Twitter  LinkedIn

mercoledì 26 maggio 2010

Uomini forti


In Italia tra gli uomini più seguiti e più stimati in questi mesi sono sicuramente il Ministro Giulio Tremonti e l'allenatore dell'Inter José Mourinho. Il primo ha dovuto imporrsi con la forza per tenere la zattera Italia sulla giusta rotta, il secondo è riuscito a trasmettere o con le buone o con le cattive la propria voglia di successo a un gruppo molto eterogeneo di individualisti. Non voglio qui analizzare le cuase o i metodi, voglio solo dire che c'è bisogno di guida e quando questa guida è fatta bene certi sacrifici vengono anche accettati. L'importante è la competenza di chi guida e la comune speranza di riuscire a raggiungere traguardi dei quali tutti possono essere fieri oltre che ottenere qualche vantaggio economico personale, diretto o indiretto.

sabato 22 maggio 2010

Il secondo muro di Berlino

Questa crisi è iniziata nel settembre 2008 e mi ricordo che assistevo attonito allo sfaldamento di tante certezze. Ma fin dagli inizi del 2009 ero convinto che la profondità della voragine richiedesse un generale ripensamento e speravo che questa convinzione si facesse strada presto a tutti i livelli.

Così non è stato e così l'Europa, aggrappandosi ai suoi vecchi preconcetti ha continuato a scivolare verso il basso e solo adesso, dopo la crisi dell'Euro inescata dalla Grecia, si scuote. Per dir la verità la Germania, paese trainante di ogni evento economico del continente, si è arresa solo in questi giorni all'evidenza che da settimane era stata percepita da Francia, Italia ed altri, ed ha ottenuto dal suo parlamento il sì al salvataggio della Grecia e di eventuali altri paesi che fossero scivolati nel dirupo.

La Merkel adesso ha fatto anche di più: è andata all'attacco dei nemici dell'euro, degli speculatori che, come si trattasse di un nano, stanno tentando di far cadere quello che a mio avviso ancora oggi è una quercia: la nostra moneta comune. Con questo gesto viene rafforzata tutta la cordata dei 16 paesi che aderiscono all'euro e questo eviterà le conseguenze nefaste.

Quali conseguenze? Quelle della seconda caduta del muro di Berlino che questa volta, dopo l'Europa dell'Est, poteva coinvolgere tutta l'Europa dell'Ovest. Nessuno in Europa ne ha ancora discusso l'impatto ma a me sembra evidente che come l'implosione del sistema sovietico che si reggeva su leggi sociali insostenibili così anche i paesi dell'Unione Europea galleggiavano su una zattera sostenuta da palloni gonfiati artificialmente che da tempo avevano incominciato a perdere aria.

In poche parole: I nostri sistemi politico-sociali basano su presupposti costruiti sotto la pressione delle conquiste socialiste di uguaglianza che esigevano investimenti sempre crescenti per soddisfare i "diritti di tutti" , investimenti che però proprio causa i freni imposti da questi diritti le economie non sono più in grado di sostenere.

E' infatti impossibile mantenere un numero sempre crescente di pensionati assicurando i servizi sanitari sempre più sofisticati con una forza lavoro invecchiata, mal preparata, mal motivata ed alla fine anche mal remunerata.

Stavamo arrivando al crollo di questo castello iniziando dai paesi che più allegramente avevano gestito le risorse fidando nel miracolo di una moneta, l'Euro, che sull'onda della bolla creata dall'indebitamento smisurato di tutte le economie occidentali veniva trascinata verso l'alto in modo inconcepibile.

Purtroppo anche gli economisti più illuminati non sfuggono alle euforie generali e colpevolmente non avevano previsto quanto le tendenze finanziarie evidenziavano da tempo. Sarebbe stato secondo me abbastanza facile spiegarlo all'elettorato generale che orienta le nostre democrazie. Queste cifre si potevano basare sull'incremento dell'indebitamento americano, sulla poca consistenza delle garanzie di ripagamento di certi mutui, sull'aumento incontrollato delle spese dello stato sociale. L'elettorato non ha sufficienti agganci per giudicare la fondatezza delle previsioni catastrofiche dei meteorologhi in fatto di riscaldamento della terra. Ma avrebbe capito cifre economiche nude e crude se portate avanti in modo pragmatico e non fazioso come spesso succede.

L'Europa pochi giorni fa era sull'orlo di subire le conseguenze di un secondo crollo del muro di Berlino o come lo vogliamo chiamare. Per il momento il muro ha retto ma si tratta ancora di puntellamenti poco rassicuranti. Finchè i popoli di tutt'Europa (ma sopratutto quelli più impregnati precedentemente dalle ideologie socialiste) non si convinceranno che il mondo è cambiato non ci possiamo ritenere salvi. Dovremmo invece chiarirci subito le idee e stabilire quali delle conquiste possono sopravvivere e quali è meglio buttare a mare come zavorra per salvare la nave da un sicuro naufragio.

martedì 11 maggio 2010

Le nubi

E' tempo di nubi: all'oscuramento dei cieli finanziari da qualche settimana segue quello dei cieli aerospaziali. Per ultima si è aggiunta la fuga di petrolio che oscura le acque del golfo del Messico .

Sono eventi che ci dimostrano quanto è fragile il mondo che abbiamo costruito nel corso degli ultimi decenni. E' un mondo che funziona discretamente finchè tutto fila liscio. Non appena però succede il più piccolo evento imprevisto o imprevedibile le conseguenze sono mostruose.

La crisi finanziaria seguita da quella dell'indebitamento dei governi mette sul lastrico decine di milioni di famiglie quando non spinge al suicidio i più deboli. La nube vulcanica interrompe i collegamenti e ferma affari, turismo e vita politica. La falla che si è aperta nella profondità dell'oceano danneggia la natura e tutto quello che con essa è collegato per decenni in un area vasta come il Mediterraneo.

Non sarebbe forse meglio dare più valore alle conquiste già raggiunte (che non sono poche)e darsi da fare per mettere in sicurezza e sotto controllo le procedure che servono al mantenimento degli standard attuali?

venerdì 23 aprile 2010

Il sistema ortofrutticolo italiano secondo Gino Peviani (Fruitimprese)

Come ogni anno di questi giorni Fruitimprese ha riunito i dirigenti delle maggiori imprese import export per il fare il punto della situazione. Come previsto il quadro definitivo dell'annata 2009 è quasi tragico ma anche l'avvio del nuovo anno è stato definito poco incoraggiante. Le cifre pubblicate dovranno essere esminate nel dettaglio perchè ci sono indicazioni preziose per l'impostazione futura delle politiche aziendali.

Vorrei in questa sede tentare di scovare fra le tante indicazioni negative quelle positive che pur ci sono e che Gino Peviani ha voluto sottolineare con tutto il peso del suo ruolo, basandosi su una ricerca dell'Università Bocconi di Milano. Il messaggio cardine della giornata mi sembra essere quello di incoraggiare l'ambiente a proseguire sulla strada finora percorsa perchè è quella giusta: la strada dell'etica e della qualità. La ricerca presentata dal Prof. Maurizio Dallocchio, ordinario e titolare della cattedra "Nomura" dell’Università Bocconi di Milano, dimostra cifre alla mano che le aziende che non danno importanza all'etica e pertanto rispettano poco l'ambiente, i lavoratori, le minoranze e tante leggi collegate, non hanno vita lunga. Pertanto il profitto a tutti i costi come quello in questo periodo perseguito dalla GDO non paga a medio- lungo termine.

Ma il presidente ha voluto anche dare indicazioni al governo sulle ragioni che giustificano la difesa del settore: importante contributo al mantenimento dell'occupazione, presidio del terriotrio e dell'ambiente, garanzia della salubrità dei prodotti.

Ha anche indicato i punti di debolezza che le imprese evidenziano e che dovranno trovar rimedio: migliorare il potere contrattuale attraverso una migliore organizzazione mirata ad affrontare i grandi gruppi, affrontare meglio una concorrenza estera molto competitiva, contrastare la concorrenza fuori dalle regole. Sono inoltre inaccettabili i vincoli ed i limiti a fare liberamente impresa, le norme, il fisco, la resistenza all'innovazione, la burocrazia asfissiante per elencarne solo alcuni.

Fra le righe si è potuto notare il fastidio di certe iniziative delle organizzazioni dei produttori e/o del Ministro Zaia soprautto in merito alle interferenze nella distribuzione con i farmer's markets, il KM Zero ed anche la propaganda contro il consumo di frutta di tropicale (si ricorda le battute contro il consumo di ananas nel periodo natalizio) o di controstagione. Peviani ha voluto ricordare che per migliorare la situazione agricola italiana abbiamo bisogno di esportare sempre di più, sia nei mercati tradizionali come anche nei mercati emergenti. Non possiamo chiedere strada libera quando andiamo all'estero mentre chiudiamo le nostre porte a chi ci offre prodotti buoni al giusto prezzo e nella stagione adatta.

martedì 20 aprile 2010

Ortofrutta: quali dannni può causare l'interruzione dei trasporti aerei?

Non mi risulta che le spedizioni via aerea di prodotti ortofruttiocli italiani siano importanti, anzi penso che siano quasi inesistente. Le fragole come anche tanti prodotti orticoli sensibili arrivano in tutt'Italia ed anche in tutt'Europa con i trasporti autostradali ed oltremare, via aerea, esportiamo massimo qualche pallet per gli alberghi del mar rosso. Per quanto concerne l'import i quantitativi sono più importanti perchè ci sono per esmepio asparagi o fagiolini che necessitano i tempi stretti del trasporto aereo ed anche il top di qualità per esempio di ananas utilizza l'aereo per far arrivare in Europa frutti maturati completamente sotto il sole caldo delle zone tropicali.

Ma c'è solo coldiretti che denuncia il mancato arrivo di susine e uva dall'emisfero sud ovviamente ignorando che la frutta fresca di controstagione arriva in Europa ed in Italia esclusivamente con l'aiuto di container refrigerati trasportati da navi container capienti, veloci ed economici. Siamo comuque abituati alle lamentele del mondo della produzione che invece di rivolgere i messaggi ai mercati ed ai consumatori (messaggi che dovrebbero essere positivi e promozionali) preferisce generalmente di rivolgersi al mondo politico per ottenere sempre nuovi risarcimenti e finanziamenti (che le notizie catastrofiche giustificano agli occhi degli elettori)

sabato 3 aprile 2010

Tutto il mare è in tempesta, noi dell'ortofrutta mettiamo la testa sotto la sabbia

Nel 1964, primo anno di libera circolazione della Cat.1 nel piccolo MEC, Mercato Comune a 6 paesi, ci furono situazione assai simili a quelle di adesso: l'Olanda si sentiva minacciata dall'arrivo di ortaggi a basso prezzo dall'Italia. Ma si difese ottimamente. Negli anni '80 all'epoca dell'entrata della Spagna nell' Europa Unita, l'Italia sembrò minacciata alle fondamenta ma oggi la stessa Spagna è anche un fondamentale cliente per Kiwi (2° maggior consumatore di merce italiana ed anche di tanti altri prodotti italiani come le mele, non ultimi le uve del meridione.

Adesso si presenta nuovamente una situazione simile, forse anche più grave, ma non si vedono manovre offensive e spesso neanche difensive: Testa nella sabbia, barriere impossibile...!

Tutti sembrano convinti che basterà migliorare un po' le tecniche di produzione, affilare un po' le armi dell'internazionalizzazione e sopratutto avere pazienza.

CAMBIAMENTO RADICALLE
In politica abbiamo avuto lo scossone della caduta del muro che ha in pratica annullato i finanziamenti ai partiti che provenivano dall'estero e più recentemente ci ha pensato la crisi a prosciugare le loro casse. Le conseguenze si sono viste, l'ultimo esempio è di pochi giorni fa: un capovolgimento epocale. Ed infatti la grande discussione è partita immediatamente ed i fatti imporranno i cambiamenti.

Nel sistema ortofrutticolo niente di tutto questo è ancora successo. Lo scossone dell'estate scorsa non è bastato e neanche le scosse di assestamento di questi ultimimesi. Non c'è ancora stato un riesame profondo delle cause della crisi Italiana. Nessno ha ancora contestato ai leader storici errori nell'impostazione della loro politica ne sono stati addebitati a qualcuno i risultati fallaci che si sono avuti sopratutto in Emilia Romagna dove tutto è impostato ed imposto con riverberi anche a livello nazionale. Io penso che il fatto che i fondi da Bruxelles continuano a fluire (anche se da tempo in fase di razionamento)tenga in vita un sistema che è marcio ma che giusto per i finanziamenti non è ancora abbastanza vicino al crollo. Così si prosegue l'agonia ed invece di fare punto ed a capo ci saranno sofferenze per altri anni.

E' vero, ci sono satti consessi che hanno tentato di coinvolgere anche platee più vaste (e le organizzazioini dei produttori si stanno agitando da mesi) ma una vera rivisitazione non c'è ancora stata.

TANTO SPAZIO PER MIGLIORARE

Sappiamo come si organizzano i sistemi vincenti? Conosciamo la concorrenza, i paesi emergenti, i paesi sviluppati? Conosciamo le esigenze vere della Grande Distribuzione o quelle dei paesi importatori dell'Est Europa o d'Oltremare?. Conosciamo la vastità della nostra offerta, l'enormità dei nostri Know How, le potenzialità dei nostri operatori?

Non abbiamo neanche fatto quelle ricerche necessarie dalle quali solo si può elaborare le nuove strategie. Non conosciamo organicamente neanche i mercati nuovi ne abbiamo mai preso in seria considerazione la comunicazione sia interna che esterna. Assistiamo impotenti a un declino dei consumi di ortofrutta quando ogni medico non fa altro che esaltarne le proprietà miracolose e funzionali.

L'unica speranza viene dal fatto che c'è tanto spazio per migliorare e che non appena saremo costretti dagli eventi correremo tutti ai remi per remare insieme verso mete condivise dimenticando per un po' le teorie fallimentari elaborate a tavolino da chi ancora vive di rendita o di finanziamenti.

domenica 21 marzo 2010

I MEZZI DI COMUNICAZIONE: STORIA VISSUTA

EVOLUZIONE DEI MEZZI A DISPOSIZIONE DI UN OPERATORE COMMERCIALE.


Ogni tanto mi vengono in mente i miei primi contatti con la comunicazione moderna. Sono nato nel 1938, ben dopo l’invenzione della radio ma anche molto prima dell’introduzione della TV in Italia.

A parte la radio che era compagna naturale della giornata e di tutta la famiglia, ed il Corriere della Sera che era il compagno prediletto di mio padre ricordo il telegramma.

ANNI ’50, IL TELEGRAMMA:
Essendo mio padre stato un rappresentante di commercio la comunicazione (anche quella fisia con l’autovettura) era per lui pane quotidiano. Ogni tanto aveva da fare missive urgenti anche dopo cena ed allora mi chiese di prendere la bicicletta per andare a fare un telegramma o due alla posta che era distante 10 minuti da casa nostra.

In casa avevamo il telefono (un numero di sole 4 cifre) ma si vede che non era stata ancora introdotta l’accettazione da parte delle poste di telegrammi via telefono.

ANNI ’60, LA TELESCRIVENTE
Quando nell’anno 1957 ero a Monaco di Baviera per fare un periodo di apprendistato (stage si direbbe oggi) la telescrivente era già di uso quotidiano negli uffici. In Italia siamo riusciti fra i primi (nel 1964) ad avere a disposizione la telescrivente che era importante soprattutto per i collegamenti con i clienti esteri. Era infatti l’unico mezzo capace di collegarci immediatamente con i mercati lontani perché si poteva fare i numeri diretti.

Questo non era possibile con il telefono che in mancanza di prefissi nazionali e poi internazionali richiedeva l’intervento della TIM di allora. Non mi voglio soffermare sulle snervanti attese che comportava la prenotazione di una conversazione con Milano o con Londra intervallata spesso da chiamate del seguente tono: “…ho chiesto di parlare con Ferrara ormai 20 minuti fa e sono ancora in attesa di collegamento, vorrei pertanto sollecitare la telefonata….”

Non credo che questo sollecito cambiasse il destino della mia attesa ma così facevamo tutti con la speranza che la signorina all’altro capo del filo avesse compassione. Si sapeva infatti che tutti i collegamento venivano fatti manualmente su grandi armadi con innumerevoli spine, cavi e numeri di riferimento. Spostare in avanti nella lista cartacea un utente poteva anche essere possbile o almeno così ci sembrava e così ogni tanto sicuramente succedeva.

La telescrivente sarebbe stata bella ove servisse solo alla trasmissione di un testo ma così non era. Regolarmente si faceva trattative per concludere affari e definire prezzi e la tensione della disputa veniva spesso aggravata dalla snervante lentezza del mezzo che si basava sulla scrittura sulla tastiera.

ANNI ’70: LA TELESELEZIONE TELEFONCIA
Ero ormai stabilmente a Vignola da dove partirono per i mercati interi ed esteri le meravigliose ciliegie che erano da decenni conosciuti in Italia ma che nel dopoguerra si sono affermate anche sui mercati esteri grazie all’eccellente qualità intrinseca ed in seguito dal marchio del consorzio della ciliegia tipica, primo esempio di garanzia e comunicazione nel settore ortofrutticolo italiano.

Ormai le grandi città erano servite dalla teleselezione ma in provincia si profilavano anni di attesa. L’unico metodo per collegarci pertanto alla rete telefonica diretta internazionale era l’istallazione, del tutto eccezionale, di una linea diretta fra Vignola e Bologna che ci permetteva da quel momento in poi di collegarci con molti paesi europei girando con pazienza il disco tondo che era la tastiera di ogni apparecchio telefonico. Ci sembrava toccare il cielo con un dito.

ANNI ’80: IL FAX (DA FACSIMILE) E TELEFONI PORTATILI
Certi clienti avevano l’esigenza di inviarci esemplari di etichette oppure di disegni esplicativi e ci dissero che il mezzo migliore era un aggeggio che si chiamava FAX. Nel giro di poche settimane anche nel nostro ufficio trovò il suo posto un nuovo apparecchio che tutt’ora serve in certi momenti.

Da non dimenticare la diffusione dei telefoni portatili che in quegli anni nonostante i costi ancora alti erano diventati accessibili anche al grande popolo degli agenti commerciali. Si trattava di apparecchi del peso di uno-due KG che potevano essere montati anche sulle autovetture. La strada verso l’uso dei cellulare come li conosciamo oggi era aperta ed il progresso è soprattutto scadenzato dalla diminuzione progressiva del peso della batteria.

ANNI ’90: LA RIVOLUZIONE DEL PC (PERSONAL COMPUTER) E LA POSTA ELETTRONICA
Se si pensa che i floppy disc erano ancora la novità negli anni ’80 si capirà che solo gli anni ’90 hanno visto l’introduzione massiccia dei PC negli uffici delle ditte commerciali. Da allora in poi tutto si è svolto in rapida successione ed è ancora il presente. E’ impossibile parlare in modo conciso di tutto quanto ha portato il computer da quando Internet si è diffusa in modo così potente. Una delle conseguenze è stata anche la posta che da quel momento ha potuto raggiungere milioni di persone elettronicamente.

ANNI ‘2000: SKYPE E NON SOLO
L’evoluzione è ormai frenetica e la comunicazione è impazzita. Non per niente i vecchi mezzi come la carta stampata ed in parte anche la Televisione sono in crisi e le potenzialità del WEB sono già notevoli ma fanno appena adesso intravvedere le immense possibilità delle future applicazioni.

Oggi sono in voga Facebook, Twitter o similari e già abbiamo dimenticato quanta meraviglia ha destato e quanto seguito ha avuto “second life” solo pochi anni fa. Una descrizione più dettagliata della situazione sarebbe interessante ma non deve essere compito di uno “storico” come me che ha solo voluto con queste annotazioni ricordare il breve ma interessante camino della comunicazione e dei mezzi che la sostengono come è stato vissuto di persona fin dalla propria gioventù..