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mercoledì 27 marzo 2013

FRUTTA FRESCA IN UNA FAMIGLIA INGLESE

Poca frutta italiana nella fruttiera fotografata recentemente nella cucina di una famiglia inglese
. La frutta sembra immatura ma non lo è più di quanto osserviamo a casa degli italiani. In bella vista si notano alcune pere Conference delle quali ho mangiata una giusto per capire: era matura al punto giusto ed anche succosa, non era per niente dolce e pertanto per i miei gusti poco buona. Non era dello stesso parere il figlioletto di 6 anni che ne era grande estimatore e consumatore. Strana la poca evidenza delle mele, molto nascosto l'avocado su in alto a destra. Le arance erano le classiche Navel spagnole, le banane poco belle, probabilmente banane Fair Trade molto in voga in GB. I Kiwi erano forse l'unico frutto di provenienza italiana anche se il colore scuro della buccia non è quello tipico.  Per completare il mio racconto devo annotare che in una vaschetta a parte erano presenti anche uve nere e bianche, rigorosamente senza semi ma abbastanza dolci. Forse quella casa non era sempre così rifornita di frutta. Forse il mio arrivo aveva spinto la padrona di casa a fare uno sforzo per farmi piacere..... mah!!

martedì 24 luglio 2012

Le banane di ORSERO e le associazioni di produttori

Dopo settimane di intensa campagna televisiva continuiamo ad incontrare la marca ORSERO ogni giorno su tutte le riviste d’Italia. Lo spunto per questo commento viene proprio dall’aver notato una bella banana ORSERO anche su una rivista cult dei giovani come WIRED che mensilmente scandaglia il mondo di Internet.


Fra una marea di annunci ed inserzioni che offrono gadget elettronici di ogni genere la vista di questo invitante frutto fa piacere e senza dubbio induce a maggior consumo, anche immediato.



I produttori di ortofrutta italiani e le loro associazioni dovrebbero fare due riflessioni basilari: la prima: è senz’ altro giusto fare azioni di marketing di questo genere e la seconda: come e con chi farle.

I fondi per la promozione non mancano perché la PAC ne prevede in abbondanza ma metterla in pratica è reso complicato dalla mancanza di una filosofia di marketing che darebbe un’adeguata organizzazione.

La filosofia dovrebbe chiarire le strategie per produrre secondo le esigenze del consumatore europeo e l’organizzazione dovrebbe stabilire i compiti dei vari attori. La filiera è lunga ed i mercati si allargano. Occorrono sinergie e collaborazioni.

L’ortofrutta italiana è come una squadra di calcio che ha una vasta rosa di 22 giocatori fra produttori, servizi, distributori e promotori ma ne fa giocare sempre i soliti undici.

C’è da chiedersi, per fare solo un esempio, chi studia i mercati a tappeto? Dove sono le squadre di ricercatori che cercano di comprendere le esigenze dei compratori e dei consumatori?

Dove sono i messaggi pubblicitari che attirano l’attenzione del mondo intero sui nostri prodotti ortofrutticoli che se non altro crescono su terreni formidabili con l’aiuto di microclimi ideali

La promozione a favore della qualità e dell’immagine dei prodotti ortofrutticoli italiani, soprattutto all’estero e sui mercati emergenti d’oltremare, potrebbe essere sostenuta in modo istituzionale, specie per specie, zona per zona con i fondi previsti dalla Politica Agricola Comunitaria (vedi foto albicocche francesi). I successi più clamorosi in Italia vengono raggiunti con meno di un centesimo di euro al KG



L’esempio di ORSERO dovrebbe poi evidenziare a tutto il mondo della produzione che le forze commerciali private sono vive ed agguerrite. Quando non trovano pane per i loro denti in Italia fanno presto a trovarlo in paesi più affamati e facilitano l’afflusso di merci importate, e non solo frutta tropicale. Spesso sono costrette a diventare produttori esse stesse per soddisfare meglio i desideri dei buyer e perché la produzione tradizionale non si aggiorna abbastanza velocemente.