sabato 22 maggio 2010

Il secondo muro di Berlino

Questa crisi è iniziata nel settembre 2008 e mi ricordo che assistevo attonito allo sfaldamento di tante certezze. Ma fin dagli inizi del 2009 ero convinto che la profondità della voragine richiedesse un generale ripensamento e speravo che questa convinzione si facesse strada presto a tutti i livelli.

Così non è stato e così l'Europa, aggrappandosi ai suoi vecchi preconcetti ha continuato a scivolare verso il basso e solo adesso, dopo la crisi dell'Euro inescata dalla Grecia, si scuote. Per dir la verità la Germania, paese trainante di ogni evento economico del continente, si è arresa solo in questi giorni all'evidenza che da settimane era stata percepita da Francia, Italia ed altri, ed ha ottenuto dal suo parlamento il sì al salvataggio della Grecia e di eventuali altri paesi che fossero scivolati nel dirupo.

La Merkel adesso ha fatto anche di più: è andata all'attacco dei nemici dell'euro, degli speculatori che, come si trattasse di un nano, stanno tentando di far cadere quello che a mio avviso ancora oggi è una quercia: la nostra moneta comune. Con questo gesto viene rafforzata tutta la cordata dei 16 paesi che aderiscono all'euro e questo eviterà le conseguenze nefaste.

Quali conseguenze? Quelle della seconda caduta del muro di Berlino che questa volta, dopo l'Europa dell'Est, poteva coinvolgere tutta l'Europa dell'Ovest. Nessuno in Europa ne ha ancora discusso l'impatto ma a me sembra evidente che come l'implosione del sistema sovietico che si reggeva su leggi sociali insostenibili così anche i paesi dell'Unione Europea galleggiavano su una zattera sostenuta da palloni gonfiati artificialmente che da tempo avevano incominciato a perdere aria.

In poche parole: I nostri sistemi politico-sociali basano su presupposti costruiti sotto la pressione delle conquiste socialiste di uguaglianza che esigevano investimenti sempre crescenti per soddisfare i "diritti di tutti" , investimenti che però proprio causa i freni imposti da questi diritti le economie non sono più in grado di sostenere.

E' infatti impossibile mantenere un numero sempre crescente di pensionati assicurando i servizi sanitari sempre più sofisticati con una forza lavoro invecchiata, mal preparata, mal motivata ed alla fine anche mal remunerata.

Stavamo arrivando al crollo di questo castello iniziando dai paesi che più allegramente avevano gestito le risorse fidando nel miracolo di una moneta, l'Euro, che sull'onda della bolla creata dall'indebitamento smisurato di tutte le economie occidentali veniva trascinata verso l'alto in modo inconcepibile.

Purtroppo anche gli economisti più illuminati non sfuggono alle euforie generali e colpevolmente non avevano previsto quanto le tendenze finanziarie evidenziavano da tempo. Sarebbe stato secondo me abbastanza facile spiegarlo all'elettorato generale che orienta le nostre democrazie. Queste cifre si potevano basare sull'incremento dell'indebitamento americano, sulla poca consistenza delle garanzie di ripagamento di certi mutui, sull'aumento incontrollato delle spese dello stato sociale. L'elettorato non ha sufficienti agganci per giudicare la fondatezza delle previsioni catastrofiche dei meteorologhi in fatto di riscaldamento della terra. Ma avrebbe capito cifre economiche nude e crude se portate avanti in modo pragmatico e non fazioso come spesso succede.

L'Europa pochi giorni fa era sull'orlo di subire le conseguenze di un secondo crollo del muro di Berlino o come lo vogliamo chiamare. Per il momento il muro ha retto ma si tratta ancora di puntellamenti poco rassicuranti. Finchè i popoli di tutt'Europa (ma sopratutto quelli più impregnati precedentemente dalle ideologie socialiste) non si convinceranno che il mondo è cambiato non ci possiamo ritenere salvi. Dovremmo invece chiarirci subito le idee e stabilire quali delle conquiste possono sopravvivere e quali è meglio buttare a mare come zavorra per salvare la nave da un sicuro naufragio.

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