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giovedì 30 agosto 2012

Salubrità contro felicità

In un suo fondo Roberto della Casa commenta oggi su ITALIAFRUIT.net un articolo di Piero Ostellino. Siccome anch'io avevo letto questo articolo (come tutti gli articoli sul Corriere di Ostellino) voglio dare atto a Roberto di aver fatto un'associazione che condivido pienamente perché anche'io sono sempre alla ricerca di felicità di questo tipo.

Si tratta della tassa che il governo tenta di imporre sulle bibite gassate. Si tratta effettivamente di un genere alimentare che non può essere considerato salutare ma che comunque dà sempre ed a molti di noi grande piacere, appunto felicità.

Roberto si diletta con le nettarine di queste settimane, io faccio la stessa cosa con le pesche bianche (in particolare la K2 di Vignola) matura sempre intorno a Ferragosto. Oggi mi sono portato dietro dall'ufficio addirittura un refrattometro per misurare i gradi brix (zuccherini). Il risultato conferma l'eccezionale momento di questo frutto: quella pesca evidenziava 17 gradi brix. Bisogna sapere che anche i supermercati più esigente mettono nelle specifiche come minimo 12 o 13 gradi.



Qui la foto del frutto gustato oggi, tagliato a metà,  facilmente sbucciabile con nocciolo spiccagnolo. E' dolcissimo e molto succoso come si può  nell'immagine. UN PIACERE, UNA FELCITIA?!!



Due belle foto della varietà K2 della quale si parla nell'articolo. Si tratta di frutti raccolti nell'azienda agricola Nizzi di Piumazzo-Vignola (MO)


lunedì 16 luglio 2012

Voodoo: Risposte serie a battute ironiche

Roberto Della Casa che da queste parti è più conosciuto come Doctor House, pubblica stamattina un suo saggio ironico arrivando alla conclusione che di fronte a evoluzioni tanto imprevedibili come i mercati ortofrutticoli varrebbe la pena di concentrasi su riti propiziatori a favore della nostra frutta: da qualche candela ai Santi Patroni dell’Agricoltura fino a qualche corso di specializzazione in Macumba o Vudù.


I
Tutto parte dalla constatazione che i prezzi di pesche e nettarine sono favorevoli contro ogni aspettativa. Soprattutto la stagione eccezionalmente calda e bella ha da un lato impedito l’affollamento dei canali distributivi con quantitativi imponenti di prodotti e dall’altro ha favorito consumi superiori al solito.

Ma Della Casa trae anche una conclusione seria che, prendendo spunto dall’industria del gelato che è riuscita a far consumare gelati anche nelle giornate fredde dell’inverno, invita produttori e distributori ad organizzare meglio il timing delle campagne e soprattutto a rendere meno “meteopatici” i consumi di frutta estiva.

Tutto molto interessante e simpatico ma vorrei aggiungere due riflessioni pratiche: Nonostante le drammatiche lamentele imperniate sui prezzi al singolo produttore interessa quello che porta a casa dall’investimento su un ettaro di terra. Non è stato tanto drammatico il prezzo delle pere della stagione 2011 perché ogni ettaro ha resto anche il 50 percento più della media e non è tutto rosa e fiori il prezzo delle pesche in questo inizio 2012 quando la calura rende scarso il quantitativo che si consegna al magazzino di confezionamento. Certo, i conti sono ancora tutti da fare.

L’altro argomento è quello delle nuove produzioni che invadono gli spazi della tradizionale frutta di stagione. Voglio qui menzionare solo un esempio eclatante. Il mese di giugno era tradizionalmente il mese delle ciliegie e delle pesche precoci. L’uva iniziava a metà luglio. Da alcuni anni invece uva buona italiana inizia ad apparire sulle bancarelle i primi giorni di giugno e contendo spazi alla pesca. Non conosco studi che hanno preso sotto la lente le tante situazioni simili informando il produttore che deve investire in che modo sono radicalmente mutate le condizioni di mercato! E’ lecito chiedersi perché le università non studiano questi o simili quadri macroeconomici?

Sì, perché le remunerazioni troppo basse delle quali si lamenta il produttore sono quasi sempre legate a un’ offerta superiore alla domanda. Una persona che mangia un grappolo d’uva non mangia una pesca o due. Produrre secondo il mercato sarebbe pertanto la prima ricetta (raramente seguita) come la seconda sarebbe quella di promuovere il prodotto ed i relativi consumi (ricetta ugualmente trascurata sistematicamente).

martedì 17 aprile 2012

ORTOFRUTTA - PIANO DI SALVATAGGIO

Mario Catania


Lunedì 16 aprile a Bologna ha avuto luogo  uno dei grandi appuntamenti del mondo ortofrutticolo regionale. Tiberio Rabboni , assessore alle politiche agricole della Regione Emilia Romagna ha presentato un piano a 5 punti elaborato insieme a vaste rappresentanze di produttori ed operatori specializzati, tutti chiamati al capezzale di un ammalato ormai cronico: la frutticoltura italiana.



Alle difficoltà di pesche e nettarine si era ormai abituati ma è stata soprattutto la crisi ancora irrisolta di produzioni non considerate deperibili come pere e kiwi a far scattare l’allarme rosso. I 67.000 ettari di produzioni frutticole dell’Emilia Romagna sono suddivisi come segue: pere 33 %, 15 % nettarine, 13 % pesche e 7 % kiwi.

Rabboni ha coordinato per tanti mesi i lavori sfociati adesso nelle proposte presentate a questo consesso dal nome “Ortofrutta, nuovi strumenti per la stabilità del settore” in presenza del ministro Mario Catania e dell’europarlamentare e presidente della commissione agricoltura al parlamento europeo, Paolo De Castro.

La proposta per la quale Rabboni chiedeva per l’occasione aperte prese di posizioni ai tanti leader presenti si articola in 5 punti:

1) Accordi interprofessionali per governare le produzioni (catasto, regole produttive, regole per la raccolta, regole fitosanitarie, promozioni, contributi dei soci, sanzioni per chi trasgredisce)

2) Fondi mutualistici ed assicurazioni sul reddito dei produttori (cofinanziati dal pubblico)

3) Pagamenti comunitari di base (che contengono anche i provvedimenti per il 7 % del greening)

4) Creazione di un fondo autofinanziato per destinare quote di prodotto ai nuovi mercati (sostenendo DOP ed IGP), inclusi gemellaggi con marchi privati

5) Buone applicazioni dell’ art. 62 sulle liberalizzazioni con pagamenti garantiti a 30 gg. sulla base di contratti scritti ecc. ecc.)

Sono intervenuti in stretto ordine alfabetico nove responsabili con dichiarazioni di 10 minuti l’una. Tutti hanno dato appoggio al piano senza esitazioni ma con qualche precisazine o qualche sottolineatura: Paolo Bruni (Cogeca), Maurizio Gardini, (Alleanza Cooperative), Salvatore Giardina (Confagricoltura) , Gino Peviani (Fruitimprese) , Giuseppe Politi (CIA), Mario Tamanti (CSO) , Mauro Tonello (Coldiretti) Franco Verrascina (Copagri) e Dario Stefàno (Coordinatore delle Regioni).


L'INTERVENTO DEL MINISTRO
Ha chiuso i lavori il Ministro Mario Catania pronunciando parole chiare e spesso scomode. Prima di tutto ha avvertito che la situazione resta difficile, che i consumi sono calati invitando tutti di andare oltre le annunciazioni e di agire.

Il primo invito è quello rivolto ai produttori che devono portare al mercato prodotti più rispondenti alle esigenze dei consumatori, prodotti innovativi e di qualità. Il secondo richiamo è stato indirizzato alla grande distribuzione colpevole di fare leva sopratutto sul prezzo trascurando la qualità causando di conseguenza nuovi cali di consumo. Catania ha chiesto di riflettere sul fatto che più si afferma la grande distribuzione più calano i consumi di ortofrutta.

Il rapportio della produzione con il resto della filiera però può e deve essere migliorato. Per esempio l'eccesso di offerta non giova e si capisce la necessità di governare i volumi. In questo senso l'iniziativa Rabboni trova il consenso del Ministro che ricorda la necessità di fermare la storica riduzione delle quote di valore che rimangono alla produzione.

Altri interventi dovranno essere operati a livello comunitario ed a questo riguardo Catania ha ricordato che è già deciso l'aumento dei prezzi di ritiro a doppio livello con preferenza al percorso beneficienza.  Dovranno seguire in autunno modifiche dell'OCM all'interno della nuova PAC. Per quanto riguarda i fondi mutualistici il ministro promette di insistere su una soluzione nazionale perchè quella dei PSR non avrebbe una dotazione sufficiente.

Non è stato dimenticato il problema degli sbarramenti fitosanitari a livello di commercio internazionale e sarà intensificata l'azioni di penetrazione nei confronti di paesi come gli Stati Uniti per aprire le frontiere alle nostre mele e pere. Purtroppo la reticenza americana non si basa più su ragioni tecniche ma rimangono in essere quelle politiche. Come esempio positivo è stato citata la Cina (che nel giro di 2-3 anni ha già importato 14.000 tonnellate di kiwi italiano) ed anche l'apertura imminente al kiwi italiano del mercato Sud Coreano.

In Italia
La la partita più importante, sempre secondo Catania, la si gioca a livello nazionale e cioè a Roma. Infatti non ha dimenticato di menzionare l'azione del suo ministero a favore dell'attenuazione dell'IMU sui fabbricati rurali ed ha insistito anche sulla necessità di mettere in campo l'interprofessione dando ragione a Rabboni. Purtroppo a quei tavoli per una ragione o per l'altra manca spesso la GDO che pertanto non aiuta la soluzione dei problemi. Catania ha detto anche testualmente "...dell'art. 62 avremmo anche fatto a meno" ma che per il momento non ci sono le condizioni.

L'aggregazione dell'offerta
Un altro tema scottante è quello dell'aggregazione dell'offerta. Catania a questo proposito ha fatto due affermazioni forti: da un lato ha sottolineato l'assoluta necessità dell'aggregazione dell'offerta affermando che senza di essa "tutto sarà un pagliativo". Ma ha aggiunto che "...è troppo volte ci si è "incartati" sulle formule fra cooperative, O.P. e altro. Le modalità di aggregare l'offerta sono molteplici e non sono solo le cooperative a poter dare risposte per tutto. Dovranno essere studiate ed adottate nuove forme di associazione che tengano conto delle diverse realtà che sono ben diverse fra prodotto e prodotto e fra regione e regione"

giovedì 11 agosto 2011

PESCHE: C'è anche chi sta peggio


Questo articolo è apparso oggi 11 Agosto 2011 sul sito giapponese "http://www.japantimes.co.jp/news.html e fa tenerezza. Parla delle pesche raccolte nelle vicinanze dell'impianto nucleare esploso. A pensare che Fukushima, la regione colpita dallo Tsunami e dal disastro nucleare, è la seconda più importante zona di produzione di pesche di tutto il paese ci ricorda a quanto ci ha fatto soffrire il batterio E.Coli. Mi immagino che per l'irradiazione sarà anche peggio. Ecco qui l'articolo e la foto:

""Workers pack "akatsuki" peaches Wednesday at JA Shinfukushima in the city of Fukushima. Rumors of contamination due to fallout from the Fukushima nuclear plant have harmed sales of food from the prefecture, the nation's second-largest peach grower. The latest batch, however, measured way within the state safety limit.""

mercoledì 28 luglio 2010

E' tempo di pesche


Fine Luglio, siamo ormai nel pieno della stagione pesche e nettarine. Le varietà che si staccano dal nocciolo sono ancora poche ma calibri, colore, zuccheri sono ormai al massimo. E' solo importante trovare frutti al giusto grado di maturazione oppure avere l'accortezza di comprarne un po' in scala e farne maturare anche a casa. Per esempio la nettarina che normalmente è più soda può metterci qualche giorno fino ad arrivare alla succosità ideale. Per dare l'idea dell'offerta pubblico qui una foto da me scattata nel mio negozio preferito. Un euro al KG per quella pezzatura non è male! Hanno la tecnica di mettere in offerta la merce che ormai è già matura e non potrebbe aspettare altri giorni. Ma si tratta di un fruttivendolo che compra sul mercato giorno per giorno. Un supermercato non può permettersi questo tipo di rischio che potrebbe anche andare a danno del consumatore.

martedì 1 settembre 2009

UN CONTADINO CHE REGALA IL SUO RACCOLTO E' MATTO?

A Bagnacavallo di Romagna una famiglia di produttori ortofrutticoli decide di regalare le sue pesche piuttosto che venderle a una frazione del costo di produzione.

Io dico che regalare può anche essere un bel gesto. Spesso nella mia lunga carriera di operatore commerciale ho sentito propositi come questo. Ma quasi sempre il proprietario del frutteto ha preferito evitare il pericolo di danneggiamenti prevedibili nel caso di raccoglitori privati inesperti. Per non parlare dei pericoli che potrebbe correre in caso di infortuni sempre possibili.

Ma vorrei fare pensare senza il condizionamento del momento tragico che si verifica in occasione della coincidenza di tanti fattori economici negativi come in questo momento.

1) Il contadino è un imprenditore che deve saper giudicare il grado di rischio che corre nell'esplicitare il suo mestiere. In aperta campagna questo rischio è già ingigantito dal fattore meteorologico che può anche distruggere il raccolto di un anno. Ma è per questo che tutti i conti ben fatti si basano sulla media di almeno 5 anni.

2) Ci sono possibilità di assicurarsi contro i rischi di grandine ed anche contro altri rischi.

3) I produttori spesso si riuniscno con altri produttori vicini per organizzare altre difese anche economiche.

4) a livello comunitario sono previsti interventi a sostegno dei prezzi che in questi ultimi tempi sono diventati più complicati. Sono anche stati diradati per la protesta dei consumatori che non tolleravano più la vista dei buldozer che schiacciavano frutta buona.

5) le difese attualmente previste dai trattati comunitari esigono pianificazione e rapidità di interventi che quest'estate si sono dimostrate inefficienti.

6) Ricorrere alle accuse di inefficienza e di speculazione della catena distributiva non ha senso perchè essa ha gli stessi interessi dei produttori: guadagnare il giusto ed aumentare le vendite. Purtroppo anche qui ci troviamo di fronte a organizzazioni mastodontiche che avrebbero bisogno di programmazione almeno a medio termine.

MA LA NOSTRA PRODUZIONE non ha ancora la cultura di accettare prezzi stagionali ed ancora oggi preferisce cercare i facili guadagni di un momento di scarsità che non la tranquillità di una prezzo deciso a tavolino 6 mesi prima dell'inizio della stagione.

FINCHE' NON CI DECIDIAMO A REGOLARE AFFLUSSO DELLE MERCI VERSO LA DISTRIBUZIONE AL DETTAGLIO UTILIZZANDO PER ALTRI SCOPI LA SOVVRAPRODUZIONE (SE NON DISTRUGGERLA) NON POTREMO EVITARE PERIODI DI MISERIA COME QUELLI CHE VIVIAMO QUEST'ESTATE.

LA DIMINUIZIONE DEL CONSUMO ANCHE SOLO DEL 5 % INSIEME AD UN AUMENTO DI PRODUZIONE MINIMO GENERANO UN SURPLUS DI QUANTITATIVI CHE DANNO IN MANO UN'ARMA LETALE AI COMPRATORI DELLE POCHE GROSSE CATENE DI SUPERMERCATI. ESSI PREFERISCONO MANTENERE STABILI I PREZZI AL CONSUMO E METTERE IN CASSA I RISPARMI PERMESSI DAGLI SCONTI FATTI DAI FORNITORI. ALMENO POTRANNO MANTENERE STABILI I PREZZI ANCHE IN CASO DI NUOVI FUTURI AUMENTI DEI PREZZI D'ACQUISTO PREVENENDO LE DENUNCE DI AUMENTO DELLE ORANIZZAZIONI DEI CONSUMATORI.