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| Poca frutta italiana nella fruttiera fotografata recentemente nella cucina di una famiglia inglese |
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mercoledì 27 marzo 2013
FRUTTA FRESCA IN UNA FAMIGLIA INGLESE
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venerdì 8 marzo 2013
Diversificare l'offerta di frutta
Quando un consulente marketing consiglia di studiare il mercato ed i consumatori, di differenziare la sua offerta e di comunicarla in seguito alla potenziale clientela raramente pensa ai volumi ed al giro d’affari che sarebbero necessari per operare tutte queste belle cose nel settore dei prodotti ortofrutticoli freschi.
Un operatore agricolo associato o un commerciante interno o internazionale in pochissimi casi ha a disposizione un quantitativo tale di un determinato prodotto da poter raggiungere tutti i consumatori di un paese grande come l’Italia. Il quantitativo disponibile per una tale azione si dimezza perché sul mercato nazionale si collocano solo calibri medio-grandi, il resto deve trovare sbocco so diversi mercati internazionali.
Ma se non ho quantitativi che mi permettono economie di scala come faccio a sostenere la spesa più importante di un’azione come quella descritta, quella della pubblicità se la presenza della mia marca non può essere garantita laddove arriva il mio messaggio promozionale?
Ma se non ho quantitativi che mi permettono economie di scala come faccio a sostenere la spesa più importante di un’azione come quella descritta, quella della pubblicità se la presenza della mia marca non può essere garantita laddove arriva il mio messaggio promozionale?
D’altra parte i quantitativi necessari per coprire giorno dopo giorno i fabbisogni anche solo di poche regioni in caso di attività promozionale circoscritta di una gestione talmente complessa che pochi hanno le potenzialità di reperimento e di lavorazione della quantità necessaria di prodotto per coprire il mercato nazionale.
Pensiamo ai casi che fino ad oggi vediamo operare con successo sui mercato italiani. Si tratta o di multinazionali che hanno accesso a grandi quantitativi di frutta esotica grazie alla complessità della logistica in altri continenti (un esempio per tutti la Chiquita), oppure di intere zone di produzione italiane che per motivi storici hanno una produzione aggregata da tempo (l’esempio del Trentino-Alto Adige).
Se questo è il problema di tante produzioni e se senza marketing non si può più operare con successo bisogna pensare ai rimedi. La ormai famosa marca di mele "Mela Più" ci ha indicato la strada tanti anni fa: con gli iniziali piccolissimi quantitativi a disposizione ha cominciato a segmentare il mercato e segmento dopo segmento ha conquistato il numero di consumatori sufficiente da garantire il ricavo di un giusto prezzo. Gli esempi sono ormai tanti ma ancora troppo pochi per poter riportare la frutticoltura in utile.
Se questo è il problema di tante produzioni e se senza marketing non si può più operare con successo bisogna pensare ai rimedi. La ormai famosa marca di mele "Mela Più" ci ha indicato la strada tanti anni fa: con gli iniziali piccolissimi quantitativi a disposizione ha cominciato a segmentare il mercato e segmento dopo segmento ha conquistato il numero di consumatori sufficiente da garantire il ricavo di un giusto prezzo. Gli esempi sono ormai tanti ma ancora troppo pochi per poter riportare la frutticoltura in utile.
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venerdì 1 febbraio 2013
Reparto Ortofrutta Una Sorta di Cayenna Del Supermercato ?
Chattando con una persona amica conosciuta per lavoro ormai un anno fa mi ha raccontato un particolare della sua storia personale che ritengo molto emblematica per il settore ortofrutticolo. Non credo che durante la prima decade del nuovo secolo la situazione sia cambiata in meglio almeno dal punto di vista dell'immagine che il comparto si tira dietro da sempre.
Da parte dei consumatori però c'è indubbiamente più attenzione e lo provano i tentativi di sperimentare nuove vie di approvvigionamento come i negozi specializzati bio, i farmers market, i GAS (gruppi d'acquisto solidale), il roof gardening sui grattacieli di New York ma anche su balconi e tetti di una realizzazione sperimentale di Milano presentata da Federica Marra alla recente due giorni dalla BARILLA ACCADEMY FOR FOOD AND NUTRITION. Per non parlare della gente che ha intensificato gli acquisti in campagna o che coltivano orti dove possono spesso rifornendo amici e parenti.
L'aneddoto è il seguente:
"Quando da studente facevo contemporaneamente l'operaio in un supermercato, il reparto ortofrutta era considerato da noi una sorta di cayenna del super, la fossa delle Marianne. Il reparto peggiore, più faticoso fisicamente e dove venivano mandati i peggiori, quelli senza alcuna opportunità di carriera interna, quelli con la peggior propensione al rapporto con il cliente. Sto parlando del periodo '96 - '99 e quindi non so se le cose oggi siano cambiate. Un caporeparto ortofrutta rimaneva quello a vita, un caporeparto generi vari era invece il trampolino per diventare direttore del negozio. Quando mi ci mandarono, un mese prima della mia laurea, mi dissero: "tanto a breve te ne andrai, quindi ti mandiamo in ortofrutta, lasciando il tuo posto nei generi vari a qualcuno sul quale puntare". Non so se le cose siano cambiate, ma di strada da fare, proprio all'interno della cultura interna nel settore ortofrutta di un super, mi sa che ce n'è moltissima."
Lascio ai lettori le conclusioni ma una cosa è certa: c'è tanto futuro per chi capisce ed ha voglia di lavorare.
Da parte dei consumatori però c'è indubbiamente più attenzione e lo provano i tentativi di sperimentare nuove vie di approvvigionamento come i negozi specializzati bio, i farmers market, i GAS (gruppi d'acquisto solidale), il roof gardening sui grattacieli di New York ma anche su balconi e tetti di una realizzazione sperimentale di Milano presentata da Federica Marra alla recente due giorni dalla BARILLA ACCADEMY FOR FOOD AND NUTRITION. Per non parlare della gente che ha intensificato gli acquisti in campagna o che coltivano orti dove possono spesso rifornendo amici e parenti.
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| Federica Marra è una ricercatrice italiana ma lavora sia in Olanda che in Giappone |
Tutto questo potrà portare nel giro di pochi anni, anche prima dell'appuntamento dell'EXPO2015 di Milano, a grandi cambiamenti. La crisi porta miseria ma spinge anche verso l'innovazione. Chi prima e meglio si adegua meglio resisterà.
L'aneddoto è il seguente:
"Quando da studente facevo contemporaneamente l'operaio in un supermercato, il reparto ortofrutta era considerato da noi una sorta di cayenna del super, la fossa delle Marianne. Il reparto peggiore, più faticoso fisicamente e dove venivano mandati i peggiori, quelli senza alcuna opportunità di carriera interna, quelli con la peggior propensione al rapporto con il cliente. Sto parlando del periodo '96 - '99 e quindi non so se le cose oggi siano cambiate. Un caporeparto ortofrutta rimaneva quello a vita, un caporeparto generi vari era invece il trampolino per diventare direttore del negozio. Quando mi ci mandarono, un mese prima della mia laurea, mi dissero: "tanto a breve te ne andrai, quindi ti mandiamo in ortofrutta, lasciando il tuo posto nei generi vari a qualcuno sul quale puntare". Non so se le cose siano cambiate, ma di strada da fare, proprio all'interno della cultura interna nel settore ortofrutta di un super, mi sa che ce n'è moltissima."
Lascio ai lettori le conclusioni ma una cosa è certa: c'è tanto futuro per chi capisce ed ha voglia di lavorare.
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giovedì 20 dicembre 2012
L'immagine sbiadita della frutta, che brutta "figura"
Nota successiva alla pubblicazione: Su segnalazione di un lettore ho precisato che la fusione fra organizzazioni professionali nel caso di ITALIA ORTOFRUTTA non ha interessato Uiapoa e Unaproa ma UIAPOA e UNACOA. Unaproa collabora comunque con Italia Ortofrutta presentando un documento comune in merito alla prossima riforma OCM Unica.
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La situazione del settore ortofrutticolo italiano è drammatica. Stretto fra la concorrenza di paesi low cost (vedi oggi Marocco) e consumi interni che calano l’uscita di sicurezza sarebbe l’export. Purtroppo anche questo, che in quasi tutto l’agroalimentare italiano “tira”, trova quasi tutte le porte sbarrate.
La stagione invernale in corso con le sue contraddizioni non permetterà un giudizio nitido e condiviso perché se anche i prezzi quotati in chilogrammi non figureranno male, il ricavo a ettaro sarà ancora in calo per via della scarsa resa per ettaro.
La strada per rimontare sarà lunga e tortuosa e bisognerà mettere in campo tutte le armi oggi a disposizione della concorrenza e quindi anche nostra.
L’immagine dell’ortofrutta
Una ripresa vera di tutta l’ortofrutta, ma soprattutto della frutta fresca non potrà fare a meno di un nuovo indirizzo culturale. Al momento attuale l’immagine della frutta è ancora ai livelli minimi. Potremmo rassomigliarla a quella del vino ante scandalo Metanolo. Allora il vino era un prodotto di massa, di bassa qualità,di basso prezzo ed anche i consumatori erano poco considerati.
Con l’aiuto di Veronelli e dell’ICE le cose cambiarono rapidamente: Luigi Veronelli diede smalto e status al vino ed elevò i bevitori alla stregua di gourmet ad altissimi livelli. L’ICE concentrò tutte le sue forze, le sue strutture globali e probabilmente anche gran parte delle risorse finanziarie per promuovere la bevanda italiana in ogni angolo della terra.
Nel giro di relativamente pochi anni le sorti del vino conobbero successi ed in seguito anche conquiste inimmaginabili solo uno o due lustri prima. Questo nonostante il vino come fattore salutistico sia ben lontano da quello dell’ortofrutta. L’immagine del vino è salito al settimo cielo apprezzato e sostenuto dalle giovani generazioni quasi più che da quelle precedenti.
Un esempio sia il fatto che mentre i giornalisti specializzati in ortofrutta si contano sulle dita di una mano quelli impegnati nel vino sono migliaia. Non solo: mentre quasi nessuno dei pochi scrive articoli sull’ortofrutta su giornali e riviste gratis e per passione quelli del vino si cementano gratis e con passione su centinaia di prodotti cartacei e migliaia di blog in Internet.
L’immagine dell’ortofrutta è al momento è quella di un prodotto povero, difficile, privo di garanzie, poco attraente in fatto di gusto. E’ anche poco spiegato, poco pubblicizzato, poco promosso ed ergo poco considerato. Di conseguenza ogni prezzo viene considerato esagerato. L’enfasi sulla scarsa remunerazione del produttore che ben che vada riesce ad incassare solo il 17-19 % f il resto.
All’estero le cose non vanno meglio. I prodotti agroalimentari italiani godono di ottima reputazione, tant’è vero che spesso vengono imitati o subiscono la concorrenza di prodotti locali commercializzati con marchi “italiansounding”. Per l’ortofrutta niente di tutto questo. Quasi tutto viene considerato alla stregua di commodity (e quasi sempre lo è) dove i prezzi ed i servizi a supporto sono i fattori predominante.
L’unico organismo esistenti in Italia che possa almeno tentare di orientare la percezione del grande pubblico prima Italiano e poi Estero è Ortofrutta d’Italia, un ente nato come costola del CSO di Ferrara che raggruppa già adesso una ventina fra i commercializza tori più importanti del paese includendo una gran parte delle specie importanti nell’assortimento di un punto vendita al dettaglio.
E’ un organismo vicino al consumatore del quale cerca di capire le esigenze. E’ pertanto anche attrezzato per parlare al consumatore finale che sempre più deve diventare l’ispiratore delle politiche agricole e tecniche della distribuzione.
Ortofrutta’Italia dovrebbe trovare la forza di investire nell’immagine dell’ortofrutta italiana nel suo insieme anche se un allargamento della compagine sociale si renderebbe necessaria per inglobare strada facendo tutte le specie più coltivate lungo i variegati climi dello stivale italico.
Non vedo perchè non si debba poter essere orgogliosi di trattare l'ortofrutta quando supermercati efficienti usano l'ortofrutta non solo per attirare clienti attraverso un posizionamento ben visibile vicino all'entrata ma confezionano d'alberello degli Auguri di Natale con un'immagine fatta di tante arance impilate una sopra l'altra con una scintillante stella all'apice
Personalmente uso l'argomento della salute quando cerco di convincere un giovane di entrare nel mio staff. In genere il settore non li attrae più di tanto perchè da un lato pensano all'agricoltore come uomo che gira tutto il giorno con gli stivaloni addosso e dall'altro lato l'immagine del cibo più utile che buono non convince. Devono però darmi ragione quando elenco i pregi di lavorare in un ambiente sano che tratta merci sane. Merci che non danneggiano la salute ma anzi la migliorano, merci che non generano dipendenza come invece lo fanno tante altre tipologie. Anche il fatto di essere presenti su tutti i mercati del mondo (il kiwi ne raggiunge già 70) è utilizzabile per aiutare il vissuto del singolo candidato.
E necessario che qualcuno si dia da fare perchè non succeda mai più che un grande dell'agroalimentare italiano come il Sig. Guido Barilla, titolare dell'omonima società BARILLA SPA di Parma, non sappia che l'Italia sia uno dei massimi produttori di kiwi e che lo si esporta in tutto il mondo. Anche persone come lui devono un giorno aiutarci a dare un tono ai nostri prodotti che come contenuti di tecnologia non sono secondi a nessuno. Ma non lo potranno fare se nessuno di noi interessati li informa!!
mercoledì 28 novembre 2012
GUIDO BARILLA : i tre grandi paradossi nella nutrizione mondiale
Ci sono tre paradossi gravi che bisogna affrontare. Lo afferma Guido Barilla che ha aperto stamattina il 4. International Forum on Food and Nutrition organizzato presso l'Università Bocconi di Milano dal Barilla Center for food and nutrition.
Anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che è stato fra i primi a porgere il saluto all’audience ha ripreso il tema della spazzatura quando ha testimoniato che “ nelle sole mense scolastiche di Milano vengono annualmente sprecate 140 tonnellate di cibi”.
In non più di 5 minuti ha messo il dito nella piaga e concentrato l'attenzione di tutti i presenti ma anche di decine di migliaia di persone e specialisti che possono seguire da lontano l'evento con l'aiuto dello streaming in Internet.
Ecco i paradossi:
1) Lo squilibro fra chi mangia toppo poco e chi mangia troppo. 1 miliardo di persone non ha accesso a sufficiente cibo mentre un numero quasi identico corre pericoli di pandemia per eccesso di cibo con conseguente aggravarsi di malattie invalidanti come il diabete, i tumori e le disfunzioni del sistema cardiovascolare.
2) Il fatto che per la prima volta uomini ed animali devono conbattere insieme contro un comune nemico per sfamarsi. Troppi prodotti agricoli vengono infatti utilizzati per fabbricare biocarburanti. Un esempio sono gli Stati Uniti dove il 45 % del mais viene trasformato in energia
3) Un quantitativo enorme di prodotti alimentari finisce nella spazzatura dopo essere stato prodotto. Il pianeta produce anche oggi abbastanza cibo per sfamare i suoi 7 miliardi di abitanti ma circa un terzo del totale non arriva al suo destino.
Guido Barilla ha concluso affermando che tutti si devono far carico di questo problema perché nessuna singola persona ne nessun paese da solo riusciranno a dare risposte: "La situazione è veramente paradossale quando è di dominio pubblico che frutta, verdura e prodotti a base di cereali generano il più basso impatto sull’ambiente".
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domenica 18 novembre 2012
I N T E R P O M A, riassunto massimo del mondo della mela
INTERPOMA è stato un avvenimento che non ha deluso le aspettative. Si conferma sempre di più la convention più importante a livello mondiale come manifestazione imperniata unicamente sulla mela.
Il blasone di primattore a questi livelli il Sudtirolo se lo merita tutto:
Ci sono le condizioni pedoclimatiche più uniche che rare (configurazione
territoriale, condizioni meteorologiche, ampia disponibilità di risorse
idriche) ma c'è anche la professionalità degli operatori. Riuscire a guidare
decine di migliaia di microaziende agricole (la media è ampiamente al di sotto
dei 5 ettari) non dev'essere facile, riuscir a farlo con successo e
soddisfacendo anno dopo anno anche le esigenze economiche dei frutticoltori è
straordinario.
Si tratta però anche di condizioni quasi irrepetibili per motivi che qui cercherò di esaminare con l'aiuto di un elenco chiarificatore:
- la produzione di mele inizia nelle vallate del Sudtirolo secoli fa
- la vicinanza di paesi mitteleuropei aiuta sia la comprensione dei mercati come la comunicazione con essi
- la stabilità dei governi locali, basati su un solo partito, la SVP (Suedtiroler Volkspartei) permette programmi strategici di lungo ed ampio respiro
- la popolazione è molto legata al suo territorio e lo sfrutta in ogni possibile maniera (oltre all'agricoltura è importante anche il turismo ed il commercio) frenando l'abbandono della terra ed aiutando l'inseirmento dei giovani.
- L'abbondanza di acqua in tutte le stagioni permette di evitare i danni da gelo con le irrigazioni soprachioma nei periodo delle gelate (permettendo di incassare i prezzi più alti che in Europa si formano quando in tutto il continente le condizioni atmosferiche hannocausato danni.
- la vicina Germania influenza positivamente le tecniche di marketing che spesso vengono richieste dalla sua GDO esigente. Anche la comunanza della lingua facilita questo processo che in un secondo momento viene introdotto anche sul mercato interno.
- l'abilità delle amministrazioni pubbliche e private di adeguarsi alle regole dell'Unione Europea per portare a casa tutti i finanziamenti che le leggi permettono
- l'abilità delle organizzazioni dei produttori di studiare i mercati e di adeguare la loro offerta tempestivamente alle nuove richieste (vedi l'introduzione di nuove varietà)
- la bravura del settore di saper compensare anche i fattori negativi che pur ci sono (si pensi solo al fatto che si tratta di un monoprodotto) con altri positivi (attrezzandosi per esempio per offrire questo prodotto 12 mesi all'anno per non perdere il contatto con i clienti nei mesi più deficitarii)
- e last but not least la saggezza dei produttori di affidare la gestione commerciale a veri e propri professionisti del marketing utilizzando e finanziando le relative leve (sopratutto la promozione e la pubblicità) in maniera esemplare.
Basta confrontare ognuna di queste voci con le condizioni nelle quali si trovano altre zone di produzione italiane per capire da un lato quanto più difficile è l'ambiente nel quale i singoli attori devono operare e quanto però si potrebbe fare per migliorare anche la competitività di questei altri comparti. (di uguale importanza dal punto di vista dell'interesse della GDO europea sono da considerarsi senz'altro gli agrumi, l'uva da tavola, la frutta a nocciolo ( ciliegie, susine, pesche e nettarine) le pere ed il kiwi. Solo per le verdure il discorso è diverso ma poi neanche tanto.
mercoledì 10 ottobre 2012
Promozione frutta anche in autostrada
Il nuovo autogrill di Bologna di nome CHEF EXPRESS, con l'aiuto di molta frutta, offre questo simpatico spuntino chiamato FRUIT MENU. Al modico prezzo di € 7.90 sostituisce un pranzo per un viaggiatore attento alla sua condizione ed alla sua salute. Come si diceva una volta: due piccioni con una fava!! E' piacevole vedere questa lenta ma costante rivalutazione della frutta fresca.
Qui la testimonianza fotografica realizzata pochi giorni fa con Smartphone, purtroppo non iPhone di Apple.
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mercoledì 5 settembre 2012
Propriertà condivisa?
Il concetto di proprietà
a pag 245 dell'ultimo libro intitolato "La terza rivoluzione industriale" Jeremy Rifkin arriva a un ragionamento che tutti ormai dovrebbero conoscere ed esaminare confrontandolo con le proprie esperienze. Non ha a che fare direttamente con la frutta che è il riferimento di questo blog ma per quanto riguarda la comunicazione senz'altro si. Qui il passaggio che colpisce e che induce a riflessioni profonde. Per le generazioni giovani saranno anche concetti già assimilati ma per capire il futuro tutti dovranno confrontarsi con queste tesi che, rappresentate da un solo paragrafo del libro, sconvolgono concetti ritenuti fondamentali fino a ieri:
Una generazione cresciuta con Internet sembra non curarsi dell'avversione degli economisti classici per la condivisione delle creatività, delle competenze e dell esperienze e perfino di beni e servizi in un ambito collettivo ed indiviso , finalizzato alla promozione del bene comune.
Gli economisti classici considererebbero un contesto economico di questo tipo contrario alla natura umana e destinato al fallimento per la semplice ragione che gli uomini sono innanzitutto e soprattutto egoisti, competitivi e predatori, e quindi approfitterebbero della buona fede e dell’ingenuità dei propri simili per impossessarsi dei contributi altrui e fare da sé ottenendo un rendimento superiore .
Queste idee sembrano aver perso ogni forza: oggi centinaia di milioni di persone sono attivamente impegnate in reti sociali collaborative su Internet, alla quali offrono il proprio tempo e le proprie conoscenze , di solito in modo gratuito per promuovere il benessere di tutti.
a pag 245 dell'ultimo libro intitolato "La terza rivoluzione industriale" Jeremy Rifkin arriva a un ragionamento che tutti ormai dovrebbero conoscere ed esaminare confrontandolo con le proprie esperienze. Non ha a che fare direttamente con la frutta che è il riferimento di questo blog ma per quanto riguarda la comunicazione senz'altro si. Qui il passaggio che colpisce e che induce a riflessioni profonde. Per le generazioni giovani saranno anche concetti già assimilati ma per capire il futuro tutti dovranno confrontarsi con queste tesi che, rappresentate da un solo paragrafo del libro, sconvolgono concetti ritenuti fondamentali fino a ieri:
Una generazione cresciuta con Internet sembra non curarsi dell'avversione degli economisti classici per la condivisione delle creatività, delle competenze e dell esperienze e perfino di beni e servizi in un ambito collettivo ed indiviso , finalizzato alla promozione del bene comune.
Gli economisti classici considererebbero un contesto economico di questo tipo contrario alla natura umana e destinato al fallimento per la semplice ragione che gli uomini sono innanzitutto e soprattutto egoisti, competitivi e predatori, e quindi approfitterebbero della buona fede e dell’ingenuità dei propri simili per impossessarsi dei contributi altrui e fare da sé ottenendo un rendimento superiore .
Queste idee sembrano aver perso ogni forza: oggi centinaia di milioni di persone sono attivamente impegnate in reti sociali collaborative su Internet, alla quali offrono il proprio tempo e le proprie conoscenze , di solito in modo gratuito per promuovere il benessere di tutti.
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mercoledì 25 luglio 2012
Evviva i Vegetariani, i Fruttariani ed i Vegani
Il settimanale tedesco FRUCHTHANDEL ha riportato una notizia che ha dell’incredibile. Già il titolo segnala che il Consumo di frutta fresca per Famiglia era calato dal 2010 al 2011: Ogni Famiglia non andava oltre 77 KG.
Credendo si tratasse di un errore ho chiesto spiegazioni che mi sono arrivate oggi in dettaglio. Ecco qui le cifre che interessano:
- Le cifre che seguono sono pro capite del 2011 (quelle fra parentesi del 2010)
- Consumo frutta a testa 36,8 (38,8)
- Verdure senza patate 29,6 (29,2)
- Patate 57,0 (57,0)
- Totale 123,4 (U.E. 146,0)
- Totale a famiglia 257,0 (U.E. ? ) (
- Una famiglia tedesca viene considerata statisticamente composta da 2,09 persone
Sappiamo che la raccomandazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) è di 400 grammi di frutta e verdura al giorno a persona ma un analisi dell’EFSA (European Food Safety Agency) di Parma stima che solo 4 paesi dell’U.E. raggiungono questi valori ed in un terzo dei paesi il consumo pro capite è inferiore a 300 grammi.
Che la Germania fosse, stando a fonti tedesche recenti, largamente sotto questi livelli sembra ancora inspiegabile ma lascierebbe almeno intatta la speranza che con azioni promozionali di forte impatto la tendenza potesse essere invertita.
A questo punto vorrei ricordare l’idea già lanciata mesi fa che mira a concentrare gli investimenti pubblicitari su chi mostra di essere convinto per conto suo della necessità di mangiare più frutta: vegetariani, fruttariani e vegani.
Almeno questa categoria si affida a prodotti naturali per assimilare sostanze necessarie per migliorare la propria salute (altri si affidano a Aktivia e similari).
Credendo si tratasse di un errore ho chiesto spiegazioni che mi sono arrivate oggi in dettaglio. Ecco qui le cifre che interessano:
- Le cifre che seguono sono pro capite del 2011 (quelle fra parentesi del 2010)
- Consumo frutta a testa 36,8 (38,8)
- Verdure senza patate 29,6 (29,2)
- Patate 57,0 (57,0)
- Totale 123,4 (U.E. 146,0)
- Totale a famiglia 257,0 (U.E. ? ) (
- Una famiglia tedesca viene considerata statisticamente composta da 2,09 persone
Sappiamo che la raccomandazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) è di 400 grammi di frutta e verdura al giorno a persona ma un analisi dell’EFSA (European Food Safety Agency) di Parma stima che solo 4 paesi dell’U.E. raggiungono questi valori ed in un terzo dei paesi il consumo pro capite è inferiore a 300 grammi.
Che la Germania fosse, stando a fonti tedesche recenti, largamente sotto questi livelli sembra ancora inspiegabile ma lascierebbe almeno intatta la speranza che con azioni promozionali di forte impatto la tendenza potesse essere invertita.
A questo punto vorrei ricordare l’idea già lanciata mesi fa che mira a concentrare gli investimenti pubblicitari su chi mostra di essere convinto per conto suo della necessità di mangiare più frutta: vegetariani, fruttariani e vegani.
Almeno questa categoria si affida a prodotti naturali per assimilare sostanze necessarie per migliorare la propria salute (altri si affidano a Aktivia e similari).
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domenica 10 giugno 2012
Marchi ortofrutticoli e conflitti d'interesse
Quest’inverno un lettore di questo mio blog ha inviato due
contributi anonimi. Ha usato probabilmente questa forma perché trattava temi
delicati facendo anche nomi. Generalmente questo tipo di prosa va nel cestino
ma dopo lunga riflessione voglio qui riprendere il tema: l’utilizzo dei marchi
ortofrutticoli una volta affermati.
Si affermava che per esempio Melinda, Sant’Orsola o anche altri smerciano in modo truffaldino merce non prodotta ne nei territori
indicati ne allevata con i criteri indicati nei disciplinari e pertanto nelle
promesse dell’offerta.
Quanto il lettore afferma è un problema vero che comunque è
di antica origine. Le mele che per esempio vennero esportate in Germania dall’Alto
Adige negli anni ’60-’70 da ditte del posto molte volte provenivano dal Veneto
o anche dal Ferrarese. Le stesse ciliegie in partenza da Vignola all’inizio di
stagione erano .
Nel frattempo sono stati sviluppati e promossi marchi con tutte le
caratteristiche di questo fenomeno: un
grande prodotto viene garantito con certe caratteristiche, presentato in modo
ben riconoscibile e fatto conoscere ed apprezzare dal pubblico con l’aiuto di
tutte le tecniche mediatiche oggi disponibili.
Che una marca una volta affermatasi con successo tenda ad
attirare una clientela sempre più vasta è nelle logiche. L’industria di beni di consumo non ha difficoltà ad
aumentare i quantitativi man mano che la domanda cresce. Diversa è già la
situazione dei prodotti dell’industria alimentare che deve reperire materia
prima dove può e dove conviene (vedi l’esempio dell’olio d’oliva) ma ancora più
difficile si presenta la situazione nel fresco che spesso fa leva sulla particolarità
del territorio per spiegare l’eccellenza delle proprietà gustative (vedi l’esempio
di Melinda).
Ritengo logico che il detentore di una marca cerchi di
servire sempre più clienti per ottenere in questo modo economie di scala. Starà
a lui di garantire la qualità intrinseca con la quale ha conquistato la fiducia
dei consumatori ed andrà a scegliere in altre zone di produzione solo il
prodotto che non tradisce nessuno. Per rispetto del cliente (oltre che delle
leggi) non potrà dichiarare il falso circa l’origine della merce. Ma lo fa nel
proprio interesse perché è teso a mantenere ed aumentare i consumi offrendo
qualità costante.
Il nodo viene al pettine quando la marca è di proprietà di
produttori agricoli e delle loro organizzazioni legati a un territorio e finanziati dallo stato. A loro non
sono permessi integrazioni con prodotti estranei al territorio e la marca del
produttore agricolo non potrà pertanto sfruttare tutte le potenzialità che il
mercato offrirebbe. In questi casi si è
trovato spesso l’espediente di una società trading con marchio molto affine a quello della marca
originale (il detentore del vero marchio non protesterà certamente) e così si
arriva ad alimentare mercati e catene distributive con prodotti molto
simili all’originale anche nelle stagioni che non sono quelle tipiche della
propria produzione. Seguendo leggi di mercato.
Da quanto qui descritto si capisce che nella fase della
commercializzazione si presentano per i produttori forti conflitti d’interesse:
1) se la loro marca commerciale ha successo trascinerà più domanda ma raramente c’è
la possibilità di adeguare la produzione, 2) se non si utilizza lo strumento della
marca non si ottiene prezzi remunerativi.
Si dovrà pertanto arrivare con il tempo a separare, com’è nella logica, le
fasi produttive e quelle distributive dei prodotti agricoli e con essi le
politiche di sostenimento della produzione agricola: i finanziamenti pubblici sosteranno
tutte le fasi della produzione, la commercializzazione sarà nelle mani di chi
di questo servizio ha fatto una professione. Con buona pace per chi con soldi
pubblici finanzia i mercatini dei produttori.
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mercoledì 9 maggio 2012
Ortofrutta comoda
Da tempo sappiamo che il consumo di prodotti ortofrutticoli freschi è limitato dal fatto che non sempre mangiarla è comodo. ci sono frutti come le banane e le ciliegie oppure ortaggi come le carote o i pomodorini non danno problemi ma tante altre specie richiedono un minimo di impegno.
Proprio recentemente è stato pubblicata una ricerca che forse non ha tutti i crismi delle grandi inchieste ma è stato condotta in ambito universitario su 93 studenti. Chi ha trovato ortofrutta pelata, tagliata a cubetti o simili ha consumato il doppio di chi è stato messo di fronte alla stessa scelta ma ha trovato le cose come sono negli scaffali dei vari punti vendita.
Due uomini, la mente scientifica Prof. Mauro Mario Miani ed quella commerciale Valter Di Felice (nella foto) di S. Benedetto del Tronto hanno pensato di mettere in pratica queste idee ed hanno presentato il risultato di nome QBO ormai funzionante al CIBUS di Parma. Si tratta in pratica di confezioni molto pratiche ed attraenti che possono contenere o solo frutta preparata o solo verdura preparata oppure anche tutti e due insieme. La verdura è accompagnata dal necessari condimento insieme alla forchettina presentando le confezioni originali sullo stand ed organizzando una conferenza stampa ad hoc. Le confezioni vengono approntate in magazzini convenzionati e viene garantita una shelf life di 6-10 giorni secondo il genere di prodotto.
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lunedì 7 maggio 2012
I PREZZI AL DETTAGLIO, un problema comune a molti prodotti agricoli
Su una rivista che si occupa di olio d'oliva ho scoperto queste poche righe che fanno pensare chi come me si occupa prevalentemente di ortofrutta. Eccole: " L’aspetto sconcertante è che analizzando i numeri l'autore evidenzia come basti una variazione nel listino al pubblico di pochi centesimi al litro, per superare la linea di confine tra guadagno o perdita sia per l’industria che per le catene di supermercati.
Tante volte ho sentito dire da buyer di importanti supermercati come sia noiosa la gestione della politica di prezzo perché se ne parla solo poche volte l'anno. Ma in quelle occasioni ogni centesimo diventa strategico e questo rende le trattative e le decisioni snervanti.
L'ortofrutta pertanto lo possiamo considerare un prodotto fortunato: non ci si annoia mai e deve essere più facile trovare spazi di guadagno più spesso. Proprio perché i prezzi sono talmente inafferrabili che a controllarli è impossibile. Ma anche perchè oltre al prezzo l'ortofrutta ha altri aspetti forse più adatti ad attrarre il consumatore
Per dir la verità questi ultimi hanno già l'impressione che i margini sia del produttore come della distribuzione siano ai massimi livelli ma chi si muove all'interno della filiera sa quanto poco questo è vero. Mettere in pratica questa riflessione potrebbe servire non a danneggiare il consumatore ma a remunerare ogni attore della filiera con il giusto prezzo per ogni qualità.
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venerdì 27 aprile 2012
LA BORSA A FORMA DI FRAGOLA
Cosa c'è di più creativo che l'ortofrutta che cresce ogni giorno e si adegua al clima, ai gusti ed anche..... alla moda. Qui un piccolo esempio che mi appare molto simpatico.

Ho trovato queste foto in METELLO - news, foto, moda all'indirizzo
http://www.metello.com/7004/frutta-e-verdura-da-indossare.html.
Speriamo che la gente si ricordi di comprare anche il frutto vero ed insieme
a quello altra frutta, altra verdura.
Ho trovato queste foto in METELLO - news, foto, moda all'indirizzo
http://www.metello.com/7004/frutta-e-verdura-da-indossare.html.
Speriamo che la gente si ricordi di comprare anche il frutto vero ed insieme
a quello altra frutta, altra verdura.
venerdì 10 febbraio 2012
FRUITLOGISTICA 2012 - ESPOSITORI PERPLESSI
Ancora non ci sono cifre ufficiali ma anche quando saranno pubblicate ci sará chi non ci crede perché ha avuto una sensazione netta, positiva o negativa, che non lo convincerà delle versioni ufficiali. Dalla mia esperienza personale, a prescindere dal numero di visitatori , posso solo riferire di sensazioni positive e raccontare di mille incontri utilissimi con un gran numero di persone proveniente da ogni parte del mondo.
Voglio qui solo soffermarmi su come i vari espositori affrontano questo importante momento dell'anno che per altri 12 mesi non si ripresenterà: più da lontano vengono più si preparano! Gli italiani sono tanti ma il simbolo é Piazza Italia: una fortezza costruita per permetter l'accesso solo ad amici e clienti consolidati, i cinesi sono (relativamente) tanti, si mettono "in piazza" esponendo frutta ed avvicinano fisicamente chiunque si ferma per osservare una loro merce in esposizione.
Naturalmente ci sono Spagnoli o Messicani che si comportano in vari modi intermedi ma i produttori e gli esportatori italiani faranno bene a tenere un occhio vigile su tutti i competitors che per necessita o per convenienza cercano di guadagnare quote di mercato a spese dell'affermata quota italiana. Anche per questo probabilmente le "fette" di mercato del prodotto italiano diminuiscono anno dopo anno. È urgente la messa in campo di menti giovani che avvicinano il mondo di oggi in un modo meno pragmatico e con meno preconcetti. Non possiamo sperare che le amicizie con singoli buyer durino per sempre, dobbiamo adeguarci ai metodi odierni per arraffare ordini. Che spesso sono molto semplici ma se portati avanti in massa grande con molta truppa e molti mezzi prima o dopo raccoglie successi.
Voglio qui solo soffermarmi su come i vari espositori affrontano questo importante momento dell'anno che per altri 12 mesi non si ripresenterà: più da lontano vengono più si preparano! Gli italiani sono tanti ma il simbolo é Piazza Italia: una fortezza costruita per permetter l'accesso solo ad amici e clienti consolidati, i cinesi sono (relativamente) tanti, si mettono "in piazza" esponendo frutta ed avvicinano fisicamente chiunque si ferma per osservare una loro merce in esposizione.
Naturalmente ci sono Spagnoli o Messicani che si comportano in vari modi intermedi ma i produttori e gli esportatori italiani faranno bene a tenere un occhio vigile su tutti i competitors che per necessita o per convenienza cercano di guadagnare quote di mercato a spese dell'affermata quota italiana. Anche per questo probabilmente le "fette" di mercato del prodotto italiano diminuiscono anno dopo anno. È urgente la messa in campo di menti giovani che avvicinano il mondo di oggi in un modo meno pragmatico e con meno preconcetti. Non possiamo sperare che le amicizie con singoli buyer durino per sempre, dobbiamo adeguarci ai metodi odierni per arraffare ordini. Che spesso sono molto semplici ma se portati avanti in massa grande con molta truppa e molti mezzi prima o dopo raccoglie successi.
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mercoledì 8 febbraio 2012
FRUITLOGISTICA DECOLLATA
Per gli addetti ai servizi, al commercio ed alla distribuzione ortofrutticola l´appuntamento di Berlino e´ ormai un impegno inderogabile. Non e´ certamente il tempo ad invogliare in questa interessante città in questo periodo ma ogni anno gli incontri di Fruitlogistica permettono a tutti un riposizionamento ed un aggiornamento inderogabile.
Nel giro di tre giorni il mondo intero ti passa davanti, o attraverso le conferenze che spaziano su tutti i temi più attuali oppure con gli scambi di informazioni multi direzionali che solo in questo consesso sono possibili.
Uno degli esercizi più utili e´ lo studio del catalogo prima dell´inaugurazione perché si capiscono subito i pesi e le misure delle forze che la produzione e l´import-export europeo generano in tutto il mondo. Al di là delle apparenze scintillanti di tanti padiglioni e di tanti stand pieni di frutta fresca si può prendere nota leggendo le cifre che l´Italia e´ il paese più rappresentato e che per esempio l´Egitto con il forte calo delle presenze accusa le conseguenze nefaste delle vicende politiche che hanno preso l´ inizio proprio un anno fa.
Ma quel che nessuna descrizione e nessuna raffigurazione mediatica può raccontare e´ l´ incredibile sensazione della grande massa di persone, espositori come anche visitatori, può generare. Si tratta di un quadro che da solo testimonia la grande vitalità di questo settore che inorgoglisce chi ne fa parte. Grande sarebbe per chiunque dei partecipanti il dispiacere di non poter un giorno più far parte di questa truppa che giorno dopo giorno, ogni settimana, ogni mese dell´anno si danna per dare da mangiare sia alla propria famiglia a casa come anche a tutti gli abitanti della terra.
Il coronamento di questo sentimento e´ la consapevolezza di trattare un prodotto assolutamente sano che al contrario di altre merci che tanto clamore fanno, e´destinato unicamente di far crescere i ragazzi e di nutrire gli adulti con cose che non danneggiano la salute ma anzi costituiscono piacere.
Forse tutto questo mondo messo insieme dovrebbe impegnarsi di più a far apprezzare degnamente il valore di questi prodotti alimentari che meriterebbero prezzi tali da comunicare da soli l´impegno di tanti che c´ e´ dietro ogni frutto, ogni ortaggio. Non dovrebbe succedere che un kilo di frutta o verdura costi talmente poco da non poter generare ribrezzo al pensiero di buttarlo prima di consumarlo perché lo si é negletto nella fruttiera o in frigo.
Nel giro di tre giorni il mondo intero ti passa davanti, o attraverso le conferenze che spaziano su tutti i temi più attuali oppure con gli scambi di informazioni multi direzionali che solo in questo consesso sono possibili.
Uno degli esercizi più utili e´ lo studio del catalogo prima dell´inaugurazione perché si capiscono subito i pesi e le misure delle forze che la produzione e l´import-export europeo generano in tutto il mondo. Al di là delle apparenze scintillanti di tanti padiglioni e di tanti stand pieni di frutta fresca si può prendere nota leggendo le cifre che l´Italia e´ il paese più rappresentato e che per esempio l´Egitto con il forte calo delle presenze accusa le conseguenze nefaste delle vicende politiche che hanno preso l´ inizio proprio un anno fa.
Ma quel che nessuna descrizione e nessuna raffigurazione mediatica può raccontare e´ l´ incredibile sensazione della grande massa di persone, espositori come anche visitatori, può generare. Si tratta di un quadro che da solo testimonia la grande vitalità di questo settore che inorgoglisce chi ne fa parte. Grande sarebbe per chiunque dei partecipanti il dispiacere di non poter un giorno più far parte di questa truppa che giorno dopo giorno, ogni settimana, ogni mese dell´anno si danna per dare da mangiare sia alla propria famiglia a casa come anche a tutti gli abitanti della terra.
Il coronamento di questo sentimento e´ la consapevolezza di trattare un prodotto assolutamente sano che al contrario di altre merci che tanto clamore fanno, e´destinato unicamente di far crescere i ragazzi e di nutrire gli adulti con cose che non danneggiano la salute ma anzi costituiscono piacere.
Forse tutto questo mondo messo insieme dovrebbe impegnarsi di più a far apprezzare degnamente il valore di questi prodotti alimentari che meriterebbero prezzi tali da comunicare da soli l´impegno di tanti che c´ e´ dietro ogni frutto, ogni ortaggio. Non dovrebbe succedere che un kilo di frutta o verdura costi talmente poco da non poter generare ribrezzo al pensiero di buttarlo prima di consumarlo perché lo si é negletto nella fruttiera o in frigo.
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lunedì 30 gennaio 2012
UN BUON MOMENTO PER LA COMUNCAZIONE ORTOFRUTTICOLA
Pochi giorni fa al Grand Hotel Carlton di Bologna il CSO ha presentato una campagna divulgativa chiamata ORTOFRUTTA d'ITALIA, Sapori e Qualità, destinata in futuro ad avvicinare il consumatore italiano di ortofrutta maggiormente al mondo della produzione e della distribuzione di questo prodotto alimentare così genuino. I consumi calanti da anni e l'obesità crescente delle giovani generazioni avrebbero richiesto un intervento di questo genere da tempo. Meglio tardi che mai! C'è solo da augurarsi che i mezzi messi a disposizione siano impiegati efficacemente e che durino nel tempo.
Il secondo evento di grande impatto perchè innovativo è la collaborazione fra 4 attori della distribuzione ortofrutticola che per la prima volta si rivolgono ai fruttivendoli, al dettaglio tradizionale. Orsero, Apofruit, Melinda e St. Orsola uniscono le forze in un progetto chiamato MAGIC CODE pensato per coinvolgere maggiormente ed in forma moderna l'ultimo anello della catena di distribuzione, quello dei punti vendita al dettaglio. Tutta la gamma di prodotti di ottima qualità di marca vengono puntualmente distribuiti in tutt'Italia e la collaborazione dei dei fruttivendoli viene sollecitata attraverso premi e l'adizione del QR Code.
Gli addetti potranno così sapere in dettaglio quel che si nasconde dietro ogni cassetta di frutta e potranno dare informazioni sempre più dettagliate ai loro clienti. Ma anche il cliente, che ormai spesso possiede uno smartphone con l'app dell QR code, potrà informarsi sia in negozio come anche a casa sulla provenienza e le peculiarietà del prodotto da consumare.
Si tratta solo di due iniziative ma sono senz'altro segno di una nuova presa di coscienza che mette la comunicazione al primo posto. Sono ormai troppi i messaggi pubblicitari di prodotti succedanei che irorano il consumatore durante tutta la giornata e le preferenze vanno spesso laddove l'informazione porta. Non c'è da stupirsi dunque che i colossi delle merendine, della cioccolata e di tanti prodotti alimentari "alla frutta" erodono le quote del prodotto genuino, la semplice frutta fresca. Vi è da sperare che la garanzia di prodotti veramente buoni, dolci e maturi al punto giusto sia stimolo per maggior simpatia nella giusta direzione
lunedì 23 gennaio 2012
Voti Scarsi per i Punti Vendita di Ortofrutticoli
Un sondaggio di Myfruit.it ha cercato di conoscere i giudizi dei propri lettori e followers riservati ai luoghi dove abitualmente comprano frutta e verdura.
Ecco il responso che però deve essere preso con le pinze visto che da un lato il numero di chi partecipa, percentualmente, ai sondaggi è ancora esiguo e dall'altro lato si tratta pur sempre di gente che è più o meno vicina a questo nostro mondo.
La domanda è così formulata (con indicazione delle percentuali delle risposte): Pensando al tuo punto vendita preferito per l'ortofrutta, lo consideri:
molto soddisfacente 31.3 %
gli dò la sufficienza 37.5 %
poco soddisfacente 31.3 %
insoddisfacente 0 %
Devo dire che temevo di peggio e quasi quasi ero tentato a considerarmi modestasmente soddisfatto: l'insoddisfaszione totale è praticamente esclusa e quasi il 70 % è più o meno soddisfatto.
Ma siccome stiamo tutti scervellandoci come invertire la rotta che da anni vede il consumo di ortofrutta in calo non si trova proprio qui l'aggancio per un possibile successo? L'industria dell'ortofrutta (dall'usanza del termine "produce industry" del mondo anglosassone che mi sembra descrivere meglio il genere di settore nel quale ci muoviamo) non potrebbe muoversi nella direzione di un indottrinamento della forza lavoro composta da decine di miglioaia di addetti al dettaglio sparsi in tuttoo il paese, per ottenere più simpatia e dunque più soddisfazione da parte dei consumatori?
Non si può sperare di influenzare più di tanto il grado di professionalità degli addetti alle bancarelle dei mercatini rionali o settimanali (livello veramente molto basic) ma sò di certo che per il reparto delle risorse umane della Grande Distribuzione è un problema grave selezionasre il personale responsabile di un punto vendita specializzato.
Un breve corso rivolto a chiunque abbia interesse a sviluppare o migliorare questa professionalità potrebbe essere d'aiuto. Non lo credo mio compito individuare e proporre gli enti che dovrebbero occuparsi della cosa ma sono certo che qualsiasi associazione di produttori o di esercenti il commercio al dettaglio troverebbe il suo tornaconto. Nessuno può essere soddisfatto che mediamente quasi un terzo della propria clientela esca dal proprio negozio con una specie di rancore come spesso accade. Se già i prezzi non possono cedere ulteriormente che almeno il grado di soddisfazione aumenti, e che aumenti di parecchio!
Ecco il responso che però deve essere preso con le pinze visto che da un lato il numero di chi partecipa, percentualmente, ai sondaggi è ancora esiguo e dall'altro lato si tratta pur sempre di gente che è più o meno vicina a questo nostro mondo.
La domanda è così formulata (con indicazione delle percentuali delle risposte): Pensando al tuo punto vendita preferito per l'ortofrutta, lo consideri:
molto soddisfacente 31.3 %
gli dò la sufficienza 37.5 %
poco soddisfacente 31.3 %
insoddisfacente 0 %
Devo dire che temevo di peggio e quasi quasi ero tentato a considerarmi modestasmente soddisfatto: l'insoddisfaszione totale è praticamente esclusa e quasi il 70 % è più o meno soddisfatto.
Ma siccome stiamo tutti scervellandoci come invertire la rotta che da anni vede il consumo di ortofrutta in calo non si trova proprio qui l'aggancio per un possibile successo? L'industria dell'ortofrutta (dall'usanza del termine "produce industry" del mondo anglosassone che mi sembra descrivere meglio il genere di settore nel quale ci muoviamo) non potrebbe muoversi nella direzione di un indottrinamento della forza lavoro composta da decine di miglioaia di addetti al dettaglio sparsi in tuttoo il paese, per ottenere più simpatia e dunque più soddisfazione da parte dei consumatori?
Non si può sperare di influenzare più di tanto il grado di professionalità degli addetti alle bancarelle dei mercatini rionali o settimanali (livello veramente molto basic) ma sò di certo che per il reparto delle risorse umane della Grande Distribuzione è un problema grave selezionasre il personale responsabile di un punto vendita specializzato.
Un breve corso rivolto a chiunque abbia interesse a sviluppare o migliorare questa professionalità potrebbe essere d'aiuto. Non lo credo mio compito individuare e proporre gli enti che dovrebbero occuparsi della cosa ma sono certo che qualsiasi associazione di produttori o di esercenti il commercio al dettaglio troverebbe il suo tornaconto. Nessuno può essere soddisfatto che mediamente quasi un terzo della propria clientela esca dal proprio negozio con una specie di rancore come spesso accade. Se già i prezzi non possono cedere ulteriormente che almeno il grado di soddisfazione aumenti, e che aumenti di parecchio!
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venerdì 16 dicembre 2011
FRUTTA AL BAR
In occasione della tavola rotonda promossa da FRESHPLAZA.IT tenutasi al MACFRUT di Cesena ed intitolata "Seminiamo le idee" è stata lanciata una sfida: portare il consumo pro capite di ortofrutta in Italia dagli attuali 600 grammi a 900 grammi. Si è partiti dal concetto che se anche il livello del consumo pro capite italiano è ben al di sopra della media europea non si tratta certamente di quantitativi significativi e si è ancora lontani dai "5 a day" o dai cinque colori propagandati da tempo dalle istituzioni.
In pratica, si è detto, 600 grami corrispondono a un grappolo d'uva, a 3 mele oppure a una testa di cavolfiore. Veramente poco. Visto da questo angolo il traguarda di 900 grammmi non sembra troppo ambizioso ma se poi si inizia a individuare gli strumenti con i quali gonfiare il consumo di ortofrutta iniziano i dolori.
Sappiamo tutti che la distribuzione moderna non è capace di captare bene il consumo impulsivo, quello che avviene ogniqualvolta una cosa è messa a disposizione al posto giusto, nel momento giusto, nella qualità e scelta giusta ed al prezzo giusto. I punti vendita sono luoghi assettici che ammassano troppa roba spesso dominata dalla plastica. Raramente visitando un reparto ortofrutta viene la cosiddetta "acquolina in bocca". Raramente s'intravvede l'invito a un consumo sul posto come invece poteva avvenire quando i fruttivendoli li si trovavano in ogni angolo delle città.
Cosa si può dunque inventare? Voglio qui propagandare un'idea che ho da qualche tempo: aprire un canale di vendita del tutto nuovo con l'introduzione della frutta fresca nei bar. D'accordo, già adesso spesso i bar usano gli agrumi e ne fanno anche i succhi, o una fettina di ananas ma per esempio la macedonia viene offerta raramente. Dovrebbe partire una grande campagna di stampa per far cambiare mentalità e gusto a un'importante percentuale di frequentatori di questi luoghi di ristorazione veloce. Cosa c'è di più nutriente, di più sano, di più immedidato che un singolo frutto al giusto punto di maturazione o una macedonia invitante preparata fresca a diverse ore del giorno?
Sono partito con questa descrizione quando ho avuto occasione di fotografare un vassoio di frutta offerta come avevo i nmente io in un piccolo bar nelle vicinanze di Modena (Extra Caffè a San Donino vicino all'uscita Modena Sud). Ecco qui la foto e nessuno potrà dire che una presentazione di questo genere non invita a consumare per esempio una pera. O chiedere una macedonia fatta all'istante. Io continuerò a spingere su questo tasto dove e come posso. Pochi giorni fa ho messo una foto sul sito di Davide Paolini, il GASTRONAUTA. Ammiro quell'uomo ma nello stesso tempo mi è antipatico perchè non parla mai di frutta fresca, di orticole men che meno.
In pratica, si è detto, 600 grami corrispondono a un grappolo d'uva, a 3 mele oppure a una testa di cavolfiore. Veramente poco. Visto da questo angolo il traguarda di 900 grammmi non sembra troppo ambizioso ma se poi si inizia a individuare gli strumenti con i quali gonfiare il consumo di ortofrutta iniziano i dolori.
Sappiamo tutti che la distribuzione moderna non è capace di captare bene il consumo impulsivo, quello che avviene ogniqualvolta una cosa è messa a disposizione al posto giusto, nel momento giusto, nella qualità e scelta giusta ed al prezzo giusto. I punti vendita sono luoghi assettici che ammassano troppa roba spesso dominata dalla plastica. Raramente visitando un reparto ortofrutta viene la cosiddetta "acquolina in bocca". Raramente s'intravvede l'invito a un consumo sul posto come invece poteva avvenire quando i fruttivendoli li si trovavano in ogni angolo delle città.
Cosa si può dunque inventare? Voglio qui propagandare un'idea che ho da qualche tempo: aprire un canale di vendita del tutto nuovo con l'introduzione della frutta fresca nei bar. D'accordo, già adesso spesso i bar usano gli agrumi e ne fanno anche i succhi, o una fettina di ananas ma per esempio la macedonia viene offerta raramente. Dovrebbe partire una grande campagna di stampa per far cambiare mentalità e gusto a un'importante percentuale di frequentatori di questi luoghi di ristorazione veloce. Cosa c'è di più nutriente, di più sano, di più immedidato che un singolo frutto al giusto punto di maturazione o una macedonia invitante preparata fresca a diverse ore del giorno?
Sono partito con questa descrizione quando ho avuto occasione di fotografare un vassoio di frutta offerta come avevo i nmente io in un piccolo bar nelle vicinanze di Modena (Extra Caffè a San Donino vicino all'uscita Modena Sud). Ecco qui la foto e nessuno potrà dire che una presentazione di questo genere non invita a consumare per esempio una pera. O chiedere una macedonia fatta all'istante. Io continuerò a spingere su questo tasto dove e come posso. Pochi giorni fa ho messo una foto sul sito di Davide Paolini, il GASTRONAUTA. Ammiro quell'uomo ma nello stesso tempo mi è antipatico perchè non parla mai di frutta fresca, di orticole men che meno.
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domenica 30 ottobre 2011
FRAGOLE SIMPATICHE: Tutto il mondo è paese
Come si vede bene da questa testimonianza fotografica anche in Inghilterra la produzione locale ha il suo appeal. Lo sappiamo da quando proprio nel Regno Unito anni fa è partita la campagna delle foodmiles. Per quanto riguarda le verdure di base (patate, cipolle, carote, cavolfiore ecc), è quasi autosufficiente come la Germania ma il consumo di frutta, dato il clima poco favorevole, dipende molto dall'importazione. Questo comporta spesso lunghi tragitti di trasporto con fattori di inquinamento atmosferico senza dubbio rilevanti.
Partendo da questi presupposti gli ambientalisti hanno giustamente ricordato che non sempre l'acquisto all'estero e necessario perché ci sono produzioni che sono possibili anche nel paese. Una di queste produzioni è quella delle fragole che da sempre costituiscono il vanto dei produttori ortofrutticoli britannici durante i mesi di giugno e luglio ma che,con le tecniche più recenti, arrivano anche a Ottobre come dimostra l'immagine realizzata pochi giorni fa a Londra e qui riprodotta.
Questo è un esempio di promozione di "immagine paese" come può essere escogitata solo dai dettaglianti che con questo sistema parlano al consumatore garantendo qualità che nel mondo d'oggi sono richieste a gran voce dalla maggioranza dei clienti: offerta di prodotto più ecologico e meno caro possibile.
In Italia i produttori sono tanti e raramente collaborano fra di loro per raggiungere un risultato favorevole all'intero settore. L'unica possibilità indolore che vedrei è quella di un'azione concordata fra i 3-4 maggiori produttori di cestelle di plastica. Se si mettessero d'accordo su un design standard accattivante con ben in mostra il nostro tricolore, potrebbero risparmiare sulla base delle economie di scala possibili, offrire l'imballaggio a tutti indistintamente a un prezzo leggermente scontato e raggiungere così lo scopo di essere utile a tutti i componenti la filiera ed al paese intero se questo sistema fosse adottato anche per le esportazioni.
Da quanto un giornalista da noi invitato per visitare la Toscana per l'assaggio dei vini famosi di quella regioni ci ha chiesto, passeggiando in pieno centro a Firenze, quando si andava a visitare la Toscana, non credo più nelle promozioni delle singole regioni. Almeno quando si parla di mercati Europei o mondiali. Il pubblico di oggi non le conosce. Con il sistema qui sopra descritto si otterrebbe una bella promozione dell'immagine italiana sperando che la qualità non passi in second'ordine.
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sabato 20 agosto 2011
Al Sud: Inutili Protezionismi e Finanziamenti
Il noto giornalista Sergio Rizzo, sul Corriere della Sera del 19 Agosto 2011, prende per le corna il problema del Sud che non riesce a utilizzare adeguatamente i fondi dell'Unione Europea. Finora sono state scongelate somme disponibili per il periodo 2007-2013 solo per il 9,6 percento. La Regione Campania è riuscita a primeggiare con un misero 2,4 %.
E' una situazione che si protrae da sempre e mi chiedo quali speranze può il resto d'Italia nutrire in un territorio così vasto e così importante che non sa organizzarsi neanche per portare a casa denari che tutta la comunità (Italiana ed Europea) mette a disposizione per realizzare progressi che potrebbero ripercuotersi positivamente su tutto il paese, su tutta l'Unione.
Nel campo ortofrutticolo solo i Siciliani sono riusciti ad organizzarsi massicciamente ottenendo nei decenni passati una prolungata fase di "protezionismo" degli agrumi. Il mercato protetto ha permesso prezzi alti alla produzione per un certo periodo di tempo. L'Italia è stato però negli stessi decenni l'unico paese dove d'estate non era possibile procurarsi una spremuta d'arance. Ogni import era vietato per ragioni fitosanitarie inesistenti. Il risultato è stato la perdita di tutti i mercati esteri ed il totale collasso di tutta l'industria agrumicola mentre nello stesso tempo la libera importazione di Kiwi Neozelandesi ha permesso l'inserimento vittorioso di questo prodotto in moltissime regioni produttive d'Italia a dimostrazione che evitare la concorrenza alla lunga procura solo danni.
Al nuovo ministro delle politiche agrarie vorrei consigliare un approfondito studio di mercato con l'augurio che intorno ai risultati emergenti lui possa coagulare le forze sane che pure in tutto il Sud esistono ancora.
E' una situazione che si protrae da sempre e mi chiedo quali speranze può il resto d'Italia nutrire in un territorio così vasto e così importante che non sa organizzarsi neanche per portare a casa denari che tutta la comunità (Italiana ed Europea) mette a disposizione per realizzare progressi che potrebbero ripercuotersi positivamente su tutto il paese, su tutta l'Unione.
Nel campo ortofrutticolo solo i Siciliani sono riusciti ad organizzarsi massicciamente ottenendo nei decenni passati una prolungata fase di "protezionismo" degli agrumi. Il mercato protetto ha permesso prezzi alti alla produzione per un certo periodo di tempo. L'Italia è stato però negli stessi decenni l'unico paese dove d'estate non era possibile procurarsi una spremuta d'arance. Ogni import era vietato per ragioni fitosanitarie inesistenti. Il risultato è stato la perdita di tutti i mercati esteri ed il totale collasso di tutta l'industria agrumicola mentre nello stesso tempo la libera importazione di Kiwi Neozelandesi ha permesso l'inserimento vittorioso di questo prodotto in moltissime regioni produttive d'Italia a dimostrazione che evitare la concorrenza alla lunga procura solo danni.
Al nuovo ministro delle politiche agrarie vorrei consigliare un approfondito studio di mercato con l'augurio che intorno ai risultati emergenti lui possa coagulare le forze sane che pure in tutto il Sud esistono ancora.
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