Non voglio fare un trattato ma piuttosto sottoporrVi scene di vita reale: Compro regolarmente in un negozio specializzato che vende solo bio ed ho trovato i prezzi evidenziati in questa foto:
In primo piano ci sono arance bionde che per essere in offerta a € 1,74 non mi sembrano praticolarmente vantaggios ma in linea con il trend generale. Personalmente preferisco la più acidula Tarocco e non mi voglio intrattenere qui più di tanto (un dettaglio: le Navel hanno buccio grossa che pesa circa un terzo del totale, se un frutto del calibro 3-4 pesa 250 grammi la buccia sarà almeno di 80 grammi)
Ho scattato la foto perchè per la mia solita razione settimanale di Kiwi ho visto apparire sull' etichetta che esce dalla bilancia un importo che mi ricordava le 10.000 Lire di una vota. Infatti 17 furtti del calibro che stimo essere il 30 al prezzo di 3.30 danno una bella cifra. Siccome sò per esperienza che il kiwi è uno dei frutti meno difficili da coltivare con metodi biologici e conoscendo i prezzi che normalmente pago dal fruttivendolo per merce convenzionale ritengo eccessivo questo prezzo.
Come si vede nella seconda foto ci sono anche pere Decana del Comizio a un prezzo raguardevole, € 4,98 al Kg. In questo caso però ritengo il prezzo giustificato perchè conosco la poca voglia dei produttori a dedicarsi a produrre pere biologiche perchè le difficoltà agronomiche sono veramente tante. Sopratutto la resa per ettaro scende drasticamente.
Conclusione:
Siccome alla fine però, avendo fatto la spesa settimanale di ortofrutta per 3 persone, spendendo in totale non più di € 50.- ho dovuto concludere che 16-17.- euro a persona per una settimana di frutta e verdura non devono spaventare nessuno. Piuttosto inviterei qualcuno a usare meno il telefonino o a frequantare meno le sale gioco. Ortofrutta, sopratutto se biologica, fa certamente meglio alla salute e probabilmnete anche al portafoglio.
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venerdì 25 gennaio 2013
I prezzi giusti per il Biologico
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lunedì 5 luglio 2010
Esselunga fa scuola ma non menziona l'ortofrutta
Ecco la risposta casualmente immediata di ESSELUNGA alla mia lamentela che metteva il dito sulla mancanza di professionalità nei reparti ortofrutta:
""L'azienda è una delle principali catene italiane del settore della grande distribuzione, operante attraverso una rete di 141 superstore e supermarket. Per creare i suoi professionisti, la società ha realizzato una vera e propria scuola interna, che si occupa della formazione dei nuovi assunti e dell'aggiornamento dei dipendenti attraverso un percorso specifico teorico e pratico. La formazione si articola in momenti in aula, con temi che vanno dalla conoscenza del prodotto alla gestione della relazione con il cliente, e corsi pratici nei punti vendita. La formazione teorica è finalizzata all'acquisizione delle principali conoscenze del prodotto alla gestione della relazione con il cliente, e corsi pratici nei punti vendita. La formazione teorica è finalizzata all'acquisizione delle principali conoscenze di base proprie della mansione (sicurezza, aspetti igienico-sanitari e controllo della qualità, conoscenza merceologica dei prodotti, gestione della relazione con il cliente, logistica, gestione dei metodi e dei processi operativi). Quella pratica è finalizzata all'acquisizione delle principali procedure di lavoro (ricevimento e smistamento della merce, rifornimento scaffali, attività di cassa, riordino dei prodotti, gestione del magazzino) o delle abilità tecniche, quali la panificazione, la gastronomia, il taglio della carne o la lavorazione del pesce........."" estratto da un articolo pubblicato sul sito www.millionaire.it
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venerdì 2 luglio 2010
Piero Angela conferma

In occasione di una recente trasmissione di SUPERQUARK il grande divulgatore ha messo a fuoco l'utilità del consumo di ortofrutta ed automaticamente è venuta a galla la scarsa simpatia che ormai anche in Italia godono sia frutta che verdura. Nella scheda si vede una delle slides che rafforzano il mio convincimento di combattere per una giusta causa: quella di promuovere sempre di più il consumo di ortofrutta. Le nostre società NCX DRAHORAD e FRUITECOM lottano su questo fronte come lo facciamo anche con i ns. portali Myfruit.it e Mysnack.it ed i nostri blog: Quifrutta.blogspot.it e Passionefrutta.blogspot.it
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venerdì 23 aprile 2010
Il sistema ortofrutticolo italiano secondo Gino Peviani (Fruitimprese)
Come ogni anno di questi giorni Fruitimprese ha riunito i dirigenti delle maggiori imprese import export per il fare il punto della situazione. Come previsto il quadro definitivo dell'annata 2009 è quasi tragico ma anche l'avvio del nuovo anno è stato definito poco incoraggiante. Le cifre pubblicate dovranno essere esminate nel dettaglio perchè ci sono indicazioni preziose per l'impostazione futura delle politiche aziendali.
Vorrei in questa sede tentare di scovare fra le tante indicazioni negative quelle positive che pur ci sono e che Gino Peviani ha voluto sottolineare con tutto il peso del suo ruolo, basandosi su una ricerca dell'Università Bocconi di Milano. Il messaggio cardine della giornata mi sembra essere quello di incoraggiare l'ambiente a proseguire sulla strada finora percorsa perchè è quella giusta: la strada dell'etica e della qualità. La ricerca presentata dal Prof. Maurizio Dallocchio, ordinario e titolare della cattedra "Nomura" dell’Università Bocconi di Milano, dimostra cifre alla mano che le aziende che non danno importanza all'etica e pertanto rispettano poco l'ambiente, i lavoratori, le minoranze e tante leggi collegate, non hanno vita lunga. Pertanto il profitto a tutti i costi come quello in questo periodo perseguito dalla GDO non paga a medio- lungo termine.
Ma il presidente ha voluto anche dare indicazioni al governo sulle ragioni che giustificano la difesa del settore: importante contributo al mantenimento dell'occupazione, presidio del terriotrio e dell'ambiente, garanzia della salubrità dei prodotti.
Ha anche indicato i punti di debolezza che le imprese evidenziano e che dovranno trovar rimedio: migliorare il potere contrattuale attraverso una migliore organizzazione mirata ad affrontare i grandi gruppi, affrontare meglio una concorrenza estera molto competitiva, contrastare la concorrenza fuori dalle regole. Sono inoltre inaccettabili i vincoli ed i limiti a fare liberamente impresa, le norme, il fisco, la resistenza all'innovazione, la burocrazia asfissiante per elencarne solo alcuni.
Fra le righe si è potuto notare il fastidio di certe iniziative delle organizzazioni dei produttori e/o del Ministro Zaia soprautto in merito alle interferenze nella distribuzione con i farmer's markets, il KM Zero ed anche la propaganda contro il consumo di frutta di tropicale (si ricorda le battute contro il consumo di ananas nel periodo natalizio) o di controstagione. Peviani ha voluto ricordare che per migliorare la situazione agricola italiana abbiamo bisogno di esportare sempre di più, sia nei mercati tradizionali come anche nei mercati emergenti. Non possiamo chiedere strada libera quando andiamo all'estero mentre chiudiamo le nostre porte a chi ci offre prodotti buoni al giusto prezzo e nella stagione adatta.
Vorrei in questa sede tentare di scovare fra le tante indicazioni negative quelle positive che pur ci sono e che Gino Peviani ha voluto sottolineare con tutto il peso del suo ruolo, basandosi su una ricerca dell'Università Bocconi di Milano. Il messaggio cardine della giornata mi sembra essere quello di incoraggiare l'ambiente a proseguire sulla strada finora percorsa perchè è quella giusta: la strada dell'etica e della qualità. La ricerca presentata dal Prof. Maurizio Dallocchio, ordinario e titolare della cattedra "Nomura" dell’Università Bocconi di Milano, dimostra cifre alla mano che le aziende che non danno importanza all'etica e pertanto rispettano poco l'ambiente, i lavoratori, le minoranze e tante leggi collegate, non hanno vita lunga. Pertanto il profitto a tutti i costi come quello in questo periodo perseguito dalla GDO non paga a medio- lungo termine.
Ma il presidente ha voluto anche dare indicazioni al governo sulle ragioni che giustificano la difesa del settore: importante contributo al mantenimento dell'occupazione, presidio del terriotrio e dell'ambiente, garanzia della salubrità dei prodotti.
Ha anche indicato i punti di debolezza che le imprese evidenziano e che dovranno trovar rimedio: migliorare il potere contrattuale attraverso una migliore organizzazione mirata ad affrontare i grandi gruppi, affrontare meglio una concorrenza estera molto competitiva, contrastare la concorrenza fuori dalle regole. Sono inoltre inaccettabili i vincoli ed i limiti a fare liberamente impresa, le norme, il fisco, la resistenza all'innovazione, la burocrazia asfissiante per elencarne solo alcuni.
Fra le righe si è potuto notare il fastidio di certe iniziative delle organizzazioni dei produttori e/o del Ministro Zaia soprautto in merito alle interferenze nella distribuzione con i farmer's markets, il KM Zero ed anche la propaganda contro il consumo di frutta di tropicale (si ricorda le battute contro il consumo di ananas nel periodo natalizio) o di controstagione. Peviani ha voluto ricordare che per migliorare la situazione agricola italiana abbiamo bisogno di esportare sempre di più, sia nei mercati tradizionali come anche nei mercati emergenti. Non possiamo chiedere strada libera quando andiamo all'estero mentre chiudiamo le nostre porte a chi ci offre prodotti buoni al giusto prezzo e nella stagione adatta.
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sabato 3 aprile 2010
Tutto il mare è in tempesta, noi dell'ortofrutta mettiamo la testa sotto la sabbia
Nel 1964, primo anno di libera circolazione della Cat.1 nel piccolo MEC, Mercato Comune a 6 paesi, ci furono situazione assai simili a quelle di adesso: l'Olanda si sentiva minacciata dall'arrivo di ortaggi a basso prezzo dall'Italia. Ma si difese ottimamente. Negli anni '80 all'epoca dell'entrata della Spagna nell' Europa Unita, l'Italia sembrò minacciata alle fondamenta ma oggi la stessa Spagna è anche un fondamentale cliente per Kiwi (2° maggior consumatore di merce italiana ed anche di tanti altri prodotti italiani come le mele, non ultimi le uve del meridione.
Adesso si presenta nuovamente una situazione simile, forse anche più grave, ma non si vedono manovre offensive e spesso neanche difensive: Testa nella sabbia, barriere impossibile...!
Tutti sembrano convinti che basterà migliorare un po' le tecniche di produzione, affilare un po' le armi dell'internazionalizzazione e sopratutto avere pazienza.
CAMBIAMENTO RADICALLE
In politica abbiamo avuto lo scossone della caduta del muro che ha in pratica annullato i finanziamenti ai partiti che provenivano dall'estero e più recentemente ci ha pensato la crisi a prosciugare le loro casse. Le conseguenze si sono viste, l'ultimo esempio è di pochi giorni fa: un capovolgimento epocale. Ed infatti la grande discussione è partita immediatamente ed i fatti imporranno i cambiamenti.
Nel sistema ortofrutticolo niente di tutto questo è ancora successo. Lo scossone dell'estate scorsa non è bastato e neanche le scosse di assestamento di questi ultimimesi. Non c'è ancora stato un riesame profondo delle cause della crisi Italiana. Nessno ha ancora contestato ai leader storici errori nell'impostazione della loro politica ne sono stati addebitati a qualcuno i risultati fallaci che si sono avuti sopratutto in Emilia Romagna dove tutto è impostato ed imposto con riverberi anche a livello nazionale. Io penso che il fatto che i fondi da Bruxelles continuano a fluire (anche se da tempo in fase di razionamento)tenga in vita un sistema che è marcio ma che giusto per i finanziamenti non è ancora abbastanza vicino al crollo. Così si prosegue l'agonia ed invece di fare punto ed a capo ci saranno sofferenze per altri anni.
E' vero, ci sono satti consessi che hanno tentato di coinvolgere anche platee più vaste (e le organizzazioini dei produttori si stanno agitando da mesi) ma una vera rivisitazione non c'è ancora stata.
TANTO SPAZIO PER MIGLIORARE
Sappiamo come si organizzano i sistemi vincenti? Conosciamo la concorrenza, i paesi emergenti, i paesi sviluppati? Conosciamo le esigenze vere della Grande Distribuzione o quelle dei paesi importatori dell'Est Europa o d'Oltremare?. Conosciamo la vastità della nostra offerta, l'enormità dei nostri Know How, le potenzialità dei nostri operatori?
Non abbiamo neanche fatto quelle ricerche necessarie dalle quali solo si può elaborare le nuove strategie. Non conosciamo organicamente neanche i mercati nuovi ne abbiamo mai preso in seria considerazione la comunicazione sia interna che esterna. Assistiamo impotenti a un declino dei consumi di ortofrutta quando ogni medico non fa altro che esaltarne le proprietà miracolose e funzionali.
L'unica speranza viene dal fatto che c'è tanto spazio per migliorare e che non appena saremo costretti dagli eventi correremo tutti ai remi per remare insieme verso mete condivise dimenticando per un po' le teorie fallimentari elaborate a tavolino da chi ancora vive di rendita o di finanziamenti.
Adesso si presenta nuovamente una situazione simile, forse anche più grave, ma non si vedono manovre offensive e spesso neanche difensive: Testa nella sabbia, barriere impossibile...!
Tutti sembrano convinti che basterà migliorare un po' le tecniche di produzione, affilare un po' le armi dell'internazionalizzazione e sopratutto avere pazienza.
CAMBIAMENTO RADICALLE
In politica abbiamo avuto lo scossone della caduta del muro che ha in pratica annullato i finanziamenti ai partiti che provenivano dall'estero e più recentemente ci ha pensato la crisi a prosciugare le loro casse. Le conseguenze si sono viste, l'ultimo esempio è di pochi giorni fa: un capovolgimento epocale. Ed infatti la grande discussione è partita immediatamente ed i fatti imporranno i cambiamenti.
Nel sistema ortofrutticolo niente di tutto questo è ancora successo. Lo scossone dell'estate scorsa non è bastato e neanche le scosse di assestamento di questi ultimimesi. Non c'è ancora stato un riesame profondo delle cause della crisi Italiana. Nessno ha ancora contestato ai leader storici errori nell'impostazione della loro politica ne sono stati addebitati a qualcuno i risultati fallaci che si sono avuti sopratutto in Emilia Romagna dove tutto è impostato ed imposto con riverberi anche a livello nazionale. Io penso che il fatto che i fondi da Bruxelles continuano a fluire (anche se da tempo in fase di razionamento)tenga in vita un sistema che è marcio ma che giusto per i finanziamenti non è ancora abbastanza vicino al crollo. Così si prosegue l'agonia ed invece di fare punto ed a capo ci saranno sofferenze per altri anni.
E' vero, ci sono satti consessi che hanno tentato di coinvolgere anche platee più vaste (e le organizzazioini dei produttori si stanno agitando da mesi) ma una vera rivisitazione non c'è ancora stata.
TANTO SPAZIO PER MIGLIORARE
Sappiamo come si organizzano i sistemi vincenti? Conosciamo la concorrenza, i paesi emergenti, i paesi sviluppati? Conosciamo le esigenze vere della Grande Distribuzione o quelle dei paesi importatori dell'Est Europa o d'Oltremare?. Conosciamo la vastità della nostra offerta, l'enormità dei nostri Know How, le potenzialità dei nostri operatori?
Non abbiamo neanche fatto quelle ricerche necessarie dalle quali solo si può elaborare le nuove strategie. Non conosciamo organicamente neanche i mercati nuovi ne abbiamo mai preso in seria considerazione la comunicazione sia interna che esterna. Assistiamo impotenti a un declino dei consumi di ortofrutta quando ogni medico non fa altro che esaltarne le proprietà miracolose e funzionali.
L'unica speranza viene dal fatto che c'è tanto spazio per migliorare e che non appena saremo costretti dagli eventi correremo tutti ai remi per remare insieme verso mete condivise dimenticando per un po' le teorie fallimentari elaborate a tavolino da chi ancora vive di rendita o di finanziamenti.
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lunedì 15 marzo 2010
Commercio non più commercio
Da tempo la componente commerciale di quanto fanno i commercianti è diminuita considerevolmente e spesso si è ridotta al lumicino. La componente "servizi" è andata via via aumentando fino a diventare quasi sempre la discriminante. Un commerciante al dettaglio non lo si può più immaginare senza un corollario infinito di servizi. Basta pensare ai centri commerciali. Ma anche un grossista senza tutta la serie di mezzi di appoggio come preconfezione dei prodotti alimentari, consegne a domicilio, promozione, pubblicità ecc. ecc. non può più esistere.
Ecco perchè è giusto sottolineare come ha fatto recentemente il sottosegretario allo Sviluppo con delega al Commercio Adolfo d'Urso al convegno delle PMI di Modena che il PIL italiano è prodotto per il 40 % dai servizi. Bisogna aggiungere che anche l'occupazione è offerta nel 40 % dei casi dalle aziende di servizio.
Da qui parte tutta una serie di considerazioni che potranno aiutare le autorità ad uscire dalla crisi che ancora attenaglia le nostre economie in tutto l'occidente. Non basterà infatti saper fabbricare prodotti d'eccelenza ma bisognerà anche saper distribuirli in tutto il mondo. Che distribuire è più difficile che produrre è ormai accettato dalla maggioranza degli esperti e gli investimenti che in futuro andranno in tal senso non saranno certamente sbagliati.
Per avere una conferma basta leggere il resoconto del Forum del marzo 2010 di Cernobbio della Confcommercio. Il presidente Sangalli ha spiegato in dettaglio le priorità degli interventi necessari e ministri come Tremonti, Sacconi ed altri hanno confermato: Il futuro è del terziario!
.
Ecco perchè è giusto sottolineare come ha fatto recentemente il sottosegretario allo Sviluppo con delega al Commercio Adolfo d'Urso al convegno delle PMI di Modena che il PIL italiano è prodotto per il 40 % dai servizi. Bisogna aggiungere che anche l'occupazione è offerta nel 40 % dei casi dalle aziende di servizio.
Da qui parte tutta una serie di considerazioni che potranno aiutare le autorità ad uscire dalla crisi che ancora attenaglia le nostre economie in tutto l'occidente. Non basterà infatti saper fabbricare prodotti d'eccelenza ma bisognerà anche saper distribuirli in tutto il mondo. Che distribuire è più difficile che produrre è ormai accettato dalla maggioranza degli esperti e gli investimenti che in futuro andranno in tal senso non saranno certamente sbagliati.
Per avere una conferma basta leggere il resoconto del Forum del marzo 2010 di Cernobbio della Confcommercio. Il presidente Sangalli ha spiegato in dettaglio le priorità degli interventi necessari e ministri come Tremonti, Sacconi ed altri hanno confermato: Il futuro è del terziario!
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lunedì 11 gennaio 2010
Il concetto di KM Zero a quanti km si riferisce?
Ho commissioonato a una collaboratrice molto brava la traduzione di un articolo scritto da Sophie Bambridge e pubblicato recentemente dal FRESH PRODUCE JOURNAL di Londra. In Inghilterra l'opinione pubblica è stata sensibilizzata nel 2007 quando organizzazioni ambientali hanno denunciato l'inquinamento prodotto dai lunghi trasporti sopportati da molti prodotti ortofrutticoli di controstagaione che vengono importati dall'emisfero sud.
Da lì si è sviluppata la teoria del KM Zero ed in definitiva anche l'enfasi sul consumo della produzione locale inglese. L'articolo è un esame di tutti gli aspetti della questione, siano essi positivi che negativi, è scritto senza preconcetti e rispecchia in buona parte anche la situazione italiana:
PROVENIENZA LOCALE: FATTIBILE OPPURE NO?
Fonte: FPJ – Dicembre 2009
Quando si discute la situazione della produzione locale, ci si pone il seguente quesito: “ la Gran Bretagna è in grado di sostenersi autonomamente come nazione oltre alle zone locali che danno da sostentamento alle popolazioni locali? “
Se analizziamo la situazione di un secolo fa, molte persone in U.K. erano affamate o malnutrite ed a malapena restava qualcosa da distribuire sul mercato.
Ci sono una serie di fattori che devono essere considerati quando si tratta questo argomento; in particolare, per quanto riguarda i prodotti freschi:ad esempio il costo reale delle consegne locali, la scala di riferimento, la percezione del consumatore della stagionalità e della localizzazione, il senso del “locale”, quali sono i consumatori disposti a pagare per i prodotti che sono stati coltivati o provenienti dal locale. La lista è lunga.
Il primo punto che deve essere preso in considerazione riguarda il livello di localizzazione e come questo può essere raggiunto. Per qualcuno questo concetto è limitato alla produzione proveniente da un’azienda agricola vicina mentre per altri può essere estesa quanto tutta la produzione britannica. Però, sia per i consumatori che per i fornitori, esistono vari livelli di regionalità, differenti limiti e protocolli che risultano di difficile comprensione. Sarebbe forse più semplice ottenere la produzione locale se si è il mercato locale stesso. Di frequente, infatti, questi mercati sono regolamentati cosicché solo un prodotto coltivato all’interno di quel territorio circoscritto può essere venduto.
Questa procedura di vendita costituisce la via più semplice per raggiungere la produzione locale di prodotti che siano freschi e che rappresentino la “visione” del locale.
Tuttavia si è costretti ad imporre prezzi più alti per rendere il sistema economicamente redditizio. Infatti, la maniera più probabile per i consumatori di comperare prodotti locali o regionali avviene all’interno dei supermercati.
Il secondo punto riguarda il ruolo dei supermercati che non è da sottovalutare.
Waitrose sostiene di disporre attualmente di 1200 prodotti locali nel proprio inventario - questo localmente significa che il prodotto proviene da un raggio di max 30 miglia da quel supermercato. Allo stesso modo Morrison ha dichiarato che il 75% della verdura che vende durante l’anno è di provenienza inglese.
Il problema del locale inizia a sorgere se si considerano però variabili i confini della produzione locale e complicate le questioni dell’approvvigionamento sulle vendite.
Altra questione riguarda il fatto che i consumatori riescano a comprendere realmente cosa si intenda per stagionalità e cosa si possa concretamente produrre in U.K. durante l’anno.
Come riportato da un recente sondaggio realizzato da FPJ, solo il 2% degli intervistati sanno che gli asparagi sono nativi dell’U.K. e solo il 50% sanno qual’e’ la stagione di produzione mentre il restante 25% credono che le patate si producano in U.K.
Sembrerebbe che nonostante il lavoro condotto finora, i consumatori non siano ancora in grado di capire cosa, quando e come possano acquistare prodotti locali. Pertanto, vi è un’enorme operazione di formazione (vedi ad esempio le giornate delle fattorie aperte realizzate dall’Organizzazione Love British Foods) che deve essere intrapresa prima che la maggioranza dei consumatori inglesi cominci a comperare e mangiare solo prodotti “made in U.K.” ed in senso lato di provenienza locale.
Aspetto di rilevante importanza riguarda il fatto che, mentre l’industria si sforza di creare e di contribuire a questo apprezzamento e percezione tra i consumatori di ciò che i produttori fanno e del cibo che si mangia, dall’altro lato si deve affrontare la questione dei costi della fornitura della produzione locale ai rivenditori. I mercati all’ingrosso si trovano ubicati tipicamente in grandi città e producono frequentemente al di fuori del tessuto urbano. I supermercati possono trarre beneficio da questo ampio raggio d’azione per l’approvvigionamento ma ciò non avviene senza costi: ad esempio, i costi per tipologie di imballaggio differenti presenti nei supermercati ed il fatto che non è possibile fornire direttamente i magazzini. Quest’ultimo aspetto nega la proclamazione della produzione locale realizzata dai venditori al dettaglio, con un aumento delle distanze alimentari ed un conseguente aumento del costo reale del locale. A tal proposito, la fattibilità a lungo termine della provenienza locale dei prodotti viene messa in discussione. Bisognerebbe che i consumatori, i dettaglianti ed i fornitori apportassero delle modifiche nella dieta, nei processi e nell’economia di riferimento poiché il costo della produzione in U.K. resta assai elevato. Tutte le parti in causa dovrebbero capirlo ed essere disposte a pagare un po’ di più per questo.
Conclusioni: l’idea del produrre e mangiare locale dovrebbe essere promossa e sostenuta caldamente. Tuttavia, questo non dovrebbe generare una sovrabbondanza di prodotti importati (ad esempio la patata); in realtà, se non esistesse il mercato import- export tanti prodotti non sarebbero conosciuti ai più.
Per fare in modo che ci sia maggiore consapevolezza e conoscenza, bisogna fornire maggiori informazioni ai consumatori oltre alla ricerca di soluzioni per abbattere i costi.
I supermercati avrebbero dovuto giocare un ruolo chiave nell’analisi dei loro sistemi attuali per analizzare le migliorie che dovrebbero essere fatte per facilitare l’espansione del locale.
L’opportunità di mangiare prodotti freschi locali dovrebbe essere colta in modo inequivocabile oltre alla percezione che vi è un livello di qualità superiore del cibo in ogni momento dell’anno, assaporando così il piacere di avere il meglio.
In definitiva, la realtà della provenienza locale è ancora in fase di definizione, in particolare se si va a scapito delle colture per le stagioni seguenti e per il gusto.
Certo è che si tratta di un tema di fondamentale importanza e che l’industria continuerà senza dubbio a lavorare per migliorare i metodi ed inserire la questione nei progetti per una crescita futura.
Da lì si è sviluppata la teoria del KM Zero ed in definitiva anche l'enfasi sul consumo della produzione locale inglese. L'articolo è un esame di tutti gli aspetti della questione, siano essi positivi che negativi, è scritto senza preconcetti e rispecchia in buona parte anche la situazione italiana:
PROVENIENZA LOCALE: FATTIBILE OPPURE NO?
Fonte: FPJ – Dicembre 2009
Quando si discute la situazione della produzione locale, ci si pone il seguente quesito: “ la Gran Bretagna è in grado di sostenersi autonomamente come nazione oltre alle zone locali che danno da sostentamento alle popolazioni locali? “
Se analizziamo la situazione di un secolo fa, molte persone in U.K. erano affamate o malnutrite ed a malapena restava qualcosa da distribuire sul mercato.
Ci sono una serie di fattori che devono essere considerati quando si tratta questo argomento; in particolare, per quanto riguarda i prodotti freschi:ad esempio il costo reale delle consegne locali, la scala di riferimento, la percezione del consumatore della stagionalità e della localizzazione, il senso del “locale”, quali sono i consumatori disposti a pagare per i prodotti che sono stati coltivati o provenienti dal locale. La lista è lunga.
Il primo punto che deve essere preso in considerazione riguarda il livello di localizzazione e come questo può essere raggiunto. Per qualcuno questo concetto è limitato alla produzione proveniente da un’azienda agricola vicina mentre per altri può essere estesa quanto tutta la produzione britannica. Però, sia per i consumatori che per i fornitori, esistono vari livelli di regionalità, differenti limiti e protocolli che risultano di difficile comprensione. Sarebbe forse più semplice ottenere la produzione locale se si è il mercato locale stesso. Di frequente, infatti, questi mercati sono regolamentati cosicché solo un prodotto coltivato all’interno di quel territorio circoscritto può essere venduto.
Questa procedura di vendita costituisce la via più semplice per raggiungere la produzione locale di prodotti che siano freschi e che rappresentino la “visione” del locale.
Tuttavia si è costretti ad imporre prezzi più alti per rendere il sistema economicamente redditizio. Infatti, la maniera più probabile per i consumatori di comperare prodotti locali o regionali avviene all’interno dei supermercati.
Il secondo punto riguarda il ruolo dei supermercati che non è da sottovalutare.
Waitrose sostiene di disporre attualmente di 1200 prodotti locali nel proprio inventario - questo localmente significa che il prodotto proviene da un raggio di max 30 miglia da quel supermercato. Allo stesso modo Morrison ha dichiarato che il 75% della verdura che vende durante l’anno è di provenienza inglese.
Il problema del locale inizia a sorgere se si considerano però variabili i confini della produzione locale e complicate le questioni dell’approvvigionamento sulle vendite.
Altra questione riguarda il fatto che i consumatori riescano a comprendere realmente cosa si intenda per stagionalità e cosa si possa concretamente produrre in U.K. durante l’anno.
Come riportato da un recente sondaggio realizzato da FPJ, solo il 2% degli intervistati sanno che gli asparagi sono nativi dell’U.K. e solo il 50% sanno qual’e’ la stagione di produzione mentre il restante 25% credono che le patate si producano in U.K.
Sembrerebbe che nonostante il lavoro condotto finora, i consumatori non siano ancora in grado di capire cosa, quando e come possano acquistare prodotti locali. Pertanto, vi è un’enorme operazione di formazione (vedi ad esempio le giornate delle fattorie aperte realizzate dall’Organizzazione Love British Foods) che deve essere intrapresa prima che la maggioranza dei consumatori inglesi cominci a comperare e mangiare solo prodotti “made in U.K.” ed in senso lato di provenienza locale.
Aspetto di rilevante importanza riguarda il fatto che, mentre l’industria si sforza di creare e di contribuire a questo apprezzamento e percezione tra i consumatori di ciò che i produttori fanno e del cibo che si mangia, dall’altro lato si deve affrontare la questione dei costi della fornitura della produzione locale ai rivenditori. I mercati all’ingrosso si trovano ubicati tipicamente in grandi città e producono frequentemente al di fuori del tessuto urbano. I supermercati possono trarre beneficio da questo ampio raggio d’azione per l’approvvigionamento ma ciò non avviene senza costi: ad esempio, i costi per tipologie di imballaggio differenti presenti nei supermercati ed il fatto che non è possibile fornire direttamente i magazzini. Quest’ultimo aspetto nega la proclamazione della produzione locale realizzata dai venditori al dettaglio, con un aumento delle distanze alimentari ed un conseguente aumento del costo reale del locale. A tal proposito, la fattibilità a lungo termine della provenienza locale dei prodotti viene messa in discussione. Bisognerebbe che i consumatori, i dettaglianti ed i fornitori apportassero delle modifiche nella dieta, nei processi e nell’economia di riferimento poiché il costo della produzione in U.K. resta assai elevato. Tutte le parti in causa dovrebbero capirlo ed essere disposte a pagare un po’ di più per questo.
Conclusioni: l’idea del produrre e mangiare locale dovrebbe essere promossa e sostenuta caldamente. Tuttavia, questo non dovrebbe generare una sovrabbondanza di prodotti importati (ad esempio la patata); in realtà, se non esistesse il mercato import- export tanti prodotti non sarebbero conosciuti ai più.
Per fare in modo che ci sia maggiore consapevolezza e conoscenza, bisogna fornire maggiori informazioni ai consumatori oltre alla ricerca di soluzioni per abbattere i costi.
I supermercati avrebbero dovuto giocare un ruolo chiave nell’analisi dei loro sistemi attuali per analizzare le migliorie che dovrebbero essere fatte per facilitare l’espansione del locale.
L’opportunità di mangiare prodotti freschi locali dovrebbe essere colta in modo inequivocabile oltre alla percezione che vi è un livello di qualità superiore del cibo in ogni momento dell’anno, assaporando così il piacere di avere il meglio.
In definitiva, la realtà della provenienza locale è ancora in fase di definizione, in particolare se si va a scapito delle colture per le stagioni seguenti e per il gusto.
Certo è che si tratta di un tema di fondamentale importanza e che l’industria continuerà senza dubbio a lavorare per migliorare i metodi ed inserire la questione nei progetti per una crescita futura.
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lunedì 7 settembre 2009
D'accordo con Tremonti ma serve un credito mirato e non a pioggia
A Cernobbio Tremonti ha detto fra l'altro «Noi vorremmo che alle imprese vada la massima quantità possibile di denaro, ma in tutta Europa c'è una tendenza opposta da parte delle banche. La tendenza delle banche è a fare credit trade, cioè prendere soldi a zero e impiegarli. Sono capaci anche i bambini a fare le trimestrali così».
Avrà anche ragione ma il credito va dato a chi se lo merita. E' questo il criterio che va rivisto. E' facile concedere finanziamenti a chi ha solide garanzie (magari con proprie firme su capitali investiti altrove) ma ci sono anche soggetti che meritano credito solo per la serietà dimostrata in anni di rispetto delle leggi e per la bontà delle proprie idee e dei loro progetti per il futuro.
Queste ditte sono le prime a condannare gli affidamenti a concorrenti che da anni stanno sul mercato solo perchè copiano, sfruttano il lavoro nero ed hanno gli appoggi politici giusti condannando i veri giusti (che fra l'altro pagano le tasse) a vivere ai margini.
Avrà anche ragione ma il credito va dato a chi se lo merita. E' questo il criterio che va rivisto. E' facile concedere finanziamenti a chi ha solide garanzie (magari con proprie firme su capitali investiti altrove) ma ci sono anche soggetti che meritano credito solo per la serietà dimostrata in anni di rispetto delle leggi e per la bontà delle proprie idee e dei loro progetti per il futuro.
Queste ditte sono le prime a condannare gli affidamenti a concorrenti che da anni stanno sul mercato solo perchè copiano, sfruttano il lavoro nero ed hanno gli appoggi politici giusti condannando i veri giusti (che fra l'altro pagano le tasse) a vivere ai margini.
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martedì 1 settembre 2009
UN CONTADINO CHE REGALA IL SUO RACCOLTO E' MATTO?
A Bagnacavallo di Romagna una famiglia di produttori ortofrutticoli decide di regalare le sue pesche piuttosto che venderle a una frazione del costo di produzione.
Io dico che regalare può anche essere un bel gesto. Spesso nella mia lunga carriera di operatore commerciale ho sentito propositi come questo. Ma quasi sempre il proprietario del frutteto ha preferito evitare il pericolo di danneggiamenti prevedibili nel caso di raccoglitori privati inesperti. Per non parlare dei pericoli che potrebbe correre in caso di infortuni sempre possibili.
Ma vorrei fare pensare senza il condizionamento del momento tragico che si verifica in occasione della coincidenza di tanti fattori economici negativi come in questo momento.
1) Il contadino è un imprenditore che deve saper giudicare il grado di rischio che corre nell'esplicitare il suo mestiere. In aperta campagna questo rischio è già ingigantito dal fattore meteorologico che può anche distruggere il raccolto di un anno. Ma è per questo che tutti i conti ben fatti si basano sulla media di almeno 5 anni.
2) Ci sono possibilità di assicurarsi contro i rischi di grandine ed anche contro altri rischi.
3) I produttori spesso si riuniscno con altri produttori vicini per organizzare altre difese anche economiche.
4) a livello comunitario sono previsti interventi a sostegno dei prezzi che in questi ultimi tempi sono diventati più complicati. Sono anche stati diradati per la protesta dei consumatori che non tolleravano più la vista dei buldozer che schiacciavano frutta buona.
5) le difese attualmente previste dai trattati comunitari esigono pianificazione e rapidità di interventi che quest'estate si sono dimostrate inefficienti.
6) Ricorrere alle accuse di inefficienza e di speculazione della catena distributiva non ha senso perchè essa ha gli stessi interessi dei produttori: guadagnare il giusto ed aumentare le vendite. Purtroppo anche qui ci troviamo di fronte a organizzazioni mastodontiche che avrebbero bisogno di programmazione almeno a medio termine.
MA LA NOSTRA PRODUZIONE non ha ancora la cultura di accettare prezzi stagionali ed ancora oggi preferisce cercare i facili guadagni di un momento di scarsità che non la tranquillità di una prezzo deciso a tavolino 6 mesi prima dell'inizio della stagione.
FINCHE' NON CI DECIDIAMO A REGOLARE AFFLUSSO DELLE MERCI VERSO LA DISTRIBUZIONE AL DETTAGLIO UTILIZZANDO PER ALTRI SCOPI LA SOVVRAPRODUZIONE (SE NON DISTRUGGERLA) NON POTREMO EVITARE PERIODI DI MISERIA COME QUELLI CHE VIVIAMO QUEST'ESTATE.
LA DIMINUIZIONE DEL CONSUMO ANCHE SOLO DEL 5 % INSIEME AD UN AUMENTO DI PRODUZIONE MINIMO GENERANO UN SURPLUS DI QUANTITATIVI CHE DANNO IN MANO UN'ARMA LETALE AI COMPRATORI DELLE POCHE GROSSE CATENE DI SUPERMERCATI. ESSI PREFERISCONO MANTENERE STABILI I PREZZI AL CONSUMO E METTERE IN CASSA I RISPARMI PERMESSI DAGLI SCONTI FATTI DAI FORNITORI. ALMENO POTRANNO MANTENERE STABILI I PREZZI ANCHE IN CASO DI NUOVI FUTURI AUMENTI DEI PREZZI D'ACQUISTO PREVENENDO LE DENUNCE DI AUMENTO DELLE ORANIZZAZIONI DEI CONSUMATORI.
Io dico che regalare può anche essere un bel gesto. Spesso nella mia lunga carriera di operatore commerciale ho sentito propositi come questo. Ma quasi sempre il proprietario del frutteto ha preferito evitare il pericolo di danneggiamenti prevedibili nel caso di raccoglitori privati inesperti. Per non parlare dei pericoli che potrebbe correre in caso di infortuni sempre possibili.
Ma vorrei fare pensare senza il condizionamento del momento tragico che si verifica in occasione della coincidenza di tanti fattori economici negativi come in questo momento.
1) Il contadino è un imprenditore che deve saper giudicare il grado di rischio che corre nell'esplicitare il suo mestiere. In aperta campagna questo rischio è già ingigantito dal fattore meteorologico che può anche distruggere il raccolto di un anno. Ma è per questo che tutti i conti ben fatti si basano sulla media di almeno 5 anni.
2) Ci sono possibilità di assicurarsi contro i rischi di grandine ed anche contro altri rischi.
3) I produttori spesso si riuniscno con altri produttori vicini per organizzare altre difese anche economiche.
4) a livello comunitario sono previsti interventi a sostegno dei prezzi che in questi ultimi tempi sono diventati più complicati. Sono anche stati diradati per la protesta dei consumatori che non tolleravano più la vista dei buldozer che schiacciavano frutta buona.
5) le difese attualmente previste dai trattati comunitari esigono pianificazione e rapidità di interventi che quest'estate si sono dimostrate inefficienti.
6) Ricorrere alle accuse di inefficienza e di speculazione della catena distributiva non ha senso perchè essa ha gli stessi interessi dei produttori: guadagnare il giusto ed aumentare le vendite. Purtroppo anche qui ci troviamo di fronte a organizzazioni mastodontiche che avrebbero bisogno di programmazione almeno a medio termine.
MA LA NOSTRA PRODUZIONE non ha ancora la cultura di accettare prezzi stagionali ed ancora oggi preferisce cercare i facili guadagni di un momento di scarsità che non la tranquillità di una prezzo deciso a tavolino 6 mesi prima dell'inizio della stagione.
FINCHE' NON CI DECIDIAMO A REGOLARE AFFLUSSO DELLE MERCI VERSO LA DISTRIBUZIONE AL DETTAGLIO UTILIZZANDO PER ALTRI SCOPI LA SOVVRAPRODUZIONE (SE NON DISTRUGGERLA) NON POTREMO EVITARE PERIODI DI MISERIA COME QUELLI CHE VIVIAMO QUEST'ESTATE.
LA DIMINUIZIONE DEL CONSUMO ANCHE SOLO DEL 5 % INSIEME AD UN AUMENTO DI PRODUZIONE MINIMO GENERANO UN SURPLUS DI QUANTITATIVI CHE DANNO IN MANO UN'ARMA LETALE AI COMPRATORI DELLE POCHE GROSSE CATENE DI SUPERMERCATI. ESSI PREFERISCONO MANTENERE STABILI I PREZZI AL CONSUMO E METTERE IN CASSA I RISPARMI PERMESSI DAGLI SCONTI FATTI DAI FORNITORI. ALMENO POTRANNO MANTENERE STABILI I PREZZI ANCHE IN CASO DI NUOVI FUTURI AUMENTI DEI PREZZI D'ACQUISTO PREVENENDO LE DENUNCE DI AUMENTO DELLE ORANIZZAZIONI DEI CONSUMATORI.
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domenica 29 marzo 2009
Crisi, abbiamo toccato il fondo?
Dopo mesi di peggioramenti in tutti i sensi questo mese di marzo ci ha portato qualche segnale positivo. Se anche le fabbriche sono ancora ferme le borse non scendono più ma anzi da 2 settimane tentano di risalire. Anche il petrolio ha raggiunto di nuovo quota € 50 al barile dopo aver navigasto per mesi su base € 40-45.
Ma lo sfasamento fra le due realtà è di almeno 6 mesi perchè i mercati si sono fermati alla fine dell'estate scorsa mentre gli stabilimenti hanno ancora lavorato fino a fine anno ed anche fino alla fine di febbraio. Poi li ordini non c'erano più ed anche gli imprenditori più avveduti o più fortunati hanno dovuto ricorrere a cassa intgegrazione, licenziamenti, disoccupuazione o alle ferie forzate.
In seguito agli incentivi del governo per la rottamazione ed a favore delle autovetture ecologiche il calo delle vendite è rallentato in tutt'Europa.
Ma l'ortofrutta dove si colloca? Un giudizio preciso è impossibili perchè il raffronto con 12 mesi fa è influenzato dalle condizioni meteo completamente diverse. Da un lato le produzioni di frutta invernale immagazzinata per la lunga conservazione sono state di gran lunga superiori per mele e kiwi e deficitarie per le pere. Gli agrumi hanno invece sofferto in modo incredibile sotto le continue precipitazioni che da tantissimi anni non erano così copiose durante i mesi invernali. Lo stesso vale anche per le verdure che hanno visto i raccolti falcidiati dalle piogge e se anche hanno spuntato prezzi alti non riescono a raggiungere livelli ricavi economicamente validi.
Il giudizio vuole pertanto rinviato di altri 2-3 mesi ma forse siamo oggi un po' meno pessimisti di ieri e dell'altroieri!
Ma lo sfasamento fra le due realtà è di almeno 6 mesi perchè i mercati si sono fermati alla fine dell'estate scorsa mentre gli stabilimenti hanno ancora lavorato fino a fine anno ed anche fino alla fine di febbraio. Poi li ordini non c'erano più ed anche gli imprenditori più avveduti o più fortunati hanno dovuto ricorrere a cassa intgegrazione, licenziamenti, disoccupuazione o alle ferie forzate.
In seguito agli incentivi del governo per la rottamazione ed a favore delle autovetture ecologiche il calo delle vendite è rallentato in tutt'Europa.
Ma l'ortofrutta dove si colloca? Un giudizio preciso è impossibili perchè il raffronto con 12 mesi fa è influenzato dalle condizioni meteo completamente diverse. Da un lato le produzioni di frutta invernale immagazzinata per la lunga conservazione sono state di gran lunga superiori per mele e kiwi e deficitarie per le pere. Gli agrumi hanno invece sofferto in modo incredibile sotto le continue precipitazioni che da tantissimi anni non erano così copiose durante i mesi invernali. Lo stesso vale anche per le verdure che hanno visto i raccolti falcidiati dalle piogge e se anche hanno spuntato prezzi alti non riescono a raggiungere livelli ricavi economicamente validi.
Il giudizio vuole pertanto rinviato di altri 2-3 mesi ma forse siamo oggi un po' meno pessimisti di ieri e dell'altroieri!
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domenica 28 dicembre 2008
Ottimismo di circostanza
L'ottimismo di facciata di chi è alla guida è corretto ma personalmente l'unica speranza che ho in mezzo a questi sconvolgimenti economici è quella nella propia capacità di reazione e di adattamento in base alla precoce individuazione dei pericoli e delle giuste vie d'uscita. C'è anche l'altra considerazione ricordata pochi giorni fa dall'acuto editorialista Antonio Felice sulla sua rivista Greenmed, quella che ogni situazione negativa contiene anche elementi positivi da riconoscere e sfruttare per uscire alla fine rafforzati dalla tempesta.
Il resto della scena sarà dominato per i prossimi mesi e forse anche anni da un'offerta statica se non in crescita opposta a una domanda in drammatico calo. Dobbiamo guardare in faccia alla vera sostanza del problema che è quella che anche cali di consumo di pochi punti di percentuali significano crolli di prezzi di almeno il doppio della cifra di partenza.
Abbiamo notato la conferma di questa costante anche nella recente crisi della frutta estiva quando una coincidenza di sovvraproduzioni in tante zone di produzione europee ha prodotto per due anni di seguito un calo del 20 percento dei ricavi (2005-2006) contro un'aumento dell'offerta di al massimo il 10 %.
Quanto tempo ci vorrà per riequilibrare il tutto? Quali gli strumenti esistenti da manovrare e quali da inventare ex novo?
Il resto della scena sarà dominato per i prossimi mesi e forse anche anni da un'offerta statica se non in crescita opposta a una domanda in drammatico calo. Dobbiamo guardare in faccia alla vera sostanza del problema che è quella che anche cali di consumo di pochi punti di percentuali significano crolli di prezzi di almeno il doppio della cifra di partenza.
Abbiamo notato la conferma di questa costante anche nella recente crisi della frutta estiva quando una coincidenza di sovvraproduzioni in tante zone di produzione europee ha prodotto per due anni di seguito un calo del 20 percento dei ricavi (2005-2006) contro un'aumento dell'offerta di al massimo il 10 %.
Quanto tempo ci vorrà per riequilibrare il tutto? Quali gli strumenti esistenti da manovrare e quali da inventare ex novo?
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