sabato 22 settembre 2012

FALSTAFF, In gara a MACFRUT la neonata pera rossa

Da anni sono in attesa di una vera novità nel assortimento delle pere italiane. Qualche timida prova è stata fatta ma spesso all’atto pratico il successo folgorante è mancato. Non che il mercato non apprezzi nuove proposte ma prima di tutto la cultivar deve soddisfare le esigenze tecniche di produttori e distributori senza trascurare il lato della buona conservabilità e del shelf life.

Il gusto ed i sapori sono forse meno decisivi perché nel caso della pera è molto importante per il consumatore indovinare o trovare i frutti al punto giusto della maturazione. Prove ed assaggi sono ciononostante indispensabili per capire il futuro gradimento del prodotto da parte degli appassionati e per poter di conseguenza impostare politiche di investimento in questo senso.

L’idea di occuparmi di questo argomento mi è venuta dall’invito a dare un voto a una pera di nome FALSTAFF che  CRA FRF di Forlì e New Plant) presenterà all’Oscar dell’Innovazione indetto ogni anno dalla direzione della fiera MACFRUT  che si svolgerà anche quest’anno a Cesena (FC) dal 26 al 28 di Settembre.

Pera Rossa FALSTAFF di CRA-FRF
Ho sempre visto il grande favore che le pere rosse hanno presso il consumatore ogni qual volta il colore si presenta bello deciso e luminoso. Per anni queste caratteristiche le ha potuto mostrare la Red Max Bartlett anche in Emilia Romagna ma con il tempo (ed il cambiare delle stagioni?) sono andate perse. Grandi speranze sono state poste in passato nella Rosada ma purtroppo le difficoltà produttive ed anche particolarità organolettiche hanno impedito und importante sviluppo. Negli USA la rossa Starkrimson, una mutazione della ben nota Favorita di Klapp, non occupa un posto di rilievo.
Da tanto tempo abbiamo osservato il grande favore presso il pubblico inglese delle pere a faccetta rossa sudafricane dal nome FORELLE ma dalle prove effettuate decenni fa dall'attento Prof. Silvio Sansavini dell’Università di Bologna questa varietà non si adattava bene alle caratteristiche pedoclimatiche delle nostre zone vocate a pera. Forti dubbi erano riposti nella tipologia del colore ma soprattutto nelle pezzature risultate solo medie – medio piccole quando il mercato italiano ed europeo richiede frutti piuttosto grossi.
A me sembra, almeno dalle fotografie, che la Falstaff che adesso viene presentata abbia tutte le caratteristiche per ottener una buona accoglienza da parte del consumatore europeo. E’ una pera adatta ai nostri climi, il calibro è accattivante, il colore è bello, il sapore e la succosità non dovrebbero sbagliare. Voterò a favore di questo articolo e spero che tanti altri facciano la stessa cosa.

Spero nello sviluppo grandioso di una nuova varietà perché i mercati ne hanno bisogno.  Nonostante una pletora di varietà di pere conosciute ed anche prodotte a loivello commerciale (circa 300) l’offerta di tutto il mondo è molto limitata e statica ma dopo gli americani sono proprio gli italiani i più adatti a portare avanti la specializzazione di questa specie. Siamo noi i più grossi consumatori, i più importanti importatori, e secondi come esportatori solo agli olandesi. Qui non considero ancora la Cina che fa parte di una categoria a se. Non dobbiamo dimenticare che gli olandesi, market leader nel Nord Europa con la loro Conference,  non stanno fermi ma per il momento hanno lanciato solo una varietà color ruggine (brown), la Sweet Sensation, adatta al loro clima.


venerdì 21 settembre 2012

FARETE - Giorgio Squinzi affianca Unindustria Bologna


Il presidente di Confindustria ha chiuso i lavori dell'Assemblea Generale di Unindustria a Bologna. Dopo aver riportato nelle pagine precedenti le fasi salienti degli altri relatori riportiamo quanto ha detto Squinzi in grandi linee mettendo in fila dei flash con i punti salienti del discorso:

-          In giro per il mondo c'è un’e n o r m e  domanda di prodotti italiani


Giorgio Squinzi
 -          Per il 2013 è prevista una timida crescita della nostra economia

-          C’è grande bisogno di buone idee

-          Buono l’operato di Mario Draghi e di Mario Monti

-          Una data da ricordare: 28-29 Giugno 2012 quando la BCE ha impostato l’operazione salva stati

-          Le fatiche dei singoli non bastano più, serve collaborazione e stretto coordinamento

-          Dimenticare aumenti di stipendio uguali per tutti

-          La crisi attuale produce effetti negativi come una grande guerra

-          Il nostro paese è fermo dal 1997, da ben 16 anni!

-          Troppe volte abbiamo inseguito sirene. Il PIL italiano dimostra cosa succede quando si sta fermi

-          Senza industria non c’è PIL

-          Dobbiamo rifiutare  la cultura degli aiuti di stato all’industria

-          Il rischio che corre l’Italia è quella di una campagna elettorale con tante promesse strampalate non mantenute in seguito

-          Il progetto di Confindustria è semplice e conciso:

-          A) Più produttività con l' aumento di innovazione

-          B) Più infrastrutture (anche in campo digitale)

-          C) Focus sull’istruzione

-          D)Progetti per ricerca a lunga durata (durata almeno  10 anni)

-          E) Più riconoscimento (testualmente “premi”) per il merito

-          Il mondo cresce e di conseguenza cresce anche la domanda

-          Se siamo efficienti riusciremo ad intercettarla

-          Tante imprese buone danno l’esempio

-          Confindustria sta facendo una ricerca sulle imprese che funzionano

-          La conoscenza è la variabile strategica

-          Noi  stiamo preparando un manifesto che specifica le cose che abbiamo bisogno per esportare di più: quali competenze, quali prodotti.
-          Indicheremo una specie di “best practice” ad uso e consumo di tutti

-          Bisogna continuare a ribadire la centralità dell’industria manifatturiera

-          In Italia, durante questi anni di crisi, siamo riusciti a mantenere in piedi praticamente tutti i settori  merceologici

-          Il manifatturiero traina tutti

-          Un indagine di mercato dimostra che la sola forza che basterebbe a rimettere in modo il sistema è la concorrenza

-          Al governo chiediamo:

-          A) La riforma della pubblica amministrazione

-          B) La lotta alla criminalità

-          C) Sostenere l’internazionalizzazione

Come ultimo auspicio Giorgio Squinzi si augura un mondo sindacale più moderno che faccia sì gli interessi degli operai e degli impiegati ma che lo faccia aiutando anche l’azienda a funzionare meglio.

martedì 18 settembre 2012

FARETE BOLOGNA - parte seconda


Flash di MARCO FORTIS
-          Il suo intervento cerca di cogliere anche aspetti positivi riferiti all’Italia ed alla Provincia di Bologna
-    Il debito pubblico italiano è di quasi 2.000 miliardi di euro da anni ma ultimamente anche altri stati si sono avvicinati a questo livello.


Marco Fortis - Cattolica Milano
-          la Francia sta arrivando alla stessa cifra ma con una popolazione inferiore. Questo significa che il suo debito pro capite supera quello italiano. Anche USA e UK sono su questa linea -          Se poi consideriamo anche il patrimonio l’Italia ha il debito pro capite più basso in assoluto
-          La produttività bassa italiana è appesantita da mille fattori ma ci sono eccezioni. Una di queste è la produttività nel settore della meccanica dove supera quella tedesca
-          Il polo Bolognese della meccanica è primo a livello globale, non solo europea. Anche le realtà industriali singole sono più importanti: le prime 4 industrie fatturano più delle prime 4 industrie meccaniche  tedesche ed è Bolognese anche l’industria singola che fattura di più.

 Flash di ROMANO PRODI


-          Finalmente abbiamo riscoperto l’industria

-          L’industria che regge meglio IN iTALIA è quella manifatturiera

-          Ma non dobbiamo dimenticare il nostro sud che abbassa ogni media

-          La produttività è bassa? Come si fa ad averla buona se hai interi reparti in cassa integrazione, e se causa crisi generale manca la domanda per poter vendere e produrre di conseguenza

-          Molti problemi sono causati internamente all’azienda ma ancora di più incidono le inefficienze che si trovano fuori dalla fabbrica che frenano ogni momento della nostra vita nazionale

-          Mancano infrastrutture adeguate

-          Non dobbiamo dimenticare il fattore della criminalità organizzata. Anche questa fa perdere punti alla produttività.

-          L’Italia non ha purtroppo sviluppato l’elettronica, dopo il fax non abbiamo più niente, ne computer, ne telefonia mobile ecc.

-          Abbiamo però un surplus di 80 miliardi nell’industria manifatturiera

-          Prima della svolta degli ultimi 20 giorni il costo del denaro in Italia era proibitivo

-          Siamo comunque sempre il secondo paese produttore d’Europa

-          E’ importante adesso concentrare l’attenzione su ricerca, sviluppo e risorse umane, in primo luogo sulle scuole tecnico-professionali. (In Germania Schroeder ha fatto si le riforme ma ancora di più ha ottenuto sfruttando l’istruzione e l’apprendistato.

-          E’ essenziale una rete di ricerca tecnica al servizio delle imprese

-          Serve ricerca applicata, bastano anche solo 3-4 strutture specializzate

-          Serve una politica industriale nazionale molto forte

-           Nonostante  tutto il singolo non ce la può fare. Si facciano reti

-          Esempio di economie di scala nell’industria bolognese del cioccolato (rete fra privati e cooperatrive)

-          Un grosso problema italiano è l’energia. Una ricerca dimostra che l’industria italiana  ha il più alto costo a livello globale.

-          Le crisi delle quali si parla ogni giorno (ALCOA, SULCIS e FIAT) traggono origine anche da qui.

-          Per l’Italia perdere l’industria dell’auto sarebbe insostenibile. Il governo elabori politiche industriali, sviluppi idee ed le persegua.

-          Costi italiani della manodopera ormai bassi (Esempio di imprenditore italiano che porta tecnici italiani in Cina perché costano meno!!)

-          Ormai il divario generale si è ridotto a uno a cinque  (costo 1 in Cina uguale a costo 5 in Italia) ma a ShangHai in un anno fra aumenti ed inflazione il progresso del costo di un salario è stato del 21 %.

-          In Italia bisogna smetterla con i sussidi nascosti

-          Ma il settore terziario deve funzionare (esempio positivo i tanti tecnici italiani che Prodi incontra sugli aerei)

-          Esempio ditta del lusso francese che assume 600 commesse per negozi parigini che sappiano la lingua cinese (ma noi non abbiamo voli diretti che ci portino i clienti direttamente in Italia.)

-          Suggerimento di attrezzare un aeroporto unico Bologna-Firenze.

-          A livello locale suggerimento di più collaborazione fra cooperative, privati ed amministrazione pubblica

-          Appello per il miglioramento dell’immagine italiana perché non può continuare l’usanza che solo perché su un prodotto c’è scritto Made in Germany questo realizzi il 15-20 % di più sul mercato.

SEGUIRANNO FLASH DELL'INTERVENTO DI GIORGIO SQUINZI, PRESIDENTE CONFINDUSTRIA

lunedì 17 settembre 2012

FARETE (fare rete) - BOLOGNA SI ATTIVA


Da tempo Unindustria Bologna promuove il suo evento provinciale dell’anno: Una specie di salone atipico chiamato FARETE da presentare in occasione dell’assemblea pubblica nell’autunno, subito dopo le grandi ferie. L’idea del nome nasce dalla grande necessità di fare rete e per dare eco a quelle che sono le iniziative della regione Emilia Romagna in fatto di distretti, ma anche per ricordare e raccomandare i vantaggi della legge nazionale sulle reti d’impresa ormai in vigore da due anni.

Prima dell’inaugurazione ufficiale all’Unipol Arena della rassegna che mette in luce un grande numero di aziende di servizi e non della Provincia di Bologna quattro sono stati gli interventi che hanno cercato di esaminare lo stato dell’economia presentati alla platea gremita:

Alberto Vacchi,, presidente di Unindustria Bologna, Marco Fortis, Professore di Economia Industriale e Commercio Estero presso l’Università Cattolica di Milano, il Professor Romano Prodi e Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria.


Alberto Vacchi, Presidente di Unindustria Bologna

Flash dalla relazione di Alberto Vacchi:

- ricordo del terremoto e dell’impegno dell’associazione in tutti i sensi compreso quello di realizzare un opera permanente nelle zone colpite.

- Constatazione che un territorio dove vanno bene solo alcune eccellenze perde comunque coesione

- Il PIL cala dalla primavera del 2011 ed a giugno aveva toccato il – 24 per cento rispoetto al picco ante-crisi del 2008.

- Denuncia del deficit del sistema pubblico

- Il fardello del debito pubblico che “condizionerà la nostra vita economica per generazioni”

- Dovere di lavorare la massimo per non lasciare questo fardello ai nostri figli, allentare questo vincolo che generale oltre n70 miliardi di euro annui di interessi.

- Il piacere di “fare” (gratificazione principale dell’essere imprenditore) non può diventare fonti di disagio, quasi una colpa.

- Se non salviamo imprese e giovani, dunque formazione-ricerca ed innovazione faremo sacrifici enormi senza inversione di tendenza.

- Il federalismo fiscale è un dovere di attuazione costituzionale

- Vogliamo arrivare al 2014, anno di presidenza italiana nel consiglio dell’Unione Europea, con un equilibrio ritrovato

- La Germania stringe accordi strategici con tutto il gruppo dei paesi BRIC e con la Turchia.

- Per inciso la Turchia offre grandi opportunità al nostro paese ed al nostro sistema industriale.

- Le imprese italiane hanno punti di forza nelle nicchie che adesso stanno diventando strategie di rete.

- Le ricerche evidenziano che sono almeno 1.000 le imprese italiane con proprie partecipate fuori dai confini

- L’apertura di filiali all’estero non danneggia la crescita e l’occupazione in Italia ma può prevenire la de locazione quasi certa quando le imprese sono sempre più spesso acquistate da concorrenti con quartieri generali lontani.

- Dobbiamo investire nelle reti territoriali che ospitano aggregazioni di imprese

- Una volta ci si aggregava principalmente per commercializzare insieme prodotti, ora lo si fa per cambiare registro, per generare innovazione strategica condivisa.

- E’ molto apprezzabile il lavoro che l’università di Bologna sta promuovendo in Europa. La collaborazione stretta università-impresa è la sola opzione.

- Buona la partecipazione alle Knowledge Innovation Communities (KIC) nei settori dell’information technology e dell’agroalimentare

- Banche: Siamo consapevoli delle sofferenze di crediti non più esigibili ma il nostro tessuto imprenditoriale ha bisogno che le banche riprendano ad erogare liquidità e a farlo a tassi il più possibile contenuti

- Bologna città metropolitana da Gennaio 2014: Sindaco Merola e Presidente Draghetti, in questo territorio siamo abituati a lavorare insieme con le istituzioni, non aspettiamo un giorno in più, arriviamo con i compiti già fatti a questo appuntamento

- Il 2012 segna il termine ultimo per la presentazione del progetto definitivo del nuovo tracciato del Passante Nord . Se non si prendono decisioni le risorse andranno altrove.

- Le esportazioni: Verso i paesi extra U.E. vanno molto forte. Per esempio il mese di febbraio è cresciuto dell’11,8 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno prima.

- Non tira solo Cina, India e Turchia ma siamo cresciuti anche in Giappone, Paesi OPEC ed altre economie asiatiche

- Non è più solo cibo, moda ed arredo a trainare ma sempre più la tecnologia (componentistica, oleodinamica, meccatronica, macchine industriali.

- Siamo i primi produttori al mondo ed “è inutile cercare nuovi punti di forza e progetti per ripartire

- Un progetto per la città di Bologna: Mettere a sistema tutto ciò che ruota intorno al mondo dell’automazione. GLOBol, Bologna globale. Promuovere la particolare vocazione del territorio all’internazionalizzazione ed ai cambiamenti

- GLOBol sarà un progetto itinerante che accoglierà tutti i maggiori autori del settore (clienti, istituzioni competenti straniere, centri di ricerca ed aziende) con l’obiettivo di studiare i principali fattori di trasformazione del mercato nei prossimi anni.

- La guida sarà nelle mani di un comitato scientifico internazionale (coordinato da Romano Prodi??) per interloquire con le punte avanzate della ricerca.

- Ultimo capitolo quello del lavoro. Sottolineatura della volontà di combattere la disoccupazione ma anche della necessità di avere la necessaria flessibilità..

- Non possiamo pensare a contratti separati che contemplino differenze fra iscritti a un’organizzazione (es. FIOM) o a un’altra.

giovedì 13 settembre 2012

GDO, Nel Bio Tante Occasioni Mancate



L’esclusivo Salone SANA di Bologna, dedicato al biologico, all’ecosostenibile ed al wellness in generale ha appena chiuso i battenti.

In questi tempi di magra è stato bello muoversi in un ambiente che riesce a produrre crescita. I numeri del settore intero indicano miglioramenti anchce nel primo trimestre di quest'anno (+ 6,1 % sul 2011, vedi ricerca ISMEA) ma secondo informazioni raccolte negli ambienti commerciali l’ortofrutta si accontenta del mantenimento anche nel 2012 delle posizioni raggiunte nella prima parte dell’anno precedente. Questo mentre i consumi delle produzioni tradizionali sono in calo.

 
isola biologica ideale


Occupandomi soprattutto di ortofrutta e conoscendo bene questa realtà trovo molto esagerati i toni delle dichiarazioni ufficiali sia governative che degli ambienti che ruotano intorno a SANA e cioè di Nomisma e del mondo delle certificazioni.

Qui voglio solo mettere il dito nella piaga della distribuzione italiana al dettaglio che, come anche nel convenzionale, non riesce ad offrire servizi tali da non perdere consumi e consumatori anno dopo anno. Le premesse per buoni performance ci sarebbero tutte perché l’ortofrutta biologica si rivolge a un mondo moderno fatto di crescente consapevolezza ambientale e salutistica da parte di molti ed attira consumatori benestanti ed istruiti. Dall’altro lato ci sono le realtà finanziate dal pubblico (Ministero della Sanità, delle politiche agricole, DOP, IGP, OP,  mense scolastiche ecc.) che da anni preparano bene il terreno con grande dispendio di energie e fondi.

Nonostante tutto ciò i consumi italiani di ortofrutta biologica sono lontani dal 2 % sul totale! Non è una cifra significativa, non può essere considerata soddisfacente.  La ricerca di Nomisma presentata al SANA afferma che il 70 % degli acquisti bio viene effettuato  presso la GDO. Questo potrebbe anche significare che la GDO è efficiente nel suo contributo alla distribuzione di questa tipologia di merce ma invece significa il contrario: ne il messaggio ne il prodotto convincono il consumatore. Produttori leader in campo biologico indicano cifre inferiori ad un terzo del loro  output i quantitativi forniti alla GDO italiana.

Se osserviamo come i specializzati (fra loro sopratutto le organizzazioni in franchising) prosperano, raggiungendo cifre e crescite notevoli, il cerchio si chiude: la GDO rappresenta un collo di bottiglia ed impedisce l'affermazione dell'ortofrutta biologica italiana. La relativamente piccola percentuale di consumatori già convinti, i cosiddetti heavy consumers, è costretta a frequentare i suoi punti vendita ma non trova ne scelta ne prezzo. Da anni si sente dire dai responsabili commerciali della GDO che le possibilità di offerta sono limitate da spazi angusti ma per merce di poco valore ed a poco prezzo gli scaffali sono sempre sufficienti. Se è vero come è vero che la segmentazione ormai si limita a due grandi categorie: il primo prezzo ed il premium, perché al biologico non si concede l’onore dell’alto di gamma? Se anche fosse necessario  ridurre un po’gli  alti prezzi adesso di moda (veramente troppo alti per tanti portafogli), non conviene sempre fare ricarichi su prezzi rispettabili piuttosto che su prezzi stracciati?

lunedì 10 settembre 2012

SANA, Salone Bio di Bologna - Un comunicato interessante per i commerci internazionali

DA BRASILE, CINA, RUSSIA, CANADA E USA
CINQUE DELEGAZIONI DI AZIENDE LEADER DEL MERCATO BIO
OSPITI DI SANA 2012 (Bologna 8‐11 settembre)

Sono cinque le delegazioni di buyer del settore del biologico (alimenti freschi e trasformati) provenienti da Brasile, Cina, Russia, USA e Canada, selezionate in occasione di workshop e incontri realizzati nei mesi scorsi (rispettivamente a San Paolo, Shanghai, Mosca e Washington), che saranno ospiti di SANA (Bologna, 8‐11 settembre), la più importante manifestazione espositiva italiana per l’alimentazione biologica certificata, l’erboristeria, la cosmesi naturale e biologica, organizzata da BolognaFiere. Il programma di internazionalizzazione di SANA e della filiera biologica italiana è stato realizzato in collaborazione con Federbio, il Ministero dello Sviluppo Economico tramite l’ex‐Ice e l’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Emilia‐Romagna.


Molte “le eccellenze” presenti tra gli ospiti. Tra queste, nella delegazione brasiliana, da segnalare Mundo Verde, il maggiore operatore del canale bio specializzato, con 25 anni di attività, 196 negozi (31 dei quali aperti nel 2011), da 4.000 a 7.000 referenze per punto vendita e circa 150.000 clienti al giorno, e Pão de Açúcar, marchio della Companhia Brasileira de Distribuição, il maggior operatore della grande distribuzione del Brasile e il secondo dell’intera America Latina, leader delle vendite bio nella GDO, con 1800 punti vendita tra super e ipermercati in tutto il Paese.
Tra gli operatori provenienti da Usa e Canada sono presenti: United Natural Foods,Inc il distributore nazionale indipendente di prodotti biologici e naturali leader negli USA, con una rete su ambedue le coste e in Canada, per un volume di vendite di oltre 5 miliardi di dollari; Organic Trade Company, importatore e distributore con piattaforme a Filadelfia e Toronto; alcuni tra i principali importatori di specialità italiane (come Dean & De Luca, Pondini Imports e Purely Organic), infine operatori quali Natural Grocers, con punti vendita in 11 Stati, e Campo Verde Solutions, specialista nello sviluppo di linee biologiche a private label per le catene distributive a stelle e strisce.
Tra i russi spiccano AZBUKA VKUSA (L'Alfabeto del Gusto), che conta 50 “supermercati gourmet” a Mosca, ed è leader nella commercializzazione di prodotti biologici importati dall’Europa; il grossista Organic‐Trade/Ecoproduct; gli specialisti dei prodotti italiani Total City Food e Italia Mia, e la catena Bahetle (dotata di 22 supermercati pluripremiati a Mosca).
Dalla Cina arriveranno svariate trading company, tra le quali SHANGHAI DONGSUO TRADING CO, attualmente il principale importatore di prodotti biologici italiani nel crescente mercato cinese

mercoledì 5 settembre 2012

Propriertà condivisa?

Il concetto di proprietà


a pag 245 dell'ultimo libro intitolato "La terza rivoluzione industriale" Jeremy Rifkin arriva a un ragionamento che tutti ormai dovrebbero conoscere ed esaminare confrontandolo con le proprie esperienze. Non ha a che fare direttamente con la frutta che è il riferimento di questo blog ma per quanto riguarda la comunicazione senz'altro si.   Qui il passaggio che colpisce e che induce a riflessioni profonde. Per le generazioni giovani saranno anche concetti già assimilati ma per capire il futuro tutti dovranno confrontarsi con queste tesi che, rappresentate da un solo paragrafo del libro, sconvolgono concetti ritenuti fondamentali fino a ieri:    
 
Una generazione cresciuta con Internet sembra non curarsi dell'avversione degli economisti classici per la condivisione delle creatività, delle competenze e dell esperienze e perfino di beni e servizi in un ambito collettivo ed indiviso , finalizzato alla promozione del bene comune.

Gli economisti classici considererebbero un contesto economico di questo tipo contrario alla natura umana e destinato al fallimento per la semplice ragione che gli uomini sono innanzitutto e soprattutto egoisti, competitivi e predatori, e quindi approfitterebbero della buona fede e dell’ingenuità dei propri simili per impossessarsi dei contributi altrui e fare da sé ottenendo un rendimento superiore .

Queste idee sembrano aver perso ogni forza: oggi centinaia di milioni di persone sono attivamente impegnate in reti sociali collaborative su Internet, alla quali offrono il proprio tempo e le proprie conoscenze , di solito in modo gratuito per promuovere il benessere di tutti.

domenica 2 settembre 2012

Le scelte vegetariane

Ne pesce ne carne
 
Sabato 1. Settembre sera tardi Sky Tg24 Economia  ha trattato il tema  “Ne carne ne pesce - Dai vegani ai crudisti le tante declinazioni delle scelte vegetariane”. Come al solito dopo aver sentito le voci interessate rappresentate da personaggi che rappresentavano le categorie dei produttori, dei dietologi, dei vegetariani e degli ambientalisti, le idee invece di chiarirsi si annebbiano possibilmente ancora di più.
 

Ma alcune  cose si possono raccontare dopo un ascolto forse anche un po’ distratto nelle vesti di consumatore attento: Sempre più spesso si sente parlare di vegetariani e sempre più spesso non si parla solo della salute delle persone ma anche di quelle del pianeta.  Argomenti come quelli che per allevare un bovino si consumano 15-20.000 litri d’acqua (dati FAO) o ci vogliono 13 kg di mangimi (più 30 kg di fieno) per ogni kilo di carne ricavata fanno effettivamente pensare.  Se poi si ascolta anche chi assicura che la produzione animale inquina più della circolazione di tutte le autovetture  (relativamente il 18 % contro il 14 % sul totale) le coscienze incominciano ad agitarsi in parecchie persone che si aggiungono a chi da decenni ha iniziato il percorso di una vita senza pesce ne carne o anche senza nessun prodotto di origine animale.

Gli apostoli vegetariani e vegani affermano che le loro scelte vanno oltre il biologico, si dichiarano per un’agricoltura pura, pacifica, senza la necessità di maltrattare animali. Alla base c’è granaglia, pane, grassi vegetali, alghe, frutta e verdura. Per esempio proprio per questo la bruschetta italiana sta diventando un piatto preferito  anche a livello internazionale.