Twitter  LinkedIn
Visualizzazione post con etichetta ortofrutta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ortofrutta. Mostra tutti i post

lunedì 6 maggio 2013

QUIFRUTTA ha traslocato

Qui frutta
http://quifrutta.blogspot.com/
4 apr 2013 ... Qui frutta, Blog tematico di Rolando Drahorad si trasferisce.

Da oggi il nuovo indirizzo di Qui Frutta è: http://quifrutta. wordpress.com/ Continuate a seguirmi sulla nuova piattaforma!
Dal 4 aprile 2013  qui regna il silenzio

mercoledì 27 marzo 2013

FRUTTA FRESCA IN UNA FAMIGLIA INGLESE

Poca frutta italiana nella fruttiera fotografata recentemente nella cucina di una famiglia inglese
. La frutta sembra immatura ma non lo è più di quanto osserviamo a casa degli italiani. In bella vista si notano alcune pere Conference delle quali ho mangiata una giusto per capire: era matura al punto giusto ed anche succosa, non era per niente dolce e pertanto per i miei gusti poco buona. Non era dello stesso parere il figlioletto di 6 anni che ne era grande estimatore e consumatore. Strana la poca evidenza delle mele, molto nascosto l'avocado su in alto a destra. Le arance erano le classiche Navel spagnole, le banane poco belle, probabilmente banane Fair Trade molto in voga in GB. I Kiwi erano forse l'unico frutto di provenienza italiana anche se il colore scuro della buccia non è quello tipico.  Per completare il mio racconto devo annotare che in una vaschetta a parte erano presenti anche uve nere e bianche, rigorosamente senza semi ma abbastanza dolci. Forse quella casa non era sempre così rifornita di frutta. Forse il mio arrivo aveva spinto la padrona di casa a fare uno sforzo per farmi piacere..... mah!!

venerdì 8 marzo 2013

Diversificare l'offerta di frutta

Quando un consulente marketing consiglia  di studiare il mercato ed i consumatori, di differenziare la sua offerta e di comunicarla in seguito alla potenziale clientela raramente pensa ai volumi ed al giro d’affari che sarebbero necessari per operare tutte queste belle cose nel settore dei prodotti ortofrutticoli freschi.

Un operatore agricolo associato o un commerciante interno o internazionale in pochissimi casi ha a disposizione un quantitativo tale di un determinato prodotto da poter raggiungere tutti  i consumatori di un paese grande come l’Italia.  Il quantitativo disponibile per una tale azione si dimezza perché sul mercato nazionale si collocano solo calibri medio-grandi, il resto deve trovare sbocco so diversi mercati internazionali.

Ma se non ho quantitativi che mi permettono economie di scala come faccio a sostenere la spesa più importante di un’azione come quella descritta, quella della pubblicità se la presenza della mia marca non può essere garantita laddove arriva il mio messaggio  promozionale?

D’altra parte i quantitativi necessari per coprire giorno dopo giorno  i fabbisogni  anche solo di  poche regioni in caso di attività promozionale circoscritta  di una gestione talmente complessa che pochi hanno le potenzialità di reperimento e di lavorazione della  quantità necessaria di prodotto per coprire il mercato nazionale.

Pensiamo ai casi che fino ad oggi vediamo operare con successo sui mercato italiani. Si tratta o di multinazionali che hanno accesso a grandi quantitativi di frutta esotica  grazie alla complessità della logistica in altri continenti (un esempio per tutti la Chiquita), oppure di intere zone di produzione italiane che per motivi storici hanno  una produzione aggregata da tempo (l’esempio del Trentino-Alto Adige).

Se questo è il problema di tante produzioni e se senza marketing non si può più operare con successo bisogna pensare ai rimedi. La ormai famosa marca di mele "Mela Più" ci ha indicato la strada tanti anni fa: con gli iniziali piccolissimi quantitativi a disposizione ha cominciato a segmentare il mercato e segmento dopo segmento ha conquistato il numero di consumatori sufficiente da garantire il ricavo di un giusto prezzo. Gli esempi sono ormai tanti ma ancora troppo pochi per poter riportare la frutticoltura in utile.






sabato 9 febbraio 2013

Fruitlogistica Berlino: il giorno dopo

Quest´anno per la prima volta ho preferito rimanere a Berlino anche dopo la chiusura del venerdi sera e dopo una sana dormita ed una bella nuotata in piscina mi accingo ad accennare a qualche prima sommaria impressione riferita appunto a questa straordinaria manifestazione che ogni anno porta qui il gota della distribuzione orofrutticola mondiale.

Anche la stagione clemente ha aiutato a rendere le giornate piu` vivibili e sottolinea il clima positivo che anche all´ínterno dei padiglioni si respirava. Tutti dáccordo a notare la favolosa presenza dei Sudamericani al padigglione 25, tanti che notano un calo delle preseneze spagnole e francesi, molti che racccontano di una sempre piu´massiccia infuenza degli olandesi. In questo quadro l´Ítalia si presenta ancora con un plotone verament invidiabile di espositori: 458 su un totale di oltre 2.000.

Da un lato questo e`frutto di decennale espererienza sul mercato tedesco ma anche dell´enorme dilatazione dell´offerta in tutti i comparti dei servizi e della meccanizzazione, senza trascurare il comparto della logistica, del biologico e quello del convenience.

Purtroppo se anche l´Italia cè´...in troppo pochi ne conoscono il peso. E´frutto della poca unitarietá´ e della nostra insistenza sul marciare individualmente invece di accordarci sulla cura di unímagine unitaria, di paes, di efficienza collettiva che potrebbe grandemente venir fuori proprio in questi tempi di globalizzazione e di grandi numeri.

Ancora una volta mi vien da riporre speranze nella nuova ICE - Istituto Commercio Estero (che anche in un colloquio diretto con il massimo responsabile romano presente in fiera e´stato sottolineato) perché´chi visita i centri nevralgici in giro per il mondo sa quanto conta l´appartenenza ad un sistema paese conosciuto ed apprezzato quando si bussa alle porte che contano.

venerdì 1 febbraio 2013

Reparto Ortofrutta Una Sorta di Cayenna Del Supermercato ?

Chattando con una persona amica conosciuta per lavoro ormai un anno fa mi ha raccontato un particolare della sua storia personale che ritengo molto emblematica per il settore ortofrutticolo. Non credo che durante la prima decade del nuovo secolo la situazione sia cambiata in meglio almeno dal punto di vista dell'immagine che il comparto si tira dietro da sempre.


Da parte dei consumatori però c'è indubbiamente più attenzione e lo provano i tentativi di sperimentare nuove vie di approvvigionamento come i negozi specializzati bio, i farmers market, i GAS (gruppi d'acquisto solidale), il roof gardening sui grattacieli di New York ma anche su balconi e tetti di una realizzazione sperimentale di Milano presentata da Federica Marra alla recente due giorni dalla BARILLA ACCADEMY FOR FOOD AND NUTRITION. Per non parlare della gente che ha intensificato gli acquisti in campagna o che coltivano orti dove possono spesso rifornendo amici e parenti.
 

Federica Marra è una ricercatrice  italiana ma lavora sia in Olanda che in Giappone
 

Tutto questo potrà portare nel giro di pochi anni, anche prima dell'appuntamento dell'EXPO2015 di Milano, a grandi cambiamenti. La crisi porta miseria ma spinge anche verso l'innovazione. Chi prima e meglio si adegua meglio resisterà.


L'aneddoto è il seguente:

"Quando da studente facevo contemporaneamente l'operaio in un supermercato, il reparto ortofrutta era considerato da noi una sorta di cayenna del super, la fossa delle Marianne. Il reparto peggiore, più faticoso fisicamente e dove venivano mandati i peggiori, quelli senza alcuna opportunità di carriera interna, quelli con la peggior propensione al rapporto con il cliente. Sto parlando del periodo '96 - '99 e quindi non so se le cose oggi siano cambiate. Un caporeparto ortofrutta rimaneva quello a vita, un caporeparto generi vari era invece il trampolino per diventare direttore del negozio. Quando mi ci mandarono, un mese prima della mia laurea, mi dissero: "tanto a breve te ne andrai, quindi ti mandiamo in ortofrutta, lasciando il tuo posto nei generi vari a qualcuno sul quale puntare". Non so se le cose siano cambiate, ma di strada da fare, proprio all'interno della cultura interna nel settore ortofrutta di un super, mi sa che ce n'è moltissima."

Lascio ai lettori le conclusioni ma una cosa è certa: c'è tanto futuro per chi capisce ed ha voglia di lavorare.

lunedì 28 gennaio 2013

MARIO CATANIA TIRA LE SOMME


La sera di Venerdì si è svolta in Valpolicella (VR) in una cornice elegante e festosa una serata dedicata dal Corriere Ortofrutticolo alla premiazione delle aziende che nel 2012 si sono distinte nella distribuzione e nell'esportazione di prodotti ortofrutticoli.

L’editore della rivista, Antonio Felice ed il direttore Lorenzo Frassoldati hanno introdotto la serata indicando l’uno lo spirito e la filosofia che ha guidato l’iniziativa e l’altro le finalità dell’impegno così come è stato realizzato nella patria del nobile vino Amarone.

In seguito Paolo Bruni, presidente del CSO, sponsor principale della manifestazione ha introdotto sul palco gli ospiti destinati alle premiazioni.  Ha coinvolto anche l’ospite più illustre, il ministro delle politiche agricole in carica, Mario Catania, che in un breve discorso ha delineato alcuni dei punti che lo guideranno anche nella sua futura azione politica (Catania è capolista di UDC nella circoscrizione Veneto uno e pertanto quasi sicuro eletto).

Paolo Bruni presenta il Ministro Catania

Il Ministro ha esordito salutando collettivamente i presenti ricordando che con tanti di loro si era"incrociato" per motivi di lavoro in vari momenti durante i 12 mesi di attività al ministero.

“ Poc'anzi mi è stato ricordato che sono stato io a battezzare il radicchio di Treviso come prodotto legato ad una zona d’origine in un tempo non tanto vicino. Per dire la verità mi ero dimenticato. Però ho piacere di ricordarlo perché evidentemente un pizzico di fortuna al prodotto l’ho portato anch'io.

Mi chiedete che cosa sono le cose che ricordo di questo periodo? Sono stati 12 mesi intensissimi per l’attività straordinaria in un momento d’emergenza per la vita del paese.…. Ma come ministro dell’Agricoltura credo di avere  avuto un piccolissimo merito, quello di avere  messo sul tavolo una serie di questioni che stavano li a dormire  nella rimozione generale.

Mi riferisco al tema del funzionamento della filiera,quindi all’Articolo 62, mi riferisco al consumo del suolo, il tema della cementificazione.

Il tema dell’Art. 62 l’ho chiuso, quello della cementificazione no, mi dispiace molto ma è una  questione che è rimasta aperta.  Io spero  che venga ripresa. Il paese ha bisogno che venga fermata la cementificazione dei  terreni agricoli! E’ quello un asset fondamentale di  quello che io considero una buona  politica da fare già  a partire dai prossimi mesi.

Molto lavoro è stato fatto anche a Bruxelles, abbiamo approvato il pacchetto qualità, il pacchetto latte ma ancora  abbiamo da fare. Già nei prossimi giorni sono a Bruxelles  per il consiglio di agricoltura
E ci torno poi con il presidente Monti il prossimo 7 – 8 febbraio per chiudere il negoziato sul bilancio dell’Unione Europea  e quindi sulla dotazione della PAC , una partita fondamentale. Poi chiuderemo nei prossimi mesi, o meglio,  lo chiuderà chi farà il ministro nei prossimi mesi,  anche il negoziato sulle regole della PAC, e quindi  tutto quello che ruota intorno per esempio al sistema del sostengo dell’ortofrutta che è fondamentale per il comparto.

Penso di essere stato esaustivo …..”

venerdì 25 gennaio 2013

I prezzi giusti per il Biologico

Non voglio fare un trattato ma piuttosto sottoporrVi scene di vita reale: Compro regolarmente in un negozio specializzato che vende solo bio ed ho trovato i prezzi evidenziati in questa foto:




In primo piano ci sono arance bionde che per essere in offerta a € 1,74 non mi sembrano praticolarmente vantaggios ma in linea con il trend generale. Personalmente preferisco la più acidula Tarocco e non mi voglio intrattenere qui più di tanto (un dettaglio: le Navel hanno buccio grossa che pesa circa un terzo del totale, se un frutto del calibro 3-4 pesa 250 grammi la buccia sarà almeno di 80 grammi)

Ho scattato la foto perchè per la mia solita razione settimanale di Kiwi ho visto apparire sull' etichetta che esce dalla bilancia un importo che mi ricordava le 10.000 Lire di una vota. Infatti 17 furtti del calibro che stimo essere il 30 al prezzo di 3.30 danno una bella cifra. Siccome sò per esperienza che il kiwi è uno dei frutti meno difficili da coltivare con metodi biologici e conoscendo i prezzi che normalmente pago dal fruttivendolo per merce convenzionale ritengo eccessivo questo prezzo.





Come si vede nella seconda foto ci sono anche pere Decana del Comizio a un prezzo raguardevole, € 4,98 al Kg. In questo caso però ritengo il prezzo giustificato perchè conosco la poca voglia dei produttori a dedicarsi a produrre pere biologiche perchè le difficoltà agronomiche sono veramente tante. Sopratutto la resa per ettaro scende drasticamente.

Conclusione:
Siccome alla fine però, avendo fatto la spesa settimanale di ortofrutta per 3 persone, spendendo  in totale non più di € 50.-  ho dovuto concludere che 16-17.- euro a persona per una settimana di frutta e verdura non devono spaventare nessuno. Piuttosto inviterei qualcuno a usare meno il telefonino o a frequantare meno le sale gioco. Ortofrutta, sopratutto se biologica, fa certamente meglio alla salute e probabilmnete anche al portafoglio.

lunedì 24 dicembre 2012

Bruno Di Lenardo trovato morto

Stamattina, vigilia di Natale, si sono diffuse le prime notizie della morte del 52enne Bruno Dilenardo, titolare della storica ditta DI LENARDO SPA di Padova.


Il giorno 22 di dicembre un importante rogo aveva distrutto parte degli stabilimenti della ditta e questo potrebbe aver indotto Dilenardo a commettere suicidio. Lo sfortunato imprenditore avrebbe lasciato lettere che potranno aiutare a chiarire i motivi di un eventuale gesto di questa gravità.

Il mondo della commercializzazione ortofrutticola italiana, già colpito dagli attacchi alla ditta siciliana Panitteri (ricordiamo il recente rogo di 6 bilici come probabile atto dimostrativo della malavita), rimane attonito di fronte a questa ennesima tragedia e si stringe intorno alla famiglia Dilenardo con sentito cordoglio.

mercoledì 10 ottobre 2012

CONOSCERE IL CONSUMATORE di ortofrutta


Il rispetto per l'ambiente e prezzi equi sono per il consumatore italiano i fattori principali che influenzano le sue decisioni quando si trova davanti al bancone o agli scaffali di prodotti ortofrutticoli.

Qui di seguito il relativo grafico estrapolato dalla bella e compmleta ricerca presentata da Salvo Garipoli di SG MARKETING al recente convegno di FRESHPLAZA al MACFRUT di Cesena .


Il tema dell'evento era "La Riconquista dei consumatori italiani di prodotti ortofrutticoli" . Come motivare le nostre famiglie a concentrarsi di più su frutta e verdura è ben evidenziato in queste colonne nelle quali il blù sta per una risposta "molto" positiva e il rosso per una risposta "abbstanza" positiva



Per ragioni tecniche non è possibile mostrare la tabella intera che è pubblicata sul sito di MACFRUT Cesena.

venerdì 5 ottobre 2012

MARKETING ORTOFRUTTICOLO (3) Proposte


Nei due post precedenti ho descritto la situazione intorno all'anno 2000 e poi l'evoluzione fino ai giorni nostri. Qui presento certe riflessioni finali per arrivare anche a proposte concrete. Ricordo che l'articolo integrale è pubblicato sul No. 9 della rivista FRUTTICOLTURA dedicato alla 29ma edizione della fiera MACFRUT di Cesena.

Riflessioni finali, cont.

In Italia sono presenti forze dormienti che possono essere inserite in aggiunta a quanto di buono già esiste. Sono attori sufficientemente professionali e fortemente motivati che potrebbero operare, facendo leva sulla buona immagine mondiale dei prodotti alimentari italiani, una nuova crescita. A queste forze si deve garantire pari condizioni con gli uffici commerciali delle cooperative e/o OP. Già nel 2010 il prodotto di punta, il kiwi italiano, ha raggiunto 68 paesi in tutto il mondo. Utilizzando questa punta di diamante si può ipotizzare buoni successi anche con altre specie a patto di realizzare una forte convergenza di tutti sul comune target. Tutti devono poter contare sul totale appoggio di enti ed istituzioni nelle fasi operative e della comunicazione pubblicitaria.

Proposte

Fin qui è stato un tentativo di riassumere il divenire degli eventi. Ora è il caso di pensare a possibili rimedi:

Tutti i più importanti leader della filiera ortofrutticola attualmente influenti sanno che l’Italia da anni perde quote di mercato e sono concordi nel ritenere l’aumento delle esportazioni necessario per riequilibrare domande ed offerta. Se questo non lo si mette in dubbio non si deve mettere in dubbio neanche che si è in presenza di commercio. Commercio internazionale ma commercio.



Per troppi anni si è investito unicamente nella produzione e nel rendere più efficiente l’aggregazione della produzione a discapito della distribuzione. E’ così andata perso l’ orientamento al mercato, le capacità di sviluppare commerci è andata scemando. Se è vero che nella vecchia Europa la distribuzione è diventata spesso servizio così non è per tutto il vasto mondo che potrebbe assorbire le nostre eccedenze. Pensiamo ai paesi dell’Est, ai paesi del Nord Africa, a quelli del Medio e Estremo Oriente ed ai paesi del Sud America. Essi potrebbero assorbire grandi quantitativi di frutta ed agrumi ma i più vicini in parte anche ortaggi.

Ma abbiamo anche perso la misura con la quale pesare il valore del fattore commercializzazione perché di fronte a un mercato così vasto la squadra di commerciali che girano l’Europa (per non parlare del mondo intero) è ridicola. Se il kiwi ha raggiunto ormai 68 paesi si capisce che i fronti sono tanti ed ancora di più sono le nicchie.

L’aver ufficialmente promosso, preferito e rafforzato unicamente la produzione aggregata, includendovi i rispettivi uffici vendita, ha scoraggiato l’operatore privato che con istinto, passione ed accettazione di rischi commerciali poteva aprire nuovi mercati per se ma anche per i produttori. Di questi operatori ce ne sono ancora oggi a migliaia se contiamo quelli associati in Fruitimprese, quelli che non si associano mai a nessuno, quelli che operano sui mercati all’ingrosso o nelle loro vicinanze e quelli che hanno solo uffici import-export. Come esempio potrà servire l’organizzazione commerciale degli specialisti olandesi che con grande professionalità sono presenti con tutte le merci del mondo su tutti i mercati incluso quello italiano.

Non si tratta di indebolire l’esistente che va bene per l’ordinaria amministrazione, quella della Grande Distribuzione, qui si parla di far partecipare di nuovo tutti i giocatori che il paese finora ha lasciato in panchina. Saranno essi stessi a trovare nuove strade aumentando i consumi di prodotti italiani. Saranno loro a soddisfare prevalentemente quel 50 % che ancora oggi rappresenta “Nomal Trade e Horeca” a livello globale, in contrapposizione a quello dei grandi retailers. Se il privato può prevedere utili si muoverà anche nell’interesse della produzione per la quale dovrebbe diventare il braccio commerciale per tutte le evenienze. Non credo siano necessarie aggregazioni fra questi soggetti, a loro basterebbe una cornice operativa ben delineata e sostenuto sia dal pubblico che dalle grandi organizzazioni professionali agricole. Sapere e sentire di avere il sostegno e la collaborazione della produzione e l’attenzione dello stato potrebbe anche bastare. Si tratterebbe in pratica di un inversione di tendenza che finora ha visto contrapposti i due mondi, quello della produzione e quello della commercializzazione. La produzione potrebbe capire meglio il funzionamento delle pratiche commerciali e considerare la commercializzazione per quel che è: un servizio per portare ai consumatori sempre più ortofrutta.


Le condizioni inderogabili per un inserimento dei professionisti ed una loro piena collaborazione sono:

Nei confronti della produzione:

- Accesso libero e senza limiti a materie prime

- Accesso a partite e forniture di prodotto già confezionato a prezzo scontato del 5 %.

- Più coinvolgimento di operatori attraverso accordi di collaborazione e di esclusive fra cooperative di produttori ed operatori commerciali.

- Ricerche di mercato per adeguare il prodotto (la materia prima) ai mutevoli gusti dei consumatori

- Il finanziamento e la realizzazione di campagne di promozione e pubblicità istituzionale a sostegno dell’immagine positiva dell’ortofrutta italiana in Italia ed all’estero


Con riferimento alle istituzioni:

- Compressione di tutti i tipi di costi, compresi gli oneri previdenziali

- Assistenza promozionale dell’ICE simile a quella data al comparto vino italiano dopo la crisi del Metanolo.

- Premi e ristorni all’esportazione nelle forme possibili

- Formazione di personale adeguato per operare sui mercati esteri (sono importanti le lingue ma anche l’attitudine a relazionarsi con lo straniero in campo commerciale)

- Impegno per l’abbattimento di barriere doganali e fitosanitarie su tanti mercati esteri

- Infrastrutture autostradali, portuali ed aeroportuali efficienti

- Dogane ultra efficienti

- Banche ed assicurazioni adeguate


Le ultime quattro riflessioni sono ugualmente importanti:

- La produzione non deve perdere di vista che un commercio tenuto ai margini tende a rifornirsi all’estero a danno della produzione italiana

- I supermercati italiani dovrebbero ottenere il massimo di collaborazione per poter offrire sui loro scafali solo merce buona con il massimo di servizio. Il prezzo basso a tutti i costi non è neanche nel loro interesse.

- L’ orientamento al mercato lo si nota osservando gli attori della IV gamma dove le insalatine sono in mani private (Bonduelle e Dimmidisì) e la frutta ormai nelle mani dei F.lli Orsero. Cooperatori come Valfrutta Fresco e Apofruit fanno fatica a offrire la vasta gamma necessaria a tutte le stagioni e di tutte le provenienze. Chi ha provato le mele a fettine è rimasto al palo.

- Sempre più frutta fresca affolla gli scaffali che non hanno posto per tutto. Sta facendo sempre più strada l’ananas che dà ormai una garanzia quasi assoluta di costante bontà organolettica, cosa che dovremmo imitare entro breve per tutti i nostri prodotti. Per esempio in Italia all’inizio di giugno preme sul mercato la varietà di albicocche Tirintos che tutti gli addetti ai lavori conoscono come immangiabile. Ma non è l’unico esempio.


fto.
Rolando Drahorad - una voce fuori dal coro


giovedì 4 ottobre 2012

MARKETING ORTOFRUTTICOLO. (2) Riflessioni finali


Nel post precedente ho iniziato descrivendo la situazione che segue l'anno 2000, qui continuo l'esame dell'evoluzione arrivando alle prime riflessioni finali. Ricordo che l'articolo integrale è pubblicato sul No. 9  della rivista FRUTTICOLTURA dedicato alla 29ma edizione della fiera  MACFRUT di Cesena.


ANALISI DELLE CAUSE PROFONDE DEL DECLINO DELLE QUOTE DI MERCATO DELLE PRODUZIONI ORTOFRUTTICOLE ITALIANE NEL MONDO.

Nel passato decennio l’interscambio di ortofrutta mondiale (in tutto il 7 % della produzione totale) è aumentato del 220 %, la partecipazione italiana è stata invece solo del 110-120 %. Si è soprattutto inserito l’Est Europeo con nuovi consumi e si sono affacciati per la prima volta grossi paesi esportatori come la Cina ed il Nord Africa.

Queste nuove frontiere avrebbero avuto bisogno di veri specialisti di commercio internazionale i quali, sostenuti da nuove prospettive di guadagno si sarebbero mossi in modo agile e tempestivo alla conquista di nuovi mercati (così come era successo nel primo periodo descritto più sopra).



In Italia l’avvento della cooperazione ha prodotto ottimi tecnici a livello locale e buoni funzionari capaci di gestire le OMC e le PAC di Bruxelles ma è venuta a mancare l’intraprendenza commerciale con la necessaria assunzione dei rischi connessi con ogni aggressione di nuovi orizzonti, nuovi confini, nuovi mercati, nuovi consumatori. Troppo spesso i dirigenti responsabili di decisioni strategiche non pianificano campagne di conquista perché ritengono che il rischio ricade sulla loro persona, la loro posizione mentre eventuali successi non comportano miglioramenti del proprio status o delle proprie finanze.

E’ però anche vero che tutta la politica politicante italiana non è stata animata da strategia a difesa dei prodotti ortofrutticoli italiani. Ne in Italia ne all’estero. Anche i migliori specialisti di commerci internazionali avrebbero infatti bisogno di strumenti adatti per l’affermazione su vasta scala. Avrebbero bisogno di ministeri attenti alle problematiche delle dogane e delle barriere fitosanitarie estere, di uffici ICE e osservatori fitopatologici attenti ed attrezzati, di infrastrutture autostradali e portuali ed aeroportuali efficienti, di affidamenti finanziari sufficienti, di banche attente e di forme assicurative adeguate. Non tutto potrà essere ottenuto dai governi di Roma ma molte cose dovanno essere intraprese insieme ad altri paesi produttori di ortofrutta o anche da tutta l’Unione Europea nel suo insieme. E’ infatti impensabile che un singolo paese possa ottenere risultati a proprio favore quando si presenta presso nuovi colossi come sono oggi i paesi del gruppo BRIC. In questo caso una voce unica Europea sarebbe certamente di grande aiuto e deve essere perseguitata.

Riflessioni finali


Da tutto quanto finora esposto emerge un quadro complesso e si individuano posizioni di debolezza che possono e devono essere eliminate. Alla base di tutto sta vi è un’impostazione strategica di fondo che deve di nuovo diventare in modo preponderante quella commerciale e non quella burocratico-assistenziale perseguita negli ultimi decenni.

Se è vero che in Italia, anche migliorando i consumi interni, riusciamo a consumare soltanto il 60 % dell’attuale produzione ortofrutticola la conclusione logica è quella che se non vogliamo tagliare alberi da frutto e convertire terre oggi coltivate a ortaggi in produzioni di soia o simili dobbiamo aumentare l’export. Questo fatto è noto a tutti ed accettato da tutti, anche ai massimi livelli decisionali operativi e governativi.

In Italia sono presenti forze dormienti che possono essere inserite in aggiunta a quanto di buono già esiste....
  Parte finale delle riflessioni nel prossimo post..

mercoledì 3 ottobre 2012

MARKETING ORTOFRUTTICOLO - proposte indecenti?


Ambienti seriamente preoccupati del continuo degrado della frutticoltura italiana mi hanno convinto di esprimere le mie idee che molte volte si trovano in controtendenza a quanto da troppo tempo rappresenta la strategia perseguita sia a livello di ministero che di organizzazioni professionali e sindacali. Vedo che nonostante gli insuccessi infiniti, finora nessuno ha osato cambiare strada , strada che secondo me invece esiste e che potrebbe portare grandi benefici nel giro poco tempo.

Inizio qui a pubblicare a puntate (per non annoiare troppo il lettore) le riflessioni affidate recentemente alla rivista FRUTTICOLTURA (No. 9 / 2012 a pag 20) che mi ha ospitato e che qui ringrazio per la disponibilità.


                                       -----------------------------------------

LE TURBOLENZE NEL MONDO ORTOFRUTTICOLO SONO INIZIATE  GIA’ PRIMA DELLA GRANDE CRISI

Tre sono i fattori principali che hanno modificato radicalmente l’assetto dall’inizio degli anni 2000 e cioè prima della grande crisi recente:
1) l’ascesa di concorrenti che producono in paesi a basso costo assistiti da un forte miglioramento della logistica

2) La caduta delle barriere all’entrata in Europa con l’apertura delle frontiere imposte dalla globalizzazione (WTO)

3) I cali dei consumi dovuti a mutati stili di vita e al calo delle disponibilità ------economiche.


LO SCOPPIO DELL’EMERGENZA ASSOLUTA CAUSATA DA SOVVRAPRODUZIONE E MANCANZA DI POLITICA DI CONTRASTO.

L’emergenza degli ultimi 3 anni ha trovato il mondo ortofrutticolo italiano totalmente impreparato. Fin dall’inizio dei primi segnali i grandi operatori ed i grandi strateghi del marketing avrebbero dovuto preparare piani di contrasto alla decadenza ed invece si sono visti impantanati dai vecchi retaggi:

- guerre fra sistemi che avrebbe avuto interesse a combattere invece nemici esterni

- diffidenze fra produttori associati e ditte commerciali

- difesa di posizioni di rendita anche politica

- poca cultura di marketing nelle centrali delle organizzazioni professionali dei produttori e non solo

- mancanza di investimenti in innovazione produttiva, ricerche di mercato e soprattutto in comunicazione pubblicitaria

Se a questo aggiungiamo una scarsa attenzione della GDO alla gestione delle problematiche del fresco e della promozione dei consumi capiamo la forza della tenaglia nella quale il settore si è trovato stretto: produzioni che aumentano nei paesi emergenti e consumi che calano nei paesi tradizionalmente forti consumatori. Ergo: sistematico prevalere dell’offerta sulla domanda con conseguente sofferenza di tutti i prezzi, sia alla produzione che al dettaglio.

Le problematiche dell’aggregazione dell’offerta hanno occupato tutte le migliori energie di organizzazioni professionali e ministeriali perdendo di vista che di queste avevano bisogno esclusivamente i supermercati che però in Italia assorbono soltanto il 49 % della produzione lorda vendibile. In pratica la metà del prodotto veniva lasciato alla merce di forze poco sostenute, poco motivate e neglette. E’ successo con tutti quegli operatori che o dalle zone di produzione o dai mercati all’ingrosso avevano il compito di rifornire il “normal trade”, la HORECA o i mercati esteri d’oltre confine o lontani e d’oltremare.

Fine prima puntata, altre ne seguiranno nei prossimi giorni.



mercoledì 25 luglio 2012

Evviva i Vegetariani, i Fruttariani ed i Vegani

Il settimanale tedesco FRUCHTHANDEL ha riportato una notizia che ha dell’incredibile. Già il titolo segnala che il Consumo di frutta fresca per Famiglia era calato dal 2010 al 2011: Ogni Famiglia non andava oltre 77 KG.

Credendo si tratasse di un errore ho chiesto spiegazioni che mi sono arrivate oggi in dettaglio. Ecco qui le cifre che interessano:



- Le cifre che seguono sono pro capite del 2011 (quelle fra parentesi del 2010)

- Consumo frutta a testa 36,8 (38,8)

- Verdure senza patate   29,6 (29,2)

- Patate                          57,0 (57,0)

- Totale                       123,4 (U.E. 146,0)

- Totale a famiglia       257,0 (U.E. ? ) (
- Una famiglia tedesca viene considerata statisticamente composta da 2,09 persone


Sappiamo che la raccomandazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) è di 400 grammi di frutta e verdura al giorno a persona ma un analisi dell’EFSA (European Food Safety Agency) di Parma stima che solo 4 paesi dell’U.E. raggiungono questi valori ed in un terzo dei paesi il consumo pro capite è inferiore a 300 grammi.

Che la Germania fosse, stando a fonti tedesche recenti, largamente sotto questi livelli sembra ancora inspiegabile ma lascierebbe almeno intatta la speranza che con azioni promozionali di forte impatto la tendenza potesse essere invertita.

A questo punto vorrei ricordare l’idea già lanciata mesi fa che mira a concentrare gli investimenti pubblicitari su chi mostra di essere convinto per conto suo della necessità di mangiare più frutta: vegetariani, fruttariani e vegani.

Almeno questa categoria si affida a prodotti naturali per assimilare sostanze necessarie per migliorare la propria salute (altri si affidano a Aktivia e similari).

sabato 21 luglio 2012

Unirsi in rete per il raggiungimento di un solo ben definito target?


Ho finito pochi giorni fa la scrittura di un articolo che sarà pubblicato presto su una nota rivista specializzata. Trattando un certo tema arrivo a un suggerimento conclusivo che è proprio quello delle reti d'impresa. In attesa che l'articolo sarà di dominio pubblico anticipo qui un intervista apparsa sul Sole24Ore nel mese di maggio. Viene delineata la sostanza dello strumento e alcuni dei vantaggi salienti che ne derivano.


L'Intervista
Intervento a firma di Aldo Bonomi tratto da IlSole24Ore del 14 maggio 2012
Aldo Bonomi, Presidente RetImpresa

CON LE RETI DI IMPRESA SI FA SVILUPPO
Dalle semplificazioni al fisco: cinque mosse per il rilancio del Paese
Siamo partiti piano, a voce bassa, ma determinati e sicuri della validità della strada che stavamo percorrendo. E ora, passo dopo passo, questa voce è diventata un suono potente che sta conquistando spazi sempre più ampi. Un progetto industriale partito in sordina, che oggi sta già coinvolgendo migliaia di imprese. Con l'introduzione, nel nostro ordinamento, del nuovo "contratto di rete" si è offerta alle imprese la possibilità di conseguire contemporaneamente tre importanti obiettivi: avviare collaborazioni su programmi condivisi, monito- rabili e verificabili; consentire agli altri attori economici e alla pubblica amministrazione di conoscere e valutare queste iniziative; mantenere l'autonomia imprenditoriale - elemento culturalmente ancora fondamentale per molte piccole e medie imprese - in quanto il contratto di rete non crea un nuovo soggetto giuridico, con tutte le complicazioni e gli oneri burocratici che ne deriverebbero. Una formula che si è rivelata vincente e sta riscontrando l'interesse di molti imprenditori. A oggi sono infatti 327 i contratti sottoscritti e oltre 2mila le imprese che stanno lavorando con il nuovo strumento. Primi risultati significativi raggiunti grazie all'Italia del fare, a una visione di sistema che si muove nell'interesse del Paese che lavora. Ma non basta. Adesso serve un colpo di reni. Innanzitutto, da parte del sistema imprenditoriale, che deve cogliere questa opportunità in modo sempre più consistente. Poi, da parte del Governo, che deve credere con ancora maggiore forza in questo strumento innovativo per ridare fiato alla nostra economia. La soluzione è in cinque mosse. E sono tutte a costo zero.
Semplificazioni amministrative
Dare attuazione a quanto già previsto dalla legge che ha istituito i contratti di rete in materia di semplificazioni amministrative. Una prima occasione pratica è rappresentata dalla nuova disciplina sugli "accordi di semplificazione", che potrebbero essere a pieno titolo sottoscritti dai contratti di rete per ottenere immediati vantaggi per le imprese, per esempio per l'avvio di nuove attività, nel campo urbanistico, nell'impiego dei macchinari, nella rendicontazione degli incentivi e per i sistemi di certificazione. Su questi profili è già attivo un confronto con il ministero della Funzione pubblica e con le Regioni che ci auguriamo possa portare a risultati in tempi rapidi.
Statuto delle imprese
Dare attuazione a quanto previsto dal recente Statuto delle imprese che ha recepito in Italia lo Small business act, che include le reti di impresa tra i soggetti che partecipano alle gare d'appalto. Anche qui sono già in corso contatti con l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici per i necessari chiarimenti di tipo operativo, che consentano alle imprese aderenti ai contratti di rete l'effettiva partecipazione alle gare.
Leggi tutto...

lunedì 16 luglio 2012

Voodoo: Risposte serie a battute ironiche

Roberto Della Casa che da queste parti è più conosciuto come Doctor House, pubblica stamattina un suo saggio ironico arrivando alla conclusione che di fronte a evoluzioni tanto imprevedibili come i mercati ortofrutticoli varrebbe la pena di concentrasi su riti propiziatori a favore della nostra frutta: da qualche candela ai Santi Patroni dell’Agricoltura fino a qualche corso di specializzazione in Macumba o Vudù.


I
Tutto parte dalla constatazione che i prezzi di pesche e nettarine sono favorevoli contro ogni aspettativa. Soprattutto la stagione eccezionalmente calda e bella ha da un lato impedito l’affollamento dei canali distributivi con quantitativi imponenti di prodotti e dall’altro ha favorito consumi superiori al solito.

Ma Della Casa trae anche una conclusione seria che, prendendo spunto dall’industria del gelato che è riuscita a far consumare gelati anche nelle giornate fredde dell’inverno, invita produttori e distributori ad organizzare meglio il timing delle campagne e soprattutto a rendere meno “meteopatici” i consumi di frutta estiva.

Tutto molto interessante e simpatico ma vorrei aggiungere due riflessioni pratiche: Nonostante le drammatiche lamentele imperniate sui prezzi al singolo produttore interessa quello che porta a casa dall’investimento su un ettaro di terra. Non è stato tanto drammatico il prezzo delle pere della stagione 2011 perché ogni ettaro ha resto anche il 50 percento più della media e non è tutto rosa e fiori il prezzo delle pesche in questo inizio 2012 quando la calura rende scarso il quantitativo che si consegna al magazzino di confezionamento. Certo, i conti sono ancora tutti da fare.

L’altro argomento è quello delle nuove produzioni che invadono gli spazi della tradizionale frutta di stagione. Voglio qui menzionare solo un esempio eclatante. Il mese di giugno era tradizionalmente il mese delle ciliegie e delle pesche precoci. L’uva iniziava a metà luglio. Da alcuni anni invece uva buona italiana inizia ad apparire sulle bancarelle i primi giorni di giugno e contendo spazi alla pesca. Non conosco studi che hanno preso sotto la lente le tante situazioni simili informando il produttore che deve investire in che modo sono radicalmente mutate le condizioni di mercato! E’ lecito chiedersi perché le università non studiano questi o simili quadri macroeconomici?

Sì, perché le remunerazioni troppo basse delle quali si lamenta il produttore sono quasi sempre legate a un’ offerta superiore alla domanda. Una persona che mangia un grappolo d’uva non mangia una pesca o due. Produrre secondo il mercato sarebbe pertanto la prima ricetta (raramente seguita) come la seconda sarebbe quella di promuovere il prodotto ed i relativi consumi (ricetta ugualmente trascurata sistematicamente).

domenica 10 giugno 2012

Marchi ortofrutticoli e conflitti d'interesse


Quest’inverno un lettore di questo mio blog ha inviato due contributi anonimi. Ha usato probabilmente questa forma perché trattava temi delicati facendo anche nomi. Generalmente questo tipo di prosa va nel cestino ma dopo lunga riflessione voglio qui riprendere il tema: l’utilizzo dei marchi ortofrutticoli una volta affermati.

Si affermava che per esempio Melinda, Sant’Orsola o anche altri smerciano in modo truffaldino merce non prodotta ne nei territori indicati ne allevata con i criteri indicati nei disciplinari e pertanto nelle promesse dell’offerta.

Quanto il lettore afferma è un problema vero che comunque è di antica origine. Le mele che per esempio vennero esportate in Germania dall’Alto Adige negli anni ’60-’70 da ditte del posto molte volte provenivano dal Veneto o anche dal Ferrarese. Le stesse ciliegie in partenza da Vignola all’inizio di stagione erano .

Nel frattempo sono stati sviluppati  e promossi marchi con tutte le caratteristiche di questo fenomeno:  un grande prodotto viene garantito con certe caratteristiche, presentato in modo ben riconoscibile e fatto conoscere ed apprezzare dal pubblico con l’aiuto di tutte le tecniche mediatiche oggi disponibili.

Che una marca una volta affermatasi con successo tenda ad attirare una clientela sempre più vasta è nelle logiche. L’industria  di beni di consumo non ha difficoltà ad aumentare i quantitativi man mano che la domanda cresce. Diversa è già la situazione dei prodotti dell’industria alimentare che deve reperire materia prima dove può e dove conviene (vedi l’esempio dell’olio d’oliva) ma ancora più difficile si presenta la situazione nel fresco che spesso fa leva sulla particolarità del territorio per spiegare l’eccellenza delle proprietà gustative (vedi l’esempio di Melinda).

Ritengo logico che il detentore di una marca cerchi di servire sempre più clienti per ottenere in questo modo economie di scala. Starà a lui di garantire la qualità intrinseca con la quale ha conquistato la fiducia dei consumatori ed andrà a scegliere in altre zone di produzione solo il prodotto che non tradisce nessuno. Per rispetto del cliente (oltre che delle leggi) non potrà dichiarare il falso circa l’origine della merce. Ma lo fa nel proprio interesse perché è teso a mantenere ed aumentare i consumi offrendo qualità costante.

Il nodo viene al pettine quando la marca è di proprietà di produttori agricoli e delle loro organizzazioni  legati a un territorio e finanziati dallo stato. A loro non sono permessi integrazioni con prodotti estranei al territorio e la marca del produttore agricolo non potrà pertanto sfruttare tutte le potenzialità che il mercato offrirebbe.  In questi casi si è trovato spesso l’espediente di una società trading con marchio molto affine a quello della marca originale (il detentore del vero marchio non protesterà certamente) e così si arriva ad alimentare mercati e catene distributive  con prodotti molto simili all’originale anche nelle stagioni che non sono quelle tipiche della propria produzione. Seguendo leggi di mercato.

Da quanto qui descritto si capisce che nella fase della commercializzazione si presentano per i produttori forti conflitti d’interesse: 1) se la loro marca commerciale ha successo trascinerà più domanda ma raramente c’è la possibilità di adeguare la produzione, 2) se non si utilizza lo strumento della marca non si ottiene prezzi remunerativi.  Si dovrà pertanto arrivare con il tempo a separare, com’è nella logica, le fasi produttive e quelle distributive dei prodotti agricoli e con essi le politiche di sostenimento della produzione agricola: i finanziamenti pubblici sosteranno tutte le fasi della produzione, la commercializzazione sarà nelle mani di chi di questo servizio ha fatto una professione. Con buona pace per chi con soldi pubblici finanzia i mercatini dei produttori.

mercoledì 9 maggio 2012

Ortofrutta comoda


Da tempo sappiamo che il consumo di prodotti ortofrutticoli freschi è limitato dal fatto che non sempre mangiarla è comodo. ci sono frutti come le banane e le ciliegie oppure ortaggi come le carote o i pomodorini non danno problemi ma tante altre specie richiedono un minimo di impegno.

Proprio recentemente è stato pubblicata una ricerca che forse non ha tutti i crismi delle grandi inchieste ma è stato condotta in ambito universitario su 93 studenti. Chi ha trovato ortofrutta pelata, tagliata a cubetti o simili ha consumato il doppio di chi è stato messo di fronte alla stessa scelta ma ha trovato le cose come sono negli scaffali dei vari punti vendita.

Due uomini, la mente scientifica Prof. Mauro Mario Miani ed quella commerciale Valter Di Felice (nella foto)  di S. Benedetto del Tronto hanno pensato di mettere in pratica queste idee ed hanno presentato il risultato di nome QBO ormai funzionante al CIBUS di Parma. Si tratta in pratica di confezioni molto pratiche ed attraenti che possono contenere o solo frutta preparata o solo verdura preparata oppure anche tutti e due insieme. La verdura è accompagnata dal necessari condimento insieme alla forchettina presentando le confezioni originali sullo stand ed organizzando una conferenza stampa ad hoc. Le confezioni vengono approntate in magazzini convenzionati e viene garantita una shelf life di 6-10 giorni secondo il genere di prodotto.

lunedì 7 maggio 2012

I PREZZI AL DETTAGLIO, un problema comune a molti prodotti agricoli


Su una rivista che si occupa di olio d'oliva ho scoperto queste poche righe che fanno pensare chi come me si occupa prevalentemente di ortofrutta. Eccole: " L’aspetto sconcertante è che analizzando i numeri l'autore evidenzia come basti una variazione nel listino al pubblico di pochi centesimi al litro, per superare la linea di confine tra guadagno o perdita sia per l’industria che per le catene di supermercati.

Tante volte ho sentito dire da buyer di importanti supermercati come sia noiosa la gestione della politica di prezzo perché se ne parla solo poche volte l'anno. Ma in quelle occasioni ogni centesimo diventa strategico e questo rende le trattative e le decisioni snervanti.

L'ortofrutta pertanto lo possiamo considerare un prodotto fortunato: non ci si annoia mai e deve essere più facile trovare spazi di guadagno più spesso. Proprio perché i prezzi sono talmente inafferrabili che a controllarli è impossibile. Ma anche perchè oltre al prezzo l'ortofrutta ha altri aspetti forse più adatti ad attrarre il consumatore

Per dir la verità questi ultimi hanno già l'impressione che i margini sia del produttore come della distribuzione siano ai massimi livelli ma chi si muove all'interno della filiera sa quanto poco questo è vero. Mettere in pratica questa riflessione potrebbe servire non a danneggiare il consumatore ma a remunerare ogni attore della filiera con il giusto prezzo per ogni qualità.






venerdì 20 aprile 2012

ORTOFRUTTA APRILE 2012 - I 5 PUNTI DEL PIANO RABBONI

Lunedì 16 aprile a Bologna è stato uno dei grandi momenti del mondo ortofrutticolo regionale. Tiberio Rabboni , assessore alle politiche agricole della Regione Emilia Romagna ha presentato un piano a 5 punti elaborato insieme a vaste rappresentanze di produttori  ed operatori specializzati, tutti chiamati al capezzale di un ammalato ormai cronico: la frutticoltura italiana.
Alle difficoltà di pesche e nettarine si era ormai abituati ma è stata soprattutto la crisi ancora irrisolta di produzioni non considerate deperibili alla stessa stregua  come pere e kiwi a far scattare l’allarme rosso.  Tanto per capire: i 67.000 ettari di produzioni frutticole dell’Emilia Romagna sono suddivisi come segue:  pere 33 %, 15 % nettarine, 13 % pesche e 7 % kiwi.

Rabboni ha coordinato per tanti mesi  i lavori sfociati adesso  nelle proposte presentate a questo consesso dal nome “Ortofrutta, Nuovi Strumenti per la Stabilità del Settore”  in presenza del ministro Maria Catania e dell’europarlamentare e presidente della commissione agricoltura al parlamento europeo, Paolo De Castro.

La proposta per la quale Rabboni chiedeva per l’occasione aperte prese di posizioni  ai tanti leader presenti si articola in 5 punti:

1)   - Accordi interprofessionali per governare le produzioni (catasto, regole produttive, regole per la raccolta, regole fitosanitarie,  promozioni,  contributi dei soci, sanzioni per chi trasgredisce)

2)  -    Fondi mutualistici ed assicurazioni  sul reddito dei produttori  (cofinanziati dal pubblico)

3)  -    Pagamenti comunitari di base (che contengono anche i provvedimenti per il 7 % del greening)

4)      Creazione di un fondo autofinanziato per destinare quote di prodotto ai nuovi mercati  (sostenendo DOP ed IGP, inclusi gemellaggi con marchi privati

5)      Buone applicazioni dell’ art. 62 con pagamenti a 30 gg. sulla base di contratti scritti ecc. ecc.)

Sono seguite, in ordine alfabetico,  totale nove dichiarazioni di 10 minuti l’una che indistintamente hanno dato appoggio al piano Rabboni senza esitazioni ma con qualche indicazione o qualche aggiunta: Paolo Bruni  (Cogeca), Maurizio Gardini, Alleanza Cooperative,  Salvatore Giardina (Confagricoltura) , Gino Peviani (Fruitimprese) , Giuseppe Politi (CIA), Mario Tamanti (CSO) , Mauro Tonello (Coldiretti) Franco Verrascina (Copagri) e Dario Stefàno (Coordinatore delle Regioni)

lunedì 30 gennaio 2012

UN BUON MOMENTO PER LA COMUNCAZIONE ORTOFRUTTICOLA


Pochi giorni fa al Grand Hotel Carlton di Bologna il CSO ha presentato una campagna divulgativa chiamata ORTOFRUTTA d'ITALIA, Sapori e Qualità, destinata in futuro ad avvicinare il consumatore italiano di ortofrutta maggiormente al mondo della produzione e della distribuzione di questo prodotto alimentare così genuino. I consumi calanti da anni e l'obesità crescente delle giovani generazioni avrebbero richiesto un intervento di questo genere da tempo. Meglio tardi che mai! C'è solo da augurarsi che i mezzi messi a disposizione siano impiegati efficacemente e che durino nel tempo.

Il secondo evento di grande impatto perchè innovativo è la collaborazione fra 4 attori della distribuzione ortofrutticola che per la prima volta si rivolgono ai fruttivendoli, al dettaglio tradizionale. Orsero, Apofruit, Melinda e St. Orsola uniscono le forze in un progetto chiamato MAGIC CODE pensato per coinvolgere maggiormente ed in forma moderna l'ultimo anello della catena di distribuzione, quello dei punti vendita al dettaglio. Tutta la gamma di prodotti di ottima qualità di marca vengono puntualmente distribuiti in tutt'Italia e la collaborazione dei dei fruttivendoli viene sollecitata attraverso premi e l'adizione del QR Code.

Gli addetti potranno così sapere in dettaglio quel che si nasconde dietro ogni cassetta di frutta e potranno dare informazioni sempre più dettagliate ai loro clienti. Ma anche il cliente, che ormai spesso possiede uno smartphone con l'app dell QR code, potrà informarsi sia in negozio come anche a casa sulla provenienza e le peculiarietà del prodotto da consumare.

Si tratta solo di due iniziative ma sono senz'altro segno di una nuova presa di coscienza che mette la comunicazione al primo posto. Sono ormai troppi i messaggi pubblicitari di prodotti succedanei che irorano il consumatore durante tutta la giornata e le preferenze vanno spesso laddove l'informazione porta. Non c'è da stupirsi dunque che i colossi delle merendine, della cioccolata e di tanti prodotti alimentari "alla frutta" erodono le quote del prodotto genuino, la semplice frutta fresca. Vi è da sperare che la garanzia di prodotti veramente buoni, dolci e maturi al punto giusto sia stimolo per maggior simpatia nella giusta direzione