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mercoledì 26 dicembre 2012

Monti propone Politica agricola di Pecoraro Scanio o D'Alemanno

Ho scorso velocemente la cosiddetta Agenda Monti e, a parte il fatto che per realizzarla non basterebbero due legislature, vedo confermato che quando si tratta di agricoltura (della quale nessuna ha mai la più pallida idea, l'unico sarebbe oggi, dopo anni di gavetta, l'ex ministro Paolo De Castro), ogni nuovo arrivato copia pari pari l'impostazione dei predecessori che pari pari prendono per buoni i suggerimenti delle organizzazioni professinali e delle alte cariche ministeriali, innovazione zero!



Ecco qui un estratto significativo dall'agenda:

"
Bisogna prendere misure per assicurare che agli agricoltori  non rimanga una quota troppo bassa  del valore aggiunto generato lungo le filiere agroalimentari, favorendo una maggiore aggregazione dell’offerta che dia agli agricoltori un adeguata forza contrattuale sul mercato ed eliminando intermediazioni inutili e parassitarie che sottraggono reddito"
COSA C'è MAI DI NUOVO QUI?
Dal mio osservatorio piuttosto completo vorrei segnalare che in certe regioni d'Italia le aggregazioni sono già giunte ai massimi livelli possibili (vedi per es. Emilia Romagna) senza risolvere assolutamente il problema della remunerazione insufficiente dell'agricoltore.  Inoltre le cosiddette intermediazioni inutili e parassitarie non esistono più da quando tutti i supermercati si raccordano direttamente con la produzione senza però riusciere a risparmiare una sola delle tante spese che vengono generate durante la vorticosa fase distributiva del fresco.
Un passaggio che segnala invece la giusta attenzione a un dettaglio non trascurabile è il seguente:

"E’ infine necessaria una  forte politica di sostegno all’export per imprese agricole ed industriali contando sul ruolo rafforzato dell’ICE per il settore"
Peccato che, almeno finora, nessuno abbia mai puntato sull'ICE per rilanciare veramente l'export ortofrutticolo italiano. Basterebbe armare questo valido ente con le giuste munizioni, come lo si fece  dopo lo scandolo del Metanolo nel campo del vino, per poter sperare in un'inversione della tendenza disastrosa degli ultimi 2 decenni.






sabato 5 dicembre 2009

"Ce l'ha con le cooperative ortofrutticole"

Ce l'ha o non ce l'ha?

Dopo la pubblicazione da parte di FRESHPLAZA.IT in data 4 Dicembre della mia lettera al Prof. Pizzoli della facoltà di agraria dell'Università di Bologna uno dei primi commenti che ho sentito è quello qui riportato nel titolo. Il testo di quella lettera è riportato nel mio blog precedente.

Avevo sostentuto che parte delle colpe per il negativo andamento della commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli italiani è da ricondurrsi alla prevalenza dell'orientamente alla produzinoe, al prodotto, del management di molte cooperative ortofrutticole. Avevo anche sostenuto che la non comprensione delle problematiche della filiera distributiva e la conseguente politca governativa degli ultimii 40 anni ha fatto perdere una parte considerevole del know how riferito ai mercati internazionali in conseguenza della sistematica messsa in angolo della commercializzazione privata che era rappressentata, e in certe zonevienne rappresentata ancora, da ditte ben attrezzate per il commercio internazionale, i cosidetti esportatori.

La tendenza è ancora in atto ed oggi si esprime nelle prese di posizione delle grandi organizzzazioni dei produttori che si pronunciano contro la Grande Distribuzione e tentano la propria strada al dettaglio organizzando e finanziando (con soldi pubblici) iniziative come i mercati del contadino, il mercato amico, il KM zero.

Il mio pensiero:
Vorrei qui meglio precisare il mio pensiero: Ritengo del tutto logico e leggittimo la formazione di gruppi di produttori che s'incaricano della conservazione, della lavorazione e della commercializzazione dei loro prodotti. A patto che il mercato sia lasciato libero ed i finanziamenti, veramente necessari, arrivino in egual misura a tutti gli interessati. Finanziare la produzione è una cosa, finanziare le operazioni commerciali è un'altra.

Da 40 anni questo distinguo non avviene ma per stare nel politically correct non lo si può dire. Sarà necessario anche in questo caso l'intervento di qualcuno o di qualche cosa che "sdogani" chi ha sempre portato avanti un pensiero "liberistico". La mia teoria è che per avere un'organizzazione della commercializzazione dell'ortofrutta efficiente c'è bisongo di ogni variante delle sue componenti. Se è vero che il 50-60 % delle vendite al dettaglio sono nelle mani dalla GDO è pur vero che il mancante 40-50 % ha bisogno di altre strade. Accanto alla GDO ci saranno i mercatini rionali, Il catering per la HORECA, i fruttivendoli.

Per rifornire tutti questi servono politiche ed attività molto specializzate che si servono di un altro anello della catena: gli operatori all'ingrosso dentro e fuori dai mercati generali, gli agenti ed i rappresentanti, le società import-export, .

Queste ultime hanno un ruolo particolare perchè sono loro le punte di diamente da usare anche per arrivare sui mercati lontani e pertanto più complicati e più pericolosi, oltre che nell nicchie di nercato che ormai sono in ogni angolo, in Italia, in Europa e nel mondo.

Se il legislatore continua a sovvenzionare esclusivamente i produttori, offrendo i necessasri finanziamenti solo a loro per arrivare con l'offerta concentrata ai supermercati, per forza di cose l'altra metà della filiera inaridisce.

Ed ecco la principale causa dei mali della nostra commercialilzzazione: la mancanza di tutti gli attorineccessari per commercializzzare un quantitativo così vasto di prodotti ortofrutticoli che giornalmente deve raggiungere le bocche di ogni dove.

Non dimentichiamo che sentiamo da tempo che l'Italia produce più del fabbisogno nazionale e che dunque l'esportazione è necessaria. Ed è anche l'unica via per smaltire la merce qui prodotta e che qui trova un consumo in declino da anni per vari motivi, e non solo per la crisi attuale.

Il Marketing.
Fin qui ho parlato della commercializzazione. Manca un'altro strumento raramente utilizzato: il Marketing. E' uno strumento che si basa su un prodotto certo e standardizzato, sulla ricerca di mercato e sullas comunicazione pubblicitaria. In questo campo saranno necessario idee nuove ed un grande impegno di tutti per promuovere un prodotto, un marchio, un sistma regionale o di paese che possa imporrsi sui mercati globali. E' qui che la teoria e la scienza devono intervenire, è qui che le grandi menti del nostro sistema ortofrutticolo devono applilcarsi.

P.S.: Conosco l'OCM e una buona parte delle sue implicazioni. La ritengo però figlia di una strategia comunitaria che non ha portato vantaggi tangibili ai produttori europei se ancora oggi, dopo 50 anni di MEC (mercato europeo comune), osserviamo ancora l'assoluta supremazia dei prodotti americani sui mercati mondiali.

domenica 29 marzo 2009

Crisi, abbiamo toccato il fondo?

Dopo mesi di peggioramenti in tutti i sensi questo mese di marzo ci ha portato qualche segnale positivo. Se anche le fabbriche sono ancora ferme le borse non scendono più ma anzi da 2 settimane tentano di risalire. Anche il petrolio ha raggiunto di nuovo quota € 50 al barile dopo aver navigasto per mesi su base € 40-45.

Ma lo sfasamento fra le due realtà è di almeno 6 mesi perchè i mercati si sono fermati alla fine dell'estate scorsa mentre gli stabilimenti hanno ancora lavorato fino a fine anno ed anche fino alla fine di febbraio. Poi li ordini non c'erano più ed anche gli imprenditori più avveduti o più fortunati hanno dovuto ricorrere a cassa intgegrazione, licenziamenti, disoccupuazione o alle ferie forzate.

In seguito agli incentivi del governo per la rottamazione ed a favore delle autovetture ecologiche il calo delle vendite è rallentato in tutt'Europa.

Ma l'ortofrutta dove si colloca? Un giudizio preciso è impossibili perchè il raffronto con 12 mesi fa è influenzato dalle condizioni meteo completamente diverse. Da un lato le produzioni di frutta invernale immagazzinata per la lunga conservazione sono state di gran lunga superiori per mele e kiwi e deficitarie per le pere. Gli agrumi hanno invece sofferto in modo incredibile sotto le continue precipitazioni che da tantissimi anni non erano così copiose durante i mesi invernali. Lo stesso vale anche per le verdure che hanno visto i raccolti falcidiati dalle piogge e se anche hanno spuntato prezzi alti non riescono a raggiungere livelli ricavi economicamente validi.

Il giudizio vuole pertanto rinviato di altri 2-3 mesi ma forse siamo oggi un po' meno pessimisti di ieri e dell'altroieri!