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lunedì 7 maggio 2012

I PREZZI AL DETTAGLIO, un problema comune a molti prodotti agricoli


Su una rivista che si occupa di olio d'oliva ho scoperto queste poche righe che fanno pensare chi come me si occupa prevalentemente di ortofrutta. Eccole: " L’aspetto sconcertante è che analizzando i numeri l'autore evidenzia come basti una variazione nel listino al pubblico di pochi centesimi al litro, per superare la linea di confine tra guadagno o perdita sia per l’industria che per le catene di supermercati.

Tante volte ho sentito dire da buyer di importanti supermercati come sia noiosa la gestione della politica di prezzo perché se ne parla solo poche volte l'anno. Ma in quelle occasioni ogni centesimo diventa strategico e questo rende le trattative e le decisioni snervanti.

L'ortofrutta pertanto lo possiamo considerare un prodotto fortunato: non ci si annoia mai e deve essere più facile trovare spazi di guadagno più spesso. Proprio perché i prezzi sono talmente inafferrabili che a controllarli è impossibile. Ma anche perchè oltre al prezzo l'ortofrutta ha altri aspetti forse più adatti ad attrarre il consumatore

Per dir la verità questi ultimi hanno già l'impressione che i margini sia del produttore come della distribuzione siano ai massimi livelli ma chi si muove all'interno della filiera sa quanto poco questo è vero. Mettere in pratica questa riflessione potrebbe servire non a danneggiare il consumatore ma a remunerare ogni attore della filiera con il giusto prezzo per ogni qualità.






sabato 8 ottobre 2011

Lo spread dei prezzi campagna - punto vendita commentato in USA

Già nel 1993 nella rivista specializzata americana THE PACKER è stato pubblicato il seguente contributo a una discussione circa il problema dei ricarichi della distribuzione nel settore ortofrutta fesca:

Should growers care about the retail mark up or margin on their commodities?

This is my favorite quote whenever I discuss this issue with growers and I've developed whole talks on the subject:
"The farmer/retail price spread is among life's greatest riddles."
As you've all basically pointed out, farmers need to worry about their margins, not those of the retailers. If they want to get more of the retail price, then they need to take on some or all of the marketing/distribution/value-added costs associated with selling directly to the consumer. But if the USDA estimates are correct, that the farmer only gets ~20% ( http://www.ers.usda.gov/data/fooddollar/ ) of the retail value of most food products, then the retailer's price is only impacted by ten percent if the farm price goes up or down 50%. However, the demand for most products in a given market is too price inelastic, so a retailer won't sell significantly more/less, but will greatly impact the profitability, by adjusting price significantly.
It's a no win situation for the farmer to demand to know the pricing strategy of the retailer, except if the retailer is trying to pass on the low-ball pricing of a loss-leader, which then reminds me of my other favorite quote by a local peach grower when confronted with that proposal: "Whose sale is it anyway?"
And who do I attribute that quote above? Tom Karst, Marketing Editor, The Packer, column title May 22, 1993.

Posted by Richard