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lunedì 25 luglio 2011

Abbondanza vissuta in modo negativo

Siamo in piena estate, siamo nel bel mezzo della stagione delle pesche e delle nettarine, frutti dominanti in questi mesi. C'è ogni Ben di Dio in offerta in mille modi, dovunque. Alimenti sani, raccomandati da tutti i medici. Dovremmo essere felici e contenti.

Una volta era così, ma oggi non più. In modo masochistico preferiamo spesso assaporare l'amaro dell'altra faccia della medaglia. Ed ecco che diamo peso a fattori negativi come:

- La frutta non è più buona come una volta! C'è un fondo di verità ma spesso siamo anche noi che non sappiamo gestire bene la frutta una volta portata a casa. Non può essere sempre già matura al punto giusto. Spesso basterebbe aspettare un giorno o due per permettere agli zuccheri di svilupparsi completamente.
- la frutta è troppo cara! Specialmente se consideriamo il prezzo al Kg. Proviamo però a fare i conti che cosa costa un frutto. In media per un bel calibro ci vogliono 5 frutti per fare un KG. Se il prezzo è di € 2.00 al KG un frutto costa 40 centesimi. E' molto per il piacere ( e le calorie e le vitamine) che ti da?
- I commercianti (inclusa la GDO) guadagnano troppo! Sentiamo che il rincaro dal campo allo scaffale è anche del 500 %. E' veramente uno scandalo o è un calcolo fazioso? Produrre costa da 35 a 60 centesimi al KG. Ma anche lavorare e distribuire kilo per kilo costa molto. Per di più costa uguale per ogni tipo di merce e per ogni livello di prezzo. Da 1.00 euro a 1,30 euro al Kiilo. Ergo quando al dettaglio un kilo viene offerto a € 1.00 al produttore non rimane niente. Se pagassimo ogni kilo mediamente € 2.00 il produttore sarebbe stracontento.

La mia esperienza personale è che se sono contento della qualità organolettica e salutistica vale la pena spendere quanto mi si chiede. Sono fortemente arrabbiato quando mi tocca constatare che si tenta di rifilarmi merce cattiva, merce che è stata raccolta male, trattata male e che non raggiungerà mai lo stato ottimale per una degustazione piacevole e soddisfacente.

lunedì 15 marzo 2010

Commercio non più commercio

Da tempo la componente commerciale di quanto fanno i commercianti è diminuita considerevolmente e spesso si è ridotta al lumicino. La componente "servizi" è andata via via aumentando fino a diventare quasi sempre la discriminante. Un commerciante al dettaglio non lo si può più immaginare senza un corollario infinito di servizi. Basta pensare ai centri commerciali. Ma anche un grossista senza tutta la serie di mezzi di appoggio come preconfezione dei prodotti alimentari, consegne a domicilio, promozione, pubblicità ecc. ecc. non può più esistere.

Ecco perchè è giusto sottolineare come ha fatto recentemente il sottosegretario allo Sviluppo con delega al Commercio Adolfo d'Urso al convegno delle PMI di Modena che il PIL italiano è prodotto per il 40 % dai servizi. Bisogna aggiungere che anche l'occupazione è offerta nel 40 % dei casi dalle aziende di servizio.

Da qui parte tutta una serie di considerazioni che potranno aiutare le autorità ad uscire dalla crisi che ancora attenaglia le nostre economie in tutto l'occidente. Non basterà infatti saper fabbricare prodotti d'eccelenza ma bisognerà anche saper distribuirli in tutto il mondo. Che distribuire è più difficile che produrre è ormai accettato dalla maggioranza degli esperti e gli investimenti che in futuro andranno in tal senso non saranno certamente sbagliati.

Per avere una conferma basta leggere il resoconto del Forum del marzo 2010 di Cernobbio della Confcommercio. Il presidente Sangalli ha spiegato in dettaglio le priorità degli interventi necessari e ministri come Tremonti, Sacconi ed altri hanno confermato: Il futuro è del terziario!

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