La settimana scorsa si è svolta la fiera Fruitlogistica a Berlino. Si tratta della più importante fiera del mondo nel settore della commericalizzazione ortofrutticola. Sono presenti tutte le ditte commericali e molte ditte dell'indotto come macchine, packaging ecc.
Abbiamo fatto una miriade di contatti, tutti con ottimi risultati. Clienti tradizionali e clienti potenzialil, tutti interessati a parlare di forniture ma tutti cauti quando si trattava di scendere nei dettagli. Perchè tutti sono legati all'andamento dei mercati che nessuno sa prevedere. La risposta più frequente quando si toccava l'argomento "crisi generale" era: la crisi c'è ma siamo contenti di non essere in certi altri settori...
Quel che domina è dunque la speranza sostenuta da pochi fatti. Esteriormente la fiera mostrava la faccia brillante come al solito. Ma tutto era stato programmato da mesi e pertanto appena agli inizi della crisi nel settembre dell'anno scorso. Il numero di visitatori comunicato dalla direzione della fiera era "uguale a quella dell'anno passato" il che sottintende che per la prima volta in tutti questi anni al contrario degli espositori non è cresciuto.
C'era solo uno spazio vuoto nel padiglione dei russi: non si era più presentata una delle maggiori ditte importatrici di quel paese che nel frattempo aveva chiuso i battenti. Nei padiglioni occupati dagli Italiani adetti al marketing business as usual con piacevole se non dominante presenza delle ditte collegate con il convenience sia nei macchinari che nelle merci già confezionate.
Quella che dunque è mancata è la programmazione delle stagioni future che era il fulcro dell'incontro di Berlino. Tutto è ancora da inventare e da adeguare.
mercoledì 11 febbraio 2009
lunedì 26 gennaio 2009
E' difficile essere ottimisti
L'andamento in casa nostra è ancora indecifrabile perchè influenzato negativamente da assenze per ferie programmate e malattie inaspettate. Ma nel frattempo si deve osservare il mondo intorno a noi.
La FIAT prevede un calo di 60.000 posti di lavoro nel settore automobilistico italiano se il governo non decide robusti aiuti; le multinaizionali Pfizer e Caterpillar hanno annunciato un taglio di 70.000 posti di lavoro; La potente RBS (Royal Bank of Scotland, scozzese) sarebbe fallita in questi giorni se il governo inglese non avesse comprato il 70 % delle sue azioni.
Non credo ci voglia altri dettagli per descrivere la grandinata di cattive notizie che arriva da tutte le parti in attesa che Barack Obama riesca a far passare il suo pacchetto di US$ 700 Mrd di aiuti a famiglie ed imprese americane. A differenza di Tremonti, ministro del Tesoro italiano, non deve temere il default del proprio sistema perchè nonostante tutto l'indebitamento non è certo al 110 % come quello italiano.
Fra pochi giorni tutto il mondo ortofrutticolo si troverà a Berlino e ci saremo anche tutti noi. Al ritorno potremo fare previsioni più dettagliate, almeno pevisioni che si basano su un gran numero di fonti.
Nel frattempo siamo sicuri che la frutta continuerà a maturare in ogni continente e che i frigoriferi italiani dovranno essere vuotati prima dell'arrivo dei nuovi raccolti. Vuol dire che i commerci non si fermeranno ma saranno solo condizionati da insufficiente domanda. A questo dato si contrappone quello dei consumi dell'anno passato che vedeva un incremento dei consumi italiani per la prima volta dopo anni di declino.
Chissa che gli italiani non abbiano voglia di consolarsi mangiando più frutta, bella, matura, dolce e succosa!
La FIAT prevede un calo di 60.000 posti di lavoro nel settore automobilistico italiano se il governo non decide robusti aiuti; le multinaizionali Pfizer e Caterpillar hanno annunciato un taglio di 70.000 posti di lavoro; La potente RBS (Royal Bank of Scotland, scozzese) sarebbe fallita in questi giorni se il governo inglese non avesse comprato il 70 % delle sue azioni.
Non credo ci voglia altri dettagli per descrivere la grandinata di cattive notizie che arriva da tutte le parti in attesa che Barack Obama riesca a far passare il suo pacchetto di US$ 700 Mrd di aiuti a famiglie ed imprese americane. A differenza di Tremonti, ministro del Tesoro italiano, non deve temere il default del proprio sistema perchè nonostante tutto l'indebitamento non è certo al 110 % come quello italiano.
Fra pochi giorni tutto il mondo ortofrutticolo si troverà a Berlino e ci saremo anche tutti noi. Al ritorno potremo fare previsioni più dettagliate, almeno pevisioni che si basano su un gran numero di fonti.
Nel frattempo siamo sicuri che la frutta continuerà a maturare in ogni continente e che i frigoriferi italiani dovranno essere vuotati prima dell'arrivo dei nuovi raccolti. Vuol dire che i commerci non si fermeranno ma saranno solo condizionati da insufficiente domanda. A questo dato si contrappone quello dei consumi dell'anno passato che vedeva un incremento dei consumi italiani per la prima volta dopo anni di declino.
Chissa che gli italiani non abbiano voglia di consolarsi mangiando più frutta, bella, matura, dolce e succosa!
giovedì 15 gennaio 2009
L'ortofrutta risponde male alle prime sfide del 2009
Seguo con grande apprensione il sondaggio che www.Myfruit.it pubblica su Internet. Da 5-6 giorni alle tre domande chiave in bella vista nella home page di quel sito i visitatori rispondono in massa ma purtroppo il risultato è quello previsto: il 60 % è sicuro che l'apertura dei mercati nelle prime settimane del 2009 è stata peggiore di un anno fa, il 40 % non vede cambiamenti e n e s s u n voto viene assegnato alla risposta "va meglio dell'anno scorso nello stesso periodo?"!
Non ho niente da aggiungere tranne dire che 15 mesi fa i raccolti autunnali non erano copiosi come quelli dei 2008 (tranne per le pere) e che dopo un anno buono spesso subentra un'annata di segno opposto. Speriamo che questo sia una delle cause. Altrimenti le code delle mele raccolte alla fine del 2008 intaseranno ancora i mercati nei mesi autunnali del 2009.
Non ho niente da aggiungere tranne dire che 15 mesi fa i raccolti autunnali non erano copiosi come quelli dei 2008 (tranne per le pere) e che dopo un anno buono spesso subentra un'annata di segno opposto. Speriamo che questo sia una delle cause. Altrimenti le code delle mele raccolte alla fine del 2008 intaseranno ancora i mercati nei mesi autunnali del 2009.
domenica 28 dicembre 2008
Ottimismo di circostanza
L'ottimismo di facciata di chi è alla guida è corretto ma personalmente l'unica speranza che ho in mezzo a questi sconvolgimenti economici è quella nella propia capacità di reazione e di adattamento in base alla precoce individuazione dei pericoli e delle giuste vie d'uscita. C'è anche l'altra considerazione ricordata pochi giorni fa dall'acuto editorialista Antonio Felice sulla sua rivista Greenmed, quella che ogni situazione negativa contiene anche elementi positivi da riconoscere e sfruttare per uscire alla fine rafforzati dalla tempesta.
Il resto della scena sarà dominato per i prossimi mesi e forse anche anni da un'offerta statica se non in crescita opposta a una domanda in drammatico calo. Dobbiamo guardare in faccia alla vera sostanza del problema che è quella che anche cali di consumo di pochi punti di percentuali significano crolli di prezzi di almeno il doppio della cifra di partenza.
Abbiamo notato la conferma di questa costante anche nella recente crisi della frutta estiva quando una coincidenza di sovvraproduzioni in tante zone di produzione europee ha prodotto per due anni di seguito un calo del 20 percento dei ricavi (2005-2006) contro un'aumento dell'offerta di al massimo il 10 %.
Quanto tempo ci vorrà per riequilibrare il tutto? Quali gli strumenti esistenti da manovrare e quali da inventare ex novo?
Il resto della scena sarà dominato per i prossimi mesi e forse anche anni da un'offerta statica se non in crescita opposta a una domanda in drammatico calo. Dobbiamo guardare in faccia alla vera sostanza del problema che è quella che anche cali di consumo di pochi punti di percentuali significano crolli di prezzi di almeno il doppio della cifra di partenza.
Abbiamo notato la conferma di questa costante anche nella recente crisi della frutta estiva quando una coincidenza di sovvraproduzioni in tante zone di produzione europee ha prodotto per due anni di seguito un calo del 20 percento dei ricavi (2005-2006) contro un'aumento dell'offerta di al massimo il 10 %.
Quanto tempo ci vorrà per riequilibrare il tutto? Quali gli strumenti esistenti da manovrare e quali da inventare ex novo?
giovedì 27 novembre 2008
L'Ortofrutta non vive sulla luna
Chi sperava, come noi tutti, che i prodotti alimentari possano come al solito essere risparmiati da una crisi economica si è sbagliato. Tutti i supermercati (tranne i discouters) informano che i consumi sono calati. Il Presidente di COOP Nord, una realtà che vende prevalentemente prodotti alimentari, ha affermato pubblicamente in un convegno di pochi giorni fa che in Ottobre hanno subito un calo del fatturato di oltre il 20 %.
Una parte di questo calo è ascrivibile al calo dei prezzi, una altro alla maggior attenzione della gente a non portare a casa frutta che poi marcisce prima di essere consumata, ma la maggior parte del calo è generata dal generale clima alarmistico e pessimistico che si è difuso da quando, dopo l'estate, i primi grossi fallimenti terremoto si sono prodotti (vedi Lehman Bros) e le borse hanno iniziato una discesa spaventosa. Anche nelle nostre zone diverse fabbriche hanno già messo in cassa integrazione parte del personale oppure chiudono la produzione per qualche settimana e questo aiuta a difondere timori di ogni genere.
Questi timori precedono il vero colasso dell'economia reale che si produrra solo nel 2009. Troppi saranno i disoccupati e troppo lenta sarà la reazione dei consumatori e della domanda in genere alle sollecitazioni che tutti i governi hanno messo in atto e dovranno ancora mettere in atto (con iniezioni di capitali attraverso aiuti e salvataggi alle banche, alle assicurazioni, alle famiglie povere, alle imprese in difficoltà ed il finanziamento straordinario di opere pubbliche).
Il 4 novembre è stato eletto nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama che ha avuto il benvenuto incondizionato di tutto il mondo occidentale e non solo. Dopo Bush dovrebbe essere facile fare meglio. Ma anche lui combatte con le solite armi: addirittura salvando le fabbriche di automobili General Motors ecc. dalla chiusura. Io però ricordo che la Gran Bretagna ha assistito all'estinzione della propria industria automobilistica senza muovere un dito e gli anni dopo hanno visto un boom continuo di tante altre attività, sopratutto quelle finanziarie. E' per questo che adesso proprio quel paese soffre più di altri e la Sterlina, per la prima volta negli ultimi decenni, declina significativamente da settimane.
Vedo segnali positivi nel settore ortofrutticolo italiano che ha passato due annate positive dopo la disastrosa stagione 2004-2005. Tanti rimedi sono già stati necessari in quel momento e non ci avviamo verso questo 2009 con le tasche vuote. Ma sarà dura perchè nonostante la globalizzazione crescente anche delle esportazioni italiane non c'è su questa terra un mercato che si salvi. Anche l'ultima isola felice per noi, la Russia, sta riducendo i programmi prenatalizi giorno dopo giorno. Anche in quel paese la cirsi si fa sentire. Sopratutto in seguito al crollo del prezzo del petrolio che dai 150 dollari di pochi mesi fa è ormai arrivato su basi poco superiori ai 50 dollari al barile il che significa, dicono loro, perdere 20 dollari ogni unità.
Una parte di questo calo è ascrivibile al calo dei prezzi, una altro alla maggior attenzione della gente a non portare a casa frutta che poi marcisce prima di essere consumata, ma la maggior parte del calo è generata dal generale clima alarmistico e pessimistico che si è difuso da quando, dopo l'estate, i primi grossi fallimenti terremoto si sono prodotti (vedi Lehman Bros) e le borse hanno iniziato una discesa spaventosa. Anche nelle nostre zone diverse fabbriche hanno già messo in cassa integrazione parte del personale oppure chiudono la produzione per qualche settimana e questo aiuta a difondere timori di ogni genere.
Questi timori precedono il vero colasso dell'economia reale che si produrra solo nel 2009. Troppi saranno i disoccupati e troppo lenta sarà la reazione dei consumatori e della domanda in genere alle sollecitazioni che tutti i governi hanno messo in atto e dovranno ancora mettere in atto (con iniezioni di capitali attraverso aiuti e salvataggi alle banche, alle assicurazioni, alle famiglie povere, alle imprese in difficoltà ed il finanziamento straordinario di opere pubbliche).
Il 4 novembre è stato eletto nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama che ha avuto il benvenuto incondizionato di tutto il mondo occidentale e non solo. Dopo Bush dovrebbe essere facile fare meglio. Ma anche lui combatte con le solite armi: addirittura salvando le fabbriche di automobili General Motors ecc. dalla chiusura. Io però ricordo che la Gran Bretagna ha assistito all'estinzione della propria industria automobilistica senza muovere un dito e gli anni dopo hanno visto un boom continuo di tante altre attività, sopratutto quelle finanziarie. E' per questo che adesso proprio quel paese soffre più di altri e la Sterlina, per la prima volta negli ultimi decenni, declina significativamente da settimane.
Vedo segnali positivi nel settore ortofrutticolo italiano che ha passato due annate positive dopo la disastrosa stagione 2004-2005. Tanti rimedi sono già stati necessari in quel momento e non ci avviamo verso questo 2009 con le tasche vuote. Ma sarà dura perchè nonostante la globalizzazione crescente anche delle esportazioni italiane non c'è su questa terra un mercato che si salvi. Anche l'ultima isola felice per noi, la Russia, sta riducendo i programmi prenatalizi giorno dopo giorno. Anche in quel paese la cirsi si fa sentire. Sopratutto in seguito al crollo del prezzo del petrolio che dai 150 dollari di pochi mesi fa è ormai arrivato su basi poco superiori ai 50 dollari al barile il che significa, dicono loro, perdere 20 dollari ogni unità.
martedì 14 ottobre 2008
Crisi delle borse: e adesso?
Oggi dopo 15 giorni di Tsu Nami borsistico ho per la prima volta la spinta sufficiente per scrivere due righe di commento. Vorrei poter esprimere lo stato d'animo con il quale si vive situazioni del genere ma anche cercare di trarre una lezione per trovare la forza per ripartire e poter sperare in un mondo migliore.
Infatti da anni mi sentivo come sospeso per aria perchè le vecchie ricette non servivano più. Tutto si svolgeva lungo linee che non sembravano aver spiegazioni di buon senso. Intorno al volgere del secolo avevamo visto una fata morgana silenziosa passare rapidamente e dissolversi di schianto. Era la bolla digitale che aveva trascinato tanta gente solo perchè l'immaginazione descriveva scenari meravigliosi ed immediati. Non avevamo capito che era solo un avvertimento che voleva metterci in guardia dalla fabbrica che promette di trasformare sogni in realtà.
Sembrava possibile fare tutto senza dover pagare. Viaggiare, comunicare, studiare, godere....Persino l'alimentazione ci costava ormai solo un sesto dei nostri introiti totali. Ma chi aveva mai detto che la vita è una lotta con il sapore di sangue e sudore? La vita anzi si prolungava anno dopo anno e le cure erano tutte gratis.
Per conto mio mi tengo il mio sano pessimismo e la mia sana sfiducia nel prossimo che mi ha sempre permesso di evitare le grosse infatuazioni. Sono sicuro che i prossimi anni ci riserveranno tempi amari anche se proprio oggi, 13 ottobre, le borse hanno rimbalzato per la prima volta, dopo due settimane di tracolli continui, del 10 percento. Spero ed auspico che questo spavento ci faccia riflettere per evitare catastorfi ancora più grandi in futuro. Catastrofi come il surriscaldamento della terra, le migrazioni disperate delle genti, la fine della collaborazione fra popoli, l'abbandono delle morali religiose come ancore e guide morali, la perdita della conquista più grande dell'umanità, la democrazia.
Non mancano menti che conoscono la ricetta, devono solo poter parlare e prendere decisioni. Devono andar fuori moda quelli che predicano che tutto è facile, tutto è dovuto. Se torna il buonsenso e tutti tornano a lavorare potrà tornare anche la serenità. Forse con meno soldi ma con più qualità della vita.
Infatti da anni mi sentivo come sospeso per aria perchè le vecchie ricette non servivano più. Tutto si svolgeva lungo linee che non sembravano aver spiegazioni di buon senso. Intorno al volgere del secolo avevamo visto una fata morgana silenziosa passare rapidamente e dissolversi di schianto. Era la bolla digitale che aveva trascinato tanta gente solo perchè l'immaginazione descriveva scenari meravigliosi ed immediati. Non avevamo capito che era solo un avvertimento che voleva metterci in guardia dalla fabbrica che promette di trasformare sogni in realtà.
Sembrava possibile fare tutto senza dover pagare. Viaggiare, comunicare, studiare, godere....Persino l'alimentazione ci costava ormai solo un sesto dei nostri introiti totali. Ma chi aveva mai detto che la vita è una lotta con il sapore di sangue e sudore? La vita anzi si prolungava anno dopo anno e le cure erano tutte gratis.
Per conto mio mi tengo il mio sano pessimismo e la mia sana sfiducia nel prossimo che mi ha sempre permesso di evitare le grosse infatuazioni. Sono sicuro che i prossimi anni ci riserveranno tempi amari anche se proprio oggi, 13 ottobre, le borse hanno rimbalzato per la prima volta, dopo due settimane di tracolli continui, del 10 percento. Spero ed auspico che questo spavento ci faccia riflettere per evitare catastorfi ancora più grandi in futuro. Catastrofi come il surriscaldamento della terra, le migrazioni disperate delle genti, la fine della collaborazione fra popoli, l'abbandono delle morali religiose come ancore e guide morali, la perdita della conquista più grande dell'umanità, la democrazia.
Non mancano menti che conoscono la ricetta, devono solo poter parlare e prendere decisioni. Devono andar fuori moda quelli che predicano che tutto è facile, tutto è dovuto. Se torna il buonsenso e tutti tornano a lavorare potrà tornare anche la serenità. Forse con meno soldi ma con più qualità della vita.
lunedì 21 luglio 2008
Heavy Consumers ueber alles
Il sito http://www.Myfruit.it ha pubblicato qualche settimana fa il seguente sondaggio:
Consumare 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, sia fresca che trasformata, sarebbe consigliabile per dare al nostro fisico le vitamine e le fibre di cui ha bisogno. Voi quante ne mangiate quotidianamente?
Ecco le risposte:
Nessuna 0 %
da una a due 52 %
da tre a cinque 32 %
più di cinque 16 %
Se queste fossero le risposte anche su vasta scala potremmo concludere che quel 16 percento di "heavy consumers" è più importante del restante 52 % di light consumers.
Egro: è importante per gli uomini del marketing ortofrutticolo concentrare i loro sforzi di comunicazione sul 32% tentando di farli passare da 4 a sei porzioni al giorno per ottenere un formidable più 50 percento del consumo generale di ortofrutta.
Consumare 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, sia fresca che trasformata, sarebbe consigliabile per dare al nostro fisico le vitamine e le fibre di cui ha bisogno. Voi quante ne mangiate quotidianamente?
Ecco le risposte:
Nessuna 0 %
da una a due 52 %
da tre a cinque 32 %
più di cinque 16 %
Se queste fossero le risposte anche su vasta scala potremmo concludere che quel 16 percento di "heavy consumers" è più importante del restante 52 % di light consumers.
Egro: è importante per gli uomini del marketing ortofrutticolo concentrare i loro sforzi di comunicazione sul 32% tentando di farli passare da 4 a sei porzioni al giorno per ottenere un formidable più 50 percento del consumo generale di ortofrutta.
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