lunedì 20 febbraio 2012

Gli imballaggi sul punto vendita, solo punti di vista?

In occasione del Frische Forum che ha aperto come ogni anno il grande evento ortofrutticolo berlinese, la Fruitlogistica, ho assistito a un interessante battibecco fra due relatori. Il direttore commerciale di una catena di supermercati tedeschi ha affermato che c'è bisogno di maggior semplificazione in fatto di preconfezioni e di maggior attenzione all'ambiente tornando a offrire i prodotti ortofrutticoli con il momento possibile di fardello imballaggistico.

Si verrebbe così incontro a un generale sentimento del pubblico, sempre più insofferente al grande spreco di carte e di plastiche e sempre più attento al risparmio in ogni sua forma, dunque anche in fatto di confezioni.


La tesi era stata presentata con grande enfasi e sembrava aver convinto il pubblico. Ma quando un responsabile marketing di un importante distributore inglese ha detto esattamente il contrario il giudizio precedente è stato messo fortemente in dubbio da un ragionamento molto semplice: Le ricerche, almeno sul mercato inglese, dimostrano che al consumatore non interessa tanto il prezzo a libbra o a kilo ma vuol sapere soprattutto cosa gli costa il prodotto che vede e che gli sta bene come quantità.

A queste esigenze risponde immediatamente una piccola confezione che presenta tutto quanto contiene in modo accattivante ed indica in modo altrettanto evidente l’importo che l’acquirente deve sborsare.

Gli inglesi spingono questo concetto anche molto avanti quando per esempio offrono nello stesso vassoi etto un grappolo di uva bianca ed uno di uva rossa o nera oppure quando nella stessa confezione presentano due frutti più maturi, per il consumo immediato, degli altri due. Con questo metodo riescono anche a vendere calibri molti piccoli chiamandoli “for kids” per bambini, a misura di bimbo o bimba.

Personalmente preferisco poter scegliere in un grande imballo o anche in un piccolo bin i frutti che più mi convincono ma vedendo da anni il grande successo delle preconfezioni sono tentato di credere alla tesi degli inglesi. Ma più che di indovinare credo che ognuno dovrebbe fare le sue ricerche di mercato e decidere sulla base di cifre quale strategia portare in campo. E certamente ci saranno differenze perché anche i consumatori hanno le loro abitudini. E queste dipendono dallo stile e dai ritmi di vita, da gusti e dai borsellini.

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