Twitter  LinkedIn
Visualizzazione post con etichetta biologico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta biologico. Mostra tutti i post

venerdì 25 gennaio 2013

I prezzi giusti per il Biologico

Non voglio fare un trattato ma piuttosto sottoporrVi scene di vita reale: Compro regolarmente in un negozio specializzato che vende solo bio ed ho trovato i prezzi evidenziati in questa foto:




In primo piano ci sono arance bionde che per essere in offerta a € 1,74 non mi sembrano praticolarmente vantaggios ma in linea con il trend generale. Personalmente preferisco la più acidula Tarocco e non mi voglio intrattenere qui più di tanto (un dettaglio: le Navel hanno buccio grossa che pesa circa un terzo del totale, se un frutto del calibro 3-4 pesa 250 grammi la buccia sarà almeno di 80 grammi)

Ho scattato la foto perchè per la mia solita razione settimanale di Kiwi ho visto apparire sull' etichetta che esce dalla bilancia un importo che mi ricordava le 10.000 Lire di una vota. Infatti 17 furtti del calibro che stimo essere il 30 al prezzo di 3.30 danno una bella cifra. Siccome sò per esperienza che il kiwi è uno dei frutti meno difficili da coltivare con metodi biologici e conoscendo i prezzi che normalmente pago dal fruttivendolo per merce convenzionale ritengo eccessivo questo prezzo.





Come si vede nella seconda foto ci sono anche pere Decana del Comizio a un prezzo raguardevole, € 4,98 al Kg. In questo caso però ritengo il prezzo giustificato perchè conosco la poca voglia dei produttori a dedicarsi a produrre pere biologiche perchè le difficoltà agronomiche sono veramente tante. Sopratutto la resa per ettaro scende drasticamente.

Conclusione:
Siccome alla fine però, avendo fatto la spesa settimanale di ortofrutta per 3 persone, spendendo  in totale non più di € 50.-  ho dovuto concludere che 16-17.- euro a persona per una settimana di frutta e verdura non devono spaventare nessuno. Piuttosto inviterei qualcuno a usare meno il telefonino o a frequantare meno le sale gioco. Ortofrutta, sopratutto se biologica, fa certamente meglio alla salute e probabilmnete anche al portafoglio.

giovedì 13 settembre 2012

GDO, Nel Bio Tante Occasioni Mancate



L’esclusivo Salone SANA di Bologna, dedicato al biologico, all’ecosostenibile ed al wellness in generale ha appena chiuso i battenti.

In questi tempi di magra è stato bello muoversi in un ambiente che riesce a produrre crescita. I numeri del settore intero indicano miglioramenti anchce nel primo trimestre di quest'anno (+ 6,1 % sul 2011, vedi ricerca ISMEA) ma secondo informazioni raccolte negli ambienti commerciali l’ortofrutta si accontenta del mantenimento anche nel 2012 delle posizioni raggiunte nella prima parte dell’anno precedente. Questo mentre i consumi delle produzioni tradizionali sono in calo.

 
isola biologica ideale


Occupandomi soprattutto di ortofrutta e conoscendo bene questa realtà trovo molto esagerati i toni delle dichiarazioni ufficiali sia governative che degli ambienti che ruotano intorno a SANA e cioè di Nomisma e del mondo delle certificazioni.

Qui voglio solo mettere il dito nella piaga della distribuzione italiana al dettaglio che, come anche nel convenzionale, non riesce ad offrire servizi tali da non perdere consumi e consumatori anno dopo anno. Le premesse per buoni performance ci sarebbero tutte perché l’ortofrutta biologica si rivolge a un mondo moderno fatto di crescente consapevolezza ambientale e salutistica da parte di molti ed attira consumatori benestanti ed istruiti. Dall’altro lato ci sono le realtà finanziate dal pubblico (Ministero della Sanità, delle politiche agricole, DOP, IGP, OP,  mense scolastiche ecc.) che da anni preparano bene il terreno con grande dispendio di energie e fondi.

Nonostante tutto ciò i consumi italiani di ortofrutta biologica sono lontani dal 2 % sul totale! Non è una cifra significativa, non può essere considerata soddisfacente.  La ricerca di Nomisma presentata al SANA afferma che il 70 % degli acquisti bio viene effettuato  presso la GDO. Questo potrebbe anche significare che la GDO è efficiente nel suo contributo alla distribuzione di questa tipologia di merce ma invece significa il contrario: ne il messaggio ne il prodotto convincono il consumatore. Produttori leader in campo biologico indicano cifre inferiori ad un terzo del loro  output i quantitativi forniti alla GDO italiana.

Se osserviamo come i specializzati (fra loro sopratutto le organizzazioni in franchising) prosperano, raggiungendo cifre e crescite notevoli, il cerchio si chiude: la GDO rappresenta un collo di bottiglia ed impedisce l'affermazione dell'ortofrutta biologica italiana. La relativamente piccola percentuale di consumatori già convinti, i cosiddetti heavy consumers, è costretta a frequentare i suoi punti vendita ma non trova ne scelta ne prezzo. Da anni si sente dire dai responsabili commerciali della GDO che le possibilità di offerta sono limitate da spazi angusti ma per merce di poco valore ed a poco prezzo gli scaffali sono sempre sufficienti. Se è vero come è vero che la segmentazione ormai si limita a due grandi categorie: il primo prezzo ed il premium, perché al biologico non si concede l’onore dell’alto di gamma? Se anche fosse necessario  ridurre un po’gli  alti prezzi adesso di moda (veramente troppo alti per tanti portafogli), non conviene sempre fare ricarichi su prezzi rispettabili piuttosto che su prezzi stracciati?

lunedì 10 settembre 2012

SANA, Salone Bio di Bologna - Un comunicato interessante per i commerci internazionali

DA BRASILE, CINA, RUSSIA, CANADA E USA
CINQUE DELEGAZIONI DI AZIENDE LEADER DEL MERCATO BIO
OSPITI DI SANA 2012 (Bologna 8‐11 settembre)

Sono cinque le delegazioni di buyer del settore del biologico (alimenti freschi e trasformati) provenienti da Brasile, Cina, Russia, USA e Canada, selezionate in occasione di workshop e incontri realizzati nei mesi scorsi (rispettivamente a San Paolo, Shanghai, Mosca e Washington), che saranno ospiti di SANA (Bologna, 8‐11 settembre), la più importante manifestazione espositiva italiana per l’alimentazione biologica certificata, l’erboristeria, la cosmesi naturale e biologica, organizzata da BolognaFiere. Il programma di internazionalizzazione di SANA e della filiera biologica italiana è stato realizzato in collaborazione con Federbio, il Ministero dello Sviluppo Economico tramite l’ex‐Ice e l’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Emilia‐Romagna.


Molte “le eccellenze” presenti tra gli ospiti. Tra queste, nella delegazione brasiliana, da segnalare Mundo Verde, il maggiore operatore del canale bio specializzato, con 25 anni di attività, 196 negozi (31 dei quali aperti nel 2011), da 4.000 a 7.000 referenze per punto vendita e circa 150.000 clienti al giorno, e Pão de Açúcar, marchio della Companhia Brasileira de Distribuição, il maggior operatore della grande distribuzione del Brasile e il secondo dell’intera America Latina, leader delle vendite bio nella GDO, con 1800 punti vendita tra super e ipermercati in tutto il Paese.
Tra gli operatori provenienti da Usa e Canada sono presenti: United Natural Foods,Inc il distributore nazionale indipendente di prodotti biologici e naturali leader negli USA, con una rete su ambedue le coste e in Canada, per un volume di vendite di oltre 5 miliardi di dollari; Organic Trade Company, importatore e distributore con piattaforme a Filadelfia e Toronto; alcuni tra i principali importatori di specialità italiane (come Dean & De Luca, Pondini Imports e Purely Organic), infine operatori quali Natural Grocers, con punti vendita in 11 Stati, e Campo Verde Solutions, specialista nello sviluppo di linee biologiche a private label per le catene distributive a stelle e strisce.
Tra i russi spiccano AZBUKA VKUSA (L'Alfabeto del Gusto), che conta 50 “supermercati gourmet” a Mosca, ed è leader nella commercializzazione di prodotti biologici importati dall’Europa; il grossista Organic‐Trade/Ecoproduct; gli specialisti dei prodotti italiani Total City Food e Italia Mia, e la catena Bahetle (dotata di 22 supermercati pluripremiati a Mosca).
Dalla Cina arriveranno svariate trading company, tra le quali SHANGHAI DONGSUO TRADING CO, attualmente il principale importatore di prodotti biologici italiani nel crescente mercato cinese

domenica 2 settembre 2012

Le scelte vegetariane

Ne pesce ne carne
 
Sabato 1. Settembre sera tardi Sky Tg24 Economia  ha trattato il tema  “Ne carne ne pesce - Dai vegani ai crudisti le tante declinazioni delle scelte vegetariane”. Come al solito dopo aver sentito le voci interessate rappresentate da personaggi che rappresentavano le categorie dei produttori, dei dietologi, dei vegetariani e degli ambientalisti, le idee invece di chiarirsi si annebbiano possibilmente ancora di più.
 

Ma alcune  cose si possono raccontare dopo un ascolto forse anche un po’ distratto nelle vesti di consumatore attento: Sempre più spesso si sente parlare di vegetariani e sempre più spesso non si parla solo della salute delle persone ma anche di quelle del pianeta.  Argomenti come quelli che per allevare un bovino si consumano 15-20.000 litri d’acqua (dati FAO) o ci vogliono 13 kg di mangimi (più 30 kg di fieno) per ogni kilo di carne ricavata fanno effettivamente pensare.  Se poi si ascolta anche chi assicura che la produzione animale inquina più della circolazione di tutte le autovetture  (relativamente il 18 % contro il 14 % sul totale) le coscienze incominciano ad agitarsi in parecchie persone che si aggiungono a chi da decenni ha iniziato il percorso di una vita senza pesce ne carne o anche senza nessun prodotto di origine animale.

Gli apostoli vegetariani e vegani affermano che le loro scelte vanno oltre il biologico, si dichiarano per un’agricoltura pura, pacifica, senza la necessità di maltrattare animali. Alla base c’è granaglia, pane, grassi vegetali, alghe, frutta e verdura. Per esempio proprio per questo la bruschetta italiana sta diventando un piatto preferito  anche a livello internazionale.

martedì 15 maggio 2012

IL BIOLOGICO - una marcia lenta ma inarrestabile




Una delle prime società di certificazione nel campo dell'agricoltura biologica, AIAB, è nata in Italia nel 1982. Era il periodo nel quale spinte provenienti per lo più dal mondo cittadino ed intellettuale aveva convinto giovani agricoltori ad imboccare questa strada per conservare meglio i propri terreni e per intercettare nuovi consumatori.

Sono passati 30 anni ed il movimento si è sparso in tutto il mondo, soprattutto nei paesi benestanti in Europa, Nord America e Giappone. Ma se ancora nel 2012 la quota di mercato generale è del 2-3 % e solo in pochi e piccoli paesi come la Danimarca o l'Austria arriva a consumi vicino a due cifre vuol dire che la strada è ancora lunga. Comunque la strada c'è e porta a traguardi sicuri. Se poi si considera che il prodotto trainante della filiera è l'ortofrutta che in certi casi arriva anche a coprire, fra fresco e conservato, il 30 % il trend interessa sopratutto questo comparto.

Visto che ormai le certificazioni ed i controlli lungo la catena di distribuzione si sono assestati e rafforzati i consumatori veramente interessato potranno rifornirsi tutto l'anno di merce prodotta con i crismi dell'agricoltura biologica. Uno degli ostacoli importanti sono tuttora gli spazi limitati che i punti vendita possono mettere a disposizione ma anche questi aumentano man mano che il consumo cresce. Inoltre non bisogna trascurare il trend di crescita di negozi in franchising come Cuorebio, NaturaSi ecc.  (Nella foto sopra la bottega BIO affiliata a Cuorebio di Savignano s.P. in Prov. di Modena, nella foto sotto una cassetta già semivuota di ciliegie precoci di Marostica in vednita il giorno 12 maggio a € 12,80 un prezzo non esagerato se si considera che il vicino punto vendita COOP aveva in vendita lo stesso giorno Bigarreaux convenzionale della Puglia a € 8,99 al KG)





lunedì 9 aprile 2012

LA CHIMICA NELL'ORTOFRUTA

Nell’ultimo numero de l’Espresso ha fatto discutere gli ambienti ortofrutticoli un articolo a firma di Agnese Cadignola intitolato “Quanta chimica in quella mela”.



In pratica si denuncia il fatto che i prodotti ortofrutticoli sono spesso talmente perfetti che sembrano “giochi di plastica, privi di difetti, lucenti e omologati” insinuando il dubbio che tutto sia ottenuto in modo innaturale e soprattutto con la chimica.

Non voglio e non posso entrare in tutti i dettagli ma vorrei qui difendere me stesso perché tempo fa ho deciso di continuare a comprare e far consumare alla mia famiglia ortofrutta prodotta in modo tradizione anche se c’è da tempo a disposizione una soddisfacente offerta prodotti biologici.

Ho preso questa decisione sulla base dei seguenti ragionamenti: Consumiamo da tempo molto ortofrutta e nella mia cerchia non noto danni particolari, registro che i controlli effettuati regolarmente da enti statali (ma in Germania anche da Greenpeace) certificano che non più del 2 % delle merci supera i limiti dei residui ammessi per legge. Seguo da tempo i processi produttivi e vedo che soprattutto con il metodo della produzione integrata (che con l’aiuto del controllo degli insetti permette una forte diminuzione dei pesticidi in campagna) e lavo con particolare cura le specie che hanno più bisogno di protezione chimica perché sono più facilmente attaccati dalle malattie (es. fragole e orticole a foglia).

Per il resto è la maggioranza dei consumatori che guida i dettaglianti nella loro offerta: sono essi che scelgono sempre il prodotto più bello, più grosso, più colorato. Che c’è di male se il produttore si ingegna per venire incontro a queste esigenze?? Non hanno fatto così già i nostri antenati quando hanno selezionato in natura e riprodotto vicino a casa i semi più grossi, le foglie più tenere ed i frutti più appariscenti di dolce?

Le esigenze della moderna distribuzione fanno il resto: si ha bisogno di grandi masse di calibri uniformi, di frutta che non sfiorisce, di ortaggi che non appassiscono. Ma ci sono tanti metodi naturali per venire incontro a queste esigenze: in campagna le verdure si piantano a una certa distanza, sull’albero si dirada i frutti troppo piccoli, in magazzino ci sono enormi calibratrici elettroniche che con il laser prendono le misure esterne del frutto e misurano persino i gradi zuccherini dell’interno senza intaccare minimamente il prodotto.

Per una più lunga conservazione è di grande aiuto la refrigerazione ma anche la regolazione delle atmosfere all’interno delle celle frigorifere o delle confezioni di plastica. In pratica riducendo artificialmente la percentuale di ossigeno la frutta così trattata va in letargo rallentando la respirazione e pertanto il decadimento della polpa.

La chimica esiste ma con l’andar del tempo è stata ridotta e resa più blanda. Negli anni sono stati aboliti il DDT, il DPA ed ultimamente anche l'etossichina. I tempi di carenza sono sempre meglio studiati ed anche osservati. Se vogliamo nutrire l'umanità non potremo fare a meno della chimica ma potremo certamente renderla sempre più innocua. Ma per chi nonostante tutto cerca di meglio la soluzione c'è già: convertirsi al biologico.

Io non mi sono ancora deciso per diversi motivi:
La purezza assoluta non esiste, il gusto non migliora, l'assortimento è sempre scarso, la qualità raramente è al cento percento, devo accettare tutta merce preconfezionata perché ci vuole la garanzia di un imballaggio chiuso ed i prezzi sono ancora troppo alti.