lunedì 24 marzo 2014
lunedì 6 maggio 2013
QUIFRUTTA ha traslocato
Qui frutta
http://quifrutta.blogspot.com/
4 apr 2013 ... Qui frutta, Blog tematico di Rolando Drahorad si trasferisce.
Da oggi il nuovo indirizzo di Qui Frutta è: http://quifrutta. wordpress.com/ Continuate a seguirmi sulla nuova piattaforma!
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4 apr 2013 ... Qui frutta, Blog tematico di Rolando Drahorad si trasferisce.
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| Dal 4 aprile 2013 qui regna il silenzio |
giovedì 4 aprile 2013
Un antenato di Beppe Grillo?
Visitando la Staatliche Gemaeldegallerie di Berlino recentemente ho notato un quadro di autore tedesco deo '700 raffigurante questo faccione. A me la somiglianza con Beppe Grillo sembrava subito frappante. L'ho fotograto per sottoporlo anche a Voi e magari leggere prima o poi qualche divertente o divertito commento.
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| Forse n antenato di Beppe Grillo |
lunedì 1 aprile 2013
Qui frutta si trasferisce
Da oggi il nuovo indirizzo di Qui Frutta è:
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L’appiattimento diventa una cosa positiva?
Eravamo abituati da sempre a grandi differenze fra persone
ricche e povere, istruite ed ignoranti, altolocate o umili. Le nuove tecnologie ci
portano una situazione che è ormai doveroso accettare come una rivoluzione di
sistema.
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| Mela (Apple) appiattita |
Dopo la rivoluzione agricola ed industriale del 18. secolo e quella energetica con l’avvento
delle centrali a carbone, ad acqua e quelle nucleari nel 19. secolo, abbiamo ora come quarta rivoluzione l’avvento dei sistemi orizzontali, in connessione, come per
esempio il fotovoltaico, la logistica, la finanza, Internet .
Se rapportiamo tutto questo al fattore umano vediamo che da
un lato il grado di istruzione aumenta vorticosamente in tutti i paesi (non
solo in quelli occidentali) ed il Web permette uno sfruttamento agevole da
parte di miliardi di esseri umani livellando nel giro di pochi lustri le
capacità produttive a livello globale.
Le conclusioni che si devono trarre da queste osservazioni
sono che anche le remunerazioni dei singoli soggetti saranno adeguati a
standard di massa che rappresentano la somma della ricchezza prodotta divisa
fra miliardi di soggetti. Sarà sempre più difficile trovare nei mestieri
ordinari nicchie che permettono alti guadagni. Se si eccettuano i pochi
fortunati che saranno capaci di trarre vantaggio dal fatto che milioni di
persone potranno godere delle loro opere (inventori, artisti, sportivi) la
remunerazione media si adagerà in futuro per tutti su livelli medio-bassi.
Un segnale forte in questa direzione proviene dalla recente
legge imposta in Svizzera che con referendum popolare fissa tetti piuttosto
bassi anche per i manager delle massime realtà economiche ed amministrative di
quel paese influenzando per di più le
opinioni pubbliche anche di altri paesi. Del resto i parlamentari italiani
avevano dovuto ridurre ben prima le loro prebende in seguito a movimenti popolari ostili a stipendi non più compatibili con la
produttività e la conseguente disponibilità di risorse comuni.
Dovremo abituarci a guadagnare di meno sperando che i prezzi
di merci e servizi possano evolversi in modo favorevole in seguito a economie
di scala finora impensabili. Per ottenere ciononostante migliorie negli standard
di vita potremmo individuare i mezzi nell'abbassamento degli orari di lavoro
giornaliero o annuale permettendoci più spazi per una vita contemplativa. A cos'altro servirebbero altrimenti i computer
sempre più potenti che l’uomo sforna giorno dopo giorno?
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rivoluzione industriale
sabato 30 marzo 2013
PASQUA porta (anche) speranza
In questi giorni dove ci auguriamo Buona Pasqua cerco di dimenticare tutte le cose negative che pure la situazione politica ed economica ci porta. Vorrei fare gli Auguri cercando di capire che cosa c’è di buono negli sviluppi di questi giorni:
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| Scultura monumentale esposta a ARTE FIERA di Bologna |
L’Italia ha bisogno di mille riforme. Conosciamo tutti una lunga lista d’attesa che prima o dopo dovrà essere smaltita. Nel frattempo però l’Italia mi sembra essere il paese che fa i maggiori progressi innovativi per quanto riguarda la società. Non c’è dubbio che il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ha dato una sferzata che solo una situazione totalmente degradata poteva permettere. Improvvisamente succedono avvenimenti che prima erano forse messe in conto per il futuro ma che adesso si stanno realizzando con grande naturalezza: Quasi il 40 % dei nuovi parlamentari sono donne, oltre i due terzi sono laureati, il numero di avvocati si è dimezzato. Lo stallo istituzionale con 3 partiti incompatibili fra di loro ed allo stesso livello di rappresentanza costringerà tutti ad accettare nuove soluzioni che prima erano lontani anni luce.
L’uso sfrenato di Internet con i vari social media, lo streaming e tanto altro svegliano il paese da un letargo digitale che sembrava dovesse durare in eterno. Questo avvento disarciona tutti gli attori di lungo corso e porta finalmente a galla, non solo in politica ma anche nelle aziende, la digital generation italiana. Ma la velocità e le veemenza con la quale questo accade lascerà i suoi segni anche in altri paesi europei che spesso ancora seguono vecchie strade da lungo collaudate anche se con adeguamenti graduali.
Quelli che non sono al passo con i tempi sono i giornalisti che non riescono a capire e pertanto non riescono a spiegare ai fruitori di media vecchi e nuovi cosa sta succedendo. Per esempio continuano a parlare, anche con ragione, delle terribili crisi nel settore dell’edilizia o delle automobili ma nessuno va a scandagliare il vasto mondo che di queste situazioni approfitta per riorganizzarsi ed inventare nuovi business. Gli sforzi degli ultimi anni delle università di portare il know how nelle aziende sta producendo un incredibile numero di start up in tutti i settore dei servizi e dell’industria che presto se ne accorgerà.
Ci sono enormi potenzialità di sviluppo in tutto il paese, da nord a sud. Il freno all’immediato sfruttamento di queste potenzialità è spesso la mancanze delle specifiche professionalità e spesso anche la mentalità del rischio. Bisogno che tutto il paese si convinca che siamo in una situazione simile a quella creatasi dalla disfatta prodotta dal ventennio sotto la dittatura e che bisogna buttarsi dovunque c’è uno spiraglio. Non appena questo tipo di percezione si insedierà in modo generalizzato e diventerà “cool” l’Italia tornerà a crescere. Prima con l’aumento dell’export ma poi anche sul mercato interno. Il nuovo vento che soffia nelle amministrazioni pubbliche agevolerà il tutto, rendendo possibile cose che oggi neanche ce le immaginiamo.
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giovedì 28 marzo 2013
VIGNOLA - la primavera ritarda ad arrivare
Quest'anno la stagione è molto in ritardo. In un'annata normale l'ultima settimana di marzo vede già i primi fiore sui ciliegi. Siamo oggi al 28 di marzo ed i ciliegi dormono ancora anche se le gemme sono gonfie da tempo e vorrebbero esplodere.
Nelle due foto mostro invece i primi albicocchi in fiore. Le temperature massime sono di +7 gradi centigradi ed il cielo si mostra plumbeo.
Le previsioni di tempo sono poco promettenti anche per il weekend di Pasqua che quest'anno va dal 30 marzo al 1. aprile. La famosa festa Vignolese del ciliegio in fiore che inizia con la sfilata dei carri allegorici lunedì di Pasqua dovrà fare a meno dell'usuale sfavillante cornice bianca di tanti alberi in fiore.
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| Vignola - 27 marzo, primissimi fiori singoli di albicocco sotto il cielo buio |
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| Vignola - 28 marzo un filare intero di albicocchi già in pieno fiore, tutto scuro sotto le nuvole cariche di pioggia |
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mercoledì 27 marzo 2013
FRUTTA FRESCA IN UNA FAMIGLIA INGLESE
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| Poca frutta italiana nella fruttiera fotografata recentemente nella cucina di una famiglia inglese |
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domenica 17 marzo 2013
Ortaggi, più import che export
Periodicamente l'ufficio di statistica dell'associazione Importatori ed Esportatori ortofrutticoli ed agrumari FRUITIMPRESE pubblica le cifre della performance nazionale dei mesi precedenti, o com' è il caso stavolta, di tutto l'anno precedente.
Non posso credere che nessuno si sia accorto che, per quanto riguarda gli ortaggi, nel 2012, di fronte ad un'esportazione documentata di 947.661 tonnellate ci sia stata un importazione di 1.252.286 tonnellate. E' un fatto eclatante anche se certamente non nuovo (basta osservare le relative cifre del 2011).
Non è neanche una consolazione che il totale dell'ortofrutta esportato sia calato solo dell'1 % o che il saldo fra import ed export sia aumentato del 17 % perché i paesi concorrenti aumentane le loro esportazioni a percentuali anche a due cifre e l'Italia, con il clima che si ritrova, potrebbe essere anche autosufficiente per quanto riguarda gli ortaggi, senza dover ricorrere all'import.
E' un problema che qualcuno dovrà affrontare ma finché nelle dichiarazioni ufficiali sentiamo affermare e sulla stampa continueremo a leggere che l'agroalimentare italiano va bene all'estero, nessuno prenderà il toro per le corna, nessuno solleverà il problema e pertanto nessuno fa le necessarie ricerche ed i necessari investimenti per invertire questo triste trend.
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P.S.: Alcuni giorni dopo la pubblicazione di questo mio post è stato pubblicato il seguente articolo su ITALIAFRUIT.NET che non fa altro che confermare quanto ho qui affermato. Leggi su http://www.italiafruit.net/DettaglioNews.aspx?IdNews=21293&utm_source=GraphicMail&utm_medium=email&utm_term=NewsletterLink&utm_campaign=%28SS%29+Italiafruit+25+Marzo+2013&utm_content=

Non posso credere che nessuno si sia accorto che, per quanto riguarda gli ortaggi, nel 2012, di fronte ad un'esportazione documentata di 947.661 tonnellate ci sia stata un importazione di 1.252.286 tonnellate. E' un fatto eclatante anche se certamente non nuovo (basta osservare le relative cifre del 2011).
| Reefer container all'arrivo sul mercato estero |
Non è neanche una consolazione che il totale dell'ortofrutta esportato sia calato solo dell'1 % o che il saldo fra import ed export sia aumentato del 17 % perché i paesi concorrenti aumentane le loro esportazioni a percentuali anche a due cifre e l'Italia, con il clima che si ritrova, potrebbe essere anche autosufficiente per quanto riguarda gli ortaggi, senza dover ricorrere all'import.
E' un problema che qualcuno dovrà affrontare ma finché nelle dichiarazioni ufficiali sentiamo affermare e sulla stampa continueremo a leggere che l'agroalimentare italiano va bene all'estero, nessuno prenderà il toro per le corna, nessuno solleverà il problema e pertanto nessuno fa le necessarie ricerche ed i necessari investimenti per invertire questo triste trend.
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P.S.: Alcuni giorni dopo la pubblicazione di questo mio post è stato pubblicato il seguente articolo su ITALIAFRUIT.NET che non fa altro che confermare quanto ho qui affermato. Leggi su http://www.italiafruit.net/DettaglioNews.aspx?IdNews=21293&utm_source=GraphicMail&utm_medium=email&utm_term=NewsletterLink&utm_campaign=%28SS%29+Italiafruit+25+Marzo+2013&utm_content=
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giovedì 14 marzo 2013
Cosa c'entra la Bridgestone con l'uva da tavola?
Ma si, la Bridgestone, quella che sta per abbandonare l'Italia. Lo stabilimento delle Puglie che produce pneumatici sarà presto chiuso perché la Multinazionale fa fatica in vendere in Europa dove non si collocano più macchine. Sono certo che conoscete questa marca perché i media ne parlano tutti i giorni da settimane e perché tutti i politici, tutti i sindacalisti si preoccupano della perdita dei 950 posti di lavoro.
Lì vicino, a Turi, c’è un’azienda specializzata in produzione e commercializzazione di prodotti ortofrutticoli, la GIULIANO PugliaFruit con 1.000 dipendenti ma nessuno se ne preoccupa, nessuno ne parla. L’azienda va bene e non minaccia di licenziare ma nessuno si è mai chiesto se forse lei insieme a tante altre aziende simili in tutt’Italia avessero bisogno di più attenzione, di più assistenza per resistere sui mercati. L’agricoltura è sempre l’ultima ruota del carro.
Spenderanno milioni di euro, di soldi pubblici, di nostri soldi, per tenere in vita un’entità finita fuori mercato (la Bridgestone) quando la medicina giusta sarebbe quella di investire quei soldi per innaffiare le piantine che producono ma che senza il sostegno necessario moriranno anch’esse. Per esmpio l'agricoltura.
Sostenere non significa regalare soldi, basterebbe finanziare la ricerca agronomica, la ricerca di mercato, l’internazionalizzazione, la promozione, la pubblicità. Migliorare la logistica e tutte le infrastrutture indispensabili. Fare insomma quanto fanno i nostri concorrenti. Se l’ortofrutta italiana perde annualmente quote di mercato è perché altri trovano soluzioni migliori. E non sono solo i paesi low cost ma anche paesi come la Spagna, l’Olanda, la Polonia o gli Stati Uniti che si presentano ogni anno con prodotti innovativi.
Un esempio: Produrre con il metodo biologico non è semplice. Molte delle nostre specie sono troppo esposte all’attacco di malattie di ogni genere. C’è bisogno di trovare varietà resistenti alle varie patologie. Quelle che richiedono meno agrofarmaci. La ricerca di questo tipo esiste, ma solo nei paesi del Centro-Europa. Studiano però le varietà adatte per quei climi. I risultati di quelle ricerche in Italia non servono. Dovremmo studiare soluzioni per i nostri climi. Oggi ancora il biologico italiano è all’avanguardia ma se nessuno studia il futuro anche il biologico sarà presto relegato in second’ordine.
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| Grappolo d'uva, riprodotta amorevolmente dall'artista |
Spenderanno milioni di euro, di soldi pubblici, di nostri soldi, per tenere in vita un’entità finita fuori mercato (la Bridgestone) quando la medicina giusta sarebbe quella di investire quei soldi per innaffiare le piantine che producono ma che senza il sostegno necessario moriranno anch’esse. Per esmpio l'agricoltura.
Sostenere non significa regalare soldi, basterebbe finanziare la ricerca agronomica, la ricerca di mercato, l’internazionalizzazione, la promozione, la pubblicità. Migliorare la logistica e tutte le infrastrutture indispensabili. Fare insomma quanto fanno i nostri concorrenti. Se l’ortofrutta italiana perde annualmente quote di mercato è perché altri trovano soluzioni migliori. E non sono solo i paesi low cost ma anche paesi come la Spagna, l’Olanda, la Polonia o gli Stati Uniti che si presentano ogni anno con prodotti innovativi.
Un esempio: Produrre con il metodo biologico non è semplice. Molte delle nostre specie sono troppo esposte all’attacco di malattie di ogni genere. C’è bisogno di trovare varietà resistenti alle varie patologie. Quelle che richiedono meno agrofarmaci. La ricerca di questo tipo esiste, ma solo nei paesi del Centro-Europa. Studiano però le varietà adatte per quei climi. I risultati di quelle ricerche in Italia non servono. Dovremmo studiare soluzioni per i nostri climi. Oggi ancora il biologico italiano è all’avanguardia ma se nessuno studia il futuro anche il biologico sarà presto relegato in second’ordine.
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mercoledì 13 marzo 2013
Ecco perché l'agricoltura fa ben sperare
Ne è passato del tempo da quando, a cavallo degli anni '50 il 46 % degli italiani era occupato in agricoltura. Ora siamo scesi a percentuali a una cifra.
Tutto questo proprio nel periodo quando la politica economica del paese ha relegato l'agricoltura nell'angolo più lontano da ogni attenzione e visibilità. Forse proprio per questo, per essere coscienti che dall'alto c'era poco da aspettarsi (con l'eccezione dei finanziamenti stanziati dall'Unione Europea) che in campagna hanno razionalizzato a più non posso.
Questo grafico pubblicato su un importante quotidiano pochi giorni fa mette in evidenza in modo chiaro e conciso la performance del primo settore raffrontato con quella dell'intera economia della nazione. (Mi scuso per la cattiva qualità dell'immagine ma l'originale è andato perso - la riga superiore indica la produttività in agricoltura). Questo aumento di produttività ha permesso agli operatori agricoli di sopravvivere in lunghi decenni di stagnazioni di prezzo. Negli anni più recenti però l'aumento repentino dei costi della distribuzione ha avuto come effetto un incremento dei prezzi al consumo senza che questo potesse essere trasmesso al produttore. Di conseguenza i ricavi del produttore sono spesso scesi al di sotto dei costi di produzione. In questo momento c'è molta preoccupazione che in tanti casi l'azienda agricola non abbia più la forza di produrre qualità per la quale mancano proprio i mezzi finanziari necessari per sostenerla.
Penso alla mano d'opera, all'irrigazione, alla lotta antiparassitaria, il parco macchine agricole ed ai tanti altri fattori che formano il costo al kilo franco "farmgate" come lo definiscono gli americani, cioè franco partenza cancello di fattoria. La conseguenza immediata sarebbe l'aumento del prezzo dei prodotti di qualità che discriminerebbe i consumatori più poveri senza apportare mediamente ricavi più remunerativi alla produzione.
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| Raffronto fra la produttività generale e quella in agricoltura
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Questo grafico pubblicato su un importante quotidiano pochi giorni fa mette in evidenza in modo chiaro e conciso la performance del primo settore raffrontato con quella dell'intera economia della nazione. (Mi scuso per la cattiva qualità dell'immagine ma l'originale è andato perso - la riga superiore indica la produttività in agricoltura). Questo aumento di produttività ha permesso agli operatori agricoli di sopravvivere in lunghi decenni di stagnazioni di prezzo. Negli anni più recenti però l'aumento repentino dei costi della distribuzione ha avuto come effetto un incremento dei prezzi al consumo senza che questo potesse essere trasmesso al produttore. Di conseguenza i ricavi del produttore sono spesso scesi al di sotto dei costi di produzione. In questo momento c'è molta preoccupazione che in tanti casi l'azienda agricola non abbia più la forza di produrre qualità per la quale mancano proprio i mezzi finanziari necessari per sostenerla.
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produttività agricola
martedì 12 marzo 2013
La politica è cattiva consigliera
Nel 2011, in occasione dei festeggiamenti dei suoi 100 anni di storia la cooperativa TERREMERSE di Massalombarda ha pubblicato un libro curato da Tito Menzani dal quale (pag. 35) estraggo poche frasi perchè mi sembrano adatte come monito in questi nostri tempi movimentati:
"...Nel 1922 veniva poi fondata la Cooperativa Frutticoltori di Massalombarda (CFM).... Nello stesso mese iniziò ad operare anche una cantina sociale interna ... Contemporaneamente si ebbero i primi contrasti fra i soci che provocarono le dimissioni del direttore e l'espulsione di alcuni membri che, contravvenendo al regolamento, avevano anche iniziato a vendere la frutta in proprio anziché far ricorso esclusivamente al canale della CFM. Sullo sfondo di questi contrasti vi era l'ascesa del fascismo, che nelle campagne romagnole incontrava forti consensi ed altrettanto forti resistenze, per cui le spaccature della società civile si ripercuotevano anche all'interno di certe cooperative. Per esempio, nel 1923, si cedette alle pressioni del sindacato fascista che chiedeva l'ottenimento di un canale privilegiato per l'assunzione stagionale della manodopera avventizia. Non tutti i soci erano stati d'accordo su quella scelta, e dopo ulteriori contrasti, lo stesso presidente, Agostino Tonini, antifascista, arrivò a dimettersi".
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| Cooperativa Frutticoltori Massalombarda (RA) nel 1922 occupa fino a 500 maestranze |
"...Nel 1922 veniva poi fondata la Cooperativa Frutticoltori di Massalombarda (CFM).... Nello stesso mese iniziò ad operare anche una cantina sociale interna ... Contemporaneamente si ebbero i primi contrasti fra i soci che provocarono le dimissioni del direttore e l'espulsione di alcuni membri che, contravvenendo al regolamento, avevano anche iniziato a vendere la frutta in proprio anziché far ricorso esclusivamente al canale della CFM. Sullo sfondo di questi contrasti vi era l'ascesa del fascismo, che nelle campagne romagnole incontrava forti consensi ed altrettanto forti resistenze, per cui le spaccature della società civile si ripercuotevano anche all'interno di certe cooperative. Per esempio, nel 1923, si cedette alle pressioni del sindacato fascista che chiedeva l'ottenimento di un canale privilegiato per l'assunzione stagionale della manodopera avventizia. Non tutti i soci erano stati d'accordo su quella scelta, e dopo ulteriori contrasti, lo stesso presidente, Agostino Tonini, antifascista, arrivò a dimettersi".
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domenica 10 marzo 2013
"Abbattere la GDO" è il titolo di un focus sul sito M5S
Marco Rolla ha postato sul sito Movimento 5 Stelle, sezione Commercio, un focus dal titolo "Abbattimento Grande Distribuzione Organizzata" (vedi testo in calce) Ritengo che chi ha interesse che la distribuzione, sia essa piccola o grande, funzioni ha l'obbligo di spiegare ai non addetti al lavoro le proprie tesi. Altrimenti vanno avanti solo quelle ideologiche che a lungo andare non portano a risultati positivi, anzi. Ecco il mio contributo su quel blog:
Qui parliamo di distribuzione. Vuol dire portare i prodotti dal luogo di produzione allo scaffale del negozio al dettaglio. Da tempo è in atto la ricerca di un equilibrio fra gli interessi del produttore e gli interessi del consumatore. Da un lato il produttore può introdurre economie di scala se riceve ordini di quantitativi più grossi, dall'altro il consumatore è interessato a servizi più rispondenti alle sue esigenze. E' un fatto incontestabile che chi va a fare la spesa ha sempre meno tempo e cerca il luogo adatto dove poter fare gli acquisti nel più breve tempo possibile. Requisito più importante è diventato il parcheggio comodo. Questo ha generato nel corso degli ultimi decenni in tutti i paesi economicamente progrediti, una costante crescita di punti di vendita più comodi, quelli che la moderna distribuzione a messo a disposizione. Anche i prezzi sono spesso più convenienti. Le associazioni dei commercianti al dettaglio lottano da tempo contro il degrado dei centri storici e le amministrazioni comunali hanno molte colpe nel esagerare la crescita delle grandi superfici. Essi dovrebbero creare una viabilità più agevole e tanti parcheggi in centro. Spesso hanno preferito incassare i diritti loro spettanti per ogni nuovo immobile costruito trascurando gli interessi sia dei piccoli negozianti che delle persone che vivono in centro. Come vedete tutto è più complicato di quanto sembri ma... certi rimedi dovrebbero essere trovati ed adottati.
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| Lucio Fontana invita a osservare cosa c'è dentro |
Qui parliamo di distribuzione. Vuol dire portare i prodotti dal luogo di produzione allo scaffale del negozio al dettaglio. Da tempo è in atto la ricerca di un equilibrio fra gli interessi del produttore e gli interessi del consumatore. Da un lato il produttore può introdurre economie di scala se riceve ordini di quantitativi più grossi, dall'altro il consumatore è interessato a servizi più rispondenti alle sue esigenze. E' un fatto incontestabile che chi va a fare la spesa ha sempre meno tempo e cerca il luogo adatto dove poter fare gli acquisti nel più breve tempo possibile. Requisito più importante è diventato il parcheggio comodo. Questo ha generato nel corso degli ultimi decenni in tutti i paesi economicamente progrediti, una costante crescita di punti di vendita più comodi, quelli che la moderna distribuzione a messo a disposizione. Anche i prezzi sono spesso più convenienti. Le associazioni dei commercianti al dettaglio lottano da tempo contro il degrado dei centri storici e le amministrazioni comunali hanno molte colpe nel esagerare la crescita delle grandi superfici. Essi dovrebbero creare una viabilità più agevole e tanti parcheggi in centro. Spesso hanno preferito incassare i diritti loro spettanti per ogni nuovo immobile costruito trascurando gli interessi sia dei piccoli negozianti che delle persone che vivono in centro. Come vedete tutto è più complicato di quanto sembri ma... certi rimedi dovrebbero essere trovati ed adottati.
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venerdì 8 marzo 2013
Diversificare l'offerta di frutta
Quando un consulente marketing consiglia di studiare il mercato ed i consumatori, di differenziare la sua offerta e di comunicarla in seguito alla potenziale clientela raramente pensa ai volumi ed al giro d’affari che sarebbero necessari per operare tutte queste belle cose nel settore dei prodotti ortofrutticoli freschi.
Un operatore agricolo associato o un commerciante interno o internazionale in pochissimi casi ha a disposizione un quantitativo tale di un determinato prodotto da poter raggiungere tutti i consumatori di un paese grande come l’Italia. Il quantitativo disponibile per una tale azione si dimezza perché sul mercato nazionale si collocano solo calibri medio-grandi, il resto deve trovare sbocco so diversi mercati internazionali.
Ma se non ho quantitativi che mi permettono economie di scala come faccio a sostenere la spesa più importante di un’azione come quella descritta, quella della pubblicità se la presenza della mia marca non può essere garantita laddove arriva il mio messaggio promozionale?
Ma se non ho quantitativi che mi permettono economie di scala come faccio a sostenere la spesa più importante di un’azione come quella descritta, quella della pubblicità se la presenza della mia marca non può essere garantita laddove arriva il mio messaggio promozionale?
D’altra parte i quantitativi necessari per coprire giorno dopo giorno i fabbisogni anche solo di poche regioni in caso di attività promozionale circoscritta di una gestione talmente complessa che pochi hanno le potenzialità di reperimento e di lavorazione della quantità necessaria di prodotto per coprire il mercato nazionale.
Pensiamo ai casi che fino ad oggi vediamo operare con successo sui mercato italiani. Si tratta o di multinazionali che hanno accesso a grandi quantitativi di frutta esotica grazie alla complessità della logistica in altri continenti (un esempio per tutti la Chiquita), oppure di intere zone di produzione italiane che per motivi storici hanno una produzione aggregata da tempo (l’esempio del Trentino-Alto Adige).
Se questo è il problema di tante produzioni e se senza marketing non si può più operare con successo bisogna pensare ai rimedi. La ormai famosa marca di mele "Mela Più" ci ha indicato la strada tanti anni fa: con gli iniziali piccolissimi quantitativi a disposizione ha cominciato a segmentare il mercato e segmento dopo segmento ha conquistato il numero di consumatori sufficiente da garantire il ricavo di un giusto prezzo. Gli esempi sono ormai tanti ma ancora troppo pochi per poter riportare la frutticoltura in utile.
Se questo è il problema di tante produzioni e se senza marketing non si può più operare con successo bisogna pensare ai rimedi. La ormai famosa marca di mele "Mela Più" ci ha indicato la strada tanti anni fa: con gli iniziali piccolissimi quantitativi a disposizione ha cominciato a segmentare il mercato e segmento dopo segmento ha conquistato il numero di consumatori sufficiente da garantire il ricavo di un giusto prezzo. Gli esempi sono ormai tanti ma ancora troppo pochi per poter riportare la frutticoltura in utile.
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giovedì 7 marzo 2013
Fragole normalizzate
Quando ho iniziato la carriera di venditore di ortofrutta all'estero tutto era più semplice: C'erano stagioni precise per ogni specie, poche erano le varietà ed i mercati erano limitati. Esisteva l'Istituto per il commercio estero (ICE) che imponeva regole, ma erano importanti solo i calibri e le categorie extra, prima e seconda.
I quantitativi erano sempre limitati, le superfici coltivate per ogni prodotto erano un terzo di quelle di oggi, la resa per ettaro era la metà di oggi, i vagoni avevano la metà della capienza dei bilici di oggi. In compenso si vendeva di tutto e si mangiava di tutto: prima o seconda qualità, calibri piccoli, medi o grossi tutto trovava un mercato, bastava adeguare il prezzo.
In un mondo così fatto la fragola era una regina: era il primo frutto a maturare dopo che per 10 mesi non se ne erano viste, una unica varietà, la Madame Moutot, si avvicinava ai calibri che sono la norma oggi, l'eccitazione dei consumatori era tanta, i prezzi al kilo raggiungevano normalmente il triplo di quelli di mele o pere o arance.
Ma quanto erano buone, quanto erano attese ed apprezzate!
Oggi invece tutto è cambiato, tutto è più normale, più scontato, più livellato. Tutto è meno atteso, meno sofferto, meno raro. E così è anche per le fragole: riempiono gli scaffali tutto l’anno, sono sempre belle grosse e rosse e perfette ma nonostante tutto non fanno più “venire l’acquolina in bocca”. Non esistono più le rarità, le primizie, le attese e neanche le fragole rappresentano un’eccezione.
Ho trattato questo argomento perché sono rimasto allibito da un’offerta veramente speciale trovata presso un fruttivendolo locale: alla fine di febbraio, 2 mesi prima dell’inizio di stagione di una volta, vedo in esposizione quanto raffigurato nella foto più sopra: belle fragole di marca italiana al prezzo di tutta l’altra frutta. Mele pere, mandaranci, banane, kiwi, ecc ecc, tutte allo stesso prezzo, fra i due ed i tre euro al kilo. Qui se si vuole comprare a quel prezzo bisogna comprare 2 kili, altrimenti si passa a un prezzo sopra i 3 euro. Ma l’uva o quale pomodoro speciale vengono offerte a prezzi anche sopra i 4 euro.
La conclusione è lapidaria: se anche la fragola rappresenta il frutto più ammbito, più complicato da produrre e più difficile da raccogliere, il progresso ha appiattito, insieme ai gusti ed ai sapori, anche la disponibilità ed i prezzi. Niente può più emozionare come una volta, tanta è l’abitudine di avere a disposizione sempre tutto e quasi sempre a prezzi accessibili.
Viene in mente Steve Jobs che in un impeto di razionalità un giorno ha raccomandato “… stay hungry, stay foolish”. Foolish non sono sicuro…. Ma hungy sarebbe una soluzione per tornare a godere un po' di più.
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venerdì 1 marzo 2013
Le lauree contano?
In un TWEET di Beppe Grillo ho trovato questa statistica che ritengo interessante. Poco dopo però ho trovato cifre diverse sul Corsera che indica il primato di laureati nella Scelta Civica con l'85 %, la percentuale di M5S 78 % e quella del Centro-Destra al 65 %. Chi sbaglia?
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giovedì 28 febbraio 2013
Le pere vincenti
In questa foto scattata al Fruit Logistica di Berlino si vede una confezione di pere Conference della belga EBURORI. Si tratta della varietà che sui mercati esteri batte largamente l'italiana Abate Fetel da noi considerata (a torto?) la regina delle pere. Dal punto di vista organolettico la conference nordica è senz'altro inferiore ma ha una performance migliore nei lunghi viaggi e nella shelf life. In Italia faremmo bene a non riposarci troppo sugli allori e continuare la ricerca di nuove varietà.
Se il consumo di pere in genere perde colpi le ragioni sono forse da ricercarsi nella monotonia dell'offerta. La mela sarebbe senz'altro sulla stessa strada del tramonto se non ci fosse la grande vivacità rappresentata dalla continua introduzione di varietà dalle caratteristiche migliorate e ben distinte
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| La pera Conference belga |
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martedì 26 febbraio 2013
Elezioni Tsunami
Questa è la vignetta eloquente che accompagna l'articolo di oggi della rivista inglese ECONOMIST che descrive la situazione creatasi dopo il voto di febbraio italiano con sgomento:
Nel caos della notte elettorale italiana tre sono i fatti salienti:
- l'avanzamento spettacolare (1 voto su 4) di un movimento sviluppatosi solo 3 anni fa utilizzando Internet. Esso è guidato da un comico (un commediante) che non ha un programma comprensibile per governare il paese
- Proprio come conseguenza del successo di Grillo nessuna delle due alleanze principali, di centro-destra e di centro-sinistra hanno ottenuto una chiara maggioranza in Senato.
- Il terzo fatto è che in tutte e due le camere l'alleanza capeggiata da Silvio Berlusconi si è avvicinata molto più del previsto a quella del centro.sinistra in modo che alla fine di tutti i conteggi la differenza potrebbe essere anche inferiore al mezzo percento.
L'articolo si allunga in tanti dettagli ma si attiene per lo più alle cose che si leggono anche sui nostri giornali. Personalmente mi astengo da ogni commento perché ho sbagliato tutte le previsioni anche se ho dato il M5S al 20 %.
Segnalo però che nella lista degli eletti del M5S, non mi ricordo se al Senato o alla Camera, c'è anche il nome di 1 (un) agricoltore. Ci dobbiamo accontentare per il momento di questa presenza anche se non abbastanza rassicurante
Nel caos della notte elettorale italiana tre sono i fatti salienti:
- l'avanzamento spettacolare (1 voto su 4) di un movimento sviluppatosi solo 3 anni fa utilizzando Internet. Esso è guidato da un comico (un commediante) che non ha un programma comprensibile per governare il paese
- Proprio come conseguenza del successo di Grillo nessuna delle due alleanze principali, di centro-destra e di centro-sinistra hanno ottenuto una chiara maggioranza in Senato.
- Il terzo fatto è che in tutte e due le camere l'alleanza capeggiata da Silvio Berlusconi si è avvicinata molto più del previsto a quella del centro.sinistra in modo che alla fine di tutti i conteggi la differenza potrebbe essere anche inferiore al mezzo percento.
L'articolo si allunga in tanti dettagli ma si attiene per lo più alle cose che si leggono anche sui nostri giornali. Personalmente mi astengo da ogni commento perché ho sbagliato tutte le previsioni anche se ho dato il M5S al 20 %.
Segnalo però che nella lista degli eletti del M5S, non mi ricordo se al Senato o alla Camera, c'è anche il nome di 1 (un) agricoltore. Ci dobbiamo accontentare per il momento di questa presenza anche se non abbastanza rassicurante
Etichette: ortofrutta, pesche, fruttivendolo
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