sabato 5 dicembre 2009

Il tema Marketing in ortofrutta

La facoltà di scienze agrarie dell'università di Bologna nella persona del Prof. Carlo Pirazzoli ha esposto le sue teorie aggiornate in fatto di marketing in occasione dell'annuale "convegno peschicolo di Cesena, novemebre 2009. Prima di quell'occasione ho indirizzato un mio promemoria al professore per dare un contributo alla discussione che secondo me doveva aprirsi dopo una campagna commercicale estiva così negativa.

Ecco il testo di quella lettera:

Egr.
Pizzoli Prof. Carlo


Il problema ortofrutticolo in Italia


Osservo la triste evoluzione dell’ortofrutticoltura italiana da ormai 50 anni. Ho iniziato a lavorare nella commercializzazione dei prodotti freschi nell’azienda di mio padre a 20 anni. Non ho dunque studi universitari ma in compenso ho avuto modo di poter osservare le situazioni da osservatori privilegiati.

Mi ricordo che negli anni ’80 un dirigente dell’ICE che in quel momento ricopriva un’importante carica dirigenziale nell’ufficio dell’Istituto a Bruxelles mi disse: per cambiare in meglio dobbiamo attendere la fine della guerra fratricida che imperversa in Italia: quella fra il commercio privato e le cooperative dei produttori.

Da qui nasce tutto il disastro che oggi ci troviamo davanti: Il produttore individua nella distribuzione forze a lui ostili che secondo lui non fanno altro che sfruttarlo. La politica accetta questa tesi e l’aiuta con importanti finanziamenti ad organizzarsi in proprio. Il risultato sono le organizzazioni dei produttori come sono oggi: una entità mercantile che continua ad orientarsi alla produzione invece che al mercato.

La prova ne sono il sentimento ostile nei confronti della distribuzione che traspare da ogni dichiarazione dei dirigenti di Coldiretti, CIA ecc ed adesso anche dal ministro dell’agricoltura, l’assenza di collaborazione fra produzione e commercio a livello di import export e gli scarsi investimenti in ricerca di mercato (per conoscere il consumatore) e di promozione (per informare il consumatore.

Purtroppo la guerra è stata persa dagli specialisti dei mercati internazionali, gli esportatori indipendenti, ed insieme a loro l’Italia ha perso sia il know how di tante generazioni e l’intuizione e la propensione al rischio necessaria ad ogni penetrazione di mercato.

Va dato atto agli operatori agricoli che la politica italiana da decenni rivolge tutte le sue attenzioni unicamente al mondo industriale non imitando in questo i governi di stati ben più industrializzati come la Francia, la Germania e gli stessi Stati Uniti.

I rimedi oggi
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Partendo da questi presupposti e partendo anche dalla crisi attuale innegabile che dimostra l’incapacità della produzione ad uscire da sola da questo impasse c’è solo la strada della scienza che, al di sopra di tutti i preconcetti emotivi possa individuare ed indicare la giusta via: Un’importante istituzione come la Vostra Università potrebbe mettersi a capo di una profonda revisione di tutte le politiche recenti proponendo terapie scientificamente accettate ed auspicate da tutti.

Credo che la scienza del marketing (che ho studiato personalmente alla Bocconi di Milano quando ho frequentato per primo del nostro settore un corso specializzato di tre mesi nel 1984 per utilizzarla in occasione del lancio del marchio della ciliegia VIGNOLA) possa essere di grande aiuto ed essere accolto dalle menti più illuminate del nostro mondo.


Riposizionarci pensando al mercato e le sue esigenze per arrivare all’adeguamento della produzione attraverso lo studio della concorrenza e di tutti gli altri strumenti che abbiamo a disposizione. E, come Lei perfettamente sa, i fondi non mancano.

Mi immagino che l’esito di una siffatta terapia debba passare obbligatoriamente da un ripensamento della filiera distributiva dimenticando la concezione di “entità parassitaria” troppo spesso inculcata nelle menti di produttori e consumatori. Bisogna invece accettarla come necessario anello di congiunzione con la gente che ha bisogno di comprare e mangiare tranquillamente ortofrutta sana ed al prezzo giusto. Per poterlo fare nel modo adeguato è certamente necessaria una serie di servizi molto perfezionati ma anche costosi offerti sulla strada fra produzione e consumo.

Ci vorrà poi una rivalutazione della dimensione aziendale a ogni livello e la comprensione oltre che la collaborazione dei produttori con la filiera distributiva (non solo quella della GDO ma anche quella intermedia che occupa le nicchie ed apre i nuovi mercati).

Bisogna infine investire in promozione, pubbliche relazioni e pubblicità per convincere gli italiani dell’importanza per la salute del consumo di prodotti ortofrutticoli freschi visto che i concorrenti del mondo dei succedanei è talmente agguerrita da far addirittura cambiare abitudini alimentari a un popolo intero, contro ogni buon senso.

Caro professore, un Suo commento sarebbe molto gradito anche per approfondire questa tematica. Spero di vederLa a Cesena dopodomani.

Cordialmente
Rolando Drahorad
Cell.: 348 700 6290


Vignola, 4 Novembre 2009

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