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sabato 23 giugno 2012

La nostra generazione ha sbagliato tutto?

Il giorno 17 giugno 2012 ho formulato questo appello inviandolo al Corriere della Sera. Non è stato finora preso in considerazione ed allora lo affido al mio QUIFRUTTA per difonderlo anche via Twitter con l'aiuto di #generazioneEurofondatori

Egr. Sig. Direttore,

Ho quasi 75 anni e sono contento dei risultati complessivi della vita finora vissuta, facendo un onesto mestiere e mai occupandomi di politica.  Nel bilancio complessivo ha molto peso la mia famiglia e pertanto anche i 6 nipoti che avendo fra i 20 ed i 5 anni stanno crescendo e studiando ed iniziano a farsi domande ed ad andare a votare.

Per questo mi capita spesso di osservare il mondo che ci circonda con i loro occhi e capisco molti dei temi che i giovani sempre più spesso mettono in primo piano.  La situazione che vedono e che sentono è una situazione fallimentare ed il processo alla nostra generazione ne è una conseguenza:  Veniamo incolpati prima di avere scialacquato le risorse della terra ed inquinato l’ambiente in modo irreparabile.  Inoltre abbiamo, secondo questa versione, indebitato non solo noi stessi  ma anche la generazione futura vivendo al di sopra dello standard meritato e causando un crollo storico del sistema economico instaurato in questi ultimi decenni.



Posso accettare certe accuse e a nostra discolpa potrei anche trovare valide ragioni ma che nessuno della intellighenzia italiana o anche europea si impegni assiduamente a raccontare quanto invece anche di positivo abbiamo fatto e cioè quanto è  grande la creazione dell’Unione Europea (economica ma potenzialmente anche quella politica) non lo posso sopportare.

E’ vero che nel  20mo secolo l’uomo  ha pensato di poter costruire il paradiso in terra e siccome i seguaci di Lenin lo hanno fatto balenare in modo credibile per decenni,  anche il mondo occidentale ha creduto di dover fare delle prove continuando a costruire castelli di welfare realizzabili solo su pianeti dove non soffiano mai venti contrari. Neanche dopo il crollo del socialismo reale abbiamo cambiato rotta e siamo così arrivati alla resa dei conti, alla miseria che ci troviamo a vivere in questi anni.

Ma io che da bambino ho vissuto gli anni della guerra e che da ragazzo ho visto le macerie dalle quali ci si doveva rialzare, voglio gridare a gran voce in tutte le direzioni: " ragazzi, abbiamo perso tante ricchezze, tante certezze ma abbiamo ancora la cosa più grande che il nostro mondo, il mondo più civile mai esistito, ha realizzato: l’Europa senza confini, senza diatribe, senza fame, senza macerie, senza morti! L'Unione Europea. Un mondo non perfetto ma certamente interessante, umano ed in evoluzione.  Cerco aiuto per fare arrivare questo messaggio, questo unico e alto messaggio a tutti coloro che oggi dubitano dell’Euro, dell’ Unione Europea e del futuro in genere: è un’Unione Europea ancara da completare ma che ci farà trovare la giusta strada, ci farà tornare a forme di convivenza sostenibili e realizzabili. Non dobbiamo mai dimenticare che il bene più grande è la pace e l’Europa Unita è il più importante baluardo a difesa della pace Europea e Mondiale.

Ringrazio per ogni forma di sostegno che potrà dare convinto che anche Lei condivida queste  mie idee.

Cordialmente
Rolando Drahorad

sabato 22 maggio 2010

Il secondo muro di Berlino

Questa crisi è iniziata nel settembre 2008 e mi ricordo che assistevo attonito allo sfaldamento di tante certezze. Ma fin dagli inizi del 2009 ero convinto che la profondità della voragine richiedesse un generale ripensamento e speravo che questa convinzione si facesse strada presto a tutti i livelli.

Così non è stato e così l'Europa, aggrappandosi ai suoi vecchi preconcetti ha continuato a scivolare verso il basso e solo adesso, dopo la crisi dell'Euro inescata dalla Grecia, si scuote. Per dir la verità la Germania, paese trainante di ogni evento economico del continente, si è arresa solo in questi giorni all'evidenza che da settimane era stata percepita da Francia, Italia ed altri, ed ha ottenuto dal suo parlamento il sì al salvataggio della Grecia e di eventuali altri paesi che fossero scivolati nel dirupo.

La Merkel adesso ha fatto anche di più: è andata all'attacco dei nemici dell'euro, degli speculatori che, come si trattasse di un nano, stanno tentando di far cadere quello che a mio avviso ancora oggi è una quercia: la nostra moneta comune. Con questo gesto viene rafforzata tutta la cordata dei 16 paesi che aderiscono all'euro e questo eviterà le conseguenze nefaste.

Quali conseguenze? Quelle della seconda caduta del muro di Berlino che questa volta, dopo l'Europa dell'Est, poteva coinvolgere tutta l'Europa dell'Ovest. Nessuno in Europa ne ha ancora discusso l'impatto ma a me sembra evidente che come l'implosione del sistema sovietico che si reggeva su leggi sociali insostenibili così anche i paesi dell'Unione Europea galleggiavano su una zattera sostenuta da palloni gonfiati artificialmente che da tempo avevano incominciato a perdere aria.

In poche parole: I nostri sistemi politico-sociali basano su presupposti costruiti sotto la pressione delle conquiste socialiste di uguaglianza che esigevano investimenti sempre crescenti per soddisfare i "diritti di tutti" , investimenti che però proprio causa i freni imposti da questi diritti le economie non sono più in grado di sostenere.

E' infatti impossibile mantenere un numero sempre crescente di pensionati assicurando i servizi sanitari sempre più sofisticati con una forza lavoro invecchiata, mal preparata, mal motivata ed alla fine anche mal remunerata.

Stavamo arrivando al crollo di questo castello iniziando dai paesi che più allegramente avevano gestito le risorse fidando nel miracolo di una moneta, l'Euro, che sull'onda della bolla creata dall'indebitamento smisurato di tutte le economie occidentali veniva trascinata verso l'alto in modo inconcepibile.

Purtroppo anche gli economisti più illuminati non sfuggono alle euforie generali e colpevolmente non avevano previsto quanto le tendenze finanziarie evidenziavano da tempo. Sarebbe stato secondo me abbastanza facile spiegarlo all'elettorato generale che orienta le nostre democrazie. Queste cifre si potevano basare sull'incremento dell'indebitamento americano, sulla poca consistenza delle garanzie di ripagamento di certi mutui, sull'aumento incontrollato delle spese dello stato sociale. L'elettorato non ha sufficienti agganci per giudicare la fondatezza delle previsioni catastrofiche dei meteorologhi in fatto di riscaldamento della terra. Ma avrebbe capito cifre economiche nude e crude se portate avanti in modo pragmatico e non fazioso come spesso succede.

L'Europa pochi giorni fa era sull'orlo di subire le conseguenze di un secondo crollo del muro di Berlino o come lo vogliamo chiamare. Per il momento il muro ha retto ma si tratta ancora di puntellamenti poco rassicuranti. Finchè i popoli di tutt'Europa (ma sopratutto quelli più impregnati precedentemente dalle ideologie socialiste) non si convinceranno che il mondo è cambiato non ci possiamo ritenere salvi. Dovremmo invece chiarirci subito le idee e stabilire quali delle conquiste possono sopravvivere e quali è meglio buttare a mare come zavorra per salvare la nave da un sicuro naufragio.

sabato 3 aprile 2010

Tutto il mare è in tempesta, noi dell'ortofrutta mettiamo la testa sotto la sabbia

Nel 1964, primo anno di libera circolazione della Cat.1 nel piccolo MEC, Mercato Comune a 6 paesi, ci furono situazione assai simili a quelle di adesso: l'Olanda si sentiva minacciata dall'arrivo di ortaggi a basso prezzo dall'Italia. Ma si difese ottimamente. Negli anni '80 all'epoca dell'entrata della Spagna nell' Europa Unita, l'Italia sembrò minacciata alle fondamenta ma oggi la stessa Spagna è anche un fondamentale cliente per Kiwi (2° maggior consumatore di merce italiana ed anche di tanti altri prodotti italiani come le mele, non ultimi le uve del meridione.

Adesso si presenta nuovamente una situazione simile, forse anche più grave, ma non si vedono manovre offensive e spesso neanche difensive: Testa nella sabbia, barriere impossibile...!

Tutti sembrano convinti che basterà migliorare un po' le tecniche di produzione, affilare un po' le armi dell'internazionalizzazione e sopratutto avere pazienza.

CAMBIAMENTO RADICALLE
In politica abbiamo avuto lo scossone della caduta del muro che ha in pratica annullato i finanziamenti ai partiti che provenivano dall'estero e più recentemente ci ha pensato la crisi a prosciugare le loro casse. Le conseguenze si sono viste, l'ultimo esempio è di pochi giorni fa: un capovolgimento epocale. Ed infatti la grande discussione è partita immediatamente ed i fatti imporranno i cambiamenti.

Nel sistema ortofrutticolo niente di tutto questo è ancora successo. Lo scossone dell'estate scorsa non è bastato e neanche le scosse di assestamento di questi ultimimesi. Non c'è ancora stato un riesame profondo delle cause della crisi Italiana. Nessno ha ancora contestato ai leader storici errori nell'impostazione della loro politica ne sono stati addebitati a qualcuno i risultati fallaci che si sono avuti sopratutto in Emilia Romagna dove tutto è impostato ed imposto con riverberi anche a livello nazionale. Io penso che il fatto che i fondi da Bruxelles continuano a fluire (anche se da tempo in fase di razionamento)tenga in vita un sistema che è marcio ma che giusto per i finanziamenti non è ancora abbastanza vicino al crollo. Così si prosegue l'agonia ed invece di fare punto ed a capo ci saranno sofferenze per altri anni.

E' vero, ci sono satti consessi che hanno tentato di coinvolgere anche platee più vaste (e le organizzazioini dei produttori si stanno agitando da mesi) ma una vera rivisitazione non c'è ancora stata.

TANTO SPAZIO PER MIGLIORARE

Sappiamo come si organizzano i sistemi vincenti? Conosciamo la concorrenza, i paesi emergenti, i paesi sviluppati? Conosciamo le esigenze vere della Grande Distribuzione o quelle dei paesi importatori dell'Est Europa o d'Oltremare?. Conosciamo la vastità della nostra offerta, l'enormità dei nostri Know How, le potenzialità dei nostri operatori?

Non abbiamo neanche fatto quelle ricerche necessarie dalle quali solo si può elaborare le nuove strategie. Non conosciamo organicamente neanche i mercati nuovi ne abbiamo mai preso in seria considerazione la comunicazione sia interna che esterna. Assistiamo impotenti a un declino dei consumi di ortofrutta quando ogni medico non fa altro che esaltarne le proprietà miracolose e funzionali.

L'unica speranza viene dal fatto che c'è tanto spazio per migliorare e che non appena saremo costretti dagli eventi correremo tutti ai remi per remare insieme verso mete condivise dimenticando per un po' le teorie fallimentari elaborate a tavolino da chi ancora vive di rendita o di finanziamenti.