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mercoledì 5 dicembre 2012

BARILLA - Terza Parte rapporto 4° INTERNATIONAL FORUM - MILANO III

La terza parte del mio reportage da Milano:

IL TEMA DELLO SRPECO


Anche in questo consesso si parla di un 30-35 % di cibo sprecato. Si fa presente che insieme al cibo si spreca anche le risorse naturali che lo hanno prodotto: acqua, terra, investimenti ecc. Molto viene buttato nelle case, una certa percentuale anche lungo la filiera. Ma secondo il relatore Jan Lundquist, dello svedese Water Institute, non è il supermercato il colpevole, anzi, spreca pochissimo, delle volte anche meno dell’uno percento.

I tre totem dello spreco sarebbero: carrello della pesa, il frigorifero, il bidone della spazzatura. “Con quanto viene spreca oggi in USA ed in Europa si potrebbe alimentare 3 volte il resto della popolazione mondiale”.

Lundquist incita anche a ridurre il consumo di carne, soprattutto nelle nostre economie progredite.

I componenti del panel sono 4 signore, tutte molto agguerrite ed un solo maschio: Andrea Segrè, presidente del LAST MINUTE MARKET.




Carolyn Steel

Danielle Nierenberg



Brevemente un riassunte delle varie affermazioni:

Al World Food Summit del 1974 era stato preso l’impegno di ridurre in 10 anni gli 800.000 bimbi sottoalimentati di allora a zero. Nel 1995 si era arrivati a 500.000 ma in seguito è ripartita la crescita. Tre sono i fattori strategici del problema: la disponibilità di cibo, l’accessibilità, assorbimento di calorie.

La produzione mondiale è largamente sufficiente e comporterebbe disponibilità per 4000-5000 calorie per persona. C’è quindi un gap enorme fra produzione e distribuzione (ogni caloria prodotta richiede un litro di acqua e quindi in media ogni essere umano consuma teoricamente 4000-5000 litre d’acqua).

DA non trascurare il fatto che ormai un terzo dei prodotti alimentari serve per nutrire animali domestici.

La mappa del globo qui riprodotta è stata mostrata per indicare le aree dove nel 2050 non ci sarà più disponibilità di acqua. Da non dimenticare che le previsioni sono di un incremento delle temperature del pianeta di 4 ° ancora entro questo secolo.




In Danimarca da privati con l’aiuto di social media è stata iniziata una campagna denominata “STOP WASTING FOOD DENMARK che sembra avere successo e che anche in altri paesi si sta difondendo.

Viene spiegata l’iniziativa italiana del Last Minute Market che aiuta ad evitare che cibo ancora buono e non scaduto non finisca nel rusco. Si tratta di una ONLUS che con l’aiuto di volontari raccoglie le confezioni vicine alla scadenza che la GDO scarta per avviarle verso organizzazioni caritatevoli.

Viene presentato un innovativo sacco di plastica pensato soprattutto per l’Africa che permette di conservare cibo più a lungo.

E’ giusto segnalare una citazione veramente allarmante: Noi viviamo ormai nell’era POST WATER and POST SOIL. Sta però di fatto che il cibo è lontano dall’uomo moderno che non sa ne dove ne come viene prodotto. E’ venuto a mancare il rapporto reale con le fonti ed i mezzi di produzione

E’ stato molto stigmatizzato l’abitudine della GDO di offrire il 3x2. Servirebbe solo a portare a casa più di quanto si riesce a consumare. Si fa pressione affinché lo sconto sia incorporato nel prezzo al kilo o a confezione.

E’ positive che anche molti blogger nel frattempo parlano dello spreco di cibo. Si tratta di nuove forme di protesta che non si materializzano con lunghe file di persone davanti ai negozi con grandi cartelli ma che comunque influenzano il comportamento della gente.

Da qualcuno viene suggerito maggior uso di punti vendita più vicini come i farmers markets, i mercati rionali, gli acquisti online. Soprattutto sarebbe sempre giusto fare la lista della spesa prima di frequentare un punto vendita per evitare di fare acquisti d’impulso che non sempre sono giustificati.

Alla fine insieme all’incitamento di mangiare sempre quello che si compra viene ricordato che non mangiamo per noi ma per tutto il pianeta. Penso che il senso sia quello che quel che non mangiamo noi rimane per altri (distribuzione permettendo!)





martedì 4 dicembre 2012

UNA GIORNATA AL BARILLA FORUM DI MILANO - II

2a PARTE 2012

Relatore RICHARD WATSON, Scrittore e “pianificatore di scenari”:

Vedere l’alimentazione sotto tanti aspetti: Anche in relazione all’evoluzione del consumo del cibo bisogna farsi le famose cinque domande della W: Who, What, When, Where, Why.

Una delle cose che emerge con grande evidenza è il vertiginoso aumentare del ritmo dell’assunzione dei pasti. La gente dedica sempre meno tempo al processo del mangiare e considera molto anche un minuto di attesa a un Mc Donald.. Fa l’esempio di esperimenti di una catena di drive-in che scannano con il laser i clienti quando in macchina si trovano ancora lontani dalla postazione ed arrivano ad avere già pronto quel piatto che quei dati clienti chiederanno quando faranno la loro richiesta alla cassa.




Il moderatore Alex Thomson di Channel 4 News, insieme a Guido Barilla (destra) ed il rettore del'università Bocconi Andrea Sironi (sinistra)

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D’altra parte c’è il fatto che il cibo è anche più di sola alimentazione. Aiuta a socializzare, rassicura le persone che hanno paura o che sono ansiose, anche attraverso una maggiore localizzazione. Da qui il trend in crescita ovunque di rifornirsi in farmers markets e con l’aiuto di roof gardens.

Si arriverà a packaging che incorpora video che ci illustrano quanto c’è di interessante intorno a un dato alimento.

Nel 2030 sarà al massimo l’attenzione alla sostenibilità, alla localizzazione ed all’attenzione alla salute. Senz’ombra di dubbio si mangerà meno.



Watson arriva ad essere ottimista dopo essere passato dal pessimismo più nero possibile: dice infatti che , anche se quando si tratta di cibo è il cuore a guidare la scelta e non la mente, alla fine sarà la paura davanti alle conseguenze di tutti questi scenari catastrofici a convincere la maggioranza delle persone a comportarsi in modo razionale ed ad accettare di cambiare il futuro

“Per mantenere infatti il precedente stile di vita l’umanità avrebbe bisogno di avere a disposizione 3 (tre) pianeti!”

TAVOLA ROTONDA con Guido Barilla ed esponenti di Danone, Coca Cola ed alti dirigenti di enti preposti all’amministrazione, alla ricerca, ed a centri internazionali per la nutrizione.

Coca Cola accetta la localizzazione e si definisce una ditta “local global”. In Australia ha già iniziato ad allearsi con produttori locali di riconosciuta alta qualità. Vuole venir incontro all’ansia diffusa e crescente fra i clienti che per esempio vogliono evitare troppi prodotti chimici nel cibo.

Viene affermato che i produttori di alimenti in fatto di sicurezza hanno una doppia responsabilità:

Devono informarsi e conoscere i processi e migliorare i prodotti , devono stilare priorità e predefinire il concetto di “sicurezza”. Devono arrivare a generare informazione e poi anche a distribuirla. Il tutto per permettere alla singola persona di scegliere bene.

Gli operatori devono seguire quanto la gente pensa di volere, devono dare risposte alle loro esigenze. Devono pertanto capire i bisogni per poi elaborare modelli alimentari e modalità di consumi.

Non uno di noi, ma tutti, tutti i paesi, anche i loro governi, l’industria, ecc. devono attivarsi perché solo coralmente si potranno trovare risposte.