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giovedì 28 giugno 2012

GLOBALIZZAZIONE DEI COMMERCI AFFRETTATA



All'inizio degli anni '90 gli uomini di stato (fra i quali economisti come Prodi) che hanno impostato il calendario della caduta di tutte le barriere doganali a livello mondiale nel giro di 10 anni non hanno capito che in un così breve lasso di tempo le economie avanzate dell'occidente non potevano riorganizzarsi per continuare la produzione dei beni nei paesi tradizionali e che pertanto la produzione si doveva per forza spostare nei paesi che anche allora avevano costi di manodopera inferiori del 70-80-90 percento. Le conseguenze le vediamo bene oggi quando sopratutto l'EURO non regge l'urto e se non succede un miracolo, crolla come i capannoni sotto le ondate del terremoto in Emilia.

Discutendo di queste cose oggi con un collaboratore mi è venuto spontaneo un piccolo grafico che Vi riproduco. Si vede bene che per raggiungere il livellamento così presto le economie occidentali dovevano scendere velocemente verso la linea di un mondo che comunque è in continua ascesa. Bastava impostare le curve in modo giusto per evitare la traumatica discesa dell'occidente dando comunque l'opportunità di crescere alle economie emergenti.

C'è ancora tempo per raddrizzare queste linee?

















venerdì 20 gennaio 2012

L'INGHILTERRA CERCHI FORTUNA NELL'EXPORT

Il ministro inglese dell'agricoltura Jim Paice ha tentato di scuotere gli ambienti inglesi dell'ortofrutta. Parlando all'annuale OXFORD FARMING CONFERENCE ha sottolineato quanto ormai viene discusso su tutti i media: globalmente parlando la produzione agricola è sempre meno sufficiente per la nutrizione dei 7 mrd. di persone che ormai hanno già superato quella cifra.

Ha tentato di convincere gli operatori inglesi ("set the industry on fire")che hanno prodotti di buona qualità che possono trovare nuovi consumatori in molti paesi esteri.

Ha detto che non sono solo i 4 paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cile) ad alimentare le speranze ma basta guardare quanto l'Inghilterra già adesso esporta verso il Belgio per convincersi che c'è ancora tanto terreno da conquistare. Questo paese da solo importo più prodotti ortofrutticoli inglesi che i tutti i paesi del BRIC messi insieme.

Conoscendo l'alta qualità dei prodotti orticoli inglesi (non si può parlare di frutta per scarsità di produzione ed inadeguatezza del clima) non ho dubbi che le potenzialità ci siano. Sopratutto considerando che la manodopera impiegata nei magazzini di confezionamento di Spalding e tante altre zone di produzione consistente sopratutto in personale indiano, pakistano e simili etnie, costa meno della metà del personale equivalente in Italia. E si sa che la loro logistica, sopratutto quella marittima, è up to the standard!