovrà essere sempre meno vista come una commodity.



Merce di questo tipo avrà bisogno anche della collaborazione del dettagliante che non potrà continuare a utilizzare punti vendita banali e trascurare le informazioni tecnico-salutistiche tanto apprezzate dai consumatori.

La voce dei cuochi:
Tre cuochi rappresentativi hanno fatto sentire la loro voce ed anche questa categoria potrà contribuire a rilanciare il consumo delle patate. "Il cuoco che sta in mezzo può valorizzare, rovinare o addirittura rendere tossico un prodotto".

Oggi gli chef costruiscono i loro menu sulla base di valori nutrizionali e spesso indicano dettagli come la provenienza o dei metodi di coltivazione. Si pensi solo ai prodotti biologici o ai vari territori più o meno rinomati. I tempi di cottura influiscono anche sui valori nutrizionali e le relative informazioni sono della massima importanza.


La penisola italiana  con le sue produzioni vista dall'Adriatico
 
Anche loro reclamano a gran voce l’esigenza di avere maggiore continuità nella reperibilità delle varietà. Una volta individuata la patata giusta per una certa ricetta è importante poter ripetere quest'ultima con gli stessi ingredienti. Un'altra indicazione è quella dell’importanza che ha l’igiene nelle cucine. Questo fatto porta gli chef a cercare la patata più pulita possibile, forse spazzolate, per evitare di portare in cucina sporcizie che potrebbero contaminare altri alimenti.
Grande è anche l’esigenza di potersi rifornire di patate calibrate per avere a disposizione in cucina solo merce adatta alle esigenze del caso.

Dettagli che non sono di dominio pubblico sono l’indicazione di non usare mai il sale nella cottura delle patate e di considerare che con la cottura vengono distrutte tutte le difese del tubero che diventa immediatamente l’alimento più deperibile che esiste in cucina.

Tipica preconfezione di patate Bologna DOP
 
ricerca di mercato

Alla fine è doveroso tornare sulla ricerca menzionata nell’introduzione. Si tratta di un gruppo di studenti volenterosi guidati da un professore ispirato che si è cimentato in un lavoro capilare ed utile. Dà ottimamente l’idea di quanto la ricerca di mercato può contribuire a migliorare la comprensione delle preferenze del consumatore e di servirlo meglio.

In parole stringate alcune delle indicazioni significative emerse sono le seguenti:

1) I consumatori non conoscono la patata, non conoscono le varietà

2) C’è molta attenzione all’orto privato ed alle coltivazioni biologiche

3) Il 78 % delle patate vengono consumate fresche

4) Il 31 % delle patate precotte viene acquistato da uomini

5) 92 volte su 100 sono le donne a decidere quali patate comprare.

6) Il 76 % consuma meno di un kilo a settimana

7) La tipologia di cottura vede al primo posto la patata lessa, al secondo la patata al forno e solo al terzo posto le patate fritte (ma in pochi anni la vendita di patate surgelate è passato in Italia da 100mila a 150mila tonnellate.)

8) Le lamentele sono imperniate sulla durata limitata (patate avariate), sulla qualità (patate con difetti) , sulle confezioni troppo grandi, sulla limitatezza delle varietà e sulla scarsità di informazione in fatto di utilizzo e metodi di cottura.

9) Grande attenzione ai metodi naturali di produzione ed alle produzioni biologiche!!

domenica 11 novembre 2012

CULTURA, MOTORE PER LA RIPRESA?

Anche per ragioni di lavoro osservo con interesse come si organizza politicamente  il nuovo centro-destra italiano ed è per questo che ho accolto l’invito di Italia Futura  di recarmi a un convegno organizzato a Bologna in una chiesa dissacrata grande (Oratorio di Santa Cristina in Piazzetta Giorgio Morandi) dal titolo “Cultura, il motore della ripresa”.

Sia  Italia Futura (“Montezemolo ci mette la faccia”) che il tema hanno attirato la mia attenzione e non mi hanno deluso. La navata era gremita con tanta gente anche in piedi, il pubblico dell’età media di 35-50 anni, molti con cravatta, i relatori più che altro tecnici. Ottimo moderatore Phil Taylor.


Luca Cordero di Montezemolo (foto The Guardian UK)


LA PAROLA CULTURA
L’idea di coniugare la ripresa partendo dalla cultura ha trovato l’approvazione di molti a giudicare dall’afflusso della gente e dalla partecipazione attiva durante il dibattito. Anche l’andamento dei lavori non hanno fatto altro che anelare motivo a motivo per confermare la giustezza di questa tesi.  Ma la cultura è in questo contesto intesa genericamente, includendo per esempio anche la “cultura d’impresa”

Hanno introdotto Pietro Buccarelli, presidente di I,F, Bologna e Stefano Ceci, coordinatore I.F. Emilia Romagna., ha concluso Andrea  Romano, direttore di I.F. nazionale. Alla fine di questa serie di convegni specifici ci sarà un evento riassuntivo prima di Natale, sempre a Bologna. Prima, il 17 di questo mese di novembre, a Roma,  il movimento organizzerà un  grande raduno aperto a tutti intitolato “Verso la terza Repubblica”

Certe idee innovative pronunciate dai relatori: sistemi informativi articolati e complessi per il trattamento di grandi quantità di dati.

-          un museo non si regge economicamente da solo ma con altre attività come convegni, università e sponsorizzazioni private ecc. ecc.  forma quel tripiede forte che si regge su tre debolezze

-          il paese deve organizzare standard uguali in tutt’Italia per far girare i turisti nelle “smart cities” una uguale all’altra (per esempio per quanto riguarda il wi-fi. Poi ogni territorio si gestisce e si promuove per conto proprio.



Auditorium Chiesa Santa Cristina Bologna
 
Partecipazione: Solo parte anteriore della navata tutta occputata con gente in piedi







-         



-    Si fa cultura per aggiungere non per sottrarre.

-          A Casalecchio (a pochi km dal centro di Bologna) c’è il Consorzio  Interuniversitario CINECA  (400 dipendenti ,  sistemi complessi  per il trattamento di grandi quantità di dati) che ha da poco in dotazione il 7.mo calcolatore più potente del mondo. Cineca si alleerà  con strutture simili di Milano e Bologna. Viene usato per studiare di tutto: dall’archeologia fino a energie alternative e  cervello umano. Può fare molto per ogni tipo di cultura.

       -          La cultura è il petrolio italiano

-          Una disciplina con grande futuro: la Black Box Comunication.  Serve a promuovere a scatola chiusa sistemi difficili da spiegare in dettaglio.

-          Cultura è uno dei doveri dell’uomo

-          Niente cultura, niente progresso

-          Ritardi italiani nelle ricerca in energie rinnovabili. In Italia si spendono € 36 mrd l’anno (2 % dell’occupazione) in confronto Germani,a 81 mrd. (3 % di occupazione), GB  4,7 di occupazione.

Padre Giovanni Bettuzzi, un domenicano presente al tavolo della presidenza in veste bianca, ha letto un decalogo di valori sul come usare la cultura rivelando solo alla fine che era stato stilato da Bob Kennedy poco prima del suo assassinio nel 1968:
-          Serve per perseguire il vero, il bello, il bene
-          Distingue fra bello e brutto
-          Stabilisce valori di giustizia sociale, la dignità,  i diritti ed i doveri  dell’uomo,
-          Aiuta il raggiungimento del bene comune
-          Promuove i valori di sussidiarietà e di solidarietà

Il pubblico ha mostrato interesse con varie domande ed interventi di ogni genere

CONCLUSIONI
Andra Romano, da padrone di casa, ha tratto conclusioni anche politiche, dicendo  di essere molto contento della buona accoglienza dell'iniziativa da parte del pubblico bolognese, ha ringraziato per le adesioni in grande crescita in tutt’Italia. Ha raccontato che come in Emilia così anche in altre regioni d’Italia stanno per essere inaugurate delegazioni regionali. Si è detto fiducioso che da qui alle elezioni quel 40 % di elettorato che al momento dichiara l’avversione a scegliere chi votare avrà trovato, almeno in buona parte, un’offerta che lo soddisfa. Italia futura si muove sul territorio da ormai 3 anni e si sente ben radicato. Si prodigherà per offrire, insiemi ad altre formazioni dell’area di centro-destra,  un programma degno della fiducia di tanti.

Andrea Romano ha anche ricordato la manifestazione “Verso La Terza Repubblica” organizzata da Italia Futura a Roma il prossimo sabato 17 novembre invitando tutti a partecipare. Attivamente.

mercoledì 7 novembre 2012

USA: Election Day Obama vs. Romney

Non avevo preferenze per nessuno dei due candidati e questo mi ha facilitato una visione secondo me distaccata durante tutto il periodo della campagna elettorale.

Da un lato Obama mi piace fin dalla sua prima apparizione e non ha fatto grossi errori neanche durante i primi 4 anni di mandato. Con la riforma della sanità è diventato più "europeo".





Dall’altro lato però Romney dava più garanzie di un America di nuovo forte militarmente e pertanto più adatta ad affrontare i cinesi quando diventeranno prepotenti o anche gli Iraniani quando avranno la bomba atomica.

Quello che però voglio qui testimoniare è la grande emozione che mi ha procurato il discorso dopo aver avuto la certezza della vittoria. L’ho ascoltato sulla CNN in diretta ed in inglese e Vi assicuro che ha toccato corde che da noi ce li sogniamo. Se anche leggeva un gobbo elettronico come in seguito ipotizzava Mentana su LA7, Obama in quel momento non era solo attore. Parlava con il cuore.

Gli auguro buon successo anche nell’interesse di noi tutti. Perché è il massimo rappresentante delle democrazie occidentali, quelle che dovranno presto affrontare le non democrazie del medio e dell’estremo oriente.