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giovedì 24 gennaio 2013

Agenda Monti per l'Agricoltura

Non si trova un testo dal quale si possa fare copia/incolla. Indico questo link per arrivare al documento ufficiale:

http://agendamonti.s3.amazonaws.com/UnAgenda-per-un-impegno-comune-di-Mario-Monti.pdf
Circa a metà del documento si trova il capitolo LA POLITICA AGRICOLA


Poco prima c'è il capitolo: SFRUTTARE IL POTENZIALE DELL'ECONOMIA VERDE










domenica 20 gennaio 2013

Mercati contadini: i prezzi degli ortofrutticoli

Coldiretti promuove ormai da alcuni anni i mercati dei suoi produttori chiamandoli di volta in volta, Mercato Amico, Farmers Market, a KM zero ecc ecc.

Non è facile dare un giudizio univoco sull'iniziativa perché  si tratta di realtà molto variegate ma una promessa di forte impatto pubblicitario viene anche in questi giorni ripetuta da IL SALVAGENTE che si definisce quotidiano online dei consumatori: Secondo i proclami degli ideatori i  prezzi praticati dovranno essere sempre inferiori del 30 % a quelli resi pubblici via cellulari dal servizio ministeriale SMS  CONSUMATORI.



Ho controllato in questi giorni ed in  linea di massima i prezzi messi in onda dal servizio sono abbastanza realistici e  veritieri. Quello che dalle mie parti non trovo confermato è la promessa dei prezzi scontati del 30 percento. Non ho ancora potuto controllare documenti ufficiali ma spero che ci sia anche chi mi corregge in caso di errori fatti eventualmente in buona fede.

Se volessimo essere seri dovremmo impegnarci anche a controllare ed eventualmente a chiedere correzioni e cambi di rotta a chi eventualmente le promesse non le mantiene.

L'AGRICOLTURA NEL PROGRAMMA DEL P D


Elezioni politiche italiane
24 Febbraio 2013
Da oggi in poi mi propongo di esaminare le intenzioni future dei partiti più influenti per quanto riguarda l'agricoltura. Finora non se n'è mai parlato da nessuna parte ed anche per iscritto i responsabili non si sono (ancora?) impegnati. A noi interessa sopratutto il piccolo comparto dell'ortofrutta ma ci sono ben poche speranze di ottenere informazioni o promesse al riguardo. Al massimo potremo seguire gente come Mario Catania o Paolo de Castro, persone insomma che hanno competenze specifiche e qualche probabilità di essere inserite nella futura compagine governativa

Titolo non necessario

 Visto che è stato il primo partito a pubblicare un programma inizio con l'esame di quello del
PD  Partito Democratico di P.L. Bersani
Nome: del programma: ITALIA  GIUSTA

Titoli generici, quello più vicino all’agricoltura sembra essere il passaggio seguente nel capitolo "Sviluppo sostenibile"  (solo perché contiene nel testo, fra le altre, almeno la parola AGRICOLTURA ma senza specifiche):
“Noi immaginiamo un progetto-Paese che individui grandi aree d’investimento, di ricerca, di innovazione verso le quali orientare il sistema delle imprese, nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi. La qualità e le tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le tecnologie legate alla salute, alla cultura, all’arte, ai beni di valore storico e alla nostra tradizione, l’agenda digitale. Bisogna inoltre dare più forza e prospettiva alle nostre piccole e medie imprese aiutandole a collegarsi fra loro, a capitalizzarsi, ad accedere alla ricerca e alla internazionalizzazione.”

Mi sembra ancora poco, dobbiamo sollecitare indicazioni più dettagliate. Soprattutto chiediamo idee nuove perché quelle portate avanti quasi indistintamente dai governi precedenti hanno generato le difficoltà odierne a tutti note.

martedì 8 gennaio 2013

COME USCIRE DALLA CRISI?! Un piccolo esempio pratico

Come molti ho sempre pensato che Giulio Tremonti avesse ragione a tirare i cordoni del borsello e perciò anche l’operato di Mario Monti mi è sembrato lineare.

Quando però ho visto fallire ogni tentativo di innescare una crescita e quando nonostante una viva immaginazione ed una costante ricerca non ho trovato teorie plausibili a favore di un inversione di tendenza, progresso al posto di depressione,  mi è stato regalato da mio figlio che conosceva il mio stato d’animo un saggio recente (2012) di Paul Krugmann, economista americano insignito con il Premio Nobel tempo fa. Titolo: Fuori da questa crisi, adesso.



Qui c'è l'emergenza dopo il terremoto 2012 in Emilia-Romagna
L'autore è tutto teso a rendere plausibile l’idea di far ripartire in modo sano l’economia americana e quindi mondiale con l’aiuto del deficit spending. Non voglio qui tediarvi con teorie di alta economia ma riporto brevemente un esempio che suona come una favola ma è un fatto  realmente accaduto e citato nel libro da Krugmann per far ragionare anche le anime candide:

TEORIA MONETARIA  E LA CRISI DELLA COOP DI BABY SITTING
I coniugi Sweeney facevano parte di una cooperativa di baby sitting formata fra impiegati del campidoglio di Washington.  Era una cooperativa fra 150 giovani coppie, quasi tutte alle dipendenze del Congresso, che risparmiavano sul costo delle baby-sitter assistendo a turno l’una i bimbi dell0altra.

La dimensione della cooperativa, realmente grande, costituiva un grosso vantaggio perché le probabilità di trovare qualcuna in grado di curare i bambini la sera in cui  una delle copie voleva uscire erano elevate. Ma c’era un problema: come garantire che ognuno facesse esattamente la sua parte.

La risposta della cooperativa fu l’adozione di un sistema basato su buoni: le copie che si associavano alla cooperativa ricevevano 20 buoni, ognuno dei quali corrispondeva a mezza giornata di baby-sitting (nel momento in cui desideravano uscire dalla cooperativa dovevano restituire lo stesso numero di buoni. Tutte le volte che usufruivano del servizio, i genitori dei bambini accuditi davano ai baby-sitter tanti buoni quante erano le mezze ore coperte. Questo sistema assicurava che , con il tempo, ogni copia fornisse – in termini di servizio – esattamente quanto riceveva perché o buoni spesi andavano sostituiti.
Ben presto tuttavia la cooperativa si trovò in grosse difficoltà. In genere le copie tenevano una riserva di buoni nel cassetto della scrivania, nell’eventualità di dover uscire più volte di seguito. Ma per ragioni che è inutile spiegare, a un certo punto il numero di buoni  in circolazione era nettamente inferiore alle riserve che la coppia media voleva tenere a disposizione.

Cos’era successo? Le coppie, preoccupate della riserva di buoni che si assottigliavano, riducevano le uscite con l’obiettivo di incrementarla curando i bambini di altre coppie. Ma proprio per questo tante coppie rinunciarono a uscire , le opportunità di acquisire dei buoni attraverso il baby-sitting si riducevano sensibilmente. Così le coppie a corto di buoni diventavano ancor più restie a uscire. Il volume complessivo dei servizi offerti dalla cooperativa si ridusse drasticamente.

In poche parole la cooperativa si era avvitata in una depressione, che durò fino al giorno in cui gli economisti del gruppo riuscirono a convincere la dirigenza ad aumentare l’offerta dei buoni.
Verrebbe da aggiungere come finale: ….e vissero contenti e felici …

Krugmann conclude che si può imparare una cosa semplice: LA TUA  SPESA E’ IL MIO REDDITO, il mio reddito è la tua spesa.
Qui c'è l'emergenza dopo il terremoto dell'Euro
Devo ammettere che questa faccenda ha scosso le mie convinzioni ed oggi sono un po’ meno convinto che una comunità debba prosciugare la moneta circolante per uscire dalla crisi…. Forse è vero il contrario ma convincere i tedeschi che è più terribile la depressione dell’inflazione sarà comunque difficile. Se non ci riesce uno del calibro di Krugman volete che lo possa raggiungere un rappresentante dei paesi PIIGS? 

sabato 5 gennaio 2013

LA DISGRAZIA DI PADOVA: Cosa chiede Di Lenardo nella lettera al Corsera?

Per un disguido il CORRIERE ORTOFRUTTICOLO online ha pubblicato questo mio contributo per metà e ne è uscita una versione che non risponde alla domanda espressa nel titolo. La risposta invece c'è! Riporto qui il contenuto intero:
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La tragica morte di Bruno di Lenardo ha colpito indubbiamente ogni imprenditore impegnato sul lato commerciale e distributivo della filiera ortofrutticola.  Non l’ho mai incontrato personalmente ma di operatori come lui ne ho conosciuti a centinaia  in Italia ed all’estero e conosco perciò il loro DNA mentale.

Dovendo rapportarsi durante ogni stagione con tantissimi interlocutori ed affrontare mese dopo mese sempre situazioni nuove e diverse l’una dall’altra accumulano da un lato un insolita conoscenza della psiche umana e dall’altro una non comune resistenza alle avversità.

Le ragioni per le quali Bruno è arrivato a compiere un gesto così estremo rimangono pertanto un grande punto interrogativo. Certamente chi avrà letto i 10 biglietti lasciati prima di morire potrà farsi un quadro abbastanza preciso ma non è il singolo caso che qui voglio esaminare ma lo stato generale nel quale si trovano le persone che, o per scelta o per tradizione, fanno questo mestiere. Se anche l’avvento della grande distribuzione ha ridotto il numero di attori necessari per rifornire la catena distributiva sono ancora migliaia i protagonisti che, sia nelle zone di produzione come sui mercati all’ingrosso e negli uffici import-export,  ogni giorno si dedicano alla moltitudine di operazioni che richiede la distribuzione dell’ortofrutta fresca.


Essi si trovano invischiati in ingranaggi sempre più complicati e complessi che li occupano spesso per 10-12 ore al giorno per tutto l’anno che però non riescono più a governare secondo il proprio buonsenso.  C’è la materia prima di qualità che scarseggia, il numero di clienti che diminuisce, la bontà del credito sempre più in forse. Ci sono poi gli operai e gli impiegati che non si possono licenziare,  i fornitori che premono per gli incassi,  le banche che non collaborano come prima e l’agenzia delle entrate che è in agguato minacciosa.
Quando però nonostante tutto uno è riuscito a mettere i suoi camion sulla strada per soddisfare puntualmente il cliente vicino o lontano ci pensano le autostrade, i porti, i camionisti, le dogane ed i controlli qualitativi e fitosanitari a rendere arduo il loro compito. Quando non ci si mettono in mezzo la neve, o gli scioperi a paralizzare tutto.

Mi vien da dire che è  un miracolo se non ci sono tanti altri operatori che incappano in un momento di sconforto estremo come l’amico Bruno.  Il guaio è che è gente che si sente sola, dimenticata da Roma e da Bruxelles, in lotta con tutti: il mondo agricolo che non riconosce più la funzione del mestiere, la politica che parla di forme parassitarie di esistenza e la GDO che  si sostituisce senza per questo abbassare i prezzi al dettaglio.

A pensarci bene la Di Lenardo SPA ha imboccato da tempo, anche grazie alla lunga esperienza della sua dirigenza, la strada più agibile e meno insidiata del commercio ortofrutticolo,  quella dell’importazione. Ha cioè scelto di guadagnarsi da vivere aggirando molti degli ostacoli eretti dal mondo avverso che circonda il settore nel suo insieme: non deve corteggiare diffidenti agricoltori italiani e può scegliere in tutto il mondo, stagione per stagione, le partite di frutta che il mercato richiede. Può servire senza grandi problemi anche la GDO italiano  perché raramente il supermercato importa in proprio.

Se nonostante tutto è successo quel che è successo è un segnale  di massima gravità. E’ ora che tutto il settore si stringa attorno alla famiglia ed ai problemi  che questa vicenda ha evidenziato.  E’ venuto il momento di riaffermare coralmente le ragioni e la validità del proprio ruolo e del ruolo del settore chiedendo comprensione e riconoscimento, ricordando che il nostro  mercato ormai è il mondo intero . Non lo potrà fare il singolo ma sulla base delle cifre e di una forte campagna di comunicazione si dovrà raggiungere il riconoscimento della funzione anche sociale della categoria. In tempi duri come questi  è  proprio l’orgoglio ed il rispetto che può confortare sufficientemente un individuo e convincerlo che andare  avanti è utile per tutti.

 Infatti la lettera che Bruno ha scritto oltre un anno fa al Corriere della Sera (pubblicata in data 4 Agosto 2011) termina con questa frase: “ Ultimo, ma importante, il rispetto di ognuno. Questo è il sentimento calpestato e dimenticato da ognuno….”
   











 

mercoledì 26 dicembre 2012

Monti propone Politica agricola di Pecoraro Scanio o D'Alemanno

Ho scorso velocemente la cosiddetta Agenda Monti e, a parte il fatto che per realizzarla non basterebbero due legislature, vedo confermato che quando si tratta di agricoltura (della quale nessuna ha mai la più pallida idea, l'unico sarebbe oggi, dopo anni di gavetta, l'ex ministro Paolo De Castro), ogni nuovo arrivato copia pari pari l'impostazione dei predecessori che pari pari prendono per buoni i suggerimenti delle organizzazioni professinali e delle alte cariche ministeriali, innovazione zero!



Ecco qui un estratto significativo dall'agenda:

"
Bisogna prendere misure per assicurare che agli agricoltori  non rimanga una quota troppo bassa  del valore aggiunto generato lungo le filiere agroalimentari, favorendo una maggiore aggregazione dell’offerta che dia agli agricoltori un adeguata forza contrattuale sul mercato ed eliminando intermediazioni inutili e parassitarie che sottraggono reddito"
COSA C'è MAI DI NUOVO QUI?
Dal mio osservatorio piuttosto completo vorrei segnalare che in certe regioni d'Italia le aggregazioni sono già giunte ai massimi livelli possibili (vedi per es. Emilia Romagna) senza risolvere assolutamente il problema della remunerazione insufficiente dell'agricoltore.  Inoltre le cosiddette intermediazioni inutili e parassitarie non esistono più da quando tutti i supermercati si raccordano direttamente con la produzione senza però riusciere a risparmiare una sola delle tante spese che vengono generate durante la vorticosa fase distributiva del fresco.
Un passaggio che segnala invece la giusta attenzione a un dettaglio non trascurabile è il seguente:

"E’ infine necessaria una  forte politica di sostegno all’export per imprese agricole ed industriali contando sul ruolo rafforzato dell’ICE per il settore"
Peccato che, almeno finora, nessuno abbia mai puntato sull'ICE per rilanciare veramente l'export ortofrutticolo italiano. Basterebbe armare questo valido ente con le giuste munizioni, come lo si fece  dopo lo scandolo del Metanolo nel campo del vino, per poter sperare in un'inversione della tendenza disastrosa degli ultimi 2 decenni.






lunedì 24 dicembre 2012

Ormai ci sono pochi dubbi: Bruno Di Lenardo si è suicidato

La notizia più completa l'ho trovata sul sito del MATTINO DI PADOVA del 24 dicembre. Qui di seguito il link completo:
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2012/12/24/news/bruno-un-uomo-perbene-in-famiglia-e-nel-lavoro-1.6249118

La notizia mi ha colpito profondamente perchè il nome dei DI LENARDO faceva parte della mia formazione professionale. A Monaco di Baviera, dove infatti nel 1957 lavoravo sul mercato all'ingrosso come stagista per quasi un anno, già operava una delle ditte che portavano questo nome DI LENARDO. Si sapeva che la casa madre era di Padova e che una ditta dello stesso nome e della stessa famiglia esisteva anche in Austria. Non ho mai avuto occasione di conoscere Bruno personalmente ma i contatti per lavoro non sono mancati in questi anni. Le conseguenze di questo disastro non sono ancora misurabili ma non c'è dubbio che il settore della distribuzione dell'ortofrutta fresca ha perso un grande protagonista. Rimane la speranza che il testimone possa essere trasmesso alle future generazioni perchè un nome affermatosi nel corso di oltre 100 anni diventando un vero e proprio brand non può sciogliersi come neve al sole per la prematura scomparsa del suo leader.

Con questo augurio dobbiamo cercare di guardare il futuro con ottimismo nonostante tutto sperando che il 2013 possa regalare tempi più facili alla famiglia ed a tutti gli interessati.